La diffusione su larga scala di dispositivi che integrano nativamente un’AI multimodale, in grado di comprendere e processare più tipi di dati in contemporanea, avrà un impatto importante sulle reti mobili.
Smartphone, dispositivi indossabili prima e poi veicoli autonomi, droni, robot umanoidi invieranno in tempo reale flussi video, audio e dati contestuali verso il cloud, costringendo reti progettate soprattutto per sostenere traffico in download a trasportare una quantità crescente di traffico in uplink.
L’evoluzione tecnologica delle reti deve tenere conto di questa sfida fin d’ora, basandosi su un’evoluzione coordinata di hardware e software, dalle antenne ai software RAN.
Un’evoluzione che si accompagna a nuovi modelli di monetizzazione consentiti dal 5G Standalone.
Indice degli argomenti
All’origine del cambiamento
In questa trasformazione, l’AI generativa e l’AI agentica svolgono un ruolo centrale: permettono di sviluppare applicazioni multimodali e nativamente AI, per i più vari settori e utilizzi, sia in ambito consumer sia enterprise, che oltre a scaricare e consumare dati provenienti dal cloud ne producono altri durante l’utilizzo. Queste applicazioni catturano e trasmettono informazioni in modo continuativo, permettendo agli utenti di interagire in maniera realmente personalizzata e contestualizzata, tra realtà fisica e ambienti digitali.
Si delinea così una nuova “realtà multimodale”, dove video in tempo reale, flussi audio e informazioni spaziali alimentano i processi di inferenza nel cloud e generano risposte. Di conseguenza il traffico verso la rete (in “uplink”) – che non è mai stato parte preponderante nel traffico mobile – è destinato a diventare molto più importante al pari di quello di “downlink” finora predominante. La sfida sarà vinta dagli operatori che sceglieranno il giusto percorso evolutivo per la loro rete, a partire dalle tecnologie di trasmissione come le antenne.
E il momento per fare le scelte migliori è adesso: stiamo parlando, infatti, di scenari futuri, ma non futuribili. L’onda si abbatterà rapidamente sulle nostre sponde, e per capire quando e come prepararci possiamo analizzare diversi scenari.
Cinque applicazioni ad alta intensità di dati
Casi d’uso emergenti come smart glasses dotati di funzionalità AI, agenti AI personalizzati, esperienze di realtà aumentata e virtuale multimodali, assistenti attivi in tempo reale, applicazioni autonome evolute, eserciteranno pressione sulla rete in modo diverso e progressivo.
La penetrazione sul mercato avverrà per ondate: oggi si osservano casi di nicchia ed early adopter ma ci si aspetta una diffusione di massa e, in futuro, applicazioni autonome evolute, supportate dalle tecnologie 6G. Consideriamo, per esempio, cinque applicazioni ad alta intensità di dati, tutte accomunate dall’impatto significativo che esercitano sul traffico in uplink.
- Smart glasses AI-Native. Trasmettono video, audio e dati spaziali al cloud per funzionalità quali la traduzione in tempo reale e la navigazione, generando fino a 1,4 Mbps a sessione e un incremento di circa il 5% del carico in uplink per ogni utente.
- Agenti AI personalizzati. Sempre disponibili per assistere in modo proattivo utenti privati e aziendali, creano un carico in uplink persistente, con flussi di dati in tempo reale trasmessi da dispositivi indossabili e altri device mobili verso il cloud.
- Esperienze di realtà aumentata e virtuale multimodali. Richiedono un flusso continuo di dati da sensori e videocamere, per consentire interazioni in tempo reale e la fruizione di contenuti tridimensionali, dal gaming online alla sovrapposizione di elementi digitali nella realtà aumentata, con un impatto crescente sia sull’uplink sia sul downlink.
- Applicazioni autonome evolute. Veicoli autonomi, droni e robot umanoidi generano una grande quantità di dati mission-critical da trasmettere in uplink: telemetria in tempo reale, flussi video, informazioni per supportare interventi da remoto e dati per verificare la compliance operativa e normativa.
- Assistenti multimodali in tempo reale. Queste applicazioni uniscono video, voce e dati sensoriali per offrire assistenza contestualizzata, ad esempio nel servizio ai clienti, nella logistica, nella sanità e creano una domanda continua di uplink.
