MISE

Piano Scuola “gigabit” e voucher alla domanda: Italia verso un nuovo “servizio universale”

La scorsa settimana il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato due decreti per attuare il piano scuola per portare 1 Gigabit in almeno 32 mila plessi scolastici pubblici e il bonus 500 euro per pc e internet. La domanda di banda ultra larga è maturata con il covid. Ora bisogna varare il nuovo servizio universale

06 Ott 2020
Dimitri Tartari

Coordinatore tecnico Commissione Agenda Digitale Conferenza delle Regioni e Province Autonome


Banda ultra larga 1 Gigabit in almeno 32 mila plessi scolastici e pubblici (il “piano scuola”). Un bonus 500 euro per pc e internet per una platea di 400mila persone.

Le misure

Finalmente vediamo l’attuazione di un lungo percoso. Durante il lockdown le Regioni hanno chiesto ed ottenuto di orientare risorse su incentivi su questi due fronti e la scorsa settimana il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato i due relativi decreti. Sono misure molto importanti, per due fronti che si sono dimostrati critici soprattutto durante il lockdown, ma che lo erano già da tempo: la domanda banda ultra larga, la connessione delle scuole

Parliamo di svariate centinai di milioni di euro – 400 milioni per le scuole, 204 milioni per i voucher -tra fine 2020 e il 2021 con ricadute molto concrete.

Finalmente gli incentivi alla connettività prenderanno presto avvio iniziando dalle fasce di popolazione più debole (con ISEE inferiore 20.000 euro) e i primi interventi sulle scuole sono stati realizzati, in alcune regioni, già dal mese di agosto.

Dopo il covid-19 tutto è cambiato

Perché tutto ciò è rilevante?

La banda ultra larga del 2015 non ha più nulla a che vedere con le esigenze e i fabbisogni del 2020, il Covid-19 e il conseguente isolamento sociale hanno chiarito a tutto il popolo italiano quale sia l’opportunità e l’utilità di disporre di una connessione ad elevata velocità presso la propria abitazione, gli spazi pubblici ed il posto di lavoro e/o produzione.

La domanda potenziale del pre-Covid non è più un dato realistico, la domanda di banda è oggi al primo posto dei desideri e di conseguenza una delle principali preoccupazione dei milioni di lavoratori più o meno “smart” e degli studenti che affiancano alla didattica in aula quella a distanza, gli italiani hanno scoperto i servizi on line della pubblica amministrazione e apprezzato ancora di più quelli offerti dai privati.

Nelle condizioni attuali non ci sono ragioni per non volere e pretendere che l’accesso alla Rete ad elevata velocità sia un “diritto” e quindi corrisponda ad un servizio universale riconosciuto e garantito a tutti anche con investimenti pubblici, in ogni parte del paese.

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Verso un nuovo servizio universale

La discussione sul servizio universale non è qualcosa di nuovo nel panorama delle telecomunicazioni ed in particolare della connettività alle unità immobiliari (e quindi non in mobilità). Fino al 2019 pareva un eccesso una richiesta di un sottogruppo sociale che scommetteva nella tecnologica “fissa” quando la maggioranza della cultura “pop” passava dal mobile. Questo pensiero ora è diventato mainstream e questo, purtroppo, grazie ad una pandemia globale.

La riclassificazione delle tecnologie di connessione secondo la nuova sigla VHCN (very high capacità network, fibra nelle case o fwa) deve quindi certo prendere il via dalle novità in termini di performance di trasmissione di soluzioni realizzati alternative alla fibra ottica ma deve anche tenere in considerazione la domanda massiccia e impellente di “banda”, che oggi è importante al pari di elettricità, acqua e gas per rendere veramente “abitabile” un immobile.

I prossimi passi necessari

Per questa ragione il primo punto su cui Governo e sistema delle Regioni devono fare chiarezza è che al di la delle nuove nomenclature e delle nuove strutture aziendali (di agostano annuncio) il primo passo deve essere quello di completare gli interventi programmati e pianificati con il Piano Nazionale Banda Ultra Larga di cui Open Fiber è realizzatore dell’infrastruttura e concessionario. Questo punto è il più importante ora perché proprio in questo 2020 serve accelerare e mantenere e ampliare la capacità realizzativa tanto faticosamente messa in campo da Open Fiber.

Buone notizie quindi quelle che arrivano dalla consultazione Infratel anche se servirebbe poter avere garanzie sugli investimenti degli operatori che anche in passato avevano programmato interventi che poi non avevano trovato realizzazioni nella realtà.

Tutto pare quindi convergere in uno scenario che seppure complesso e con molte problematiche vede una concentrazione di azioni e risorse combinate.

Le riflessioni su rete unica pubblica e servizio universale vanno portate avanti su tutti i tavoli e piani nazionali ed internazionali avendo cura però che tali ragionamenti non influenzino i lavori in corso lasciando intendere che ci siano soluzioni semplici e veloci a problemi complessi. Investire risorse pubbliche in connettività oggi è la cosa che va fatta e che permetterà di proiettare il Paese verso un nuovo.

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