scenari post emergenza

Il 5G nell’Italia del post-covid: ecco perché è un’occasione unica di rilancio

Velocizzare il roll-out delle reti 5G in questa fase appare strategico per molteplici ragioni: tecniche, economiche e sociali. Non a caso, l’accelerazione delle infrastrutturazioni 5G è una delle più importanti iniziative per il rilancio Italia 2020-2022 contenute nel piano Colao. Ecco perché

16 Giu 2020
Lorenzo Principali

senior research fellow I-Com


L’ha scritto anche il capo della task force per il covid 19 Vittorio Colao nel suo piano presentato al premier nei giorni scorsi: il 5G è un’importante opportunità di rilancio per l’economia italiana, in particolare per la sua capacità di gestire le operazioni a distanza e di abilitare nuovi servizi e nuove applicazioni avanzate proprie dell’Internet of Things.

Un’occasione che non può essere mancata, soprattutto a seguito dell’emergenza determinata dalla diffusione del Covid-19 in cui si sta manifestando ancora più fortemente l’irrinunciabilità di proseguire – e se possibile velocizzare – il roll-out delle reti di nuova generazione.

L’importanza delle reti tlc nell’era post covid-19

La crisi della mobilità (oltre che sanitaria e sociale) determinata dalla diffusione del Covid-19 ha mostrato in maniera ancor più evidente l’importanza di avere una rete tlc dotata di grande capacità di trasmissione, resilienza e capillarità. Infatti, la permanenza forzata dei cittadini nelle proprie abitazioni ha avuto effetti notevoli sul sistema nazionale di telecomunicazione, determinando un sensibile aumento del traffico dati per l’incremento sia della fruizione dei contenuti di streaming video, sia dell’utilizzo di piattaforme videoludiche, oltre che per il massiccio ricorso da parte delle aziende allo smart working e alla formazione a distanza per gli studenti.

Tutti questi elementi hanno messo alla prova la resilienza delle reti di telecomunicazione italiane e hanno richiesto agli operatori di utilizzare specifiche strategie di gestione del traffico. Secondo quanto dichiarato dagli operatori, i volumi di dati su rete mobile sono cresciuti dal 20 fino a oltre il 30%, e sulla rete fissa dal 40 al 60%.

All’aumento del traffico, il Governo ha risposto chiedendo alle aziende del settore di adoperarsi in urgenza per potenziare le infrastrutture e far fronte all’emergenza (articolo 82 del decreto cosiddetto Cura Italia). Proprio grazie all’intervento degli operatori, sia infrastrutturale che relativo alle strategie di gestione e ottimizzazione del traffico, la rete nazionale è riuscita a superare la fase di sovraccarico senza recare disagi all’utenza.

Il 5G per la ripresa economica

In questo contesto, velocizzare il roll-out delle reti 5G appare strategico per molteplici ragioni: tecniche, economiche e sociali. Non a caso, l’accelerazione delle infrastrutturazioni 5G è una delle più importanti iniziative per il rilancio Italia 2020-2022 contenute nel piano consegnato al governo dal team guidato da Vittorio Colao, che sul punto ha proposto testualmente di “adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio”.

