L'approfondimento

Public procurement ICT, il ruolo delle PMI innovative e le sfide del dopo coronavirus

Per garantire alla PA il rapido approvvigionamento delle tecnologie abilitanti lo smart working in piena emergenza coronavirus, il Governo ha snellito le procedure di procurement ICT. In questo contesto, assumono rilievo le PMI innovative, capaci di rispondere alle esigenze più urgenti di digitalizzazione

29 Apr 2020
Marco Massenzi

CEO Teleconsys SpA, PMI innovativa

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Il Decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 ha introdotto una serie di misure urgenti per contrastare il diffondersi del coronavirus, tra le quali spicca lo snellimento nelle procedure di procurement ICT da parte della Pubblica amministrazione per l’acquisto di beni e servizi informatici connessi alla diffusione dello smart working e dei servizi in rete per cittadini ed imprese. In questo contesto, emerge la rilevanza data dalla normativa alle PMI innovative. Una situazione che delinea come, in uno scenario post epidemia, queste realtà saranno strategiche per accelerare, con la loro capacità di ripensare il futuro e la cosiddetta “nuova normalità”, la ripresa del sistema Paese. È utile quindi analizzare cosa sta accadendo.

Procurement nell’emergenza: il ruolo delle PMI innovative

L’articolo 75 del Decreto Cura Italia apporta un significativo snellimento delle pratiche di procurement pubblico relativamente all’acquisto di strumenti tecnologici che possano favorire il diffondersi dello smart working e la digitalizzazione dei servizi della Pubblica amministrazione. La situazione di emergenza legata all’epidemia di coronavirus, infatti, ha comportato la necessità di far lavorare le persone da casa, sia nel settore privato che nel pubblico e di non far spostare i cittadini dalla propria abitazione, portando, grazie ad internet ed al digitale, i servizi della PA a casa degli italiani.

Relativamente allo smart working, tuttavia, gran parte della PA, nonostante la Direttiva 3/2017 del Presidente del Consiglio dei Ministri invitasse le amministrazioni ad adottare entro 3 anni tale modalità lavorativa per almeno il 10% dei lavoratori, oggi non è ancora dotata di tecnologie adeguate ad abilitare, in modo rapido, semplice, efficiente e sicuro, questa modalità di lavoro. Le procedure standard previste dalla normativa in materia di contratti pubblici comportano tempi d’attuazione troppo lunghi, mentre è essenziale una soluzione che consenta agli enti di approvvigionarsi velocemente di tutti gli strumenti digitali necessari. Con il Cura Italia il Governo ha permesso, pertanto, una deroga al Codice degli appalti, più precisamente, la possibilità di far riferimento all’articolo 63, comma 2 lett. c) del Codice stesso, che prevede le modalità di svolgimento della procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, per ragioni di estrema urgenza derivanti da eventi imprevedibili dall’amministrazione aggiudicatrice, riducendone notevolmente i tempi.

Il decreto emergenziale permette di utilizzare questo procedimento per acquistare tecnologie utili allo smart working e alla digitalizzazione e messa in rete dei servizi, mettendo in risalto l’obbligo che alla procedura siano invitati almeno quattro operatori economici, di cui almeno una piccola e media impresa innovativa. La normativa proposta dal Governo segue la necessità della Pubblica amministrazione di far fronte allo “tsunami”che l’ha travolta negli ultimi mesi. Gli strumenti messi a disposizione dalle leggi sugli appalti sono da subito apparsi inadeguati ed il Decreto Cura Italia ha, pertanto, provveduto a rispondere all’esigenza di rapidità.

L’articolo 75 del Decreto prevede, infatti, che, al completamento delle procedure di gara, non sia necessario aspettare il termine dilatorio di trentacinque giorni per la stipula del contratto, ma si possa passare direttamente alla sottoscrizione dello stesso, previa acquisizione di una autocertificazione da parte dell’aggiudicatario attestante il possesso dei requisiti richiesti e previa verifica del rispetto del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione Questa modalità potrebbe consentire alle Pubbliche amministrazioni di collocare i propri dipendenti in smart working in un paio di settimane.

