Infrastrutture digitali nel PNRR, occhio alla governance: ora evitare ritardi, rinvii e inefficienze - Agenda Digitale

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Infrastrutture digitali nel PNRR, occhio alla governance: ora evitare ritardi, rinvii e inefficienze

La governance dei progetti avrà un ruolo fondamentale per il rispetto della scadenza del 31 agosto 2026, data entro cui dovranno essere realizzati tutti gli investimenti previsti dal PNRR, anche quelli legati alle infrastrutture digitali. Cruciale sarà anche la semplificazione dei processi autorizzativi. I temi sul tavolo

18 Mag 2021
Francesco Bellini

Professore di Digital Transformation & Data Management – Università di Roma La Sapienza

Save the date: 31 agosto 2026. Questa è la data entro la quale dovranno essere realizzati tutti gli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) presentato dal Governo italiano al Parlamento e alla Commissione Europea. Entro tale scadenza tutti i progetti previsti dal PNRR non dovranno solo essere definiti e autorizzati ma anche essere effettivamente completati.

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Il dettaglio operativo dei singoli progetti non è stato ancora reso pubblico ma sappiamo già come il PNRR si articola in tema di infrastrutture digitali.

Infrastrutture digitali: gli obiettivi del PNRR

Ricordiamo quindi che nel Piano sono indicati obiettivi quali:

  • portare la connettività a 1 Gbps (Piano “Italia a 1 Giga”) a circa 8,5 milioni di famiglie, imprese ed enti nelle aree grigie e nere NGA a fallimento di mercato, puntando alla piena neutralità tecnologica.
  • l’inclusione di circa 450.000 unità immobiliari situate nelle aree remote (cosiddette case sparse), non ricomprese nei piani di intervento pubblici precedenti;
  • completare il Piano “Scuola connessa”, per assicurare la connessione in fibra a 1 Gbps ai 9.000 edifici scolastici non coperti dai piani precedenti (pari a circa il 20 per cento del totale);
  • assicurare connettività adeguata (da 1 Gbps fino a 10 Gbps simmetrici) agli oltre 12.000 punti di erogazione del Servizio sanitario nazionale (Piano “Sanità connessa”);
  • il Piano “Collegamento isole minori” per migliorare i collegamenti esistenti e rispondere alle crescenti esigenze di connettività BUL delle famiglie, imprese ed enti presenti in questi territori;
  • incentivare lo sviluppo e la diffusione dell’infrastruttura 5G nelle aree mobili a fallimento di mercato (Piano “Italia 5G”), ovvero le zone dove sono state sviluppate solamente reti mobili 3G e non è pianificato lo sviluppo di reti 4G o 5G nei prossimi 3 anni, o vi sono reti 4G che non garantiscono una performance adeguata;
  • accelerare la diffusione della copertura 5G lungo oltre 2.000 km di corridoi di trasporto europei e 10.000 km di strade extra-urbane, per abilitare lo sviluppo di servizi a supporto della sicurezza stradale, della mobilità, della logistica e del turismo.

Queto primo aspetto è la conferma dell’allineamento con gli obiettivi europei, i quali prevedono, entro il 2030, una connettività a 1 Gbps per tutti e la piena copertura 5G delle aree popolate. L’ambizione dell’Italia è di raggiungere gli obiettivi europei di trasformazione digitale in netto anticipo sui tempi, portando connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026, tramite la diffusione delle connessioni a banda ultra-larga sia con reti in fibra, sia con FWA e utilizzando anche le tecnologie radio 5G. A questo obiettivo definito flagship del programma Next Generation EU sono connessi gli altri obiettivi delle diverse Missioni del Piano che, ricordiamo, individua l’infrastruttura tecnologica come elemento abilitante dell’innovazione e della digitalizzazione del sistema produttivo, nonché come strumento per aumentare la produttività e ridurre il divario tra nord e sud ma anche quello di genere nel tessuto produttivo italiano.

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I ritardi nel completamento dei progetti BUL

Se guardiamo però agli indicatori e alla capacità del sistema Paese di realizzare con puntualità ed efficienza i progetti, dobbiamo purtroppo rilevare ancora una volta che i lavori del piano BUL sono stati completati in meno del 22% dei comuni interessati. Sicuramente c’è stato un sensibile miglioramento che ci ha fatto salire al Paese al 17° posto sui 28 Paesi UE nello specifico indice DESI 2020, con un tasso di copertura delle famiglie italiane con reti ultraveloci che è pari al 24 per cento rispetto a una media UE28 del 60 per cento, ma comunque, ancora oggi, l’attuazione delle iniziative di infrastrutturazione digitale si scontra principalmente con la durata e la complessità dei procedimenti autorizzativi.

Figura – Stato del piano BUL al 9 maggio 2021 (Fonte: https://bandaultralarga.italia.it/evoluzione-piano/)

Il nodo della semplificazione

Il PNRR prevede che l’implementazione sia accompagnata da “un percorso di semplificazione dei processi autorizzativi che riconosce le infrastrutture per la cablatura in fibra ottica e per la copertura 5G come strategiche, velocizzandone così la diffusione sul territorio”.

Bisognerà vedere quindi come, in tempi auspicabilmente rapidi, verrà attuato questo percorso di semplificazione responsabilizzando le singole amministrazioni e inserendo al contempo personale competente nei ruoli chiave.

Il tema della neutralità e la previsione di garantire la piena concorrenza nella fornitura dei servizi ci portano alla seconda considerazione fondamentale in relazione alla strategia sviluppo della rete in fibra ottica che da mesi sembra arenata sul tema rete unica. Il combinato disposto degli elementi rintracciabili nel PNRR e delle affermazioni di alcuni esponenti del Governo fanno pensare alla volontà di superare il progetto di rete unica sposato dal precedente governo e che si è presto trasformato in un Risiko di assetti societari facendo probabilmente distogliere l’attenzione da quelli che sono e restano i tre obiettivi principali, ovvero:

  • raggiungere con la BUL il maggior numero di cittadini, imprese e scuole nel minor tempo possibile;
  • garantire la neutralità tecnologica facendo leva sulle migliori soluzioni tecnologiche disponibili, sia fisse che wireless;
  • garantire adeguati livelli di concorrenza fra tutti gli operatori del settore.

La linea di assicurare “qualsiasi situazione adatta a dare la banda larga a tutti… con delle gare, dei sussidi che potranno andare a degli operatori in concorrenza, a degli operatori in collaborazione o in consorzio…” indicata dal ministro Colao sembra andare nella direzione che punta a superare anche le perplessità espresse dalla Commissione Europea sull’operazione di Tim/Open Fiber. Appena si sono appalesate le prime indiscrezioni sul nuovo orientamento governativo sono cominciate le avvisaglie legali da parte degli interessati che non si vorrebbe fossero da ulteriore intralcio al raggiungimento degli obiettivi del Piano.

Conclusioni

In questo quadro ancora molto fluido assume quindi un ruolo fondamentale la governance dei progetti, essendo la stessa un sistema molto complesso dove si intersecano ruoli e responsabilità a livello centrale e locale. L’auspicio è che la data che abbiamo indicato all’inizio nonché le scadenze intermedie, il cui rispetto abilita all’erogazione delle diverse tranche di finanziamento, siano considerate come inderogabili da tecnici e politici e il rispetto dei tempi sia associato a una gestione efficace ed efficiente delle risorse disponibili.

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