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Direttore responsabile Alessandro Longo

Le misure

Agenda digitale italiana: lo stato dell’arte tra decreto e altre norme

di Alessandro Longo e Nello Iacono

15 Set 2012

15 settembre 2012

Le misure avviate per la Pa digitale. Il Piano banda ultra larga. La Strategia Italiana per la Crescita Digitale. Il nuovo Cad. Il Piano Triennale per l’Informatica della PA. Ecco come sta per cambiare l’Italia grazie alla spinta politica nell’innovazione (aggiornamenti in progress. Ultimo: 6 giugno 2017)

Il punto sulla strategia digitale

Possiamo sintetizzare  l’azione del governo, in tema di Agenda digitale italiana, su alcune linee di intervento:

  1. Connettività e infrastrutture in banda ultralarga;
  2. Digitalizzazione delle infrastrutture di servizi e delle piattaforme abilitanti
  3. Digitalizzazione dei servizi di settore azienda-cittadino con la Pubblica amministrazione;
  4. Spinta all’innovazione delle aziende;
  5. Altri Programmi strategici (Ricerca e Innovazione, Smart City e Community, Competenze Digitali)

Sulla seconda linea, dopo la messa in esercizio della Fatturazione Elettronica, sono individuate oggi dall’Agenzia per l’Italia Digitale cinque priorità (Anagrafe unica della popolazione residente, Identità digitale – SPID, Pagamenti elettronici – PagoPA, Sistemi di notifica, Linee guida per i servizi della PA),  integrate nel programma-quadro Italia Login.

Questo quadro di indirizzo si rafforza ed è integrato dai 12 punti del piano di Diego Piacentini, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale: sicurezza (fin qui uno dei temi a cui si è data meno attenzione), Spid, PagoPa, Anpr, ecosistemi di API, community di sviluppatori, servizi progettati su misura per i fruitori (idee queste ultime sulla quale si è già fondata l’impostazione concettuale delle linee guida per il design dei siti web), casa digitale del cittadino, procedimenti standard, dati. A questi si aggiungono, o comunque trovano una collocazione di primo piano, due altri temi “normativi”: la “digitalizzazione” delle regole dell’amministrazione digitale, il carattere necessariamente internazionale delle regole sulla governance di Internet.

È stato approvato il 31 maggio 2017 il “Piano triennale 2017-2019 dell’Informatica nella Pubblica Amministrazione”, elaborato da AgID insieme alla struttura del Commissario Piacentini. Il piano, come prescritto dal suo Statuto e come ribadito dalla Legge di Stabilità per il 2016, definisce:

  • le linee operative di sviluppo dell’informatica pubblica;
  • il Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della PA;
  • gli investimenti ICT del settore pubblico secondo le linee guida europee e del Governo.

Trova così finalmente una formalizzazione il Modello Strategico che aveva avuto una impostazione di base nel corso del 2016 dal Comitato di indirizzo Agid, e che fornisce un quadro di insieme per gli interventi. Nella versione definita dal Piano sono individuati i seguenti livelli/componenti:

  1. gli Strumenti per la generazione e diffusione dei servizi digitali;
  2. gli Ecosistemi verticali;
  3. il Modello di interoperabilità;
  4. le Infrastrutture immateriali;
  5. le Infrastrutture fisiche.

Nel Piano, pubblicato su un sito web dedicato che consente una navigazione semplice e con più percorsi, sono identificate scadenze e modalità di attuazione per le principali azioni, da ANPR alla CIE, dal Data Analytics Framework a ComproPA. Diversi sono gli elementi di novità e positivi, insieme a punti di possibile miglioramento.

Ci si aspetta adesso anche l’aggiornamento del Codice dell’Amministrazione Digitale, con adeguamenti e correzioni necessarie, secondo anche l’annuncio della Ministra Madia: “L’aggiornamento del Codice dell’Amministrazione Digitale sarà un ulteriore passo per liberare l’innovazione dai troppi regolamenti e rafforzare i diritti di cittadinanza digitale”.

Un po’ di storia

L’attuale quadro dell’Agenda è stato progressivamente costruito in questi anni. In particolare:

  • 2012 – si parte da un decreto legislativo uscito in Gazzetta Ufficiale il 19 ottobre 2012, il Crescita 2.0, convertito in legge con un maxiemendamento del Senato.  Qui il testoqui una sintesi. Altre misure sono state successivamente avviate da ministeri come il Miur e Sviluppo economico (i regolamenti Piano nazionale banda larga e Piano nazionale banda ultra larga). Importanti in questo ambito anche i bandi già pubblicati dal Miur per le Smart Cities & Communities. Alcune misure sono anche nel decreto Semplificazioni;
  • 2013 – si interviene all’interno del cosiddetto Decreto del Fare (soprattutto per quanto riguarda gli incentivi alle PMi che investono in ICT) e della Legge di Stabilità 2014;
  • 2014 –  il Governo interviene in più parti della Legge di Stabilità 2015 , soprattutto in ambito di Giustizia, Sanità e Fisco.
  • 2015 – il Governo approva, dopo averli posti in consultazione, i documenti Strategia Italiana per la Crescita Digitale e Strategia Italiana per la Banda Ultralarga, che indirizzeranno le iniziative effettuate nell’ambito dell’Accordo di Partneriato per il programma dei fondi 2014-2020. In particolare, la Strategia Crescita Digitale suddivide gli interventi in Azioni Infrastrutturali Trasversali (Sistema Pubblico di Connettività e predisposizione wifi tutti edifici pubblici, Digital Security per la PA, Razionalizzazione del patrimonio ICT, consolidamento data center e cloud computing, Servizio Pubblico d’Identità Digitale (SPID)), Piattaforme Abilitanti (Anagrafe Popolazione Residente, Pagamenti elettronici, Fatturazione elettronica PA, Open Data, Sanità digitale, Scuola Digitale, Giustizia Digitale, Turismo Digitale, Agricoltura Digitale) e Programmi di Accelerazione (Italia Login – La casa del cittadino, Le competenze digitali, Smart City & communities).
  • 2016 – sulla base della legge delega di riforma della PA, il Governo approva, tra gli altri: il decreto legislativo per le modifiche al Cad, allineandolo alle nuove scelte derivanti dai programmi in corso di attuazione (soprattutto per identità digitale e domicilio digitale) e operando degli interventi in tema di governance e di abrogazione di norme non attuate o obsolete;  il decreto che introduce i principi del Foia, anche se attraverso disposizioni che non sembrano promuoverne una semplice attuazione. Rimane l’ambiguità sulla piena attuazione dell’obbligo di trasmissione in via esclusivamente telematica da parte delle PA, dopo l’ultima proroga individuata nel decreto di modifica del CAD. Sta di fatto che, però, il riallineamento delle regole tecniche che era stata la motivazione alla proroga non è ancora stato completato. A ottobre 2016 viene approvata una nuova versione della Strategia Italiana per la Crescita Digitale che recepisce le osservazioni della Commissione Europea, riarticola la distribuzione dei fondi (4,6 miliardi di euro) e include una definizione degli indicatori di realizzazione, di risultato e di impatto.
  • 2017 – l’evento principale è certamente l’approvazione del Piano triennale 2017-2019 per l’Informatica della PA.