La prima ondata: gli early adopter di applicazioni AI-Native per l’assistenza proattiva
L’evoluzione dell’hardware e l’integrazione dell’AI generativa per consentire un’interazione in tempo reale hanno già fatto aumentare di recente le vendite degli smart glasses: gli early adopter li usano per servizi di traduzione in tempo reale, navigazione e assistenza proattiva. I primi agenti AI on-demand su smartphone e dispositivi indossabili e le prime sperimentazioni di sovrapposizione di realtà aumentata al mondo reale iniziano già a modificare il profilo di traffico.
Un agente AI operativo su smart glasses può facilmente produrre un tasso di traffico di 1 Mbps e oltre. A questo si aggiunge il consumo silenzioso e continuativo di banda degli assistenti sempre disponibili, pronti all’uso in tutte le ore del giorno. Anche un utilizzo così moderato può tradursi in un incremento fino al 5% della domanda di uplink per utente.
Una recente analisi di Ericsson condotta su 55 operatori telco nel mondo ha evidenziato che 43 di essi vedono già il traffico in uplink crescere più velocemente di quello in downlink. Di questi, 17 registrano una crescita uplink oltre 1,5 volte superiore a quella del downlink. I soli smartphone AI-Native producono caricamenti video HD da 1-3 Mbps per stream.
Il modello di rete “a base di downlink” sta già cambiando. Anche prima di una diffusione di massa, le prestazioni in uplink stanno diventando un fattore di differenziazione e, allo stesso tempo, una sfida che costringe gli operatori a ripensare l’allocazione dello spettro, accelerare l’adozione del 5G Standalone e procurarsi funzionalità adatte all’uplink.
Capacità per aggregare il traffico trasportato nello spettro radio (carrier aggregation) e tecnologie Massive MIMO per moltiplicare la sensibilità e capacità di ricezione delle antenne sono fondamentali per acquisire un vantaggio competitivo grazie alla loro maggiore efficienza e anche per aprire le porte a nuovi modelli di monetizzazione.
La seconda ondata: la diffusione su larga scala di app AI-Native
Man mano che gli utenti passeranno da sessioni brevi di utilizzo dei dispositivi a interazioni continue e ad alta fedeltà, la domanda di uplink aumenterà. Con la seconda ondata gli assistenti AI, oggi adottati in modo limitato su smart glasses e applicazioni di realtà aumentata, diventeranno largamente disponibili, e consentiranno esperienze più ricche e immersive.
Agenti AI evoluti che gestiscono stream video multimodali con risoluzione e frequenza di fotogrammi più elevate potrebbero portare la domanda in uplink a più Mbps per ogni sessione. Moltiplicando questo fenomeno su larga scala si arriverebbe a una crescita del traffico uplink per utente del 40-50% e oltre rispetto a oggi, in cui l’uplink costituisce appena il 10% di tutto il traffico mobile.
E l’onda potrebbe arrivare prima di quanto si pensi. Gli analisti di mercato prevedono un tasso di crescita annuo composto del 31,8% per visori e smart glasses. Gli stessi scenari delineati dall’Ericsson Mobility Report di giugno 2026 prevedono che il traffico in uplink possa triplicare entro il 2031 – fino a quintuplicare in mercati a più alta crescita – man mano che si diffonderanno casi d’uso di realtà aumentata “nel quotidiano” come la navigazione passo passo e la condivisione di ciò che si vede: sessioni in cui il rapporto tra download e upload arriva a circa 1:8.
La terza ondata: veicoli autonomi e robot umanoidi iniziano a diffondersi
La terza ondata arriverà con veicoli autonomi, robot umanoidi, robotica enterprise: le telecomunicazioni entreranno in un’era dove la domanda di uplink sarà pervasiva e di natura industriale, alimentata da flussi continui e ad alto volume indispensabili per decisioni in tempo reale, compliance normativa e interventi da remoto.
L’uplink si misurerà in flussi sostenuti di svariati Mbps generati da sistemi audio-video evoluti che coinvolgono più videocamere, rilevazione LiDAR e inferenza AI multimodale. I veicoli autonomi produrranno picchi di telemetria da 1 a 10 Mbps; i droni trasmetteranno diversi Mbps per ogni videocamera a bordo; i robot umanoidi richiederanno vari Mbps di uplink continuo per poter essere orchestrati da remoto. Quando poi questi dispositivi opereranno in gruppi, simultaneamente, il carico uplink aggregato diventerà molto significativo per la rete.
