SANITA' DIGITALE

La salute corre su Google: tutti gli accorgimenti SEO per spingere il ranking

Sempre più vasta l’offerta online di articoli su temi sanitari. Intercettare la domanda di utenti e pazienti comporta quindi skill sempre più raffinate. Le parole chiave non bastano più. Una panoramica di strumenti e accorgimenti efficaci alla luce delle nuove tecnologie adottate dal motore di ricerca

29 Gen 2020
Sandra Fratticci

digital marketing specialist, giornalista, Fabricamente

google

Google sta affermandosi prepotentemente come mezzo principale per la ricerca di informazioni, consigli e prodotti inerenti alla salute. Proprio per questo diventa sempre più strategico valorizzare il proprio contenuto a carattere “sanitario“. Quali sono gli elementi che il motore di ricerca utilizza per stabilire quali risultati mostrare per primi? Scopriamolo insieme.

L’ottimizzazione dei contenuti non si ferma alle parole chiave. Per stabilire quali risultati di ricerca mostrare e in quale ordine, infatti, vanno considerati numerosi altri fattori. In particolare:

  • Google utilizza oltre 200 fattori di posizionamento
  • Solo alcuni di questi fattori sono noti, perché desumibili dalle linee guida pubblicate dallo stesso Google, o perché emersi dai test effettuati dai SEO specialist a livello mondiale
  • La serp, ossia la lista di risultati proposti all’utente, tiene conto delle sue preferenze, desunte dall’esperienza di navigazione. Potremmo dire che ogni utente ha una sua serp. Per questo è assolutamente fondamentale conoscere il proprio pubblico.
  • Periodicamente Google rilascia degli aggiornamenti dell’algoritmo che incidono sulle serp, ossia le pagine dei risultati, modificando sostanzialmente i fattori di ranking

Intelligenza artificiale e qualità dei contenuti

Tra i trend SEO c’è l’utilizzo del machine learning per migliorare le risposte alle ricerche degli utenti. Che cosa significa? Che Google è in grado di apprendere dal comportamento degli utenti e fornire risultati in base all’intento di ricerca dell’utente, ossia al suo effettivo bisogno.

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Dopo l’aggiornamento dell’algoritmo avvenuto a marzo 2019, recentemente Google ha annunciato l’introduzione di BERT, acronimo che sta per Bidirectional Encoder Representations from Transformers. Si tratta di un sistema per l’elaborazione del linguaggio naturale che, attraverso reti neurali artificiali, è in grado di comprendere meglio il significato delle richieste effettuate dall’utente. Questo sistema infatti considera il contesto e, dunque, le relazioni tra le parole, piuttosto che le singole parole chiave.

Si conferma dunque l’importanza di scrivere per le persone, partendo dalle loro esigenze e dai loro intenti di ricerca e offrendo loro contenuti di qualità. Ogni volta che scriviamo un articolo dobbiamo chiederci: risolve un problema specifico di una persona? Offre degli spunti originali non presenti altrove?

La qualità, inoltre, va di pari passo con l’aggiornamento, quindi è fondamentale rivedere periodicamente i nostri contenuti, integrandoli con nuove informazioni o pubblicandone di nuovi se necessario.

Ottimizzazione dei contenuti

Le parole chiave, da sole, non sono più sufficienti a garantirci una buona visibilità, ma restano comunque importanti. Quindi una volta individuate le parole chiave che corrispondono all’intento di ricerca dei nostri utenti sarà utile inserirle all’interno dell’articolo in alcune posizioni strategiche:

  • Url dell’articolo: inseriamo le parole chiave, scritte in minuscolo, separate da trattini. Evitiamo lettere accentate e caratteri speciali
  • Title o H1: è il titolo che viene mostrato agli utenti nell’elenco dei risultati di ricerca. Oltre a contenere la parola chiave principale deve essere breve – sono consigliate massimo 60 battute spazi inclusi – informativo e accattivante, per invogliare l’utente a cliccare sul risultato
  • Meta description: è la breve descrizione – circa 150 battute spazi inclusi – che viene mostrata su Google sotto il titolo. È fondamentale inserirla, spiegando brevemente di cosa parla l’articolo, così da consentire all’utente di comprendere l’interesse di quel contenuto rispetto alla sua esigenza
  • H2, H3: sono i titoli di secondo livello che identificano gli argomenti trattati nei paragrafi e sotto-paragrafi dell’articolo. Strutturare l’articolo in diversi blocchi di testo che affrontano i diversi aspetti del tema generale è un ottimo modo per rispondere alle domande dell’utente. Nei titoli di secondo e terzo livello potremo inserire le parole chiave correlate che identificano le domande più specifiche collegate al tema
  • Immagini: è importante curare i nomi dei file, inserendo le parole chiave e, soprattutto, il titolo e il testo alternativo dell’immagine. L’assenza dei testi alternativi è infatti un fattore penalizzante, mentre la loro presenza, oltre a garantire la fruibilità dell’immagine da parte degli utenti diversamente abili, sarà utile ai fini del posizionamento.

