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Piano banda ultralarga e Comuni, ecco le mosse per evitare il rischio digital divide

Una rete in fibra ottica nazionale è essenziale per potenziare i servizi fondamentali, la competitività delle imprese, i diritti di cittadinanza e lo sviluppo delle aree interne. Occorre però anche sostenere la domanda e accompagnare i Comuni nell’implementazione del Piano BUL. Ecco gli strumenti predisposti da Anci

20 Nov 2018

Mauro Savini

Referente ANCI per le infrastrutture digitali


Completare la realizzazione di una rete nazionale in fibra ottica e colmare così il gap infrastrutturale del Paese significa accompagnare il potenziamento e l’innovazione di servizi fondamentali, come ad esempio quelli legati alla mobilità, all’istruzione, all’assistenza, agendo direttamente sull’innalzamento della qualità dei diritti di cittadinanza e della competitività delle imprese.

Senza contare il miglioramento dei sistemi di prevenzione e allerta della popolazione e le possibilità di sviluppo e innovazione delle aree interne e meno popolate del territorio. Contestualmente alla costruzione dell’infrastruttura digitale, però, occorre fin da subito agire per sostenere la domanda delle imprese e dei cittadini, lavorando sulla definizione e offerta di servizi innovativi a forte impatto territoriale, anche mettendo in campo meccanismi che siano in grado di coinvolgere il mondo delle PMI e degli operatori locali.

Analizziamo, quindi, di seguito, il ruolo dei Comuni, le criticità legate alla disomogeneità delle procedure fra le diverse amministrazioni e gli strumenti operativi predisposti dall’Anci a supporto dell’attività amministrativa.

La strategia BUL nazionale e il ruolo dei Comuni

La strategia italiana per la banda ultralarga si caratterizza come una delle principali politiche industriali attualmente in essere nel Paese non solo in termini di investimenti pubblici, con una previsione di utilizzo di risorse pari a oltre 3 miliardi di euro, ma anche relativamente all’impatto territoriale: fra interventi diretti nelle cosiddette aree a fallimento di mercato e piani di investimento privato degli operatori, nei fatti non c’è Comune della Penisola che, da qui ai prossimi due anni, non sarà interessato da una qualche forma di intervento.

L’eliminazione del digital divide infrastrutturale in tutto il Paese è d’altronde un obiettivo decisivo per ogni politica di sviluppo locale, sia in termini di servizi alla cittadinanza che di condizioni di competitività delle imprese.

In questo quadro, i Comuni giocano un ruolo decisivo, come evidenziato anche in un recente evento IATT: pur se nel disegno della strategia, e del relativo Piano di attuazione, la pianificazione e attuazione degli interventi è demandata al livello centrale in raccordo con le Regioni, gli Enti locali rappresentano un’interfaccia fondamentale in virtù delle loro competenze di pianificazione territoriale e come proprietari dei terreni (in particolare strade) dove vengono localizzati gli interventi, oltre ad essere un attore istituzionale potenzialmente decisivo per l’aggregazione della domanda a livello territoriale.

In questa fase di attuazione del Piano, l’attenzione verso i Comuni è fortemente incentrata sulla gestione della permessistica per gli interventi di posa della fibra ottica: l’entrata a regime degli interventi nelle aree bianche – con un’evidente accelerazione, negli ultimi tre mesi, dell’apertura dei cantieri da parte di Open Fiber certificata dagli ultimi dati Infratel – sta conseguentemente aumentando in maniera esponenziale le richieste di autorizzazione che vengono presentate ai Comuni, generando un significativo impatto amministrativo legato alla verifica della documentazione presentata, alla valutazione delle tecniche di posa della fibra proposte e alla programmazione e controllo dei cantieri. Come noto, per accompagnare l’attuazione del Piano BUL il D.lgs. 33/2016 ha introdotto significative novità in merito all’iter autorizzatorio per le infrastrutture di comunicazione elettronica, fra le quali: riduzione dei tempi per la verifica delle richieste, spinta al riutilizzo di infrastrutture esistenti e all’utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale per la posa della fibra ottica, coordinamento degli interventi. Quale ulteriore elemento di supporto al Piano, Infratel ha chiesto alle Province e ai Comuni sui cui territori siano previsti interventi di realizzazione della rete pubblica, di stipulare una convenzione che recepisce nei fatti le previsioni del D.lgs. 33/2016.

