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PCT

Processo telematico, il futuro è senza PDF (ma l’Italia non l’ha capito)

di Giuseppe Vitrani, avvocato del foro di Torino, socio fondatore e tesoriere del Centro Studi Processo Telematico

02 Mar 2016

2 marzo 2016

Con le attuali riforme andiamo verso il processo civile telematico 2.0, ma è già auspicabile un progresso verso il 3.0. Superare la forma attuale dell’atto processuale rigidamente ancorata, nel mondo digitale, al formato pdf. Passare da atto a dato, da portatore di concetti (magari prolissi e ripetitivi) a fornitore di dati essenziali per la decisione sulla sorte del bene della vita agognato dalla parte ricorrente. Ma le norme non ci hanno pensato ancora

Molto si parla in questi giorni di riforme per il processo civile e per il processo telematico, sicché è possibile che nel giro di pochi mesi il pct che conosciamo ora cambi decisamente volto e si giunga ad una sorta di processo 2.0.

Ciò che non è dato leggere nei progetti di legge è uno scenario, che potremmo definire “PCT 3.0”, che superi la forma attuale dell’atto processuale rigidamente ancorata, nel mondo digitale, al formato pdf e lo trasfiguri mutandone l’essenza stessa: da atto a dato, da portatore di concetti (magari prolissi e ripetitivi) a fornitore di dati essenziali per la decisione sulla sorte del bene della vita agognato dalla parte ricorrente.

Si pensi al procedimento monitorio: perché scrivere un atto in pdf, magari infarcendolo di citazioni giurisprudenziali, quanto basterebbe fornire tre / quattro dati: creditore, debitore, ammontare e ragione del credito? E se bastano questi dati perché utilizzare un atto complesso e non limitarsi a fornire tutto ciò in semplice forma strutturata attraverso un file xml?

Da questa riflessione ne discende una ulteriore: verificato che sarebbe ben possibile fornire meri dati all’ufficio giudiziario abbiamo ancora bisogno che un giudice li esamini, perda tempo prezioso che potrebbe impiegare a studiare cause più complesse? La risposta, ad avviso di chi scrive, è no.

Al tempo di Industry 4.0 non pare un’eresia pensare che, così come i Big Data consentono la scrittura di articoli finanziari a primarie agenzie di stampa, le stesse risorse potranno essere utilizzate per la creazione di algoritmi in grado di portare all’emissione di un decreto ingiuntivo in assenza dello scrutinio fisico del magistrato.

In tale scenario: il ricorrente inserisce i dati corretti nel suo ricorso in xml, esegue un upload del file sui sistemi ministeriali, un apposito software li elabora e, verificatane la correttezza, emette il decreto ingiuntivo ovvero, verificata la mancanza di requisiti essenziali, ne rifiuta l’emissione.

Tale provvedimento, magari munito di sigillo elettronico apposto ai sensi del regolamento Eidas, verrà poi notificato alla controparte, che potrà poi difendersi in sede di successiva opposizione.

Tali riflessioni, che sembrano fantascienza ma forse non lo sono, saranno oggetto di esame nel corso del convegno dal titolo “Processo Telematico e trattamento dei dati digitali – le sfide per la Giustizia 2.0”, organizzato dal Centro Studi Processo Telematico in collaborazione con la Regione autonoma Valle d’Aosta, con l’Università della Valle d’Aosta, con la FIIF e con gli Ordini degli Avvocati di Torino e Aosta, che si terrà ad Aosta il prossimo 4 marzo 2016 e che potrà essere seguito gratuitamente in diretta streaming in tutta Italia, grazie all’ausilio di una piattaforma e-learning che consentirà di guadagnare anche crediti formativi per gli avvocati

  • v.carollo

    Questo il link per registrarsi alla piattaforma che trasmetterà l’evento: http://asp.teleskill.it/tlc/asp/registrazione.asp?c=aosta

  • francesca

    un cambiamento radicale dal quale traspare però una sorta di sterilità.

  • Nando

    Complimenti sinceri avvocato. Le auguro di portare avanti questa innovazione a beneficio dei cittadini e del vostro lavoro. Purtroppo la gran parte degli italiani è ancorata al passato e non pensa al futuro.

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