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Per competere con Usa e Cina dobbiamo imparare l’arte di ricominciare

La quarta rivoluzione non aspetta ma l’Europa cincischia, stretta in una tenaglia dalle potenze americana e cinese. Un estratto dal libro “Lo slancio decisivo – Il decennio determinante per il nostro destino industriale” (Egea, 2022) di Carlo Purassanta, vicepresidente esecutivo di ION,

16 Nov 2022
Carlo Purassanta

vicepresidente esecutivo di ION

innovazione meloni

L’Europa, come ciascuno dei paesi dell’Unione Europea, si trova ad affrontare un momento chiave della sua storia. Una rivoluzione industriale sta infatti trasformando radicalmente il mondo. Altri paesi lo hanno capito e hanno già iniziato a sviluppare importanti vantaggi competitivi e a erigere barriere all’entrata potenzialmente insormontabili per chi non mostra la stessa dinamicità.

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Uno shock necessario

Siamo in ritardo, scettici, certamente troppo analitici e non sufficientemente concentrati sull’azione. Questo ritardo rischia di esserci fatale. La crescita e il benessere di milioni di cittadini europei sono legati a una profonda e necessaria trasformazione del nostro modello economico e sociale.

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La crisi che abbiamo appena vissuto è stata forse lo shock necessario per farci muovere. Saremo capaci di risolvere i nostri problemi in zona Cesarini, come ci piace dire con questa espressione presa in prestito dal mondo del calcio? Vale dunque la pena capire se saremo in grado di segnare prima dell’ultimo fatidico minuto.

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Un decennio decisivo

I prossimi dieci anni saranno fondamentali per il nostro continente. Se riusciremo a fare gli investimenti giusti con lucidità e ambizione, potremo non solo recuperare il ritardo, ma costruire valore economico per noi europei e per il mondo. Se perdiamo questo momento, invece, avremo davanti a noi decenni di lenta crisi economica.

Una crisi forse non particolarmente evidente ai più, ma certa, costante e progressiva, e che indebolirà la nostra crescita rendendoci sempre meno rilevanti e competitivi, schiacciati dall’innovazione continua proveniente dagli Stati Uniti e dalla Cina. E anche potenzialmente in ritardo rispetto ad altri paesi emergenti che, oggi, stanno andando avanti con più umiltà e convinzione. È necessario un risveglio. Questo deve iniziare con una messa in discussione fondamentale della nostra mentalità e della nostra cultura.

Dobbiamo fare pace con la tecnologia. Dobbiamo capire e imparare meglio i nuovi paradigmi che la governano. Dobbiamo ritrovare l’entusiasmo per la creazione di prodotti e servizi competitivi a livello globale. Dobbiamo navigare in un mondo ad alta intensità tecnologica, con piena padronanza, ma anche con maturità, velocità e azioni concrete.

Questo libro (“Lo slancio decisivo”, edito da Egea, ndr) si propone di spiegare le sfide della trasformazione digitale e di riflettere sulle azioni che ci consentiranno di accelerare la transizione digitale dell’Europa. Dobbiamo dare concretezza a un progetto sociale che stiamo costruendo da decenni e che richiede una vigorosa spinta. Sì, è giunto il momento per l’Europa di ripartire.

Nella mia esperienza professionale ho avuto la possibilità di lavorare per due grandi multinazionali, IBM e Microsoft, di viaggiare in tutti i continenti e di osservare da vicino le comunità focalizzate sull’innovazione tecnologica. Questo piccolo mondo tech è relativamente recente se ci pensate, risale a qualche decennio al massimo.

Ripartire per rilanciarsi

C’è un fattore comune molto interessante, che penso meriti di diventare un valore più universale da trasmettere all’interno della società civile a partire dall’educazione fino alla sfera professionale: l’arte di saper ricominciare. Sottovalutiamo costantemente l’importanza pedagogica e vitale di riprendersi dai momenti di difficoltà per rilanciarci con entusiasmo ed energia in nuove avventure che porteranno ancora più lontano. Eppure impariamo e maturiamo nella nostra esistenza in gran parte grazie a questi momenti e ai meccanismi psicologici a essi associati. Questo è fondamentale, sia nella nostra vita privata sia nella nostra vita professionale.