Modalità di gestione degli interventi disomogenee

A fronte di questo contesto di azione, le modalità di gestione amministrativa degli interventi risultano, ad oggi, molto differenziate sul territorio nazionale, anche in virtù di diverse modalità di accompagnamento agli Enti locali messe in atto dalle Regioni e di un impatto significativo delle attività sui piccoli Comuni, che con strutture amministrative ridotte sono inevitabilmente in difficoltà nel gestire procedure complesse in tempi stretti. Pur in presenza di una volontà politica locale che, ormai in maniera che si può definire generalizzata, spinge per l’accelerazione della realizzazione di una rete che garantisca velocità di connessione adeguate per tutti i territori, in alcuni casi le modalità attuative del ciclo degli interventi – programmazione, progettazione, richiesta e verifica delle autorizzazioni, apertura e gestione dei cantieri – presentano ancora delle farraginosità che vanno analizzate e affrontate mediante una collaborazione fra tutti gli attori coinvolti.

Da una parte, i Comuni segnalano l’ancora bassa conoscenza delle caratteristiche e delle tempistiche relative ai piani di intervento degli operatori, che spesso non permette un adeguato livello di coordinamento con altri lavori pubblici previsti sui territori, nonché il persistere di alcune problematiche operative legate alla gestione dei cantieri. Relativamente a quest’ultimo aspetto, il tema del ripristino del manto stradale è in molti casi dirimente, con casi accertati di lavori non effettuati a regola d’arte con conseguente creazione di disagi alla cittadinanza. Sul fronte degli operatori di telecomunicazioni, questi rappresentano spesso ai Comuni e all’ANCI la disomogeneità delle procedure fra le diverse amministrazioni e, in alcuni casi, la lunghezza delle tempistiche per la concessione delle autorizzazioni rispetto ai propri piani di intervento.

In questo caso, è importante sottolineare come le maggiori criticità si riscontrino non tanto quando la competenza dell’autorizzazione è esclusiva del singolo Comune, quanto nei casi in cui si debbano attivare conferenze dei servizi a causa della necessità di espressione di parere da parte di più Enti. In alcuni contesti, le amministrazioni regionali hanno assunto un forte ruolo di coordinamento adottando un modello centralizzato, con il quale aggregano lotti di Comuni e procedono con conferenze dei servizi di area, mentre in altri lasciano la gestione delle conferenze all’iniziativa dei singoli Comuni. Sul tema delle procedure amministrative, invece, va citato il lavoro che si è da poco attivato nell’ambito dell’Agenda per la Semplificazione della Presidenza del Consiglio e relativo alla definizione di una modulistica standard a livello nazionale per tutte le comunicazioni e richieste di autorizzazioni relative alle TLC: un’azione che, come già successo ad esempio nel settore dell’edilizia, ha la possibilità di permettere un’armonizzazione del procedimento amministrativo fra i diversi Enti locali.

La reale portata del processo di infrastrutturazione

Affrontare e risolvere i nodi relativi all’attuazione degli interventi di realizzazione della BUL non deve però far passare in secondo piano la consapevolezza riguardo alla reale portata innovativa del processo in corso. Va infatti reso evidente come la disponibilità di banda ultra-larga permette di accompagnare con maggior efficacia lo sviluppo di alcune politiche pubbliche che in questo momento stanno particolarmente interessando il Paese e sulle quali il sistema dei Comuni rappresentato da ANCI è particolarmente impegnato. Si fa riferimento in particolare al potenziamento delle aree metropolitane, all’accompagnamento ai percorsi di specializzazione e rilancio delle città medie e, non da ultima, alla rinnovata attenzione all’individuazione di strategie di sviluppo delle aree interne e meno popolate del Paese, che possono tornare a riacquisire una loro centralità anche grazie alla capacità di proporsi come luoghi attrattivi – di flussi turistici ma anche di nuove specializzazioni produttive – perché non più gravate da uno svantaggio infrastrutturale legato alla scarsa connettività.

Colmare il gap infrastrutturale del Paese significa di conseguenza accompagnare il potenziamento e l’innovazione di servizi fondamentali, come ad esempio quelli legati alla mobilità, all’istruzione, all’assistenza, agendo direttamente sull’innalzamento della qualità dei diritti di cittadinanza. Non solo: come purtroppo insegnano le conseguenze degli eventi atmosferici delle ultime settimane, avere la disponibilità di connessioni affidabili e performanti in ogni area del Paese diventa fondamentale anche per un’azione di monitoraggio del territorio pervasiva che può migliorare i sistemi di prevenzione e allerta della popolazione.

