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Direttore responsabile Alessandro Longo

sicurezza

Più sicuri contro il crimine grazie alla banda ultra larga: il Trentino fa avanguardia

di Alessandro Zorer, Trentino Network

07 Giu 2016

7 giugno 2016

Lo sviluppo delle tecnologie digitali sta facendo evolvere gli strumenti a supporto delle forze dell’ordine per il presidio del territorio e il mantenimento della sicurezza pubblica. Sino ad ora questa attività è stata svolta perlopiù a livello strettamente locale attraverso sistemi di videosorveglianza. Ora, grazie all’infrastruttura tecnologica a banda larga ci sono le condizioni per razionalizzare e standardizzare queste soluzioni e al contempo per consentire una loro integrazione in rete

Il Trentino muove i primi passi, avanguardia in Italia, per un nuovo modello di sicurezza del territorio e digitale, grazie alle nuove reti banda larga e banda ultra larga.

Trentino Network, società della Provincia Autonoma di Trento responsabile dello sviluppo della rete, diventa così un attore abilitante centrale per una nuova fase in cui l’obiettivo è migliorare la capacità di prevenire e rispondere a ogni problema di sicurezza e alle emergenze del territorio.

Lo sviluppo delle tecnologie digitali sta facendo evolvere infatti gli strumenti a supporto delle forze dell’ordine per il presidio del territorio e il mantenimento della sicurezza pubblica. Sino ad ora questa attività è stata svolta perlopiù a livello strettamente locale attraverso sistemi di videosorveglianza. Il problema di questi sistemi è che, per essere efficaci, richiedono un certo impegno da parte delle forze dell’ordine e difficilmente possono essere acceduti da remoto. Ora, grazie all’infrastruttura tecnologica a banda larga ci sono le condizioni per razionalizzare e standardizzare queste soluzioni e al contempo per consentire una loro integrazione in rete, nel rispetto delle normative e dei livelli di sicurezza necessari.

Per fare fronte a ciò, la Provincia Autonoma di Trento assieme al Commissariato del Governo si stanno impegnando, nell’ambito delle rispettive competenze, a migliorare e integrare il circuito informativo interistituzionale per il mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica e a garanzia e tutela dei cittadini. A questo scopo è stato costituito, presso il Commissariato del Governo, un apposito tavolo sotto il coordinamento tecnico di Trentino Network al quale partecipano:

– il Commissariato del Governo con i rappresentanti di Questura, Comando Provinciale dei Carabinieri e Comando Provinciale della Guardia di Finanza;

– la Provincia Autonoma di Trento con Trentino Network, Fondazione Bruno Kessler, Trentino Trasporti SPA;

– il Consorzio dei Comuni Trentini.

In primis si è svolta la mappatura e la georeferenziazione dei sistemi di videosorveglianza presenti sul territorio provinciale ed ora è in corso l’analisi dei tecnici per la razionalizzazione di questi sistemi in modo da efficientare la spesa e al contempo consentirne sia il monitoraggio da remoto che l’integrazione. L’obiettivo è di connettere i sistemi di videosorveglianza con le sale operative delle Forze dell’Ordine, per consentire, in tempo reale, la visione ed il prelievo delle immagini, sia a scopi preventivi che di repressione. Nella sua evoluzione il sistema potrà prevedere funzionalità di analisi basate su una visione georeferenziata per favorire indagini basate su percorsi stradali, accessi territoriali o altre logiche di interesse.

 

Gli sviluppi tecnici futuri

Negli scorsi anni Trentino Network ha messo in campo un servizio di videosorveglianza in rete multi-utente, che gestisce tramite una infrastruttura centralizzata e che è stato adottato da diverse amministrazioni comunali. Inoltre, la società Trentino Trasporti ha un sistema di videosorveglianza distribuito in 36 sedi periferiche (stazioni e rimesse treni/autobus) che conta oltre 300 telecamere installate, alle quali si sono aggiunte le telecamere inserite nei mezzi di trasporto urbano arrivando a oltre 600. Infine, anche grazie ad un progetto ministeriale, il Comune di Trento ha implementato un progetto denominato TE.AM. – TElecamere AMiche tramite il quale ha  realizzato tre centrali video presso le sedi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia Municipale con l’accesso al sistema di videosorveglianza dell’Amministrazione Comunale, sia alle telecamere di video-controllo sia a quelle di lettura targhe e controllo dei varchi.

Data l’alta numerosità delle telecamere presenti nelle varie amministrazioni e l’eterogeneità dei sistemi di videosorveglianza, per migliorare la dotazione tecnologica al supporto della sicurezza integrata sul territorio è necessario agire su due fronti: l’adeguamento e l’integrazione dei sistemi di videosorveglianza locali, e  l’implementazione di un Cruscotto Territoriale Integrato di sicurezza e videosorveglianza, in grado di dare supporto agli organi di Pubblica Sicurezza tramite un punto di accesso unico che fornisca meccanismi di allertamento preventivo rispetto a situazione di potenziale pericolo e di controllo in fase di indagine, interloquendo in automatico con i sistemi di videosorveglianza. Sia i sistemi di videosorveglianza che il Cruscotto Territoriale devono essere gestiti e monitorati in rete, oltre ad essere adeguati all’evoluzione delle normative di riferimento.

