Banda larga

Trentino, terra dalle possibilità “ultra larghe”

Da dicembre, ha servizi digitali su un’infrastruttura in fibra totalmente di proprietà della Provincia. Con un risparmio di 500 mila euro. Ma non solo: è un supporto alla ricerca e allo sviluppo di aziende del territorio e di startup

11 Feb 2014
Alessandro Zorer

presidente Trentino Network

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Da dicembre 2013 il Trentino gode dei servizi digitali che viaggiano su un’infrastruttura in banda ultra larga totalmente di proprietà. La società di sistema Trentino Network ha infatti completato la fase di migrazione di tutto il traffico dati sulla nuova rete dorsale costituendo così la rete proprietaria della Pubblica Amministrazione. Una rete che, sin dalla sua attivazione, può perfettamente essere definita vantaggiosa, non solo perché consente maggiore controllo, sicurezza e qualità del servizio, ma anche per il fatto che garantisce alla Pubblica Amministrazione un risparmio annuo di ben 500.000 Euro di canone esterno di affitto della rete dorsale. Ma non è tutto.

La rete provinciale può ben essere definita la spina dorsale delle pubbliche amministrazioni della Provincia Autonoma di Trento. Una spina dorsale solida e pronta a sostenere il territorio nei prossimi decenni per affrontare, con una marcia in più, le sfide che lo sviluppo tecnologico impone.

Il Trentino vanta sicuramente uno dei poli tecnologici più importanti a livello Europeo (con la Fondazione Bruno Kessler, la Fondazione Edmund Mach, l’Università degli Studi di Trento, Trento RISE, il centro di ricerca CREATE-NET, la Fondazione Graphitech e via discorrendo) che raccoglie in totale circa 3.000 ricercatori.

Tra istituzioni pubbliche e Università gli investimenti in ricerca e sviluppo della Provincia di Trento sfiorano i 150 milioni di euro annui con un’incidenza percentuale sul PIL del 2,03%.

Tra pubblico e privato in Trentino si investono 190 milioni di euro in ricerca e sviluppo con un sistema di facilitazioni per gli investimenti dedicati alle aziende che ha pochi pari in Europa.

L’Economia trentina è dinamica, aperta all’innovazione e, in misura crescente, ai mercati esteri. Un tessuto economico fondato principalmente su piccole e media imprese – circa 39.000 imprese, vale a dire una ogni 10 abitanti – che operano in diversi settori facendo rete tra loro.

Nel settore dell’ICT sono all’incirca mille le imprese presenti con un fatturato totale attorno ai 530 milioni annui.

Facile così vedere nascere in Trentino progetti di ricerca innovativi e realizzati in stretto contatto con realtà aziendali. Per esempio l’azienda vitivinicola CAVIT sta realizzando il progetto PICA (Piattaforma Integrata Cartografica Agri – Vitivinicola), un progetto all’avanguardia in tema di monitoraggio delle viti, in stretta collaborazione con la Fondazione Edmund Mach e la Fondazione Bruno Kessler. Un progetto sviluppato anche in seguito alla cablatura in fibra ottica del distretto industriale di Ravina (dove risiede CAVIT) e che ha permesso all’azienda vitivinicola trentina di realizzare un sistema informativo capace di collegare contemporaneamente CAVIT con tutte le sue cantine socie.

La diffusione della banda ultra larga, inoltre, sta stimolando in Trentino la nascita di diverse start-up degne di nota e di programmi specifici per formare gli imprenditori di domani come Tech Peaks, coordinato da Trento RISE.

Tra le neo start up trentine meritano particolare attenzione U-Hopper e Okkam che stanno sviluppando soluzioni all’avanguardia in tema di smart cities.

U-Hopper, nata come spin-off del centro di ricerca CREATE-NET a fine 2010, ha visto una crescita continua portando in poco tempo i suoi dipendenti da due a dieci.

Recentemente U-Hopper è stata premiata allo Smau di Milano come start up innovativa e in modo particolare grazie al prodotto/servizio di localizzazione indoor, una delle tecnologie di maggiore interesse a livello internazionale anche per grandi gruppi come Google, Microsoft e Cisco.

L’azienda si propone come uno dei protagonisti italiani nel sempre più crescente settore dei Big Data. L’attività di ricerca e innovazione in U-Hopper è preponderante, in quanto partecipa in ben quattro progetti internazionali: Compose, Smart Society, Citi-sense e i-Locate. Progetti sul tema delle smart cities che prevedono di sfruttare al meglio la diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione mediante la partecipazione dei cittadini che diventerebbero delle specie di “sensori umani” capaci di fornire una moltitudine di dati e informazioni utili per migliorare la qualità della vita nelle città moderne. “U-Hopper – riporta uno dei fondatori Diego Taglioni – è un’azienda all’avanguardia che mira a mettere alla portata di tutti le tecnologie avanzate del settore dell’ICT rendendole estremamente semplici e fruibili”.

Okkam, invece, nasce come spin-off congiunto dell’Università degli Studi di Trento e della Fondazione Bruno Kessler, nonché vede la partecipazione di un importante partner industriale come Expert Systems Spa. L’obiettivo principale è di portare sul mercato le tecnologie innovative sviluppate in progetti di ricerca, trasformandole in prodotti che diano chiari vantaggi ai propri clienti, sia aziende private sia pubbliche amministrazioni. E proprio l’uso delle tecnologie semantiche in combinazione con gli strumenti per la gestione e l’analisi dei cosiddetti Big Data permette di creare soluzioni innovative per la gestione,l’integrazione e l’accesso dei dati, sia in contesti più tradizionali (sistemi informativi), sia in contesti evoluti (per esempio mediante strumenti mobili, come gli smartphone). Nella stessa direzione di U-Hopper, anche Okkam mira a migliorare la vita di tutti i giorni mediante lo sviluppo di soluzioni per smart cities, in settori quali il trasporto pubblico, la salute e il benessere, il turismo, l’e-government. L’idea chiave – sostiene Paolo Bouquet, uno dei fondatori di OKKAM e attualmente Presidente della società – è che anche gli oggetti più semplici che incontriamo quotidianamente (segnali stradali, fermate dell’autobus, confezioni di cibo, giornali, libri, insegne, automobili, ecc.) – se opportunamente identificati e “etichettati”, per esempio con un QR code o con un tag RFID – possono diventare punti di ingresso efficacissimi a servizi e informazioni che possono facilitare la nostra vita e creare valore per tutti”. Insomma, l’informazione quando serve, dove serve e come serve per le città del futuro.

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