Lo stato di avanzamento in dettaglio

Per ciascuna linea di azione, vediamo allo stato come sta prendendo forma e si sta attuando l’Agenda Digitale italiana.

CONNETTIVITA’, INFRASTRUTTURE BANDA LARGA E ULTRALARGA, CLOUD E DATACENTER

Secondo il Modello Strategico AgID, quest’area rientra nel livello “Infrastrutture fisiche”.

Il Piano Banda Larga, che prevedeva di completare la copertura banda larga (secondo la vecchia definizione, almeno 2 Megabit) entro il 2014 (e poi al 2015) e di fare alcuni interventi di copertura con banda ultra larga, sulla base soprattutto della programmazione 2007-2013, è ancora in  via di completamento. Nella Strategia Italia per la Banda Ultralarga (2014-2020) sono invece programmati interventi per raggiungere i target europei 2020 (100% copertura banda a 30Mbps e 50% adozioni di banda a 100Mbps a fronte di  una copertura dell’85%).

Secondo il monitoraggio presentato sul sito web dedicato del Ministero dello Sviluppo Economico, a fine marzo le unità immobiliari raggiunte a 30Mbps sono il 40% (erano il 26,4% 12 mesi prima), mentre quelle raggiunte a 100 Mbps sono l’11% (con un incremento molto debole dello 0,9% negli ultimi 12 mesi).

Gli interventi relativi alla Strategia 2014-2020 si sviluppano su quelli già realizzati o in corso di ultimazione rispetto allo sviluppo delle infrastrutture per la programmazione 2007-2013, e che hanno previsto:

  • 900 milioni di euro, da varie fonti (per lo più comunitarie, raccolte dalle Regioni e poi rese centralizzate da Sviluppo economico);
  • 1,08 miliardi di euro comunitari del Piano nazionale banda larga del ministero allo Sviluppo economico. Di questi, 235 milioni sono dedicati al digital divide d’accesso, più 121 milioni per il digital divide di backhauling, più circa 41 milioni di euro per costruire un datacenter cloud per i servizi della PA. Il bando per il digital divide affida agli operatori il compito di costruire una rete wired o wireless.
  • 547 milioni per la banda ultra larga al Sud (compreso un 30 per cento minimo fornito dagli operatori): riguarda Calabria, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia (la Puglia agisce da sola con un proprio piano). I bandi sono stati tutti emanati.

Infine, nella Strategia italiana per la banda ultra larga 2014-2020, per raggiungere gli obiettivi europei 2020, si prevedono attualmente 12 miliardi, ottenuti sommando le coperture degli operatori (5 miliardi) con quelle a carico dallo Stato (7 miliardi). Gli interventi previsti si differenziano a seconda dei quattro cluster rispetto ai quali è stato suddiviso il territorio italiano, con l’individuazione attuale di 94 mila aree omogenee.

Non è ancora stato definito tutto il quadro normativo e degli incentivi legati ai diversi interventi previsti. La decisione governativa è attualmente di non procedere per decreto, ma tramite norme su disegni di legge e deliberazioni del Cipe.

La prima delibera Cipe, per 2,2 miliardi, è di agosto 2015 e riguarda le aree a fallimento di mercato. Sono la prima parte dei 7 miliardi complessivi di risorse pubbliche. In dettaglio i fondi pubblici provengono per 4,9 miliardi dal governo e per 2,1 miliardi dai Fondi strutturali regionali. 3,5 miliardi fanno capo al Fondo di Sviluppo e Coesione.

In particolare, con l’accordo siglato nella Conferenza Stato-Regioni è stato dato avvio al piano per le aree a fallimento di mercato (Cluster C e D della Strategia), che saranno finanziate con risorse pubbliche per un ammontare di 1,56 miliardi come da stanziamento della delibera Cipe, e risorse regionali dei fondi Fesr e Faesr, nonché con oltre 230 milioni di Pon, e fondi Fesr/Feasr per 1,18 miliardi, per un totale di circa 3 miliardi.

L’Agcom ha emesso le linee guida per l’accesso alle nuove reti tenendo conto dei vari “modelli” operativi possibili. Sono al momento stati emanati due bandi da parte di Infratel:

  • uno aggiudicato a fine maggio 2017, relativo alle aree bianche per le regioni Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto, tutte aggiudicate a Open Fiber;
  • uno emanato ad agosto 2016, relativo alle aree bianche per le regioni Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e della Provincia autonoma di Trento, ancora in fase di valutazione.

Si è intanto concluso il 15 maggio 2017 l’aggiornamento della mappatura delle aree grigie e nere, con consultazione lanciata da Infratel.

