L'ANALISI

Sanità digitale subito: ecco perché ci salverà dalla crisi

Dall’Intelligenza artificiale all’analisi dei big data, ma non solo: le tecnologie si stanno rivelando una leva formidabile per la gestione del contagio. Ma serve uno scatto di reni del governo per mettere a regime best practice di successo. Trasformandole in modelli strutturali

27 Mar 2020
Claudio Franzoni

Senior Advisor – P4I

Martina Leoni

Senior Consultant P4I

Simona Solvi

Senior Consultant P4I


In questo periodo di emergenza le tecnologie innovative stanno dimostrando le loro grandi potenzialità per il settore sanitario: possono essere infatti un supporto fondamentale per effettuare i primi screening di massa ed evitare quindi di sovraccaricare un sistema già in difficoltà. Un quadro degli strumenti a disposizione in grado di implementare una vera Sanità digitale.

Dal Covid-19 una lezione per la Sanità digitale

Nelle situazioni di difficoltà spesso emergono forze, risorse e capacità che nemmeno si pensava di avere. È forse quello che sta succedendo in queste settimane al nostro Sistema Sanitario nell’affrontare l’emergenza Covid-19: da subito si è attivata un’attività di screening su larga scala; in pochi giorni sono stati creati e attrezzati nuovi reparti di terapia intensiva; diverse strutture ospedaliere hanno pubblicato bandi in tempi record per incrementare il personale sanitario; molti pazienti positivi in condizioni non critiche sono stati lasciati a casa e la loro situazione clinica è monitorata dal personale medico; l’intelligenza umana – a livello globale – e l’Intelligenza artificiale stanno collaborando per cercare nuove cure.

È evidente che dietro a molti di questi nuovi modi di gestire l’emergenza, le tecnologie digitali rivestono un ruolo fondamentale, più di quanto non abbiano avuto finora. L’infrastruttura tecnologica di base – connettività, hardware e software – e gli strumenti specifici per la Sanità digitale – dispositivi medici digitali, app validate scientificamente – supportano le nuove modalità di accesso, cura e monitoraggio dei cittadini/pazienti alla sanità e alleggeriscono il carico di lavoro di professionisti sanitari e di figure amministrative, che a loro volta possono riorganizzare il loro contributo in logica “smart”.

L’applicazione pratica e quotidiana della Sanità digitale, di cui vedremo diversi esempi nei paragrafi successivi, in questo particolare contesto ha superato ogni modello teorico, dimostrando che oltrepassando vincoli burocratici e organizzativi – che fanno parte della routine standard – si può e si deve agire in modo più flessibile, più rispondente alle reali esigenze dei cittadini, dei pazienti e degli operatori sanitari.

È altrettanto evidente che una tale esperienza, necessaria per sostenere la situazione emergenziale attuale, deve essere capitalizzata nel Sistema Sanitario, affinata – valorizzando i punti di forza e lavorando sugli anelli deboli della catena – e infine portata a regime in tempi brevi.

Quali sono, dunque, le esperienze digitali a cui facciamo riferimento e che possono aiutare il SSN a governare l’emergenza ed uscirne più forte di prima?

I vantaggi della Televisita

La Televisita, ovvero l’atto sanitario in cui il medico interagisce a distanza con il paziente tramite strumenti digitali, permette di prevenire situazioni di contagio garantendo la continuità di un servizio pubblico essenziale: evita l’affollamento delle sale di attesa presso gli studi di medici di Medicina generale, pediatri e specialisti, riducendo drasticamente le situazioni di contagio tra i cittadini/pazienti; espone a minor rischio i professionisti e gli operatori sanitari che supportano l’attività degli studi medici. La Televisita inoltre è coerente alla misura che invita a minimizzare gli spostamenti, consentendo di gestire tutte quelle situazioni cliniche più lievi o di controllo routinario che non richiedano interventi urgenti, oltre ad essere lo strumento preferibile dal medico curante per monitorare le persone obbligate alla quarantena o all’isolamento fiduciario.

La Televisita evidenzia opportunità oltre la situazione d’emergenza: l’interazione a distanza tra medico e paziente è indispensabile in contesti remoti e montani (oltre un terzo del territorio nazionale) e in popolazioni sempre più anziane e con difficoltà di spostamento.