Si sta facendo strada quindi, anche nel settore pubblico, la consapevolezza di come l’agilità data dalla digitalizzazione di lavoratori, processi e servizi sia la vera fonte della resilienza delle organizzazioni di fronte ad un evento imprevedibile, ad una “wild card” come l’emergenza coronavirus. Una condizione che avrà ripercussioni anche sul futuro post-epidemia. Appare, inoltre, interessante la richiesta della presenza di una PMI innovativa nella procedura, quale soggetto ritenuto fondamentale, data la sua capacità intrinseca di coniugare velocità e innovazione. Queste realtà imprenditoriali rappresentano una spinta fondamentale per la digitalizzazione dell’intero Paese, in virtù del loro approccio al mercato, della loro visione anticipatoria e della natura strettamente legata all’innovazione tecnologia, vera fonte del loro vantaggio competitivo.

I vantaggi

Considerando questi aspetti peculiari delle PMI innovative, emerge che la normativa prevista dal Cura Italia è vantaggiosa sia per questa categoria di operatori che per gli enti pubblici, in una logica win-win. I benefici per la Pubblica Amministrazione sono dovuti a:

  • pensiero laterale: le PMI innovative portano punti di vista freschi nel settore pubblico, con un approccio più congeniale anche alle nuove generazioni. I giovani cittadini, che si affacciano oggi alla PA, sono nativi digitali e restano sorpresi di scoprire che le amministrazioni ancora non offrano loro una digital experience appagante e coerente lungo il loro “citizen journey”, in quanto ancorate spesso a vecchi schemi. Una PMI innovativa invece è in grado di ragionare proprio come l’utente moderno vorrebbe fosse la PA, utilizzando strumenti innovativi, sia nella progettazione del servizio (ad esempio il design thinking) che nella realizzazione dello stesso, mettendo a disposizione il proprio mind-set;
  • maggiore rapidità nello sviluppo di soluzioni: le grandi aziende spesso hanno processi interni molto strutturati e un approccio allo sviluppo del software che richiede tempi più lunghi. Se si cerca velocità in produzione, per far fronte speditamente a eventi improvvisi, occorre adottare modelli agili tipici delle Start-up e PMI innovative, come il lean-startup, scegliendo quindi come partner uno “sprinter” dell’ICT invece di un “runner”;
  • accelerare il Piano triennale AgID: le PMI innovative adottano nativamente per la realizzazione delle loro soluzioni i principi per lo sviluppo di progetti digitali contenuti nel Piano triennale per l’informatica nella PA dell’AgID ed hanno una naturale attitudine a introdurre i digital enabler nei loro progetti. Ad esempio, le PMI con la propria offerta di innovazione possono andare a sperimentare nelle PA nuovi algoritmi di machine learning e tecniche di big data analysis, soluzioni di registro digitale distribuito, esperienze digitali virtuali, piattaforme conversazionali, che nel post-covid potranno abilitare nuovi modelli di interazione con la PA e tra PA.

Per converso, i vantaggi per le PMI di partecipare a contratti pubblici sono:

  • accesso a un mercato potenzialmente molto ampio e diversificato, composto da tanti ecosistemi verticali (sanità, scuola, giustizia, beni culturali e turismo, agricoltura, …) che stanno affrontando, ciascuno nel proprio settore, profonde trasformazioni supportate dal digitale e che valorizzano le peculiarità delle aziende innovative;
  • affidabilità nei pagamenti che, negli ultimi anni, a seguito del recepimento della Direttiva Europea 2011/7/UE, hanno visto anche un sensibile miglioramento nelle tempistiche;
  • valenza sociale e rilevanza mediatica, essendo di grande soddisfazione e prestigio per una PMI poter portare con le sue soluzioni un contributo concreto e immediato alla società e alla macchina amministrativa.

PMI innovative e gare Consip: il caso di Teleconsys

La presenza delle PMI innovative è stata valorizzata anche nelle gare strategiche ICT bandite da Consip per la realizzazione del Piano triennale per l’informatica nella PA 2019-2021, dando così attuazione alle proposte contenute nello Small Business Act dell’Unione Europea. Un caso esemplare per capire il contesto è dato da Teleconsys. L’azienda italiana negli ultimi due anni ha investito in ricerca e sviluppo e nella realizzazione di soluzioni software di cui detiene la titolarità dei diritti, arrivando così a conseguire lo status di PMI innovativa da maggio 2019, status che sarà confermato anche nel 2020.