Rispetto alle misure normative per agevolare lo sviluppo delle infrastrutture, si sono susseguite più misure:

  • Nel decreto Crescita 2.0 sono state previste agevolazioni  di vario genere:
    • gli operatori di tlc hanno assicurato l’accesso alla parti comuni degli edifici per le operazioni di posa della fibra ottica, ma con l’onere di ripristinarle a proprie spese;
    • c’è  una maggiore flessibilità concessa alle misurazioni elettrosmog, il che dovrebbe accelerare la copertura Lte anche in chiave anti digital divide;
    • per chi scava: dimezzati i tempi per le varie autorizzazioni e favorito l’uso delle mini trincee, che permettono di ridurre fino al 75 per cento i costi di scavo rispetto alle trincee tradizionali.
  • A settembre 2013 una misura Mise-Mit  inserita successivamente nel Destinazione Italia ha dato  il via libera  al Catasto delle reti e alle mini trincee e ha definito la superficie massima di manto stradale che deve essere ripristinata a seguito di una determinata opera di scavo, l’estensione del ripristino del manto stradale sulla base della tecnica di scavo utilizzata, quali trincea tradizionale, minitrincea, proporzionalmente alla superficie interessata dalle opere di scavo, le condizioni di scavo e di ripristino del manto stradale a seguito delle operazioni di scavo, proporzionalmente all’area d’azione.
  • A giugno 2016 è stato istituito il Sistema Informativo Federato delle Infrastrutture, previsto già nel decreto decreto legge 12 settembre 2014 n.133. A fine 2016 sono scaduti i 180 giorni previsti per la fornitura dei dati da parte delle pubbliche amministrazioni.

Rispetto alle misure finanziarie per agevolare lo sviluppo delle infrastrutture, dopo i crediti di imposta previsti nel decreto Crescita 2.0 e alcune misure inserite nel decreto Sblocca Italia (settembre 2014) , nella Strategia Banda Ultralarga è stato previsto l’intervento pubblico per l’infrastrutturazione del territorio (in misura diversa a seconda delle aree) e anche, in forma di voucher, per agevolare i cittadini che migrano verso la nuova infrastruttura.

Alle misure sulla connettività si affiancano le misure e i progetti relativi alla razionalizzazione dell’infrastruttura informatica della Pa, che vedranno una razionalizzazione e un rilancio nel già citato Piano triennale delle PA. In particolare queste le azioni avviate:

  • L’Agenzia per l’Italia Digitale aveva avviato un’attività per creare un numero ristretto di datacenter centrali (contro gli attuali circa 4 mila Ced da cui la Pa eroga servizi) e da qui fornire servizi come l’identità digitale, l’anagrafe nazionale della popolazione residente. A tal scopo ha lanciato a maggio 2013 il bando per il nuovo Sistema pubblico di connettività (rete che congiungerà tutte le Pa e i relativi servizi), che si è concluso a metà 2015. Altri bandi si occuperanno di software e infrastrutture unificate.
  • Con il decreto n.90 di giugno 2014 viene inoltre avviata un’attività di acquisizione dati che nel corso del 2014 e del 2015 doveva portare ad una completa ricognizione degli enti pubblici e all’unificazione  delle  banche  dati delle società partecipate
  • Cloud computing nella PA: A settembre 2014 è partita la seconda fase della gara Consip per la fornitura alle PA centrali e locali di servizi di cloud computing. La gara – bandita da Consip in conformità alle linee tecniche definite da AgID e in coerenza con il quadro normativo di riferimento – aveva una base d’asta pari a 1,95 miliardi di euro in cinque anni. La gara, suddivida in quattro lotti, è in via di pubblicazione e aggiudicazione su tutti i lotti, previste entro il 2016. Il 24 maggio 2016 sono stati sottoscritti i contratti per la connettività e aggiudicati i primi due lotti della gara per i servizi SPC/Cloud e sono in corso i collaudi dei servizi da parte di AgID.

Con il Piano Triennale 2017-2019 viene realizzato un riordino di tutte queste azioni e identificata la nuova pianificazione.

INFRASTRUTTURE DI SERVIZI E PIATTAFORME ABILITANTI

Secondo il Modello Strategico inserito nel Piano Triennale, quest’area rientra nel livello “Infrastrutture immateriali”.

La legge delega sulla riforma della PA, approvata alla Camera, contiene diverse novità che dovranno essere concretizzate con specifici decreti legislativi, tra cui quelli già approvati e già citati, in tema di revisione del CAD, introduzione di un FOIA (Freedom Of Information Act),  e di modalità flessibili di lavoro (anticipate in gran parte in un recente disegno di legge rivolto a settore pubblico e privato). Già secondo il decreto Semplificazioni, la Pa doveva realizzare tutti i servizi via internet dal 2014 e il decreto Crescita 2.0 stabiliva responsabilità disciplinari per chi non si adeguava.

Qui di seguito lo stato delle misure previste (soprattutto, ma non solo, nel Piano Crescita Digitale), che in parte è osservabile presso il sito web AgID:

  • Carta d’identità elettronica (Cie). Dopo varie e annose traversie, con un decreto di dicembre 2015 viene ridefinita e rilanciata la Cie, stabilendone anche le procedure di emissione. L’emissione viene centralizzata da parte del Ministero dell’Interno e la Cie viene ricollocata, al momento, nell’ambito dell’identificazione, superando le ambiguità precedenti. Si pensa comunque che l’evoluzione del Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid) potrebbe avere impatti anche sulla definizione della Cie, che convive con la tessera sanitaria. Il progetto per la nuova Cie prevede la diffusione su tutti i comuni entro il 2018 (al 6 giugno 2017 sono 198, senza nessun incremento negli ultimi tre mesi, e 509249 Carte rilasciate, con un incremento di circa 207mila negli ultimi due mesi e mezzo – fonte Ministero dell’Interno);
  • Uno dei progetti strategici è quello relativo all‘Identità digitale (autenticazione unica – “pin unico” – per tutti i servizi pubblici, con tre livelli di sicurezza, per ogni cittadino, con estensione anche ai servizi privati, di cui il terzo ancora in fase di collaudo per gli Identity Provider) per cui è stato definito lo Spid. L’attuazione del programma SPID, di cui è stato pubblicato in G.U. a dicembre 2014 il decreto attuativo, ha visto la stipula delle prime convenzioni a febbraio 2016, con i primi tre Identity Provider, ai quali se ne sono aggiunti già altri due. Al 6 giugno 2017 sono 3720 le amministrazioni aderenti con 4273 servizi disponibili tramite Spid e oltre 1 milione e 428mila credenziali rilasciate (grazie anche all’effetto indotto dal Bonus per diciottenni e dalla Carta del Docente). Le amministrazioni devono mettersi in regola entro il 2017 rispetto ai propri servizi. Il progressivo deployment verso i cittadini ha invece come obiettivo la copertura di almeno il 70% della popolazione entro il 2020.
  • Anagrafe nazionale della Popolazione Residentepiattaforma interoperabile con tutte le anagrafi dei Comuni: 10 milioni di euro, più 2 milioni per anno, secondo il Piano Crescita Digitale. Aggiornamento annuale dei dati civici, censuari (il censimento finora invece registra spostamenti delle persone dopo anni) a opera dell’Istat. Certificazioni di nascita e morte in via telematica direttamente dall’ospedale. Adeguamento normativo completato entro il 2014, così come l’attivazione dei canali di comunicazioni tra ANPR e Comuni. A febbraio 2016 è avvenuto l’avvio sui 26 comuni pilota. Il piano prevedeva entro dicembre 2016 il dispiegamento presso tutti i Comuni. Al 18 marzo il subentro (passaggio in esercizio) è stato effettuato solo dal comune di Bagnacavallo e da quello di Lavagna, mentre quello di Cesena sarà il prossimo. I problemi del progetto sono comunque notevoli, e l’obiettivo è stato ridefinito: 100% di subentri entro il 2018.
  • Domicilio digitale e Posta elettronica certificata (Pec): secondo il CAD, i cittadini possono eleggere il domicilio digitale sul loro indirizzo Pec. Viene creato l’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata-Pec delle imprese e dei professionisti. A partire da dicembre 2014 è stata progressivamente chiusa la CEC-PAC, cioè la posta elettronica certificata riservata alle comunicazioni tra cittadini e PA. Nelle modifiche al CAD anche in quest’ambito è rilevante il recepimento della normativa europea eIDAS, che estende oltre la Pec il concetto di servizio di recapito certificato. Per come è definito nel CAD, il domicilio digitale può diventare attivo solo a valle della messa in esercizio dell’ANPR.

