eHealth, una nuova strategia per le big tech: dalle app consumer all’intelligenza artificiale | Agenda Digitale

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eHealth, una nuova strategia per le big tech: dalle app consumer all’intelligenza artificiale

Dopo diversi flop, i big del web cambiano strategia nel settore ehealth: non più solo app destinate al mercato consumer, ma piattaforme dati (datalake), per la gestione dei Big Data di salute, in un’ottica di great long-term investment

13 Mag 2021
Mauro Moruzzi

Referente Scientifico di Assinter Academy

Per molti anni la sanità è apparsa un settore poco attraente per gli investitori digitali, pieno di cose complicate, di inefficienze e soprattutto di carta restia a scomparire. I dati di salute sono poi ritenuti particolarmente ‘sensibili’ e quindi iper-protetti dalle norme a tutela della privacy dei cittadini. I medici, infine, hanno storicamente un difficile rapporto con la trasformazione digitale.

Ne sanno qualcosa i giganti del web. Google, Apple, Microsoft – i cui utili sono raddoppiati in periodo covid – stanno progettando in questi mesi una nuova strategia in ambito eHealth dopo i clamorosi fallimenti degli ultimi dieci anni. L’obiettivo esplicito è quello di avere un ruolo centrale nella trasformazione digitale del settore salute puntando non più soltanto al mercato consumer, loro tradizionale roccaforte, ma complessivamente al rapporto medico-paziente e al ciclo strutturale dell’eHealth, ovvero alla gestione integrale dei dati sanitari.

Un “datalake” per fare davvero la sanità digitale: la sfida del PNRR

Google Health, la “cartella clinica personale globale” mai decollata

Google, come è noto, impegnò in passato ingenti capitali nel programma di Google Health, fallito nel 2012 dopo una sperimentazione a largo raggio. Il servizio, che consentiva alle persone, gratuitamente e senza pubblicità, di archiviare e gestire le proprie informazioni mediche in un’unica posizione, fu lanciato nel 2008 e potenziato nel 2010, ma interrotto dal gennaio 2012 per la scarsa adesione degli utenti. Google aveva previsto l’immissione di un nucleo primario di informazioni volontarie da parte degli utenti nella sua “cartella clinica personale globale”. La mancanza di reti strutturate in sanità e di banche date, accessibili pur con consenso del cittadino – sul modello del nostro FSE – obbligava però l’utente a inserire a mano, di volta in volta, queste informazioni. Questo limite ha impedito di creare link logici tra informazioni, assunzione di farmaci ed esplorazione delle problematiche di salute personale. L’API di Google Health era basato sul programma Continuity of Care Record (CCR): una specifica standard per cartelle cliniche sviluppata congiuntamente da ASTM International, Massachusetts Medical Society (MMS), Healthcare Information and Management Systems Society (HIMSS) e altri. In sostanza, qualcosa di serio e impegnativo. Queste interazioni erano gratuite e i cittadini pagavano soltanto i servizi annessi di telemedicina. I problemi della privacy (soprattutto nel sistema assicurativo statunitense) si aggiungevano agli altri. Google, come hanno fatto altri provider, si è ritirato nel mercato fitness con Google Fit, acquistato nell’ottobre 2019 da Fitbit peri 2,1 miliardi di dollari.

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Microsoft HealthVault e l’app salute di Apple

Non molto diversa è la storia dell’analogo sito Microsoft HealthVault, una piattaforma Web di Microsoft per memorizzare e mantenere informazioni sulla salute e il benessere dei cittadini. Partito nell’ottobre 2007, il sito era accessibile già dal giugno 2010 in U K. Nel novembre 2019 Microsoft ha cessato ufficialmente il servizio.

L’app Salute di Apple è uno strumento disponibile per iPhone, iPad, Apple Watch e IPod touch che permette agli utenti di registrare i propri dati di salute, scaricare e acquistare applicazioni disponibili in Apple Store, sia gratuite che a pagamento.

Aperto il 10 luglio 2008 ha reso disponibili milioni di app sviluppate da terze parti. Ma in realtà non è mai riuscito ad affermarsi come cartella clinica personale. Il vero business di Apple nel campo salute sono gli AppleWatch per il controllo del cuore, che costituisce però un settore di nicchia molto particolare. L’orologio può monitorare la frequenza cardiaca, individuare ritmi cardiaci anomali e, nella sua versione più recente, diagnosticare perfino attraverso ecocardiogrammi.

IBM Watson

Anche IBM, con la sua produzione orientata a software di base e ai calcolatori, ha cercato di entrare dal 2014 nella sanità con Watson, un sistema di intelligenza artificiale che può rispondere a domande mediche con un linguaggio naturale ideato da un team di ricerca diretto da David Ferrucci. Le prime sperimentazioni sono state effettuate negli USA sul trattamento del cancro ai polmoni. Ma il Watson sconta un approccio culturale pre-internet: quello dei super computer e non della comunicazione in rete.

eHealth, la nuova strategia delle big tech

E così Google, Apple, Microsoft, Amazon e altri big provider di rete stanno tutti sviluppando nuove strategie rivolte alla sanità per offrire piattaforme dati (datalake), per la gestione dei Big Data di salute, in un’ottica di great long-term investment. Un fatto prevedibile in una situazione pandemica globalizzata che ha messo in luce l’inconsistenza dei programmi predittivi delle autorità sanitarie nazionali, nonostante l’immensa crescita della rete e dei supercomputer.

Una situazione è ben chiara agli analisti di mercato. Oggi l’interesse è tutto spostato dalle app consumer (con la sola eccezione dei sensori watch e del fitness) ai dati e ai programmi di AI. Google AI e DeepMind Health stanno lavorando su un grande progetto sanitario di imaging – partendo dalle scansioni oculari e dalle cellule tumorali – per assistere i medici nella diagnosi e nel trattamento dei pazienti. Google punta sulle piattaforme dati, sull’AI e la DeepMind Health nell’ambito di un più vasto servizio Google Cloud. Facebook pensa di utilizzare il suo immenso data base per fornite controlli e informazioni mediche ai pazienti. Microsoft, dopo il fallimento di HealthVault, ha adottato una strategia sanitaria basata su servizi cloud avanzati e su AI e Machine Learning con alleanze con Novartis, Walgreens, Humana e Providence St. Joseph Health.

Contemporaneamente alla gestione avanzata dati-sanità, con programmi IA resi disponibili per il welfare pubblico, parte, con il gigante Amazon in testa, il secondo stadio della scalata alla sanità: i servizi online in concorrenza con il settore pubblico e in alleanza con il settore delle assicurazioni integrative di assistenza sanitaria (prima in Italia UniSalute di Unipol). AmazonCare è già un investimento per gestire prescrizioni e dosi per i malati cronici, per inviare farmaci per posta, funzionante in tutti gli stati USA, estendibili ad altri paesi e a una più vasta gamma di prestazioni assistenziale, nella logica del ‘pacchetto assistito’ (Amazon nel 2018 ha acquistato PillPack, una farmacia online e sta procedendo e nuove acquisizioni).

L’accordo da 16 miliardi di dollari tra Microsoft Corp e Nuance Communications Inc. è l’ultima tappa di questa strategia che prevede anche software avanzati di riconoscimento vocale per avvicinare il mondo medico, indispensabili per boom dei servizi di telemedicina.

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