L'analisi

Fornitori PA, serve un nuovo modello organizzativo: priorità a competenze e innovazione

I fornitori della PA possono rappresentare un importante elemento di spinta e supporto per il percorso di trasformazione digitale delle amministrazioni pubbliche, compresi gli enti locali: è necessario però ridisegnare i modelli organizzativi

01 Giu 2021
Andrea Tironi

Project Manager - Digital Transformation

diritto riparazione

I fornitori possono, anzi dovrebbero oggi più che mai, avere un ruolo centrale nel supportare le PA nella sua trasformazione digitale. Va sottolineato che, in generale, la PA deve attraversare un processo di profondo cambiamento organizzativo e delle competenze per poter essere davvero protagonista della trasformazione digitale che le viene chiesta di attuare.

Allo stesso modo, anche i fornitori possono scegliere oggi di passare attraverso un processo di evoluzione che potremmo sintetizzare nel cambiamento della mission del business: da vendere “un’informatizzazione” mediante un prodotto a vendere un cambiamento organizzativo mediante un servizio. Riflettiamo sulla situazione.

Fornitori e PA, il contesto attuale

Il monitoraggio della Corte dei Conti sul Piano Triennale 2017-19 ci mostra come, a fronte della presenza di uffici/servizi di informatica o di innovazione e infrastrutture digitali solo nel 16% degli enti locali (percentuale che scende al 3% se si fa riferimento alla presenza di un gruppo di sviluppo software), la quasi totalità delle amministrazioni (93%) ricorre a fornitori esterni per supportare la digitalizzazione.

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Così come affermato dal Ministro Colao alla presentazione del rapporto COTEC – Fondazione per l’innovazione, del resto non ci può “essere vera innovazione senza profonde competenze. Mancando queste, gli investimenti non possono decollare, la modernizzazione della PA rimarrà al palo”.

Perché proporre un cambiamento organizzativo

Proporre un cambiamento organizzativo, innanzitutto, comporta l’intraprendere un percorso di consapevolezza inteso come appropriarsi del contesto strategico e attuativo delineato nel Piano Triennale e convogliarlo in sviluppi di prodotti compliance al Piano stesso. Ma non basta: una volta realizzato un prodotto che consente l’accesso tramite SPID e CIE, è integrato con APP IO, produce open data, mette a disposizione API per l’interoperabilità con altri sistemi, e via di seguito, occorre accompagnare l’ente nella comprensione di come il prodotto debba essere solo uno strumento che consente il raggiungimento dei due principali obiettivi della trasformazione digitale, vale a dire semplificare l’attività degli enti e rendere maggiormente fruibili e accessibili i servizi a cittadini e imprese.

Il cambio di strumento non deve essere visto come un traguardo, ma come uno dei componenti che generano il cambiamento. In verità il vero cambiamento è generato dal coinvolgimento delle persone e dalla reingegnerizzazione del processo o dei processi che coinvolge. Meglio ancora se formando gruppi di lavoro multidisciplinari amministrativi, tecnologici e di progetto. Per questo occorre supportare l’ente nell’introduzione dell’innovazione con formazione ai dipendenti, garantendo la sostenibilità e l’utilizzo nel tempo dell’innovazione introdotta e nella comunicazione ai cittadini del cambiamento nella modalità di interazione tra loro e l’Ente.

Il modello

Il passaggio quindi si trasforma da proporre un’informatizzazione imponendo un processo modellato su un prodotto a proporre un servizio multidimensionale con:

  • una scheda chiara con la compliance alle soluzione al piano triennale
    • spid compliant? si/no
    • cie compliant? si/no
    • pagopa compliant? si/no
    • io compliant? si/no
    • anpr compliant? (in futuro) si/no
    • api compliant? si/no
    • opendata compliant? si/no
  • valutazione dei processi coinvolti, sia direttamente che indirettamente
    • elenco processi
    • per ogni processo
      • schematizzazione di ogni processo
      • valutazione del processo pre pandemia
      • valutazione di come potrebbe essere il processo nella “new normality”
  • formazione del personale dell’ente, non solo sul prodotto ma sull’ecosistema in cui si inserisce il prodotto
    • Piano Triennale
    • Codice Amministrazione Digitale
    • Linee Guida Agid
    • spid, cie, anpr, pagopa, io, api, opendata

Tutto questo, anche se sintetizzato, rappresenta un completo stravolgimento del mindset e del modello di business in uso ai fornitori tecnologici della PA. Occorre infatti partire proprio dal ripensamento del modello di business:

  • niente più lock-in da un lato, e dall’altro inserimento di attività di consulenza e accompagnamento
  • sviluppi incrementali basati sulla conoscenza degli impatti delle evoluzioni normative sul software
  • sviluppo di capacità di comunicazione e di competenze di change management
  • apertura verso la pratica dell’open innovation

La necessità di cooperare

Il mondo dei fornitori di software della PA è composto da alcune grandi imprese che operano a livello nazionale e poi da moltissime piccole imprese che lavorano con gli Enti del proprio territorio. Per queste ultime, lo sforzo per traguardare il cambiamento descritto sopra potrebbe essere davvero superiore alle proprie capacità interne. Un approccio all’innovazione concreto e sostenibile non può confidare solamente sulle proprie competenze e sulle proprie tecnologie, ma deve provare a dare vita a collaborazioni con altre imprese.

Il timore andando in questa direzione è solitamente derivante dal fatto che in alcuni ambiti potrebbe esserci competizione oltre che cooperazione. Questo è normale per aziende che lavorano nello stesso settore. Del resto lavorare insieme permette e permetterà all’ecosistema di:

  • crescere come livello di servizio
  • migliorare l’offerta
  • adeguarsi più velocemente al mondo che cambia
  • essere più innovativi

E alle singole aziende:

  • di poter capire meglio i macrotrend scambiando informazioni e idee
  • di rimanere sul mercato più tempo senza diventare obsolete
    • che è l’obiettivo di ogni azienda: checché se ne dica l’obiettivo è fatturare per tanto tempo e quindi tenere viva l’azienda, non fatturare tanto 3 anni e poi chiudere
  • di creare strutture di idee, a partire dalle idee dei singoli, che altrimenti non sarebbero mai state nemmeno pensate (il famoso unire i puntini, sia tra idee che tra persone che tra aziende)
    • unire le idee porta a cross-fertilization
  • di mettere a fattor comune problemi e soluzioni, oltre che esperienze
    • in questo periodo sarà fondamentale riusare soluzioni/esperienze che sono più avanti e si sono mostrate efficaci. Per mettere a terra i fondi del PNRR e quelli del settennato 2021-2027 sarà necessario raccogliere buone pratiche/kit/altro da mettere a terra velocemente.
  • di migliorare le opportunità
  • di condividere i rischi
    • questo è fondamentale in un mondo sempre più in cambiamento

Le priorità per i fornitori della PA

Quindi le chiavi del prossimo futuro per i fornitori della PA sono:

  • openinnovation = unire i puntini: superare il “faccio tutto da solo” e raccogliere idee e opportunità sia dalla propria filiera di produzione, sia dai competitor, sia dai clienti
  • cambiamento dei processi = trasformazione reale: basta prodotti, basta prodotti mascherati da servizi, cambiamo i processi
  • compliance = qualificazione: un fornitore deve diventare pagopa compliant (meglio se PT), sul marketplace agid, aggregatore spid e cie.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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