Misure e progetti relativi alla fatturazione e ai pagamenti elettronici:

  • Fatturazione elettronica, è diventata obbligatoria dal 31 marzo 2015 per la fatturazione verso tutte le pubbliche amministrazioni. Il formato utilizzato per la trasmissione delle fatture elettroniche verso le Pubbliche Amministrazioni è stato adeguato per consentire anche la fatturazione elettronica tra privati, ed è diventato attivo a partire dal 1° gennaio 2017. Entro novembre 2018 le Amministrazioni fanno evolvere i propri sistemi per consentire l’integrazione della fattura elettronica con i processi contabili e l’automazione del ciclo dell’ordine in conformità alle regole tecniche per il colloquio e l’interoperabilità dei dati tra i sistemi di e-procurement emanate da AgID.
  • Pagamenti elettronici. Le Pa permetteranno inoltre, dai propri siti, di pagare a distanza (tasse, multe): via bonifico (dovranno pubblicare l’iban sul proprio sito) o carta di credito via internet (norma che in teoria scatta subito con il decreto, ma sarà applicata gradualmente) e dal cellulare. La piattaforma PagoPa è stata avviata sulle amministrazioni (enti creditori) che finora lo hanno adottato (al 18 marzo, sono 10758 le Pa attive, oltre 15mila quelle aderenti). Entro il 2016 era prevista la diffusione su tutte le amministrazioni centrali e locali. Secondo il Piano Triennale 2017-2019 dell’Informatica della PA “Le Amministrazioni che entro giugno 2017 non hanno ancora completato l’adesione, dovranno adottare, in logica di sussidiarietà, le soluzioni già disponibili attuate dalle altre amministrazioni quali, ad esempio, piattaforme di regioni o di altre amministrazioni, che si propongono con il ruolo di intermediario previsto dal sistema.”

Altre misure e progetti relativi alla digitalizzazione dei processi della PA:

  • Digitalizzazione delle procedure di acquisto di beni e servizi e riuso dei programmi informatici. Da gennaio 2013 gli accordi e contratti della Pa devono avere firma digitale. Trasmissione telematica delle certificazioni di malattia nel settore pubblico. Sanzioni per la mancata trasmissione di documenti in via telematica tra Pa e tra Pa e cittadino. Atti notarili vanno conservati in via digitale o sono nulli. AgID ha pubblicato le Regole tecniche aggiuntive per garantire il colloquio e la condivisione dei dati tra i sistemi telematici di acquisto e di negoziazione” che definiscono le modalità con cui possono interoperare le piattaforme telematiche di e-procurement e stabiliscono i riferimenti per l’utilizzo di un formato condiviso dei dati scambiati tra le piattaforme. La novità del Piano Triennale è che entro settembre 2017 è previsto il rilascio delle “regole tecniche delle piattaforme telematiche di acquisto e negoziazione delle stazioni appaltanti” e delle “infrastrutture necessarie al funzionamento del sistema ComproPA attraverso l’interconnessione delle piattaforme di e-procurement con le basi di dati e i sistemi nazionali coinvolti nel processo di public procurement”.
  • Open data e Riuso: Le PA devono rendere disponibili le info secondo i termini di una licenza che ne permetta l’utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali.
  • Accessibilità: postazioni personalizzate ai disabili per il personale della Pa. Obbligo a rendere accessibile ai disabili i siti non solo pubblici ma anche quelli che ricevono contributi pubblici.

 

SERVIZI DIGITALI DI SETTORE

Secondo il Modello Strategico AgID, quest’area rientra nel livello “Ecosistemi verticali”. Di seguito la situazione sulle misure in atto per alcuni di questi ecosistemi.

