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Il cloud per trasformare l’Italia: ecco le opportunità del momento

Le stime 2021 dell’Osservatorio Cloud Transformation del Polimi non lasciano dubbi: il momento è favorevole e costituisce un’occasione irripetibile per l’adozione del paradigma cloud come leva per la modernizzazione del parco applicativo e dell’utilizzo delle tecnologie digitali. Dalle PMI alla PA, i tempi sono ormai maturi

13 Ott 2021
Stefano Mainetti

direttore scientifico Osservatorio cloud Transformation del Politecnico di Milano

polo strategico nazionale

L’emergenza sanitaria Covid-19 ha generato un significativo cambio di passo nella digitalizzazione del sistema paese e, in particolare, nell’adozione del paradigma cloud.

Il 2020 è stato caratterizzato dalla massiccia adozione di servizi software (Software-as-a-Service, SaaS) pronti all’uso (es. servizi per la collaborazione a distanza), come risposta rapida ed efficace all’emergenza e alla necessità di ripensare alcuni processi in chiave digitale.

Ciò, unito anche ai timori legati alla recessione economica, ha avuto, però, come contropartita il rallentamento dei più ambiziosi progetti di trasformazione e delle iniziative di migrazione nel cloud e modernizzazione del parco applicativo installato.

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A seguito del cambio di passo, che ha segnato una nuova fase nell’adozione del cloud soprattutto verso l’utilizzo di servizi SaaS, le stime per il 2021, realizzate dall’Osservatorio cloud Transformation del Politecnico di Milano e diffuse nel convegno tenutosi a Milano il 13 ottobre 2021, confermano un ulteriore consolidamento, con tassi di crescita assimilabili a quelli pre-pandemici. In particolare, la spesa complessiva italiana in cloud si attesta a 3.84 Miliardi di euro nel 2021, in crescita del + 16% rispetto al 2020. Sembra, dunque, superata la preoccupazione che l’esplosione dello scorso anno rappresentasse un fuoco di paglia.

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I numeri che si evincono dalla ricerca 2021 dell’Osservatorio mostrano segnali incoraggianti sul percorso intrapreso, con un incremento degli investimenti legati ai progetti strategici, all’interconnessione delle applicazioni ormai distribuite in diversi ambienti computazionali e all’innovazione funzionale e architetturale. Infatti, l’investimento che registra la crescita più significativa (31%) è il ricorso alle piattaforme abilitanti del cloud (Platform-as-a-Service, PaaS) che sono uno strumento fondamentale per la modernizzazione applicativa, l’orchestrazione e la gestione del sistema informativo. Seguono gli investimenti infrastrutturali (Infrastructure-as-a-Service, IaaS) che registrano una dinamica del +23%, per un totale di 898 Milioni di euro, ovvero il 38% del mercato Public & Hybrid cloud. Infine, il SaaS, dopo il boom dello scorso anno, vede un progressivo consolidamento e un fisiologico rallentamento del tasso di crescita, pari al +13% rispetto al 2020.

L’incremento di spesa si riflette anche sulla scomposizione del parco applicativo delle grandi imprese: oggi mediamente il 46% è erogato in cloud. Ci avviamo quindi al sorpasso del cloud sull’on-premise, vale a dire rispetto al parco applicativo installato localmente presso datacenter interni.

La dinamica di migrazione verso il cloud e il percorso di modernizzazione applicativa ha trovato nel 2021 un importante momento di avvio di nuovi progetti pluriennali. Infatti, analizzando i dati dell’Osservatorio, emerge come vi sia un incremento delle aziende che hanno dato il via a percorsi di modernizzazione applicativa tramite interventi di migrazione e riscrittura di applicazioni obsolete nelle nuove piattaforme cloud basate su tecnologie moderne, in grado di consentire di cogliere a pieno i benefici di scalabilità, agilità, integrazione e apertura oggi indispensabili per attuare la trasformazione digitale. Tuttavia, questo percorso è ancora agli inizi, come testimonia l’ancor limitata presenza di applicazioni moderne (cloud Native), che cubano oggi circa solo il 10% del portafoglio applicativo delle grandi imprese italiane.

