l’analisi

Il ruolo di Telegram nella rivolta della Wagner contro Putin



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La piattaforma di messaggistica Telegram ha avuto un ruolo centrale nella rivolta di Prigozhin contro il governo russo e non solo. Canali come Telegram si stanno facendo strada nella comunicazione di propaganda e reclutamento

Pubblicato il 12 lug 2023

Marco Santarelli

Chairman of the Research Committee IC2 Lab – Intelligence and Complexity Adjunct Professor Security by Design Expert in Network Analysis and Intelligence Chair Critical Infrastructures Conference



telegram - guerra in Ucraina

Telegram ha avuto un ruolo centrale nella rivolta di Yevgeny Prigozhin, criminale condannato a capo del gruppo Wagner, contro il governo russo e qualche settimana fa, proprio quest’ultimo ha rilasciato una registrazione vocale di 11 minuti su questa rivolta sul gruppo Telegram.

Telegram come “spazio di battaglia digitale”

I feedback, che non hanno tardato ad arrivare, sono stati caratterizzati dal largo uso di emoji e 155.600 erano le emoji di fuoco e 131.900 quelle di clown. Non è insolito l’utilizzo di emoji ironiche a commento di immagini o testi che trattano gli orrori della guerra e Telegram ha preso sempre più piede a seguito dell’invasione russa in Ucraina come mezzo per tenersi aggiornati in tempo reale, non solo da parte dei cittadini, ma anche da parte dei soldati e del governo. Questo “spazio di battaglia digitale”, come è stato soprannominato dal Time, è stato utilizzato anche negli ultimi giorni, in cui in Russia sembrava stesse per scatenarsi una guerra civile.

Piattaforme di comunicazione come Telegram si sono trasformate sempre più in canali alternativi per comunicare, sapere, reclutare, organizzarsi. Dai gruppi terroristici al revenge porn, diversi sono gli utilizzi delle chat che stanno spopolando.

Il canale Telegram del gruppo Wagner

Nello specifico, il canale Telegram del gruppo Wagner è un mix tra un aggregatore di notizie e uno strumento di propaganda e reclutamento. Vengono raccolte e condivise informazioni sulla guerra, discorsi istituzionali, meme per denigrare gli ucraini, gli Stati Uniti, l’Onu, stralci di presunte intercettazioni telefoniche, tra cui una ricostruzione della chiamata tra Evgenij Prigozhin e Aljaksandr Lukashenko, le liste di requisiti necessari per diventare uno di loro, “un vero Wagner”, accompagnati da video celebrativi in slow motion dei soldati che imbracciano il fucile nelle trincee. Come riferisce Aric Toler, giornalista investigativo di Bellingcat, “La guerra Russia-Ucraina è al 99% su Telegram […] Prigozhin ha trasmesso, organizzato e orchestrato tutto questo dalla piattaforma”.

Il canale di Prigozhin conta ad oggi 1,3 milioni di follower ed è stato lanciato solo lo scorso novembre. Toler, grazie al suo monitoraggio costante dei canali Telegram russi e ucraini e dei singoli canali al suo interno, ritiene che “quasi tutte le informazioni sulla guerra su Twitter, [Instagram, Facebook e altri] sono a valle di Telegram” e molti account popolari raccolgono e riscrivono ciò che viene diffuso su Telegram, utilizzando anche programmi non molto affidabili per tradurre i canali.

Le ragioni del successo di Telegram

Fondato da Nikolaj e Pavel Durov dieci anni fa, è subito diventato un’alternativa più sicura a WhatsApp, soprattutto grazie al fatto che utilizzava un sistema di crittografia per proteggere la privacy dei messaggi. Si aggiunge anche la quasi totale assenza di censura, di controlli e soprattutto di collaborazione con le autorità, motivi che lo hanno reso celebre tra i gruppi e le persone malintenzionate. Infatti, i servizi di Telegram di messaggistica istantanea e broadcasting sono basati su un cloud erogato dalla società Telegram LLC, con sede a Dubai. Non è possibile, quindi, rivolgere richieste alla società in assenza di rogatoria internazionale.