Scuola Digitale

La legge “La buona scuola” (Legge 13 luglio 2015, n. 107), contiene solo alcuni elementi di indirizzo sul tema della scuola digitale (es. obiettivi didattici ampliati con il tema del pensiero computazionale, formazione obbligatoria per gli insegnanti), lasciando gli interventi di innovazione al nuovo Piano Scuola Digitale, pubblicato il 27 ottobre 2015 sul sito del Miur, che contiene anche una dettagliata analisi delle misure precedenti e della situazione attuale. Il PNSD, articolato in 35 azioni, prevede:

  • Connettività e cablaggi: Ogni scuola verrà raggiunta da una connessione in banda larga o ultra-larga, nell’ambito del piano BUL, da qui al 2020, già nel 2015 un primo stanziamento di 90 milioni di euro per il cablaggio di 6 mila scuole, dal 2016 contributo di 1200 euro per il canone per la connessione a Internet,
  • Ambienti per la didattica, laboratori, BYOD: 140 milioni di euro dal 2015 per l’innovazione degli ambienti di apprendimento; 2 milioni per premiare le idee più innovative (“challenge prize per la scuola”); da dicembre 2015, politiche e linee guida per aprire le scuole al cosiddetto BYOD (Bring Your Own Device); per un’attuazione dal 2016, 45 milioni di euro per i  laboratori territoriali per l’occupabilità, 40 milioni di euro per gli atelier creativi per le competenze di base del primo ciclo e 140 milioni per i laboratori professionalizzanti in chiave digitale (es. FabLab); 330 milioni da qui al 2017 per mettere in sicurezza gli edifici scolastici e costruire nuove scuole innovative dal punto di vista architettonico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica;
  • Carta d’identità digitale per ogni studente e docente; Razionalizzazione del sistema informativo del Miur per un sistema di identificazione unico, creazione e diffusione dell’identità digitale per tutti gli studenti (a cui associare la “Carta dello Studente”) e dal 2016 per tutti i docenti (a cui associare la “Carta del Docente”);
  • Digitalizzazione amministrativa e gestionale delle scuole: diffusione già da quest’anno scolastico di fatturazione e pagamenti elettronici; procedura di dematerializzazione dei contratti del personale (supplenze brevi); attuazione completa del registro elettronico (previsti 48 milioni); pubblicazione online e in formato aperto dei dati principali relativi alle scuole (come bilanci, Sistema nazionale di valutazione, Anagrafe edilizia scolastica), sul nuovo sito Open Data del Miur (che è online da marzo 2017);
  • Competenze per gli studenti: entro il 2015 (ma sul sito del Miur non ci sono news su questo) avvio del tavolo tecnico per la definizione di un framework comune per le competenze digitali degli studenti, creazione e certificazione di  format di percorsi didattici (almeno 20) a cui i docenti possano attingere e utilizzare in classe (es. economia digitale; comunicazione e interazione digitale; making, robotica educativa, nternet delle cose, dati aperti e big data); progetti di ricerca; diffusione dell’iniziativa congiunta Miur-Cini “Programma il Futuro”, per l’introduzione del pensiero computazionale nella scuola; aggiornamento del curricolo dell’insegnamento di Tecnologia;
  • Imprenditorialità e lavoro: curricoli brevi in ogni scuola per stimolare e praticare l’imprenditorialità nelle classi (3 milioni); azioni specifiche per colmare il “divario di consapevolezza” tra ragazzi e ragazze sulle proprie possibilità in ambito scientifico-tecnologico; iniziative per avvicinare al lavoro in ambito del digitale con gli attori dell’ecosistema dell’innovazione, sul modello americano dell’iniziativa “Tech Hire”;
  • Contenuti digitali: linee guida con Agid per l’utilizzo delle piattaforme tecnologiche in ambito didattico; promozione delle Risorse Educative Aperte (OER) e una guida per distinguere le varie tipologie di risorse digitali disponibili, in particolare per quanto riguarda l’autoproduzione di contenuti; riqualificazione degli ambienti di apprendimento e un potenziamento della missione delle biblioteche scolastiche (1,6 milioni di euro);
  • Formazione dei docenti: 10 milioni l’anno per la formazione obbligatoria in servizio per il personale docente. Sviluppo di una rete di almeno 300 “snodi formativi” che dovranno assicurare la copertura territoriale; per 1.000 docenti anche formazione all’estero; da marzo 2016 finanziamento per la creazione di “Presìdi di Pronto Soccorso Tecnico”, formati tra scuole del primo ciclo e scuole secondarie, con lo scopo di gestire piccoli interventi di assistenza tecnica per le scuole (1000 euro l’anno per ciascuna scuola primaria); rafforzamento delle iniziative di formazione per sviluppare le “competenze di innovazione e sperimentazione didattica”;
  • Accompagnamento: istituzione del ruolo di un “animatore digitale” per ogni scuola con un budget di 1.000 euro all’anno per formazione e attività di coinvolgimento e innovazione; accordi territoriali con le reti di scuole; apertura ad attori esterni e collaborazioni con l’esterno (Stakeholders’ Club) come la piattaforma “Protocolli in rete”; un sito web per la raccolta di pratiche di esempuio sull’attuazione del PNSD; censimento e mappatura delle reti di scuole, per formare la “Rete per l’innovazione nella scuola”, con chiamata pubblica aperta a tutte quelle organizzazioni che fanno dell’innovazione e della scuola digitale la loro ragion d’essere; costituzione di un nuovo Osservatorio per la Scuola Digitale che sostituisce l’Osservatorio Tecnologico, e servirà per misurare il grado di innovazione digitale nella scuola; un comitato scientifico come “organo di garanzia” sull’attuazione del PNSD, con lo scopo di  proporre modifiche, e allineare l’azione del Miur alle pratiche internazionali nella sfera educativa; monitoraggio del PNSD da parte del Miur; un legame palese con il Piano Triennale per l’Offerta Formativa.

A fine maggio 2017 sono state attivate oltre il 70% delle azioni previste dal PNSD e a ottobre è stato pubblicato il Piano Nazionale della Formazione, che specifica anche i termini della formazione obbligatoria.

Sanità digitale

  • è nato il fascicolo sanitario elettronico, per ciascun cittadino. “A scopi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione; studio e ricerca scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico; programmazione sanitaria, verifica  delle qualità delle cure e valutazione dell’assistenza sanitaria”. Un qualunque ospedale italiano farà una ricerca in un database e saprà i nostri problemi presenti e passati, così non dovremo portare in giro la cartella medica cartacea con gli esami fatti.  Il decreto del Fare (governo Letta) ha chiesto a Regioni e Province Autonome di presentare un piano di realizzazione del Fascicolo sanitario elettronico, mettendo sul piatto 10 milioni di euro per il 2014 e 5 milioni nel 2015. È prevista anche un’anagrafe nazionale degli assistiti come parte dell’anagrafe nazionale della popolazione residente. Nella Strategia di Crescita Digitale il completamento è previsto entro il 2017. A fine 2015 è stata rilasciata da Agid l’infrastruttura di interoperabilità a cui al 6 giugno 2017 (dati dal sito Agid di monitoraggio) hanno aderito 11 regioni, con 9 regioni operative sul FSE.
  • Le ricette digitali gradualmente hanno sostituito quelle cartacee. Dal 1° gennaio 2014, le prescrizioni farmaceutiche generate in formato elettronico sono valide su tutto il territorio nazionale, come la cartella clinica digitale. Il switch over completo è stato concluso nel 2016.
  • Le prenotazioni e i pagamenti online saranno diffusi completamente entro il 2017

