ehealth

Quarant’anni di Servizio sanitario nazionale: una rivoluzione da proteggere con il digitale

Com’è cambiato il Servizio Sanitario Nazionale con l’avvento di internet, i robot in sala operatoria o la telemedicina e semplificazioni per migliorare l’interazione medico-paziente. Rivoluzioni che gli esperti di welfare italiano sottovalutano, ma che sono necessarie per assicurare altri quarantanni (almeno) al nostro Ssn

Pubblicato il 19 Lug 2018

Mauro Moruzzi

Dipartimento Trasformazione Digitale-Presidenza del Consiglio dei Ministri, Scuola di Welfare Achille Ardigò

AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
Quarant’anni di Servizio sanitario nazionale: una rivoluzione da proteggere con il digitale

Decorrono i quarant’anni del Servizio Sanitario Nazionale, varato, come è noto, nel 1978. Una novità rivoluzionaria, ma i tanti che in questi giorni celebrano l’anniversario tendono a dimenticare una cosa altrettanto importante. Che ha pure cambiato, negli ultimi vent’anni, la Sanità. Internet. Ed è davvero un peccato pericoloso dimenticarsene. Sono stati infatti, questi ultimi, anche anni di importanti cambiamenti sociali – la popolazione invecchia e la gente vive molto più a lungo – ed economici: gli Stati sono in grave crisi finanziaria e la crisi economica è anche crisi del welfare state. Gli stessi che dimenticano internet a questo punto propongono alcune soluzioni: selezionare le prestazioni gratuite o quasi (i LEA), introdurre ticket in relazione al reddito delle persone.

Come internet ha cambiato (anche) il sistema sanitario

Ma la crisi economica che ha sconvolto il globo negli ultimi dieci anni, altro non è che l’effetto di una scossa tellurica dell’economia che separa (anche geograficamente) la produzione digitale (di bit, di ‘cose’ dematerializzate) da quella materiale (di oggetti e servizi materiali, fatti di atomi, come i telai dei motorini o gli iPad).

Qualcuno pensa, forse, che questo epocale cambiamento non interessi un settore dei servizi avanzati alla persona come la sanità? Sarebbe un errore grossolano, perché questa evoluzione è già sotto i nostri occhi: la sanità di oggi e ancor più quella del futuro prossimo vive di questa ‘separazione’. I Big Data di salute e l’eHealth, ad uno stadio avanzato, portano al Virtual Hospital e perfino al ‘paziente virtuale’, così come un iPhone nasce prima virtualmente Cupertino in California, e poi, materialmente, in Cina; e, ben presto, da una stampante tridimensionale di vicinato.

I robot delle moderne sale operatorie – già oggi utilizzati nei nostri ospedali per interventi alla prostata o al cervello – sono alimentati da sistemi virtuali di dati dematerializzati. Anche l’eCare – in particolare l’assistenza agli anziani – che il governo cinese sta progettando per il prossimo ventennio a favore di mezzo miliardo di persone, ha basi e strumenti virtuali, sistemi robotici (che sono di fatto ‘stampanti penta-dimensionali’: oggetti a tre dimensioni che si muovono nel tempo, la quarta dimensione, ma interagiscono contestualmente con una dimensione intersoggettiva).

La dematerializzazione della sanità

Governance del SSN, Regionale e locale, programmi di ricerca medico-scientifica, sono anch’essi sconvolti dal processo di dematerializzazione della sanità, dall’eHealth che permette una gestione real-time del rapporto domanda-offerta e interconnessioni globali delle reti. Il nuovo medium poi non si limita a cambiare le ‘forme della produzione’ di salute e assistenza (nel processo di dematerializzazione-virtualizzazione-materializzazione), ma modifica il rapporto storicamente subordinato assistito-medico-burocrazia. Il ministro Giulia Grillo ci parla di una nuova centralità del cittadino nella gestione non partitica e non politica della sanità italiana. A partire dal gravoso fenomeno delle liste di attesa.

Meno burocrazia, più interazione medico-paziente

È un proposito e un punto di partenza lodevole. In una situazione tradizionale, però – a bassa comunicazione – questa alternativa ha un solo sbocco possibile: un maggior potere della burocrazia a discapito della politica. Lo fece – come ci ricorda Ferrera – Margareth Thatcher negli anni ottanta in Gran Bretagna, non per dare più potere ai cittadini, ma per ragioni economiche di efficienza. Oggi la Rete – l’eHealth, il FSE, la conoscenza diffusa e condivisa attraverso i social – permettono a chi governa e a chi usufruisce dei servizi una interazione sempre più ‘a basso tasso di burocrazia’, ridando centralità al rapporto medici-pazienti a discapito, appunto, dell’intermediazione burocratica (e tanto più quella politica-burocratica che inevitabilmente così perde di peso e significato).

È evidente che se questa dimensione del cambiamento non è recepita nemmeno dagli studiosi più attenti del welfare italiano, difficilmente può essere acquisita dalle policy, anche da quelle che vorrebbero esser più radicali; mentre, stranamente, è capita dai cittadini che sempre più chiedono un FSE ‘che funzioni come il mio WhatsApp’ (commento a un articolo di La Repubblica sulle difficoltà di utilizzo del Fascicolo, dove c’è!).

Le due innovazioni che salvano il sistema sanitario nazionale dal crack

I vantaggi di una sanità gestita in rete coi cittadini

McLuhan ricordava, in ‘ Galassia Gutenberg’, che per tutto il cinquecento e parte del seicento i preti – gli intellettuali e i politici dell’epoca – non riuscirono a capire la rivoluzione del libro stampato, in primis della Bibbia, a differenze degli eretici protestanti.

Maurizio Ferrara conclude il suo articolo sul Corriere della Sera chiedendo politiche di salvaguardia del carattere universalistico del SSN con un dosaggio responsabile tra selezione delle prestazioni assicurate e ticket (compartecipazione economica degli utenti). Manca il terzo ingrediente, che per importanza è il primo: una sanità gestita in Rete (e-Health) con i cittadini, in una nuova era di accesso e trasparenza.

Solo così – chiosiamo noi – potremo assicura al nostro sistema sanitario nazionale altri quarant’anni (e magari di più).

Salvare la Sanità col digitale, ecco le urgenze che l’Italia sottovaluta

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

People&Change

Tutti
Produttività e AI
AI IN AZIENDA
AI E LAVORO
SCENARI
FORMAZIONE
CULTURA AZIENDALE
COMPETENZE
AI in azienda
Carriera
AI leadership
Leggi l'articolo Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
lo studio
Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
policy
Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
Leggi l'articolo AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
collaborazione uomo-ai
AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
Leggi l'articolo Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
la sentenza
Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Leggi l'articolo Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
lo studio
Produttività e AI: il vantaggio cresce ai vertici, meno tra i dipendenti
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
policy
Shadow AI in azienda: come governare rischi, dati e sicurezza
Leggi l'articolo AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
collaborazione uomo-ai
AI e lavoro: i rischi di adottarla senza riprogettare i processi
Leggi l'articolo Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
la sentenza
Diritto a un call center umano: banco di prova per il futuro con l’AI
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x