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Sanità digitale in Fase 2, così il sistema di cura si avvicina al cittadino

Ora che siamo entrati nella Fase 2 è fondamentale cominciare a lavorare per riprogettare il nostro Sistema Sanitario Nazionale, a partire dalle debolezze che questa situazione straordinaria ha riportato in primo piano. Vediamo quali sono e su quali direttrici realizzare un nuovo modello di sanità più vicino ai cittadini

11 Mag 2020
Claudio Franzoni

Senior Advisor – P4I

Martina Leoni

Senior Consultant P4I

Simona Solvi

Senior Consultant P4I


La pandemia che negli ultimi mesi ha colpito tutto il mondo ha messo a dura prova il nostro Paese e in particolare il nostro Sistema Sanitario Nazionale, che tuttavia – seppure con qualche difficoltà – ha reagito per arginare l’emergenza.

Ora che ci troviamo nella Fase 2, però, è fondamentale cominciare a lavorare per riprogettare il nostro SSN, a partire dalle debolezze che questa situazione straordinaria ha riportato in primo piano.

Così il sistema sanitario nazionale ha affrontato la crisi

Come già evidenziato in un precedente intervento, dall’inizio della pandemia il SSN si è attivato per fronteggiare la fase acuta dell’emergenza: sono state attivate attività di screening su larga scala; sono stati creati e attrezzati nuovi reparti di Terapia intensiva; diverse strutture ospedaliere hanno pubblicato bandi in tempi record per assumere nuovo personale sanitario; molti pazienti positivi in condizioni non critiche sono stati curati a casa con il monitoraggio remoto del personale medico; l’intelligenza umana – a livello globale – e quella artificiale collaborano per cercare nuove cure.

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L’importanza dei servizi territoriali

La prima riguarda il modello di cure che caratterizza la sanità italiana: nonostante da anni si parli di evoluzione dei modelli organizzativi verso le cure territoriali, di fatto gli ospedali sono ancora l’epicentro delle cure nel nostro sistema. I servizi territoriali sono infatti ancora poco sviluppati e disorganizzati e manca un coordinamento strutturato tra ospedale e territorio. Le evidenze emerse nella prima fase dell’emergenza rispetto a questa criticità sono diverse: il primo punto di riferimento per i pazienti è stato il Pronto Soccorso – luogo che ha facilitato la diffusione del virus – e la prima soluzione per il trattamento dei malati è stata il ricovero presso le strutture ospedaliere. Queste situazioni hanno messo a rischio la tenuta delle aziende sanitarie, che si sono trovate a gestire un picco di attività non previsto e improvviso. D’altra parte, questo fenomeno è dovuto al fatto che non esistono servizi territoriali per le cure al domicilio per garantire l’assistenza a tutte le persone che ne avrebbero bisogno e non ci sono meccanismi di coordinamento strutturati che mettano in collegamento i medici di medicina generale, i quali dovrebbero occuparsi sul territorio dei casi “meno gravi”, con gli ospedali, che invece dovrebbero trattare i soli casi più complessi, che richiedono appunto assistenza ospedaliera.

Il (basso) il livello di digitalizzazione del nostro sistema socio-sanitario

La seconda grande criticità emersa in questa emergenza riguarda il livello di digitalizzazione del nostro sistema socio-sanitario: in Italia l’adozione di soluzioni tecnologiche a supporto della prevenzione e cura della popolazione è ancora molto bassa (si prenda uno qualsiasi dei rapporti di ricerca degli ultimi anni dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano per comprendere quanta strada il SSN debba ancora fare in termini di innovazione digitale). La tecnologia adottata prima dell’emergenza si è rivelata insufficiente per affrontare la crisi: le soluzioni abilitanti per i servizi domiciliari, come i servizi di Televisita e Telemonitoraggio, non sono ancora a regime nella maggior parte dei territori – al più in fase sperimentale – nonostante in Italia si parli da anni di Telemedicina (le Linee d’indirizzo per la Telemedicina del Ministero della salute sono state approvate nel luglio del 2012, ben 8 anni fa!), e i servizi digitali per i cittadini a supporto della prevenzione e diffusione del contagio erano quasi assenti prima dell’emergenza.

Riprogettare il nostro Sistema Sanitario: le due direttrici

Se c’è una cosa che l’esperienza degli ultimi mesi ci dovrebbe aver insegnato è quanto le nuove tecnologie siano indispensabili per abilitare nuovi modelli assistenziali. Oggi è ormai chiaro a tutti quanto il supporto del digitale sia fondamentale per affrontare l’emergenza sanitaria e per questo è stata, ad esempio, creata dal Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, in accordo con il Ministero della Salute, una task force composta da un team multidisciplinare di 74 esperti, con l’obiettivo di valutare e proporre soluzioni tecnologiche data-driven per la gestione dell’emergenza sanitaria, economica e sociale legata alla diffusione del virus.

