Modello “one-health” per una sanità inclusiva e digitale: sfide e opportunità da cogliere - Agenda Digitale

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Modello “one-health” per una sanità inclusiva e digitale: sfide e opportunità da cogliere

One-Health, integrazione e digitalizzazione sono le parole chiave per un nuovo assetto istituzionale, che metta in stretta relazione la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente. Solo così potremo ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure che ritroviamo anche nel SSN italiano

30 Lug 2021
Tonino Aceti

Presidente Salutequità

One-Health: per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è il faro al quale guardare “per un nuovo assetto istituzionale, entro il 2022, per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico”, attraverso la presentazione di uno specifico disegno di legge.

È un tema del quale si parla da molti anni ormai, che ora però ha bisogno di un’accelerazione per la sua “messa a terra” diffusa.

Per fare questo, credo che ci siano due parole magiche da agire: integrazione e digitalizzazione.

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One Health: perché bisogna “integrare”

Integrazione perché è lo stesso concetto di One Health ad affermare che la salute delle persone è connessa a quella degli animali e dell’ambiente.

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Per connettere è necessario integrare territori, i diversi settori delle politiche pubbliche attraverso una loro programmazione integrata, compresi i rispettivi capitoli di bilancio, oggi ancora troppo basati su modelli a silos che separano anziché unire.

Bisogna integrare le competenze dei professionisti impegnati nelle diverse politiche pubbliche interessate e per farlo è necessario “investire e mettere in comune la conoscenza” in un’ottica multidisciplinare e multiprofessionale, nonché avere la possibilità da parte degli attori di accedere a tutte le informazioni e i dati necessari.

Il fattore abilitante per questa integrazione è ancora una volta la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, sulla quale si sta lavorando, ma si può e si deve fare di più, soprattutto dando al sistema nel suo complesso unitarietà, interoperabilità, utilizzabilità e accessibilità del dato da parte di tutte le amministrazioni e di tutti i cittadini, a prescindere dai confini regionali o provinciali.

L’approccio One-Health, l’integrazione e la digitalizzazione, rappresentano una grande opportunità per ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure che ritroviamo anche nel Servizio Sanitario Nazionale italiano.

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La digitalizzazione dei servizi socio-sanitari

Con la digitalizzazione dei servizi socio-sanitari si porta l’assistenza nelle case di tutte le persone, con particolare riguardo alle cronicità, si innovano e si valorizzano le competenze di tutte le professioni sanitarie, modificando contestualmente i vecchi modelli organizzativi e contribuendo alla sostenibilità del sistema nel suo complesso.

È attraverso la digitalizzazione della PA che possiamo accelerare concretamente il cambiamento che serve, proprio laddove la dialettica politico-istituzionale tra Stato e Regioni ha mostrato negli anni evidenti limiti. È il caso, ad esempio, dei processi di integrazione di due ambiti centrali del nostro sistema di Welfare come sanità e sociale. Un’integrazione della quale si parla da anni e sulla quale si è scritto molto anche in termini normativi. L’ultima importante occasione risale a oltre quattro anni fa ed è rappresentata dall’articolo 21 dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza di cui al Dpcm 12 gennaio 2017 che recita: “I percorsi assistenziali domiciliari, territoriali, semiresidenziali e residenziali… prevedono l’erogazione congiunta di attività e prestazioni afferenti all’area sanitaria e all’area dei servizi sociali. Con apposito accordo sancito in sede di Conferenza unificata sono definite linee di indirizzo volte a garantire omogeneità nei processi di integrazione istituzionale, professionale e organizzativa delle suddette aree, anche con l’apporto delle autonomie locali, nonché modalità di utilizzo delle risorse coerenti con l’obiettivo dell’integrazione, anche con riferimento al Fondo per le non autosufficienze”. Le linee di indirizzo però mancano ancora all’appello!

Il freno del regionalismo sanitario

Una digitalizzazione che vedeva l’Italia, nel periodo pre-pandemia, stando alla classifica dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI 2020), al 26° posto e con un digital divide regionale: a fronte di una media nazionale (2019) pari al 23% di individui che ha usato internet per interagire con la PA, il Nord-Est si attesta al 27%, il Nord-Ovest al 26% e il Centro al 26%, mentre il Sud e le Isole al 18%. Guardando ai valori delle singole Regioni le differenze sono ancora più marcate: Basilicata e Calabria 17%, Sicilia 15%, mentre le Province autonome di Trento 32% e Bolzano 29%.

Velocità regionali ancora troppo differenti guardando anche ai dati aggiornati al secondo trimestre del 2021 sul fascicolo sanitario elettronico: si passa dal 90% di cittadini che hanno attivato il fascicolo nel Lazio, al 39% della Liguria e al 2% delle Marche, come pure dall’88% dei cittadini che lo hanno utilizzato negli ultimi 90 giorni in Emilia-Romagna contro il 6% della Sicilia.

Le opportunità da cogliere

Su tutto questo abbiamo due grandi opportunità da cogliere rappresentate dalla ripresa dei lavori sull’ultimo Patto per la Salute, che non potrà non parlare la lingua One Health, e dal Piano Nazionale di ripresa e resilienza dove si finanziano interventi che vanno proprio in questa direzione. Sul piatto, per la sanità, ci sono:

  • 1 miliardo per la telemedicina per supportare al meglio i pazienti con malattie croniche (tele-assistenza, tele-consulto, tele-monitoraggio e tele-refertazione), ma per ottenere i finanziamenti va garantita l’integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e l’effettiva armonizzazione dei servizi sanitari.
  • 1,45 miliardi per la digitalizzazione dei DEA di I e II livello
  • 1,38 miliardi per il potenziamento del FSE
  • 0,29 miliardi per l’infrastruttura tecnologica del Ministero della Salute e analisi dei dati e per il modello predittivo per garantire i LEA italiani e la sorveglianza e vigilanza sanitari.

La sfida sarà quindi assicurare che le cose accadano realmente e nei tempi previsti, nell’ottica dell’unitarietà del sistema e attraverso una spesa pubblica efficace, efficiente e trasparente. Osservare, monitorare e rendere conto dello stato di avanzamento del PNRR credo debba rappresentare una priorità per chi ha a cuore una PA sempre più efficiente, efficace, sostenibile e attenta ai diritti dei cittadini. Per Salutequità sarà la priorità.

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