Tutti i modi per ricominciare

Ricominciare è quello che, da bambini, ci faceva soffrire quando tornavamo a scuola dopo una lunga e piacevole vacanza. Ci si poteva sentire sopraffatti, a disagio uscendo dalla zona di molteplici comfort per ritrovare la vita di tutti i giorni. Oggi, nell’arena della vita produttiva, scopriamo che imbarcarsi in una nuova avventura, che ci sottopone a un po’ di ansia sociale e professionale, è anche un momento privilegiato per imparare e superare noi stessi.

Ricominciare è ciò che facciamo nel corso della nostra vita quando ci riprendiamo da una delusione d’amore. Il mondo ci crolla addosso per un lungo e intollerabile periodo di tempo. Poi arriva una fase di normalizzazione dove ridiamo spazio al gusto della vita «com’era prima». Infine, arriva l’entusiasmo di rilanciarsi socialmente e di conoscere nuove persone, dandosi forse anche la possibilità di attraversare la strada di colei o colui che ci renderà di nuovo felici.

Ricominciare significa anche tornare a studiare per reinventarsi o elevare la propria carriera professionale. Questo va dall’opportunità di completare un ciclo di studi in precedenza abbandonato all’impegno in un MBA o un dottorato di ricerca. Tra le due scelte non c’è una vera differenza in termini di coraggio necessario e di investimento personale e familiare. La speranza di una vita migliore all’altra estremità del tunnel è la medesima. E che magnifica sensazione di energia quando ci si ritrova a investire su se stessi!

Ricominciare professionalmente vuol dire saper chiudere un capitolo e aprirne un altro. Questo richiede in primo luogo di assimilare tutta l’esperienza precedente per capire che cosa si è imparato. In ogni caso, si tratta poi di un vero e proprio salto nell’ignoto. Un tuffo in acqua fredda che risveglia i sensi, stimola l’intelletto, energizza i neuroni e permette di sviluppare nuove abilità.

Una volta fatto il grande passo, riscopriamo in noi stessi la passione, l’entusiasmo, l’adrenalina e la voglia di apprendere legati alle nostre nuove funzioni. Comprendiamo che il bello del percorso è proprio la scoperta di nuove tappe, ben più della rielaborazione di quelle già percorse.

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Ricominciare, per gli atleti, significa non demoralizzarsi per una sconfitta o per una situazione insidiosa di fronte a un avversario. È saper trovare la motivazione e la voglia di vincere sorprendendo tutti, infischiandosene del punteggio e, infine, raggiungere il successo.

Ricordiamo la finale tra Ivan Lendl e John McEnroe al Roland Garros del 1984, quando McEnroe conduce per due set a zero e scruta con insolenza un Lendl che però, con grande pazienza, torna in fondo al campo, combatte fino a portarsi due set pari per poi vincere il quinto set e lo Slam. Per non parlare di molte partite di calcio epiche e altre prestazioni sorprendenti in cui atleti che stavano attraversando momenti difficili della loro carriera sono rimasti altamente competitivi e, senza lasciare nulla di intentato, hanno finito per vincere.

Ricominciare è anche, se posso concedermi un aneddoto più leggero e legato alla mia carriera professionale, quello che facciamo con il nostro computer quando mostra segni di cedimento, rallentamenti sospetti o si blocca totalmente. Nella grande maggioranza dei casi un’operazione di «restart», così comune, consente al dispositivo di riacquistare la sua efficacia e di risolvere alcuni problemi: un loop tra le applicazioni o aggiornamenti software in sospeso. La macchina si riavvia, come nuova, e ne traiamo grande soddisfazione.