È ora di estrema importanza iniziare a riprogettare profondamente il nostro Sistema Sanitario capitalizzando l’esperienza della prima fase di emergenza secondo due direttrici tra loro interconnesse: una organizzativa, che include la progettazione di nuovi modelli che privilegiano le cure a distanza e l’empowerment del paziente; l’altra tecnologica, che include la messa a regime di soluzioni digitali ormai mature, che abilitino i nuovi modelli di cura. Le tecnologie da sole, senza un’adeguata riprogettazione organizzativa, non sono infatti sufficienti per rilanciare il nostro sistema sanitario.

In questo senso, l’obiettivo prossimo a cui tutti gli attori della Sanità (aziende sanitarie, Regioni e professionisti del sistema sanitario da un lato, imprese e fornitori dall’altro) sono chiamati a contribuire è la realizzazione di un nuovo modello di sanità sempre più vicina ai cittadini. Ma in cosa consiste concretamente questo impegno e in quali ambiti si declina questa trasformazione del sistema sanitario attraverso le tecnologie digitali?

Connected Care

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In primis, parliamo di Connected Care, ovvero della progettazione di nuovi modelli di prevenzione e cura supportati da soluzioni tecnologiche che abilitino la condivisione delle informazioni dei cittadini e dei pazienti tra tutti gli attori coinvolti (medici e infermieri ospedalieri, operatori sanitari sul territorio e a domicilio, pazienti, referenti istituzionali, ecc.). Tra questi c’è la video-visita, la cui importanza è emersa con grande forza in questa fase emergenziale proprio per ridurre al massimo gli spostamenti dei cittadini, garantendo al tempo stesso la continuità di cura, soprattutto per i pazienti cronici e fragili. Il concetto ampio di Connected Care include anche la progettazione di un nuovo modello integrato di servizi socio-sanitari, che richiede una riorganizzazione dei servizi territoriali abilitata da piattaforme capaci di erogare i servizi fondamentali di presa in carico, controllo, rilevazione degli stili di vita e supporto medico con chat e video-visite certificati. A questi servizi fondamentali possono poi essere integrati i servizi specialistici per le patologie più comuni (quali il diabete, le patologie cardiologiche e respiratorie, ecc.), che richiedono un percorso di cura ad hoc ed in alcuni casi sensori indossabili o domestici.

Percorsi di accoglienza e continuità operativa

Il secondo tassello essenziale per la trasformazione del Sistema riguarda i percorsi di accoglienza e gli spostamenti dei pazienti all’interno delle strutture sanitarie e territoriali, che possono essere ottimizzati grazie alla tecnologia e aumentando il coinvolgimento attivo e quindi l’empowerment del cittadino/paziente. All’interno di questo gruppo di azioni rientra anche la necessità di ripianificare, da parte delle strutture sanitarie, tutte le attività (in particolare quelle ambulatoriali) che a causa dell’emergenza sono state rimandate, ma che è necessario riprogrammare il prima possibile per garantire il diritto alle cure dei cittadini.

Il terzo elemento considera un altro bisogno emerso in questa fase di crisi: garantire la continuità operativa non solo delle attività strettamente sanitarie, ma di tutte le attività a supporto delle strutture, minimizzando gli spostamenti delle persone e abilitandole al lavoro da remoto, per le attività compatibili con questa modalità.

Il percorso di trasformazione, inoltre, deve includere un ripensamento della gestione e analisi dei dati a supporto dei processi decisionali, nuove modalità per la selezione a distanza del personale sanitario e non, per la comunicazione istituzionale, per il coordinamento con gli attori del terzo settore e il sociale, fino ad arrivare a valutare il grado di resilienza – o come è stata definita più recentemente “l’antifragilità” – del sistema sanitario nel suo complesso.

Il percorso EmpowerCare

La trasformazione digitale del sistema sanitario è un obiettivo che come team Healthcare Innovation di Partners4Innovation (P4I) da sempre incoraggiamo e supportiamo attraverso specifici percorsi di accompagnamento agli attori della Sanità: dalla progettazione dei nuovi modelli di cura e assistenza, fino alla scelta delle soluzioni tecnologiche e all’implementazione dei nuovi servizi. Nel contesto attuale abbiamo immaginato un percorso – denominato EmpowerCare – pensato come un ecosistema di servizi nati per risolvere le criticità che la pandemia ha fatto emergere e non più rimandabili. È un percorso a supporto di tutti gli attori del SSN, sia a livello centrale che a livello territoriale, sia per la contingente fase emergenziale che a supporto della fase post-emergenza e dell’evoluzione strategica della sanità, con interventi a livelli crescenti di complessità e impatto organizzativo.

La profonda consapevolezza dei meccanismi di funzionamento e dell’organizzazione del settore sanitario e socio-sanitario, unita alla conoscenza delle soluzioni tecnologiche già adottate dagli attori della sanità o presenti sul mercato e pronte per l’utilizzo, ha abilitato la nascita di questa iniziativa, che include servizi che riteniamo fondamentali per la rinascita del nostro SSN.

Tutta la Sanità ha reagito velocemente ottenendo sin da subito risultati positivi alle sfide di questa emergenza ed è fondamentale fare tesoro di questa esperienza, progettando sin da ora, dalla Fase 2, le basi per un nuovo modello di sanita, sempre più vicina ai cittadini.

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