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Direttore responsabile Alessandro Longo

politecnico di Milano

Polimi: “Le imprese digitali sono una minoranza, andiamo oltre la fattura elettronica”

di Irene Facchinetti, osservatori Politecnico di Milano

05 Lug 2016

5 luglio 2016

È sbagliato continuare a guardare alle mosse del Legislatore per decidere di conseguenza se intraprendere o meno un percorso verso la digitalizzazione: rimandare con questo alibi può risultare decisivo per il proprio “essere” o “non essere”. Non è più tempo di indecisioni e attese: è il momento di agire. Di muovere passi decisi su un percorso – convinto e ragionato – di trasformazione Digitale: un’evoluzione ormai non più procrastinabile

Dopo la Fatturazione Elettronica verso la Pubblica Amministrazione e con l’aspettativa di una nuova azione legislativa, molte imprese sembrano in attesa di conoscere se la “Fatturazione Elettronica B2b” – così come intesa e stimolata dal Legislatore – si rivelerà un’opportunità concreta o si trasformerà in un ulteriore adempimento a loro carico. In tempi di Digital Disruption, dovremmo ormai aver capito che nessuno può (più) permettersi un atteggiamento attendista.

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un effetto dirompente del digitale: abilitatore di nuovi mercati e modelli di business, “arma letale” per le prassi vigenti in contesti più consolidati. Come ha sempre sostenuto l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, il Digitale rappresenta soprattutto un importante – forse vitale – alleato per le nostre imprese: che vogliono continuare a fare business, che ambiscono a crescere o a preservare i propri margini, che si propongono di recuperare o conquistare maggior competitività.

Nella profonda convinzione che la trasformazione digitale del nostro Paese non possa prescindere dal B2b, guardiamo alle imprese che già hanno mosso alcuni passi sul proprio percorso di Digitalizzazione. Durante il 2015, le imprese che in Italia utilizzano soluzioni digitali – l’EDI, le Extranet e i Portali B2b – per veicolare i documenti di supporto alle relazioni di business con i propri partner commerciali (PA esclusa) sono oltre 100.000: il 43% delle Grandi imprese, il 24% delle PMI e lo 0,6% delle realtà micro e individuali. In particolare, sono arrivate a quota 11.000 le imprese che, tramite reti EDI, hanno scambiato con i propri clienti e/o fornitori oltre 110 milioni di documenti (+38% tra 2014 e 2015). A queste reti, si aggiungono circa 400 “ecosistemi” – creati generalmente da imprese capo-filiera mediante lo sviluppo di una Extranet o di un Portale B2b – che connettono tra loro circa 100.000 organizzazioni, abilitando relazioni anche di carattere “collaborativo”. Non si può non citare, nell’ultimo anno, l’impatto della Fatturazione Elettronica verso la PA, che ha svolto un ruolo da protagonista nel panorama della Digitalizzazione: oltre 35 milioni di Fatture in formato elettronico strutturato inviate a oltre 56.000 uffici della PA da oltre 750.000 imprese (secondo i dati ufficiali dell’Agenzia dell’Entrate, aggiornati a fine maggio 2016). Un cambiamento epocale che ha coinvolto la PA e i propri fornitori, ora tenuti a gestire e conservare digitalmente le Fatture elettroniche scambiate.

Questi dati – presentati dall’Osservatorio in occasione del Convegno dello scorso 16 giugno– mostrano un grado di digitalizzazione delle imprese in costante crescita, tuttavia la diffusione di soluzioni digitali rimane ancora troppo “a macchia di leopardo” se guardiamo al tessuto economico italiano nel suo insieme. Non mancano certamente casi di eccellenza, ma la maggior parte delle imprese si avvicina al tema della digitalizzazione senza una visione sistemica e spesso con un approccio che porta allo sviluppo al più di isole applicative e non a delineare un percorso di innovazione digitale organico e strutturato.

Eppure oggi l’innovazione digitale è – (forse) ancor prima che un’ottima opportunità da cogliere – un’urgenza che occorre saper governare. Stiamo assistendo alla creazione di un Mercato Unico Digitale, in cui le imprese di tutta Europa possono commercializzare i propri prodotti/servizi e trovare facile accesso online a quelli offerti in tutti gli altri Paesi. Tutte le organizzazioni saranno quindi chiamate a “essere digitali” – e a scambiare elettronicamente i documenti afferenti al ciclo commerciale – poiché si troveranno, in modo ancor più forte e diretto, a competere in quest’arena con altre imprese: magari più grandi e strutturate, magari che hanno già azionato la leva del digitale a proprio favore.

È sbagliato, quindi, continuare a guardare alle mosse del Legislatore per decidere “di conseguenza” se intraprendere o meno un percorso verso la Digitalizzazione: rimandare con questo alibi può risultare decisivo per il proprio “essere” o “non essere”. Non è più tempo di indecisioni e attese: è il momento di agire. Di muovere passi decisi su un percorso – convinto e ragionato – di trasformazione digitale: un’evoluzione ormai non più procrastinabile.

 

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