Giustizia digitale

  • Dal 30 giugno 2014 obbligatorio il processo civile telematico (dal primo gennaio 2015 idem per quello amministrativo) per i nuovi atti; per quelli pendenti, dal 31 dicembre 2014. Finora stanziati 8 milioni di euro a questo scopo, a cui si aggiungono quelli della Strategia Crescita Digitale (15 milioni fino al 2017) con l’estensione al processo penale. Con l’approvazione del parlamento del 3 agosto 2016 l’obbligatorietà del processo amministrativo scatterà il 31 marzo 2017, ma dal 1 gennaio 2017 potranno già essere utilizzate le nuove regole sulla gestione digitale.

Turismo Digitale

  • promozione di Ecosistemi in ambito di Cultura Digitale e Turismo, oltre che interventi per il riuso e la brand reputation dell’Italia. In tutto sono previste risorse per 6 milioni nel periodo 2014-2020, con un intervento sostanzialmente di coordinamento da parte di AgID insieme a Mibact ed  Enit. Significativo anche l‘ultimo atto firmato dal Mibact a fine luglio 2016 insieme ad Agid e Mise per lo sviluppo di questo ecosistema.

Agricoltura Digitale

  • con la previsione di misure specifiche per l’anagrafe delle aziende agricole (Agricoltura 2.0), per il sistema integrato Stato-imprese (per agevolare le interazioni incluse le domande di contributi) e Servizi d’innovazione per I’ Amministrazione e per le imprese agricole, con vari Portali tra cui uno per servizi e-commerce, oltre che servizi di comunicazione e innovazione (lnformAziendA, A PS, Open Data). Sono previste risorse per 33 milioni nel periodo 2014-2020.

Innovazione nel trasporto pubblico locale

  • Al fine di incentivare l’uso degli strumenti elettronici per migliorare i servizi ai cittadini nel settore del trasporto pubblico locale, riducendone i costi connessi, le aziende di trasporto pubblico locale promuovono l’adozione di sistemi di bigliettazione elettronica interoperabili a livello nazionale. Qui compresi i pagamenti via cellulare.

 

Misure per il miglioramento dei servizi – Italia Login- La casa del cittadino

  • Nel documento Strategia Italiana per la Crescita Digitale  viene introdotta l’iniziativa Italia Login, poi riformulata come programma-quadro in cui si inseriscono tutte le principali iniziative, e quindi nel Modello Strategico Agid identificata come livello di interfaccia omogenea tra gli ecosistemi digitali e i fruitori. L’obiettivo è la realizzazione di un profilo civico online dal quale potrà accedere alle informazioni e ai servizi pubblici che lo riguardano, in maniera profilata. Ogni amministrazione pubblica dovrà portare i propri servizi all’interno di questa “casa” online del cittadino. Sono state realizzate le prime linee guida per i siti web delle PA. Nel documento Strategia per la crescita digitale, che a questo punto non sembra più attuale, si prevedeva una prima fase, entro il 2015, relativa alla profilazione e login tramite SPID e anagrafe unica 2015 e una seconda fase, progressiva dal 2016 al 2020, con incremento dei servizi disponibili, con risorse per 750 milioni nel periodo 2015-2020.

 

INNOVAZIONE IMPRESE

Da giugno 2014, i negozi devono accettare anche la moneta elettronica (bancomat, carte di credito).

Non è stato definito un piano strategico per favorire l’innovazione delle PMI, se si fa eccezione per quanto incluso nel Piano Industria 4.0. Sono da rilevare anche gli interventi in ambito di start-up e pmi innovative:

  • Startup: nell’ordinamento del nostro Paese è stata introdotta la definizione di impresa innovativa (startup): stabilite agevolazioni fiscali e semplificazioni che toccano tutte le fasi del ciclo di vita di una startup; dalla nascita alla fase di sviluppo, fino alla sua eventuale chiusura. Tali norme danno anche seguito a quanto indicato nel Programma Nazionale di Riforma e rispondono a raccomandazioni specifiche dell’Unione Europea che individuano nelle startup una leva di crescita e di creazione di occupazione per l’Italia. La dotazione complessiva subito disponibile è stata di circa 200 milioni di euro. A regime, la norma impegna 110 milioni di euro ogni anno. Le agevolazioni burocratiche del decreto sono già in vigore. Al via anche le detrazioni fiscali. Varato a luglio 2013 da Consob il regolamento crowdfunding.
  • PMI innovative: con la legge 33/2015 è stata ampliata l’area delle imprese che godono di norme specifiche per agevolarne lo sviluppo, aggiungendo alle start-up innovative anche le PMI innovative. Qui la scheda del Mise e qui il sito web dedicato del registro imprese della Camera di Commercio

RICERCA E INNOVAZIONE

  • Il 1 maggio 2016 è stato approvato anche dal Cipe il PNR (Programma Nazionale di Ricerca) per le iniziative 2014/2020 (presentato in prima bozza a febbraio del 2014 e annunciato varie volte). Il programma prevede investimenti complessivi nel primo triennio 2015-2017 pari a 2.428 milioni di euro, di cui
    • 1,9 miliardi di euro a carico del bilancio del MIUR e del PON ricerca
    • 500 milioni di euro a carico  Fondo sviluppo e coesione (FSC) 2014-2020.

E’ prevista una proiezione complessiva in via programmatica dell’impiego di risorse finanziarie fino al 2020, per un ammontare di 4,16 miliardi di euro totali. A esse concorrono ulteriori risorse: il programma operativo regionale (POR) e l’iniziativa UE denominata “Horizon 2020”, tali per cui la portata finanziaria complessiva del Programma ammonterà complessivamente a 13,56 miliardi di euro nei sei anni dal 2015 al 2020. Il PNR è basato su sei grandi pilastri: Internazionalizzazione, Capitale umano, Programma nazionale infrastrutture; Cooperazione pubblico privato e ricerca industriale, Efficacia e qualità della spesa; Programma per il Mezzogiorno.

