L'approfondimento

Fascicolo Sanitario Elettronico: arrivano i fondi del PNRR ma manca l’educazione allo strumento

Il PNRR prevede risorse per incrementare l’utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico e integrarlo ad una nuova piattaforma per la telemedicina: i dettagli, la roadmap, la nuova governance, la mancanza di un piano strategico, l’importanza di investire in alfabetizzazione digitale

15 Feb 2022
Giacomo Bandini

Competere

Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è una realtà in tutte le Regioni e una base imprescindibile per il futuro della sanità digitale. Tuttavia, il suo utilizzo è ancora molto frammentato.

Pnrr e fascicolo sanitario elettronico

Per questo, su 8,6 miliardi di euro dedicati all’innovazione e la digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, il PNRR prevede 1,3 miliardi di euro dedicati al Fascicolo Sanitario Elettronico.

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Nel dettaglio:

• 200 milioni di euro per realizzare una central repository dei dati, la digitalizzazione dei documenti e la creazione di servizi e interfacce del nuovo sistema FSE;

• 610,4 milioni di euro per sostenere e incrementare l’utilizzo del FSE a livello regionale;

• 570 milioni di euro per sviluppare e mantenere l’infrastruttura dedicata.

Nel percorso di attuazione, è prevista anche la costruzione di una piattaforma nazionale per la telemedicina con la quale il nuovo FSE dovrebbe integrarsi, secondo i documenti del Ministero per l’Innovazione e la Transizione Digitale.

I due progetti, dall’investimento complessivo di 2,3 miliardi di euro, procederanno in parallelo per poi convergere nelle tempistiche di realizzazione.

Ma è sufficiente investire in infrastrutture e interfacce digitali quando lo strumento è poco conosciuto?

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Fascicolo Sanitario Elettronico: i dati su attivazione e utilizzo

La storia del FSE è stata a oggi costellata da luci e ombre, come risulta dai dati forniti dal sito ufficiale.

Riguardo l’attivazione dello strumento, ormai in uso in tutte le regioni, incluse le province autonome, i numeri sembrano sorridere alle iniziative finora portate avanti, con oltre 57 milioni di fascicoli sanitari elettronici attivati.

I dati negativi riguardano, invece, il versante dell’utilizzo attivo. Al quarto trimestre del 2021, in ben sei regioni l’utilizzo da parte dei medici è pari allo 0%, mentre in regioni di dimensioni importanti quali Piemonte, Toscana e Lazio non si va oltre il 16%.

Un secondo indicatore, fornito dalla piattaforma di monitoraggio di Agid, è il numero di medici che alimentano il FSE con il Profilo Sanitario Sintetico del paziente: solamente in quattro regioni questo dato è disponibile e le percentuali sono in tutti i casi, tranne uno, abbondantemente sotto il 50%.

Fascicolo Sanitario Elettronico: la roadmap del Governo

La roadmap del governo per la sanità digitale si incentrerà su alcuni momenti fondamentali che prevedono:

• L’assegnazione ad un progetto in PPP della piattaforma nazionale per la telemedicina (marzo)

• Il lancio delle linee guida per l’interoperabilità per il FSE (marzo)

L’attuazione del FSE in tutte le regioni (giugno) con adeguamento ai decreti e alle linee guida

• La pubblicazione di gare regionali per costruire piattaforme verticali di telemedicina sul territorio (giugno).

Fascicolo Sanitario Elettronico: la mancanza di un piano strategico

Ad Agenas, con il supporto del MITD e di Sogei, è stato affidato il nuovo ruolo di Agenzia per la sanità digitale, come previsto dal DL Sostegni-ter. Questa nuova governance prevede la produzione di linee guide periodiche per delineare le regole tecniche e garantire l’interoperabilità del FSE a livello regionale, nazionale ed europeo.

Inoltre, la stessa Agenas è chiamata alla gestione del progetto della piattaforma nazionale per la telemedicina con l’emissione di una manifestazione d’interessi per partnership pubblico-privata volta alla costruzione e il mantenimento dell’infrastruttura base.

Se gli ambiti di intervento sono stati definiti abbastanza nettamente dal governo, meno chiaro risulta essere il ruolo delle regioni. A loro è affidata la realizzazione sia delle piattaforme verticali per la telemedicina, sia l’attuazione del FSE grazie anche ai fondi dedicati dal PNRR.

Tuttavia, senza un piano strategico che definisca meglio i ruoli, le modalità e deadline precise –tenendo anche conto le capacità progettuali diverse da regione a regione – il rischio è quello di accentuare le divisioni preesistenti. Esistono già dei “campioni” nazionali della sanità, e in particolare della sanità digitale, che sono in grado di implementare e investire autonomamente nella telemedicina e nella riorganizzazione territoriale del SNR.

Altre realtà regionali viaggiano a velocità più ridotte sia per carenza di risorse (fino ad oggi) sia per il mancato supporto di policy a sostegno dell’innovazione nel settore sanitario. Senza considerare, come testimoniano i numeri, che i dati messi disposizione del FSE sono ancora molto pochi.

Conclusioni

È quindi sufficiente investire risorse per l’adeguamento infrastrutturale e la creazione di nuove interfacce digitali? Se si guarda alla storia recente del FSE, no.

A prescindere dal grado di facilità nell’accesso e nell’utilizzo delle piattaforme regionali, uno dei maggiori problemi è la scarsa conoscenza dello strumento tra i cittadini e i medici.

Sono ancora poche le regioni in cui gli utenti si interfacciano in modo soddisfacente al FSE: in ben otto, il monitoraggio rivela uno 0% di utilizzo negli ultimi 90 giorni dell’ultimo trimestre 2021, nelle altre la media è ben al di sotto del 40% degli accessi.

A ciò si deve aggiungere la scarsa conoscenza generale del FSE che, secondo i dati dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, appartiene solamente al 38% della popolazione. Allo stesso modo l’utilizzo da parte dei medici, con riferimento particolare alla medicina generale, rimane piuttosto altalenante e variabile da regione a regione.

In questa direzione, allora, si dovrebbe agire con maggiore efficacia, cercando di incentivare i professionisti sanitari all’utilizzo più consistente del FSE e, in generale, all’utilizzo delle piattaforme digitali per la telemedicina che già prevedano integrazioni con il SSN. Da questo punto di vista, peraltro, negli ultimi anni si sono registrati significativi miglioramenti anche nella medicina generale.

Inoltre, una parte delle risorse potrebbe essere dedicata a progetti di educazione digitale con il duplice obiettivo di formare i medici e gli operatori sanitari, ma anche di sensibilizzare gli utenti all’utilizzo del FSE e degli altri tool digitali.

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