Lo sviluppo del progetto, vista la sua complessità sia tecnologica che organizzativa, è previsto in tre fasi tra il 2016 ed il 2018.  Le attività già svolte riguardano di censimento delle soluzioni di Videosorveglianza attualmente in campo negli Enti Locali, in collaborazione con il Consorzio dei Comuni Trentini.

Un nuovo modello tecnico e organizzativo

L’evoluzione tecnologica in Trentino viaggia di pari passo con un lo sviluppo ed il coordinamento organizzativo per la sicurezza.

Sono infatti due i temi in ballo. Da una parte, un migliore controllo del territorio grazie a strumenti informatici e alla gestione dell’emergenza con la messa in comune di dati da parte di diversi soggetti deputati a queste funzioni. Dall’altra, la necessità di proteggere i datacenter che contengono queste informazioni, sempre più importanti, e le relative reti.

Ecco perché è importante creare legami tra diversi stakeholder per sviluppare e proteggere al tempo stesso questa nuova infrastruttura. I legami da creare sono tra il mondo della sicurezza in senso stretto (forze dell’ordine), quello della tecnologia (gestori di rete e datacenter) e i soggetti deputati alla protezione del territorio.

L’obiettivo insomma è creare sia una collaborazione tra queste entità sia una infrastruttura in grado di servirle tutte, partendo dal fatto che ci sono dati di interesse comune.

Come fare? Questo è lo scopo dei gruppi di lavoro che coinvolgono le diverse competenze in gioco, per capire cosa serve a ciascuno e come dare a tutti gli strumenti più efficaci. Il tutto tenendo conto che ci sono altre iniziative in corso sugli stessi temi, con le quali collaborare e integrarsi. A livello nazionale (come il CERT Nazionale e il CERT PA) o a livello locale (l’evoluzione dei SOC territoriali), per la sicurezza fisica e  informatica.

Deve crescere molto la capacità di collaborazione tra i diversi ambiti e tra centro e periferia. Al tempo stesso deve crescere la consapevolezza dell’importanza di questi dati e delle relative infrastrutture.

Se a livello nazionale sta crescendo l’importanza dei CERT del livello centrale, anche localmente è necessario sviluppare competenze e consapevolezza per gestire questi fenomeni, possibilmente in collaborazione con i soggetti industriali che possono contribuire alla gestione della sicurezza.

Di fronte alla complessità di questi obiettivi, laddove presenti le società in-house locali possono svolgere un ruolo abilitante. Sono infatti la naturale trait d’union tra i diversi soggetti, in quanto abbracciano entrambi i mondi: quello dell’innovazione tecnologia e quello dello sviluppo organizzativo integrato.

 

 

 

 

  • agh

    Bolsa propaganda, vera fuffa 100%. Sono vent’anni (venti!) che sono inchiodato ad Alice 7 mb, senza alcuna possibilità di uscita. La propaganda provinciale di stampo sovietico, martella sui media la meraviglie farlocche della fibra ottica trentina, che resta però irraggiungibile alla quasi totalità dei cittadini trentini che devono nuotare nel pantano del monopolio Telecom da sempre. Questa velina pietosa della lotta al crimine tramite videosorveglianza fa ridere i polli. Perché Agenda Digitale si presta a pubblicare queste marchette avvilenti? Un po’ di verità sul gruppo https://www.facebook.com/groups/trentinoenbanda

  • Alberto

    @agh
    il tuo commento è senza dubbio interessante, però perché non pubblicate le vostre verità alternative magari su un blog accessibile a tutti? Non siamo tutti seguaci di facebook.

  • agh

    Caro Zorer, certo, 20 anni per passare dal dialup ai 6 mb (scarsi), se per lei questo è progresso… 🙂 Se dedicaste un centesimo delle energie impegnate a fare propaganda per portare realmente la banda larga ai trentini (larga eh, non ultra larga, e men che meno la fibra) saremmo già ad una situazione più accettabile. I dati Istat citati sono una farsa, perché considerano “banda larga” anche una connessione da 2 mb! Ma questo guarda caso non lo specificate mai, dite sempre “fino a” come i piazzisti di contratti telefonici

  • agh

    grazie alberto. Qui abbiamo pubblicato un riassunto della (vera) situazione della banda larga trentina: come si vede è molto differente da quella descritta dalla martellante propaganda sovietica dove si fa credere che il Trentino sarebbe una specie di paese di Bengodi dove tutti viaggiano a 20mb o sono collegati alla fibra ottica (maddeché!). La realtà purtroppo è molto diversa e molto peggiore https://docs.google.com/document/d/1nZn8zSm-cLGcX-NeIJBEOBCgIAd9p6-leJhrKyHXG3w/edit

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