Banda ultra larga

Reti, l’Europa chiede lo “sportello unico” per il sottosuolo

Appena adottata un’importante Direttiva (2014/61/UE) per ridurre i costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità. Anche grazie a una piattaforma che faciliti l’accesso alle informazioni sulle infrastrutture già presenti e riutilizzabili. L’Italia fa avanguardia con la Regione Lombardia e il progetto Virgo

09 Giu 2014
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Negli ultimi giorni di legislatura, poco prima del voto del 25 maggio, il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa hanno adottato un’importante Direttiva (2014/61/UE) finalizzata a introdurre misure capaci di ridurre i costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità.

Per raggiungere gli ambizioni e ormai noti obiettivi di copertura, l’Agenda digitale ha evidenziato la necessità di attuare politiche che permettano di abbattere i costi dell’installazione della banda larga sull’intero territorio dell’Unione, anche attraverso una corretta pianificazione, un corretto coordinamento e la riduzione degli oneri amministrativi.

L’installazione di reti a banda ultralarga fisse e senza fili richiede importanti investimenti, di cui una parte consistente è rappresentata dal costo delle opere di ingegneria civile. La Direttiva definisce una cornice di riferimento a cui i diversi Paesi sono chiamati ad adeguarsi proprio per limitare la maggior parte delle costose opere di scavo. Sostanzialmente, vengono stabiliti obblighi e diritti minimi applicabili in tutta l’Unione per facilitare l’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità e il coordinamento intersettoriale.

Per gli operatori, può risultare molto più efficiente riutilizzare le infrastrutture fisiche esistenti, come quelle di altre imprese di pubblici servizi, inoltre, le sinergie tra i settori possono ridurre notevolmente l’entità delle opere di scavo e dunque anche inquinamento, disagi per la popolazione e la congestione del traffico. Proprio per questi morivi Parlamento e Consiglio hanno stabilito che la direttiva dovrebbe applicarsi non solo ai fornitori di reti pubbliche di comunicazione elettronica, ma anche ai proprietari o ai titolari dei diritti d’uso, in quest’ultimo caso fatti salvi i diritti di proprietà di terzi, di infrastrutture fisiche estese e capillari, come le reti fisiche di distribuzione di elettricità, gas, acqua, le fognature e il trattamento delle acque reflue e i sistemi di drenaggio, riscaldamento e i servizi di trasporto.

La Direttiva spiega che per poter pianificare efficacemente nuovi interventi e garantire l’uso più efficace delle infrastrutture esistenti, è opportuno che le imprese abbiano accesso alle informazioni minime relative alle infrastrutture fisiche disponibili nella zona. Dato il numero elevato dei soggetti interessati, il legislatore Comunitario suggerisce che queste informazioni siano rese disponibili tramite uno sportello unico che consenta di accedere a informazioni già disponibili in formato elettronico.

Non vengono imposti nuovi obblighi di mappatura, ma si prevedere la messa a disposizione di informazioni, già raccolte da organismi del settore pubblico e disponibili. Inoltre, la Direttiva incide molto sulla necessità di semplificare tutta la fase autorizzativa, ad esempio licenze edilizie, autorizzazioni urbanistiche e altro. Tutte le informazioni dovrebbero essere disponibili attraverso lo sportello unico che dovrebbe prevedere il diritto delle imprese di presentare anche le domande di autorizzazione.

Per garantire l’efficace funzionamento degli sportelli unici previsti dalla presente direttiva, gli Stati membri devono garantire che vi siano risorse adeguate e che le informazioni pertinenti per una determinata zona siano disponibili presso tali sportelli unici con un livello ottimale di aggregazione tale da permettere reali incrementi di efficienza per l’esecuzione dei compiti loro assegnati, anche a livello di catasto locale.

In Italia, rispetto ai temi trattati dalla Direttiva è significativo il decreto scavi del 1 ottobre 2013 – emanato dal Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero delle infrastrutture e trasporti – approvato dalla Conferenza Stato Regioni. Ma è la Regione Lombardia il modello italiano di riferimento per una corretta e completa applicazione della Direttiva. La Lombardia, infatti, attraverso il coordinamento di Infratel Italia e un’ottima legge regionale ha disciplinato il catasto del sottosuolo. La normativa regionale prevede che “I comuni istituiscono presso l’Ufficio unico per gli interventi nel sottosuolo, il catasto del sottosuolo, costituito dall’insieme di tavole, mappe, planimetrie e altri documenti idonei a rappresentare la stratigrafia del suolo e del sottosuolo delle strade pubbliche, nonché il posizionamento ed il dimensionamento delle infrastrutture per la distribuzione dei servizi pubblici a rete.”

Sul favorevole contesto normativo lombardo nasce Virgo. Cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato da Infratel Italia, è un progetto basato sulla realizzazione di un catasto digitale delle infrastrutture, in grado di supportare le amministrazioni nel censimento delle infrastrutture disponibili, considerato come strumento indispensabile per consentire lo sviluppo delle smart cities.

La piattaforma sviluppata in modalità cloud consentirà alle Amministrazioni comunali di dematerializzare gli archivi cartacei “storici” sulle infrastrutture esistenti e permetterà lo sviluppo di applicativi disponibili ai progettisti di reti e di impianti nel sottosuolo con la possibilità di utilizzare il sistema Virgo sia per la progettazione e il rilascio dei permessi che per la documentazione finale di “as built” da consegnare all’Amministrazione. Il sistema, inoltre, fornirà il tracciato delle istanze di autorizzazioni agli scavi monitorando il rispetto dei tempi di ottenimento dei permessi per il rilascio della concessione.

Grazie alle sperimentazioni pianificate su alcuni comuni della Regione Lombardia, sarà possibile replicare il progetto nei tre paesi pilota: Italia, Romania e Portogallo, con l’obiettivo di fornire alla collettività non solo di un catasto delle infrastrutture, ma anche numerosi servizi applicativi che semplificheranno la gestione del sottosuolo, creando una visione di insieme delle infrastrutture esistenti e andando a ridurre i conseguenti disagi ai cittadini.

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