Il nuovo standard consente di aumentare velocità e latenza delle reti, gestendo fino a 1 milione di dispositivi per km2, potenziando la gestione delle attività in remoto e abilitando la nascita di una serie di servizi capaci di portare importanti benefici. Per quanto concerne l’impatto economico, la Commissione europea ha stimato una crescita aggiuntiva fino a 113 miliardi di euro l’anno già nel 2025, di cui 62 da automotive, trasporti, sanità, reti energetiche e ulteriori 51 da soluzioni smart cities, aree extraurbane e digitalizzazione intelligente di abitazioni e posti di lavoro. A livello sociale, la crescente necessità di svolgere le attività lavorative quotidiane in luoghi diversi e di poter gestire le linee di produzione riducendo l’intervento umano “in presenza”, unita all’opportunità di controllare da remoto situazioni relative, ad esempio, allo stato di salute dei pazienti, insieme alla necessità di evitare assembramenti e di assicurare una mobilità intelligente, accrescono l’importanza di accelerare sul fronte dell’infrastrutturazione delle reti. Si tratta di un’occasione da non mancare, soprattutto nell’attuale situazione di emergenza economico-sociale determinata dalla diffusione del Covid-19, che ha mostrato ancora più fortemente l’irrinunciabilità di proseguire – e, se possibile, velocizzare – il roll-out delle reti di nuova generazione. A tal fine, è importante eliminare o ridurre le barriere e i colli di bottiglia che potrebbero rallentarne l’implementazione, come una stretta sugli investimenti determinata da una congiuntura economica negativa, gli stringenti vincoli normativi vigenti in Italia (emissioni 10 volte inferiori rispetto agli altri Paesi europei, e 3 volte inferiori nelle zone ad alta presenza umana, che di fatto richiedono un numero superiore di antenne) e la crescente diffusione delle proteste anti 5G, che talvolta sembrano trovare opportunisticamente l’appoggio anche di taluni enti locali.

Il 5G e la sicurezza nazionale

Proprio la strategicità del 5G, che accentrerà sempre più sulle nuove reti gran parte delle attività economico-sociali, sta parallelamente alimentando il dibattito sulla sicurezza nazionale, in particolare relativa alla sicurezza delle informazioni e all’utilizzo di componentistica proveniente dagli operatori extraeuropei, soprattutto cinesi. In questo contesto, l’introduzione del principio di discriminazione geografica ex-ante è dovuta prevalentemente a ragioni geopolitiche, provenienti dall’amministrazione Trump e dalla Five Eyes alliance (che comprende le agenzie di intelligence di Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e degli stessi Stati Uniti). La stessa preoccupazione è stata evidenziata anche dall’ultima relazione del Copasir, con particolare riferimento alle attività di installazione, configurazione e mantenimento delle infrastrutture delle reti 5G di provenienza cinese.

Tuttavia, il Governo e lo stesso Copasir hanno evidenziato come un’eventuale limitazione ex ante della presenza di vendor 5G extraeuropei nel mercato nazionale non sarebbe coerente con i principi economici e commerciali di un’economia occidentale.

Inoltre, la necessità di assicurare la sicurezza di tutti gli anelli della catena (e non solamente delle infrastrutture di rete) e le ristrette dimensioni del mercato dell’offerta costituiscono elementi da tenere in forte considerazione.

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A livello tecnico, la crescente interdipendenza tra i sistemi It e i frequenti aggiornamenti di hardware e software fanno sì che la sicurezza dipenda da tutti gli attori della catena (in proposito il Nist parla di Cyber Supply Chain Risk Management). Un’ulteriore criticità è costituita dall’allargamento del perimetro di attacco, nel contesto di un ecosistema che diviene sempre più onnicomprensivo fino a coinvolgere milioni di terminali, sensori e device capaci talvolta di agire nel mondo fisico (Massive IoT).

Per tali ragioni, la garanzia della sicurezza non può essere limitata alla discriminazione geografica, ma deve necessariamente includere un risk assessment basato su parametri oggettivi, cioè connessi alle caratteristiche della nuova tecnologia. A livello nazionale, il risk assessment è stato elaborato dal Comparto intelligence – di concerto con il ministero dello Sviluppo economico, con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e con il supporto degli operatori assegnatari di frequenze – individuando 3 strumenti principali:

  • l’estensione del golden power alla notifica dei contratti per l’acquisizione di beni e servizi connessi alle reti 5G conclusi con fornitori extraeuropei,
  • il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica (circoscrivendo un’area di protezione rafforzata degli asset ICT strategici, in sinergia interistituzionale e pubblico- privato)
  • la costituzione del Computer Security Incident Response Team-CSIRT italiano (istituito presso il DIS e affiancato al punto di contatto unico NIS e al Nucleo per la Sicurezza Cibernetica-NSC).

È in fase di sviluppo il CVCN (Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale), la struttura che dovrà fare test e verifiche in attuazione alla legge sul perimetro di sicurezza cibernetica.