SMART CITY E COMUNITA’ INTELLIGENTI

Il decreto legislativo sul Cad contiene, tra gli interventi, anche una serie di abrogazioni su altre norme che, insieme al parallelo decreto legislativo 22 gennaio 2016, n. 10, mettono di fatto una pietra tombale sul tema delle comunità intelligenti come definito nel 2012 dal governo Monti.

Ma di che si trattava? Il capitolo “Città e comunità intelligenti” era stato avviato con il decreto Crescita 2.0, nel 2012. Il Miur ha emesso un bando nazionale da 665,5 milioni di euro e uno per il Sud, da 240 milioni. I progetti miravano a risolvere esigenze di specifiche pubbliche amministrazioni grazie alla tecnologia.

Secondo il decreto Crescita 2.0, “l’Agenzia per l’Italia digitale definisce strategie e obiettivi, coordina il processo di attuazione e predispone gli strumenti tecnologici ed economici per il progresso delle comunità intelligenti. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delegato per l’innovazione  tecnologica, sentiti l’Agenzia previa intesa con la Conferenza unificata è elaborato lo Statuto della cittadinanza intelligente“. Costituito presso l’AgID il Tavolo delle Comunità Intelligenti, per lavorare sul Piano Nazionale Comunità Intelligenti (prima previsto per fine 2014, dopo per il primo semestre 2015, poi sospeso e infine adesso abrogato) i cui contenuti, riaffermati nella Strategia Crescita Digitale, erano:

  1. Lo Statuto delle Comunità Intelligenti: era la carta dei principi e dei diritti dei citta dini che vivono nelle comunità intelligenti. Il testo doveva essere posto in consultazione pubblica.
  2. La Piattaforma Nazionale delle Comunità Intelligenti (unico oggetto ancora valido secondo il testo modificato del Cad) doveva contenere le specifiche tecniche per la realizzazione dei tre cataloghi della piattaforma nazionale: (1) catalogo del riuso dei sistemi e delle applicazioni, (2) catalogo dei dati e dei servizi informativi e (3) catalogo dei dati geografici, territoriali ed ambientali. Inoltre, in collaborazione con ANCI la realizzazione della piattaforma permetterà la condivisione delle esperienze da parte dei Comuni Italiani. Le specifiche erano state completate. Doveva essere avviata la realizzazione della piattaforma.
  3. Gli Strumenti Finanziari. Si trattava di un repertorio di strumenti finanziari pubblici, privati e pubblico-­‐privato atti a sviluppare le Smart Communities.

Da registrare negli ultimi mesi anche la task force Smart City  istituita presso il Mise, focalizzata sul fronte infrastrutture e imprese, a cui si è aggiunta un’ulteriore task force Smart City presso il Ministero delle Infrastrutture (Mit).

COMPETENZE DIGITALI

AgID ha promosso a settembre 2013 l’avvio del Programma Nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali.

Nella Strategia Crescita Digitale è previsto un capitolo specifico per le competenze digitali, focalizzato soprattutto sull’iniziativa della Coalizione Nazionale per le Competenze Digitali che al 30 aprile 2016 contava 150 organizzazioni aderenti con 106 progetti (dato rimasto invariato ad oggi) e, a livello di diffusione delle iniziative, del Digital Champion. Nel capitolo Italia Login era presente inoltre un’iniziativa di alfabetizzazione digitale denominata “Piattaforma Internet Corner”. Le risorse previste su questo tema sono 120 milioni nel periodo 2014-2020.

Al 6 giugno 2017 i dati della Coalizione Nazionale risultano non più aggiornati da giugno 2016.

Nel Piano triennale si prevede una sola azione specifica nell’ambito delle competenze digitali, che prevede la “revisione dei profili UNINFO e ISTAT per le nuove figure professionali con competenze digitali” e la “realizzazione di format di corsi, workshop e master”. Non è indicata una scadenza.

GOVERNANCE

  • L’Agenda digitale sarà un lavoro in progress. Nel decreto istitutivo del 2012 si legge che “il Governo presenta ogni anno alle Camere un documento contenente le disposizioni necessarie per rimuovere gli ostacoli legislativi ed amministrativi allo sviluppo dei servizi normativi. Questo non è ancora mai avvenuto.
  • Ruolo importante per trasferire le misure in pratica viene ricoperto dall’Agenzia per l’Italia digitale., che ne è il soggetto attuatore. L’Agenzia era prima sottoposta alla supervisione del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, a cui era assegnata anche la delega sull’Agenda digitale. Con il nuovo CAD al Ministero subentra il Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, che assume il ruolo di guida politica per conto del Governo. Attualmente il Commissario è Diego Piacentini, il cui mandato scade nel 2018;
  • Gli altri organismi previsti per la governance sono il Comitato d’Indirizzo dell’Agenzia per l’Italia Digitale e, secondo il nuovo Cad, la Conferenza Permanente (costituita da 4 esperti oltre al direttore AgID) che prende il posto del Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale, e della Cabina di Regia, entrambi abrogati. Da marzo 2017 è stato nominato Digital Champion Diego Piacentini, dopo le dimissioni di Riccardo Luna, effettive dal 30 settembre 2016.

FONDI

Gran parte del lavoro sull’Agenda (banda ultra larga, Pa digitale) si regge sui fondi della nuova programmazione europea e su quelli nazionali Sviluppo e Coesione 2014-2020. Il quadro delle risorse disponibili è indicato nei due documenti strategici, ancora in gran parte però da definire in dettaglio negli specifici piani. Lo stato dell’impegnato rispetto al programmato è, a fine 2016, intorno al 10% per i POR e poco superiore per i PON.

In particolare, secondo il  il rapporto di monitoraggio del Comitato di pilotaggio OT11-OT2, presieduto dal Dipartimento della Funzione Pubblica che prende in esame gli interventi avviati fino al 31 dicembre 2016 nei Programmi Operativi Regionali e Nazionali, si rileva la seguente situazione:

  • per i POR gli impegni giuridicamente vincolanti sono risultati complessivamente per OT11 pari a poco meno di 27 milioni di euro – rispetto ai 287 milioni di euro programmati – mentre hanno raggiunto gli 87 milioni di euro per OT2 a fronte di un programmato che ammonta ad oltre 862 milioni di euro;
  • per i PON, a fronte di una dotazione programmata di 946 milioni di euro su OT11, gli impegni giuridicamente vincolanti già presi dalle amministrazioni hanno raggiunto, nel 2016, 143 milioni di euro.