I fratelli fondatori di Telegram, che hanno creato un popolare social network russo, VKontakte, hanno lanciato poi questa piattaforma nel periodo in cui gli alleati del Cremlino hanno preso il controllo di Vkontakte. Pavel Durov ha dichiarato nel 2014 al New York Times che Telegram è stato concepito dal desiderio di avere una piattaforma di comunicazione libera e sicura fuori dalle mani dello Stato russo. Infatti, l’applicazione è stata fondamentale, ad esempio, in nazioni come la Bielorussia, in cui è stata sfruttata per le proteste per le elezioni del 2020 e come la Cina per le manifestazioni del lockdown dovuto al Covid-19.

Telegram: un canale per tutti, forse troppo

Rispetto ad altre piattaforme apparentemente più utilizzate, come Whatsapp perché con un numero maggiore di utenti, 2 miliardi al mese rispetto ai 700 milioni di Telegram, quest’ultima è, però, la piattaforma favorita, come già anticipato, da attivisti, truffatori di cryptovalute, spacciatori, terroristi, estremisti, cospirazionisti. Gratuita e leggera come le altre app di messaggistica, Telegram promette un sistema di alta privacy e anticensura e, pertanto, finisce nelle mani di determinate categorie di utenti.

Molto spesso, l’unico modo per ottenere informazioni è infiltrarsi nei gruppi e monitorare dall’interno le informazioni e i dati scambiati. Avere il servizio in cloud significa anche che tutte le conversazioni e gli allegati multimediali vengono salvati online e sono accessibili da qualsiasi dispositivo da cui effettuiamo l’accesso; in più, non impatta sulla memoria interna del nostro dispositivo.

È anche possibile creare chat segrete, in cui le conversazioni si autodistruggono. Insomma, è abbastanza chiaro perché venga utilizzato per determinati scopi. Basti pensare che, di recente, proprio in Italia, la Polizia Postale ha scoperto delle chat tra minori che si scambiavano consigli su come costruire ordigni facilmente e su dove acquistare armi.

La forza di Telegram, al di là della classica crittografia end-to-end, che protegge i messaggi da qualsiasi parte esterna che voglia accedervi e che troviamo anche in altre piattaforme, è che permette anche agli utenti deplorati altrove di avere voce e crearsi un pubblico di sostenitori, con una moderazione dei contenuti non vincolante, eccetto per quelli di pornografia illegale ed espliciti appelli pubblici alla violenza. Ricordiamo l’influencer di estrema destra Milo Yiannopoulos e simpatizzanti neonazisti come Nick Fuentes che hanno sfruttato la clemenza dell’app per continuare ad allargare la cerchia dei supporter, sollecitare donazioni e spargere una retorica di odio.

In più, Telegram, rispetto alle altre piattaforme, funziona maggiormente ad invito in canali specifici, cosa che rende più complicato l’accesso ad accademici, giornalisti o forze dell’ordine in generale. Solo per il mercato grigio delle pillole abortive su Telegram sono stati trovati 200 canali pubblici contenenti 47.000 messaggi, ma, proprio per il funzionamento a invito della piattaforma, è stato quasi impossibile risalire a chi vendeva prodotti farmaceutici legittimi e quali organizzazioni erano prestanome o truffe.

Conclusioni

In un recente articolo, le studiose Mariëlle Wijermars e Tetyana Lokot hanno osservato che, durante le proteste elettorali bielorusse, il marketing di Telegram come strumento di organizzazione sicuro e prodemocratico ha portato i dissidenti “a percepirlo come un alleato nella loro lotta contro le repressioni e la censura digitale”, spingendoli a iscriversi in massa. Nel frattempo, anche lo Stato bielorusso ha approfittato della mancanza di moderazione e di regole anticensura di Telegram per cooptare gli sforzi di base degli attivisti democratici, manipolando i cittadini con la diffusione di propaganda sui canali Telegram gestiti dallo Stato.

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