Google e health-content: gli errori da evitare

  • Contenuti duplicati: se Google individua due pagine uguali deciderà quale mostrare agli utenti, penalizzando l’altra pagina
  • Keyword stuffing: da evitare la ripetizione eccessiva di una parola chiave, così come l’uso forzato che porta a scrivere frasi non naturali
  • Pubblicità invasive: sono considerate un elemento che penalizza l’esperienza utente e lo stesso Google considera i siti che ne fanno uso di scarsa qualità
  • Titoli, descrizioni o testi alternativi mancanti o duplicati
  • Link che non funzionano

L’importanza del fattore “velocità”

È un fattore fondamentale per una buona esperienza utente: se la pagina non si carica l’utente abbandonerà il sito. Se più utenti abbandonano il sito il motore di ricerca interpreterà questo comportamento come un segnale di scarsa qualità del sito e potrebbe penalizzarlo.

Ci sono diversi strumenti gratuiti che permettono di misurare la velocità del sito e individuare aspetti su cui intervenire per migliorarla. Tra questi: PageSpeed Insights di Google, GTmetrix e WebPagetest

Costruire un sito centrato sulla salute

L’architettura del sito deve essere progettata in modo da favorire la navigazione degli utenti e permettere l’individuazione rapida dei contenuti di interesse. Ciò avviene attraverso accorgimenti come la creazione di menù chiari, l’uso dei breadcrumbs – o percorsi a briciole di pane – l’utilizzo attento delle categorie e dei link interni tra gli articoli per consentire agli utenti di individuare altri contenuti di interesse. Tutti elementi che aiutano anche i motori di ricerca a scansionare e indicizzare correttamente le pagine del nostro sito. Un altro elemento assolutamente necessario per permettere la scansione del sito è la creazione della sitemap.

Usabilità sui dispositivi mobili

L’85% degli italiani accede a internet da dispositivi mobili, stando ai dati del report Digital 2019 di We Are Social e Hootsuite. Già dal 2018 Google ha avviato il passaggio al Mobile First Indexing: il motore di ricerca utilizzerà prevalentemente la versione dei contenuti per dispositivi mobili per indicizzazione e ranking. Questa impostazione dal mese di luglio 2019 è stata applicata in automatico su tutti i nuovi siti. Avere un sito mobile friendly è quindi un fattore cruciale per comunicare oggi sul web e farsi trovare dagli utenti potenzialmente interessati ai nostri servizi.

Uno strumento che può aiutarci a valutare l’usabilità del nostro sito sui dispositivi mobili è il test per ottimizzazione mobile di Google.

Protocollo HTTPS e link building

L’https è un protocollo che garantisce la trasmissione sicura dei dati mediante un apposito certificato, denominato SSL. In altre parole i siti il cui indirizzo inizia con https ci garantiscono che se utilizziamo un modulo di contatto presente nel sito i nostri dati saranno trasmessi in modo sicuro.

Si tratta di uno dei fattori espressamente consigliati da Google nelle sue linee guida. Attualmente i siti sprovvisti del certificato di sicurezza vengono segnalati dal motore di ricerca attraverso la dicitura “Non sicuro” mostrata nella barra degli indirizzi.

Quanto più un sito viene citato da altri siti, tanto più quel sito può essere considerato autorevole. La link building è dunque la presenza, su altri siti, di link che rimandano al nostro sito. Affinché influisca positivamente sul posizionamento del nostro sito è necessario che i link:

  • Provengano da siti che trattano argomenti coerenti con quelli che affrontiamo nelle pagine linkate
  • Non siano concentrati tutti sulla home page
  • Provengano da siti che hanno diversi livelli di qualità, evitando però i siti di pessima qualità
  • Siano distribuiti in modo naturale nel tempo

Inutile dire che l’acquisto di link o le pratiche come lo scambio di link con siti che non c’entrano nulla con il nostro potrebbe comportare una penalizzazione da parte di Google.

Il valore di Google My Business

Google My Business è uno strumento gratuito messo a disposizione da Google per le attività locali. Permette a tutte le attività che hanno una sede fisica sul territorio di avere un profilo con tutte le informazioni quali indirizzo, orari, contatti e contenuti aziendali quali foto, post e offerte e offre la possibilità di rispondere alle domande degli utenti. È quindi un canale utilissimo per la local SEO, che permette di ottenere visibilità nelle pagine di ricerca e su Google Maps.

Per approfondire:

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@RIPRODUZIONE RISERVATA

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