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La lezione degli startupper

Ricominciare è ciò che gli startupper americani fanno continuamente con grande efficacia, tracciando una riga sulla loro precedente esperienza – che sia stata un successo commerciale o una bancarotta catastrofica – per intraprendere una seconda, terza, quarta nuova avventura imprenditoriale. Tale resilienza è molto rappresentativa di tutta una cultura anglosassone del successo che permette di riprendersi dal fallimento e che, purtroppo, non ha ancora un equivalente nell’immaginario europeo.

Ricominciare da un punto di vista economico per un’azienda implica innanzitutto comprendere la fine di un ciclo. Accertarsi di un fallimento nelle prestazioni, ammettendo che questo sia stato dovuto a una mancanza di visione e, molto probabilmente, all’assenza di reinvenzione del modello di business stesso, è molto difficile, probabilmente la cosa più complicata per dei leader alla guida di un’organizzazione.

Tuttavia, una volta preso atto del fallimento, lavorare su un nuovo progetto fondante genera entusiasmo e questo lavoro di trasformazione rilascia un’alta dose di energia all’interno dei team. Ogni organizzazione può quindi risorgere dalle proprie ceneri, come una fenice.

Ricominciare da un punto di vista geopolitico, proprio come avviene per un’organizzazione commerciale, significa rendersi conto che una nazione non è più sincrona con i tempi moderni. Dubita della sua stessa identità, fatica a esprimersi uniformemente a livello internazionale, percepisce il declino del benessere collettivo, non ha fiducia in se stessa.

Come sappiamo, quando i cittadini cominciano a dubitare delle proprie istituzioni si aprono le porte ai populismi di ogni tipo, che sollecitano l’opinione pubblica con concetti semplici per compensare la mancanza di progetti e certezze.

È anche, e, lasciatemi dire, soprattutto, il momento per una nazione di intraprendere un nuovo progetto politico. Questo richiede di lavorare sulla cultura, ridefinendo un’ambizione collettiva e traducendo il proprio progetto in un numero limitato di azioni su larga scala che possano cambiare la situazione in modo profondo e sostenibile per almeno una generazione (e non una porzione di legislatura).

Così cambierà la nostra società

Questo libro parla della rivoluzione industriale in corso che trasformerà profondamente la nostra società. Una rivoluzione che la stragrande maggioranza delle nazioni del mondo non ha ancora compreso, né per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana, né per le implicazioni fondamentali sulla nostra economia e la nostra società.

Vedremo che le opportunità di reagire al cambiamento sono enormi, ma che ci sono anche nuvolose minacce nel cielo. La corsa è già ben avviata, con un gruppo di leader in testa che comprende ancora troppo pochi paesi europei. Mentre tutti gli altri, per ora, accumulano ogni giorno un ritardo.

Vedremo anche che, per colmare questo divario e muoversi verso il futuro, ogni persona, ogni organizzazione, ogni nazione deve ritrovare l’umiltà e il coraggio di fare una valutazione profonda della situazione. Deve capire che cosa iniziare a fare da subito e in un modo radicalmente diverso dal passato. Deve definire un piano d’azione lucido e ambizioso sui mezzi necessari per riqualificare il progetto. E questo vale sia a livello personale sia d’azienda o di paese.

In diversi capitoli sottolineeremo l’importanza dell’arte di covare e generare nuove idee. E, soprattutto, insisteremo sull’urgenza per noi europei di farlo. Siamo, senza rendercene pienamente conto, intrappolati in una tenaglia dalle potenze americana e cinese, le cui velocità di crociera sono molto più elevate, forse non da un punto di vista sociale, ma certamente negli ultimi due decenni da un punto di vista economico.

La padronanza o meno delle nuove tecnologie e di alcuni settori industriali renderà ogni potenza economica vincitrice o perdente nelle lotte geopolitiche ed economiche dei prossimi decenni. Una tempesta competitiva già ben avviata.

Siamo, per il momento, sotto di due set a zero rispetto a Stati Uniti e Cina. Sta a noi decidere se vogliamo capire i nostri errori, rimanere concentrati, cambiare tattica, recuperare e vincere la partita in cinque set.

Tutto è ancora possibile per il nostro futuro. È urgente plasmarlo con lucidità, ambizione e forte senso di responsabilità.

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