Il mercato delle infrastrutture 5G

Queste tematiche si intersecano anche con le dinamiche di mercato, che nel caso delle apparecchiature di rete 5G risulta attualmente ridotto a 4/5 operatori, due europei (Ericsson e Nokia), due cinesi (Huawei e Zte) e la sudcoreana Samsung. Secondo GSMA (che rappresenta oltre 1000 operatori di rete mobile a livello mondiale) nel 2018 il mercato globale delle apparecchiature di rete (non solo 5G) era guidato da Ericsson e Nokia, con una quota complessiva di circa il 45%, e dal duo Huawei e Zte, attestate insieme ad oltre il 40%, seguite da Samsung, intorno al 5%. Valori simili venivano riscontrati anche nel mercato europeo.

Pur non essendo disponibili dati univoci sul mercato delle sole apparecchiature 5G, dai comunicati ufficiali degli operatori emergono simili rapporti di forza, con Huawei che avrebbe concluso il maggiore numero di contratti di fornitura (91, di cui 47 in Europa), seguito da Ericsson (81 contratti globali con 35 operatori e 25 reti già attive), Nokia (67 accordi con 40 operatori e 19 network attivi) e Zte (oltre 60 contratti sottoscritti).

StatoOperatoreVendor 4GVendor 5G
FranciaBouygues TelecomEricsson/HuaweiEricsson + in talks with Huawei
Free MobileNokiaNokia
OrangeEricsson/NokiaEricsson/Nokia
SFRNokia/HuaweiNokia + in talks with Huawei
GermaniaDeutsche Telekom (T-Mobile)Ericsson/HuaweiEricsson/Huawei
Telefónica Germany (O2)Nokia/HuaweiNokia/Huawei
VodafoneEricsson/HuaweiEricsson/Huawei
SpagnaOrange EspagneEricsson/HuaweiEricsson/Huawei/ZTE
Telefónica (Movistar)Ericsson/NokiaEricsson/Nokia /Huawei
Vodafone EspañaEricsson/HuaweiEricsson/Huawei
YoigoEricssonEricsson
Regno Unito3 – ThreeNokia/HuaweiNokia/Huawei
BT Group (EE)Ericsson/HuaweiEricsson/Huawei
Telefónica (O2)Ericsson/NokiaEricsson/Nokia
VodafoneEricsson/HuaweiEricsson/Huawei

Concentrando lo sguardo sulle dinamiche in atto nei maggiori mercati europei, si osserva come in Germania tutti gli operatori abbiano rinnovato gli stessi accordi multi-vendor con i fornitori già attivi sulla rete 4G (il deal tra D-Telekom e Huawei risulta in stand-by). Un discorso simile per la Spagna, in cui due operatori (Orange e Telefonica), oltre a rinnovare con i vendor 4G, hanno allargato il proprio parco fornitori (rispettivamente a ZTE e Huawei). Anche in Gran Bretagna, dove la recente normativa fa tendere tutti gli operatori verso la diversificazione (è previsto un cap del 35% sulle reti di accesso e il divieto per gli High risk vendor di fornire componentistica per la rete core), si osserva il rinnovo multi-vendor con gli stessi operatori già fornitori nel 4G. In Francia, allo stato attuale, tutti gli operatori hanno rinnovato gli accordi con i fornitori 4G europei ed hanno espresso la volontà di fare lo stesso con quelli cinesi.

In generale, si osserva come il mercato europeo si mantenga ristretto a 4 fornitori, le posizioni siano direttamente collegate alla compatibilità delle apparecchiature e il principio di discriminazione geografica venga percepito dagli operatori come una limitazione rispetto alla conclusione degli accordi.

Per monitorare l’evoluzione del mercato e delle misure intraprese, e per studiare possibili soluzioni che salvaguardino lo sviluppo di questa tecnologia in Italia, l’Istituto per la Competitività (I-Com) ha costituito l’Osservatorio sulla sicurezza del 5G. Un tavolo permanente di lavoro e di confronto tra esperti e rappresentanti delle istituzioni, delle università e del mondo produttivo che condurrà all’approfondimento di queste tematiche e alla pubblicazione, dopo l’estate, di un rapporto in materia.

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