Cosa serve, oltre alla rete

Affinché questo scenario si realizzi effettivamente, accanto all’importante sforzo fatto sul lato della costruzione dell’infrastruttura digitale ne va da subito affiancato un altro mirato a sostenere la domanda delle imprese e dei cittadini, soprattutto quelli che abitano nelle aree interne e in generale in quelle a fallimento di mercato. Per fare ciò, oltre all’attivazione di misure di supporto tramite voucher, è importante lavorare sulla definizione e offerta di servizi innovativi a forte impatto territoriale, anche mettendo in campo meccanismi che siano in grado di coinvolgere il mondo delle PMI e degli operatori locali.

Questo vale in particolare nelle aree bianche: va assolutamente evitato, infatti, il rischio che a fronte della realizzazione dell’infrastruttura non segua un’immediata attivazione del servizio da parte degli internet provider, pena il rischio di un effetto boomerang dovuto alla mancata realizzazione delle aspettative di cittadini e imprese di queste aree.

Un tassello fondamentale di questa costruzione rimane la necessità di una forte azione di sensibilizzazione e informazione verso le amministrazioni locali sul Piano BUL e in generale sull’evoluzione digitale. Ad oggi, infatti, gli amministratori locali, e in special modo quelli provenienti dalle aree con maggiori livelli di digital divide, pur percependo e rappresentando le pressioni provenienti dai loro cittadini, fanno fatica a pianificare uno sviluppo territoriale basato sulle potenzialità del digitale. Non è solo un problema culturale, ma anche di mezzi: finora i Comuni hanno spesso “subìto” le scelte infrastrutturali degli operatori TLC e di servizio da parte dei service provider, non avendo risorse sufficienti, umane e strumentali, e reali leve di politica locale per indirizzarle.

Gli strumenti operativi predisposti dall’Anci

Per accompagnare i Comuni nell’implementazione della Strategia per la Banda Ultra Larga l’ANCI, anche a seguito di un costante lavoro di confronto con gli attori istituzionali di riferimento e con i soggetti di mercato, ha predisposto direttamente e/o raccolto una serie di strumenti operativi a supporto dell’attività amministrativa, mirati a facilitare il rapporto con gli operatori TLC impegnati nella realizzazione degli interventi e in generale nella gestione delle funzioni di autorizzazione e controllo.

Si tratta in particolare di:

  • Linee guida per i Comuni per l’utilizzo e il trasferimento dati al SINFI, predisposte in collaborazione con Infratel Italia nell’ambito del Comitato di coordinamento e monitoraggio del SINFI istituito presso il MISE: si tratta di un vademecum nel quale vengono esplicitate le responsabilità in capo ai Comuni in ordine al trasferimento dei dati al catasto delle infrastrutture e le relative specifiche tecniche;
  • Prassi operativa fra associazioni di rappresentanza dei gestori del gas, IATT e ANCI  per la progettazione condivisa degli interventi di posa della fibra ottica attraverso tecnologie trenchless: si tratta di una prassi operativa che le rappresentanze dei gestori del gas e degli operatori TLC si sono impegnate a rispettare precedentemente all’invio della richiesta di autorizzazione agli scavi da presentare al Comune, al fine di ridurre il rischio di interferenze fra le reti e di incidenti nei cantieri.
  • Protocollo d’intesa fra ANCI e H3G, Vodafone e Wind per la determinazione del valore delle locazioni per le stazioni radio base per la telefonia mobile: si tratta di un’intesa, vigente dal 2016 e a cui hanno aderito oltre 100 Comuni, che consente di stabilire un criterio univoco e basato sui valori immobiliari per la determinazione del canone di locazione delle stazioni per la telefonia mobile, con una specifica clausola di salvaguardia per i piccoli Comuni. L’Accordo ha consentito di risolvere numerosi contenziosi fra Comuni e operatori.
  • Supporto all’adesione dei Comuni alla rete federata “WiFi.Italia.It”: finalizzato a integrare le reti pubbliche comunali nella nel sistema federato nazionale promosso dal MISE e accessibile con credenziali uniche a livello nazionale.
  • Avvio di collaborazione operative con associazioni di rappresentanza del comparto (AnFOV, IATT) per la condivisione di prassi operative, iniziative info-formative e confronto istituzionale.

La maggior parte di questo lavoro è fruibile scaricando il Quaderno ANCI “L’infrastrutturazione digitale del territorio in Banda Ultra Larga: procedure, obblighi e strumenti per i Comuni”, contenente lo stato della normativa di settore e indicazioni operative per le Amministrazioni.

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