Per accedere al Cloud della PA, Teleconsys ha, inoltre, sostenuto importanti investimenti ottenendo le estensioni ISO 27017 e ISO 27018 della ISO 27001, così da poter intraprendere il percorso di fornitore qualificato di servizi SaaS nel settore pubblico, oltre alla certificazione ISO 20000 per l’IT service management. Grazie a queste certificazioni e alle sue competenze innovative, Teleconsys è stata coinvolta da alcuni big-player in alcune importanti gare strategiche ICT che prevedono premialità tecnica aggiuntiva nel caso in cui nel Raggruppamento temporaneo di imprese venga coinvolta una PMI innovativa.

Teleconsys non è comunque nuova alla PA, settore che nel 2019 ha generato circa il 50% dei suoi 11 milioni di euro di ricavi. È, infatti, l’impresa fornitrice della piattaforma di smart working del Ministero del Lavoro, una moderna soluzione di virtualizzazione delle postazioni che ha consentito all’Amministrazione di reagire prontamente all’emergenza Covid-19 collocando, in pochi giorni, la maggior parte dei dipendenti in lavoro agile straordinario.

Le PMI innovative nello scenario post coronavirus

Al di là della legislazione d’emergenza, il ruolo assunto dalle PMI come veicolo di innovazione per la PA è destinato a essere confermato anche nel tempo. Nel futuro, in quello che, nel post-covid, sarà il nuovo ordinario, gli ambienti cittadini, di lavoro o casalinghi dovranno essere sempre più digitalizzati, integrati e dotati di strumenti intelligenti per andare incontro alle esigenze di enti, imprese e persone, dato che tutte le nostre esperienze, i nostri eventi della vita, non saranno più gli stessi. La PA ha capito che bisogna rimanere al passo e che sono necessarie infrastrutture moderne, poiché continuare ad avere tecnologie obsolete rappresenta un rischio per la sicurezza, un inibitore della resilienza, un costo eccessivo e un aspetto che limita l’introduzione dell’innovazione con la velocità necessaria a far fronte ai nuovi scenari che si stanno delineando.

L’imperativo di innovare tuttavia, non riguarderà solo il settore pubblico. Nella fase prossima di post emergenza, la cosiddetta fase di unlock, si consolideranno i cambiamenti attuati nel corso dell’epidemia portando ad una radicale modifica degli stili di vita delle persone. La casa, i negozi, gli uffici, le scuole, le città in generale, diventeranno sempre più digitali e interconnessi, per offrire esperienze di vita fluide e senza soluzione di continuità tra una attività ed un’altra; si imporranno prepotentemente paradigmi come la digital transformation, industria 4.0, la sharing economy e la social innovation. L’antifragilità, come definita da Nassim Nicholas Taleb, diverrà il nuovo imperativo per ogni economia, per migliorare ed evolvere anche nei momenti di crisi.

La Pubblica amministrazione per prima ha l’obbligo di essere, dunque, all’altezza del cambiamento e, per certi versi, di guidarlo, semplificando, ampliando e accelerando lo sviluppo dei servizi digitali al cittadino e alle imprese, sburocratizzando e rendendo più fluidi i suoi procedimenti, sperimentando molto più del passato, responsabilizzando e valorizzando, anche grazie allo smart working, le professionalità e le competenze presenti al suo interno. Ci attende un nuovo rinascimento, nel quale la centralità del rapporto tra uomo e tecnologia sarà fondamentale per vincere sfide senza precedenti, come quella che stiamo combattendo oggi e in cui le PMI innovative rappresentano una irrinunciabile risorsa per portare innovazione ed efficienza nella Pubblica Amministrazione, creando e mantenendo mercati vitali e competitivi e mettendo il loro entusiasmo e la loro energia al servizio del Paese.

L’articolo è parte di un progetto di comunicazione editoriale che Agendadigitale.eu sta sviluppando con il partner Teleconsys. 

CTA_Digital Workplace_i passi per virtualizzare la postazione di lavoro

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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