 

  • marcosom

    Interessante notare come l’azione più urgente per la stessa sopravvivenza di Internet (l’adozione del protocollo IPv6) non sia minimamente contemplata nel piano.

  • cagtc

    Dice il Miur che gli studenti insegneranno ai nonni, bellissima cosa,
    ma alla formazione degli insegnanti che non sanno utilizzare una Lim o un pc, che oggi sono il vero freno ( non tutti per fortuna ) alla innovazione digitale, chi ci pensa?
    Come può un docente fare lezione a dei nativi digitali, senza avere competenze digitali, lui è il docente e dovrebbe essere propositivo verso gli studenti, non il contrario …..
    Il Muir non parla mai di questo, che è un passaggio fondamentale per l’innovazione della didattica ?
    Ancora, perché nelle scuole italiane che non hanno soldi, il Miur non obbliga l’utilizzo di software gratuito Open Office, come dovrebbe per legge fare, ed in tutte le gare scieglie il prezzo più basso per gli acquisti , e quì no ?
    Fiducioso di una risposta……… ma in quanto scomoda temo che non arriverà mai.
    cagtc

  • 6obia

    Documento digitale unificato e identità digitale.
    Ho ricevuto da anni il CF/tessera sanitaria con il microchip che “TEORICAMENTE” dovrebbe dare accesso a tuute le bache dati. Dovrebbe perchè poi vale solo nella regione di residenza (dal 1970 abbiamo fatto 20 ITALIETTE !!! con potere di latrocinio legalizzato !!!!)
    Che adesso il nuovo MANDRAKE si illuda di far parlare la stessa lingua digitale alla nuova BABELE delle REGIONI?
    TANTTI AUGURI !!!!
    TOBIA

  • Roberto Massa

    Perchè non avete il coraggio di ammettere che l’ANPR era previsto sostituisse TUTTI i sw in uso presso i Comuni generando un colossale risparmio di costi ed efficienza e invece l’intervento delle lobbies delle software house ha convinto qualcuno ha operare in regime di aggiornamento in real time con aggravio di costi e complessità enormi? Perchè in Francia non è andata così? Chi è che si è fatto corrompere? Perchè Renzi, che fa tanto quello “giusto” che sblocca l’Italia, si è fatto “fregare” così facilmente? Ovviamente nessuno risponderà ma un responsabile esiste, esiste sempre ma siamo in Italia e il nome nessuno lo cerca perchè tutti qui hanno qualcosa da nascondere. Non ci siamo.

  • Rana

    Scavi:Il tardivo decreto attuativo Mise-Mit ha si’ consentito alla fine il ricorso alle trincee e mini trincee per la posa della fibra, ma non autorizzano ancora l’utilizzo dei materiali innovativi per la adeguata copertura finale. Così oggi vediamo lavori di questo tipo nelle città’, ma con coperture sconnesse e pericolose: cosa aspettano a capire che così non va bene?
    Misurazione elettro smog: mancano ancora le linee guida sulla misurazione: e la Commissione Ambiente del Senato ha recentemente rinviato al Min Ambiente i decreti per mancanza di documentazione sulla sostenuta (ma non dimostrata) iindifferenza dei muri degli edifici ai fini della misurazione dei segnali tra fuori e dentro l’edificio stesso(sic!).

  • jferreri

    Alcune domande in merito alla Strategia Italiana alla banda ultra-larga:

    1) Per operatori privati dobbiamo pensare a Telecom Italia, Fastweb e soci o le porte sono aperte anche ad investitori stranieri (Cina???)
    2) La nuova infrastruttura in fibra ottica sarà pubblica (dello Stato)?
    3) La gestione della rete sarà separata da quella dei servizi?
    4) La Net neutrality sarà garantita?

  • Pas

    Mi sono trasferito da poco a COLTURANO (che non è un paesino di montagna si trova a 7 Km da Milano), Telecom (unico provider in ULL della zona) non mi collega l’ADSL. Per navigare devo usare un fantastico modem a 56k, o una chiavetta, non tim perchè prende male, questo nel 2015!!!!!!!!!!!!!!
    MA QUALE BANDA LARGA …..

  • stefanokoki

    premetto che il mio lavoro è informatizzato da almeno 35 anni e non c’è stato avanzamento tecnico scientfico nel campo delle IT che non sia stato assorbito nella mia attività professionale. Da circa 25 anni fatturo come consulente per PA e trovo assolutamente demenziale l’introduzione della fattura PA, per i seguenti motivi: obbligo di pagare Aruba mentre prima fare le fatture non mi costava nulla, assoluta insufficienza del software che non può recepire le migliaia di situazioni normate dall’Agenzia delle Entrate nel corso di decenni, impossibilità di fornire alla PA destnataria le informazioni relative ai calcoli utilizzati in fattura per le carenze di flessibilità del software, correzione di fatture respinte per qualche errore impossibile (vanno rifatte con problemi di ordine di numerazione, date, ecc…). In conclusione: non si capisce che vantaggio portano allo sviluppo di questo paese visto che aumentano i costi, diminuiscono la quantità d’informazioni ricevute dalle PA e non eliminano carta in quanto da secoli inviavo fatture per e.mail. A parte qualche frasetta ad effetto ad uso degli ignoranti digitali, che vantaggi ci sono a fronte di tutte le nuove rogne ?

  • paolo

    Sono andato ad attivare la CNS della mia Tessera Sanitaria in Abruzzo e ho scoperto che non funziona !!!!! Peracottai spendaccioni!

  • Carina

    bisogno di credito ?? contatta : visentinpaola96@gmail.com

  • Felix58

    In relazione alla semplificazione dei rapporti tra PA e contribuenti vorrei sapere se un atto amministrativo può essere notificato al delegato del contribuente atteso che lo stesso non possiede un indirizzo PEC

  • valerio

    Mi piace!

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