Le implicazioni di questo scenario per gli operatori telco sono impegnative. Reti costruite per il traffico consumer in downlink dovranno evolversi in piattaforme bidirezionali di livello industriale con latenza deterministica, uplink ultra affidabile e capacità massiva, con prestazioni mission-critical.
Costruire la nuova generazione di rete e monetizzare l’innovazione
I dati in uplink sono quelli che i dispositivi inviano alla rete: la solidità delle prestazioni inizia, quindi, dall’efficienza (o meno) con cui le antenne ricevono il segnale. L’evoluzione della rete per rispondere a una domanda in uplink elevata richiede una strategia multidimensionale. Sul fronte software, il passaggio al 5G Standalone (SA) sblocca funzionalità avanzate di ottimizzazione dell’uplink, tra cui la selezione della cella primaria (PCell), e abilita software RAN evoluti capaci di migliorare le prestazioni in maniera significativa. Sul fronte radio, concentrare gli upgrade sullo spettro mid-band e low-band, dove le prestazioni di uplink sono più limitate, significa anche dotarsi di radio con aree di antenna più ampie e un maggior numero di ricevitori (Rx) per offrire più copertura e capacità. A completare il quadro, le antenne FDD Massive MIMO: da una parte, la tecnologia FDD separa il canale di uplink da quello di downlink, garantendo piena interoperabilità con le reti esistenti; dall’altra, il Massive MIMO sfrutta antenne multiple per creare più canali di trasmissione simultanei, che potenziano la capacità della rete e aumentano efficienza di fascio e stabilità, così da ottenere una qualità di segnale migliore e maggiore sensibilità di ricezione.
In contesti ad alta intensità di dati, con poco margine, antenne in grado di offrire prestazioni superiori possono avere un impatto decisivo sulle prestazioni di uplink, anche prima di aver adottato nuove tecnologie radio e software. Che questa sia la strada da percorrere lo dimostrano anche casi d’uso reali, sul campo: con questo tipo di antenne è possibile aumentare la capacità di picco in uplink fino al 110%, su 4G e 5G. I risultati sono confermati in più aree geografiche: +50% di traffico uplink su reti 5G SA in Europa, +64% di throughput uplink medio in Medio Oriente, +42% di throughput uplink per utente in America Latina. Anche gli utenti in copertura periferica beneficiano di miglioramenti significativi: +21% di guadagno in uplink, grazie a un incremento dell’11% nell’efficienza del fascio.
Una rete pensata per l’uplink non è soltanto un vantaggio tecnico: è la chiave per sbloccare nuovi modelli di monetizzazione sia in ambito consumer che enterprise, sfruttando le capacità più evolute del 5G.
Con la connettività differenziata si possono proporre al mercato offerte con livelli di prestazioni predefiniti per servizi ad alta intensità di uplink, rendendo l’affidabilità e la prevedibilità della capacità di uplink qualcosa di monetizzabile, e non il frutto di un approccio “best effort”. Il tutto in un contesto in grado di portare la capacità dove necessaria, in ogni momento, e prioritizzarla in modo selettivo per migliorare le prestazioni, continuando a garantire a tutti gli utenti un’esperienza d’uso equa.
Inoltre, grazie al 5G Standalone, che permette di sfruttare le API di rete per aprirla ad applicazioni terze, rendendo le reti degli operatori sempre più programmabili, si aprono ulteriori scenari. Sistemi autonomi e applicazioni potranno richiedere in tempo reale prestazioni in uplink differenziate, e pagarle istantaneamente: un approccio che permette di affrontare momenti di picco e integrare profili di utilizzo di rete direttamente nelle applicazioni.
Questa trasformazione inevitabilmente contribuirà allo sviluppo industriale del nostro paese. Gli operatori di telecomunicazioni avranno un ruolo sempre più centrale nel supportarla, perciò, nel costruire il loro percorso di innovazione di rete, non possono prescindere da queste nuove opportunità. Esse dimostrano, infatti, che investire oggi nell’uplink non è solo una scelta tecnica, ma una scelta di business: una value proposition concreta nell’innovazione hardware delle reti che, nel quadro del 5G Standalone, offre una piattaforma scalabile su cui monetizzare i nuovi servizi.

























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