Il nodo delle competenze disponibili in azienda

Un punto di attenzione che permane riguarda l’evoluzione delle competenze disponibili in azienda. Storicamente, le grandi imprese hanno manifestato una carenza di competenze legata soprattutto agli elementi tecnici, quali la gestione di ambienti Hybrid e Multi cloud, lo sviluppo applicativo in ambienti cloud Native e l’attuazione delle strategie di migrazione. Tali carenze, a cui si aggiungono persistenti limiti nell’evoluzione dei modelli organizzativi (il 61% del campione delle grandi imprese analizzate non ha ancora modificato la struttura della Direzione IT dopo l’adozione del cloud), generano rilevanti criticità nel percorso di trasformazione. Infatti, da un lato, non permettono una completa accelerazione verso il cloud e, dall’altro, rallentano l’evoluzione verso modalità di lavoro moderne, quali il ricorso a metodologie di automazione della gestione delle applicazioni (DevOps) e di sviluppo iterativo delle nuove applicazioni (Agile).

Anche, guardando alle PMI, l’emergenza sanitaria ha rappresentato un punto di svolta e dimostrato alla prova dei fatti le opportunità che il cloud può offrire per facilitare e velocizzare la digitalizzazione, malgrado l’Osservatorio rilevi storicamente un certo ritardo in questo comparto rispetto a ciò che accade nelle grandi imprese. Nel 2021, si rileva un ulteriore consolidamento della dinamica evolutiva, con un tasso di adozione del cloud pubblico nelle PMI al 45%, in crescita di tre punti percentuali rispetto al 2020. Nonostante questi segnali positivi, il ritardo è rimarcato dal fatto che il 78% delle PMI gestisce più della metà delle applicazioni all’interno del proprio Data Center. I principali freni all’adozione del cloud sono legati alla difficoltà nel valutarne costi e benefici, a timori riguardanti la sicurezza, alla carenza di competenze specifiche e, data la dispersione sul territorio, in alcuni casi, a limiti oggettivi nel disporre di una connettività adeguata.

La situazione fotografata dai numeri della ricerca 2021 dell’Osservatorio, pur lusinghiera, non riesce però a rappresentare completamente la fiducia che è emersa nelle discussioni svolte nell’ambito dei diversi workshop e incontri tenutisi durante l’anno di attività della ricerca. Questa fiducia largamente condivisa tra tutti gli stakeholder intervistati è determinata dalla presenza di una serie di “venti favorevoli” che a nostro parere interverranno per favorire ulteriormente l’adozione del cloud nel nostro Paese.

Le opportunità del progetto Ue Gaia-X e del PNRR

Innanzitutto, dal punto di vista internazionale, l’avvio dell’iniziativa Gaia-X (progetto partito da Germania e Francia e a cui l’Italia ha rapidamente aderito) con l’obiettivo di creare un’infrastruttura europea federata dei dati e di rafforzare la sovranità digitale degli utenti europei dei servizi cloud, segna un cambiamento importante nel ruolo che il nostro continente si appresta a giocare per affermare la propria posizione in un contesto attualmente dominato da USA e Cina.

A livello nazionale, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) pone sul piatto per la transizione digitale del nostro Paese quasi un terzo delle risorse totali, pari a circa 50 miliardi di euro, una ventina destinati alle imprese, 6 miliardi per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, quasi 7 miliardi per la banda ultralarga e poco meno di 1,5 miliardi per il fascicolo sanitario elettronico. Inoltre, il piano prevede un ampliamento delle incentivazioni fiscali per gli investimenti tecnologici volti alla digitalizzazione dei processi produttivi.

Guardando alla situazione specifica della Pubblica Amministrazione, il PNRR costituisce senza dubbio un’occasione irripetibile. I 6,14 miliardi destinati alla digitalizzazione della PA sono così suddivisi:

  • 0,90 miliardi per le infrastrutture digitali;
  • 1,00 miliardi per l’abilitazione e facilitazione della migrazione al cloud;
  • 0,65 miliardi per Dati e interoperabilità;
  • 2,01 miliardi per servizi digitali e cittadinanza digitale;
  • 0,62 miliardi per la Cybersecurity;
  • 0,61 miliardi per la digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali;
  • 0,20 miliardi per le competenze digitali di base;
  • 0,16 miliardi per il supporto alla trasformazione della PA locale.

Quale modello per la trasformazione della PA

L’insieme degli interventi proposti affida al cloud un ruolo centrale, in coerenza con l’approccio cloud first già definito nel Piano Triennale Agid 2020-2022 e ribadito nel PNRR. La trasformazione è stata progettata secondo due modelli complementari. In funzione dei requisiti di performance e scalabilità e della sensibilità dei dati coinvolti, le amministrazioni potranno migrare sul Polo Strategico Nazionale (PSN), una nuova infrastruttura dedicata, localizzata sul territorio nazionale e gestita da un operatore economico selezionato attraverso l’avvio di un partenariato pubblico-privato ad iniziativa di un soggetto proponente, oppure migrare sul cloud pubblico di uno tra gli operatori di mercato precedentemente certificati.

Il modello di cloud della PA prescelto è al momento prevalentemente concentrato sui temi del supporto infrastrutturale e della sicurezza e lascia in secondo piano aspetti fondamentali, ma decisamente più complessi, come quelli rivolti alla gestione e valorizzazione dei dati oggi in possesso dalla PA. D’altra parte, il ritardo da colmare della Pubblica Amministrazione italiana in termini di ICT è significativo e ad oggi non dispone di una adeguata base di competenze interne necessarie per attuare una trasformazione ancor più impegnativa.

Proprio per tal motivo particolare attenzione viene posta proprio sul tema delle competenze a cui vengono dedicati degli investimenti sia per l’incremento delle competenze digitali di base, sia per il supporto alla digitalizzazione con “pacchetti” completi che includeranno competenze tecniche e risorse finanziarie in una logica di vera e propria “migration-as-a-service”. Questo aspetto risulta decisamente positivo anche parametrato con i limiti che ancora emergono, come precedentemente descritto, rispetto alle competenze nelle grandi imprese e ancor più nelle PMI.

A livello generale emerge, quindi, un approccio pragmatico finalizzato a intervenire in primo luogo su aspetti prioritari quali infrastrutture e sicurezza. Questo non significa una mancanza di consapevolezza rispetto al fatto che il vero valore si possa ottenere prevalentemente dalla modernizzazione applicativa e dal gestire e valorizzare i dati in modo aperto, ma una presa d’atto di come questo aspetto costituisca una sfida decisamente più complessa e di come in passato troppe volte la digitalizzazione della PA abbia fallito proponendosi mete troppo ambiziose rispetto alla reale capacità di raggiungerle. L’obiettivo è quindi quello di innestare un circuito virtuoso, inserendo competenze e salendo di livello di ambizione. In questo senso, la strada è già segnata e sono sotto i nostri occhi casi importanti di successo: si pensi, ad esempio, a SPID, App IO e Green Pass che hanno raggiunto un livello di utilizzo e gradimento da parte dei cittadini sicuramente impensabile nel recente passato.

Conclusioni

Concludendo appare, quindi, evidente come il momento sia indubbiamente favorevole e costituisca un’occasione irripetibile per l’adozione del paradigma del cloud come leva per la modernizzazione del parco applicativo e dell’utilizzo delle tecnologie digitali. Il processo di trasformazione, in atto da tempo presso le grandi imprese, può essere considerato maturo e sul punto di garantire importanti ritorni per gli investimenti in atto. Il comparto delle PMI finalmente si è messo in moto e grazie anche alle risorse per la digitalizzazione presenti nel PNRR, può cogliere esempio e traino da quanto già in atto presso le grandi imprese. Infine, per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione c’è una nuova consapevolezza, si inizia a vedere una strategia chiara e ci sono fondi già stanziati.

Finalmente è stata assegnata all’innovazione digitale una chiara priorità nell’agenda politica e la strategia scelta è stata quella di impostare un piano capace di amplificare l’impatto delle risorse economiche allocate, stimolando gli investimenti privati del tessuto produttivo italiano. Occorre dunque, senza nascondere le rilevanti difficoltà che necessariamente vanno affrontate in ogni transizione, lavorare tutti insieme per far sì che questa occasione non venga sprecata e sia una leva importante per la modernizzazione del nostro Paese.

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