Per essere pienamente operativa ed efficace la Televisita necessita di strumenti adeguati, per lo più di diffusione comune: dotazione tecnologica (pc, tablet o smartphone) e connettività presso lo studio medico e il paziente sono requisiti essenziali a cui si possono aggiungere eventualmente strumenti accessori per la rilevazione dei parametri sullo stato di salute interfacciati con applicativi per trasmettere i dati in tempo reale al medico e piattaforme in grado di effettuare una prima analisi degli stessi. Come atto amministrativo, la Televisita rilascia al paziente un referto digitale firmato, esattamente come se si fosse recato in ambulatorio.

Comunicazione da remoto medico-paziente

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Cloud
Sicurezza

La comunicazione da remoto tra medico e paziente, e tra canali sanitari istituzionali e cittadini, oltre a limitare gli spostamenti dei cittadini/pazienti, argina situazioni di cattiva informazione e supporta una migliore gestione delle situazioni socio-sanitarie collaterali scatenate dall’emergenza. La comunicazione, sebbene da remoto, deve garantire un corretto flusso di informazioni nei confronti dei cittadini, chiamati a rispettare determinate regole, e deve supportare una maggiore intensità di richieste dei cittadini ai professionisti sanitari, chiamati a rispondere a tutte quelle esigenze collaterali alla situazione contingente (ad esempio, il supporto psicologico da stress psico-fisico).

La comunicazione da remoto, per essere efficace, dovrebbe possedere tre caratteristiche: essere affidabile, tempestiva e personalizzata. In questo senso è preferibile per i professionisti e le istituzioni sanitarie adottare le seguenti misure:

  • dotarsi di strumenti digitali certificati, quindi difficilmente manipolabili o utilizzabili per usi impropri, evitando/limitando il ricorso a piattaforme concepite per scopi generici (ad esempio Whatsapp, che va benissimo per “gestire il momento”, ma non garantisce le corrette misure di protezione per essere utilizzato a regime come strumento standard di comunicazione medico-paziente);
  • attivare tempestivamente canali di comunicazione adeguati agli scopi ed effettivamente raggiungibili;
  • profilare gli utenti e le richieste in modo da personalizzare la comunicazione. Tale impegno è fattibile se saranno sfruttate tutte le potenzialità delle tecnologie emergenti, quali chatbot, Intelligenza artificiale, Data mining & analytics.

Business Continuity di aziende sanitarie e ospedali

Per consentire, in questo periodo di emergenza, l’attività operativa del personale delle Aziende sanitarie è necessario attivare i servizi di presenza ed attività remota, classificati in: a) video-presenza; b) refertazione; c) teleconsulto; d) approvazioni amministrative; e) CUP. Tutto ciò attraverso:

  • Attivazione di servizi sicuri di accesso ai Sistemi Informativi Sanitari (VPN – Virtual Private Network) per la dislocazione dell’accesso ai servizi applicativi di LIS, RIS/PACS, CUP (tali applicazioni, per essere remotizzate, devono avere una certificazione del produttore e possono richiedere configurazioni e tecnologie specifiche);
  • Configurazione di servizi di video-presenza (giusto per fare qualche nome di prodotto commerciale, parliamo ad esempio di Microsoft Teams, Skype for Business, AWS Chime, Zoom, etc);
  • Creazione di un repository per lo scambio documentale (ad esempio Microsoft Sharepoint, Evernote Dropbox, Onedrive o altri servizi di “disco condiviso” in Cloud, etc.);
  • Dove necessario, reindirizzo del canale telefonico VoIP dell’operatore sulla postazione remota domestica;
  • Approvvigionamento, configurazione e spedizione di PC Portatili ai soggetti che non ne sono provvisti, con le impostazioni ed applicazioni necessarie;
  • Attivazione della firma digitale remota per chi non ne fosse già provvisto;
  • Preparazione e distribuzione del manuale operativo per l’accesso ai servizi, suddiviso per tipologia di servizio.

Qualora non già presenti, le procedure necessarie per la realizzazione di quanto sopra potranno essere raccolte e documentate per costruire il Business Continuity Plan relativo al rischio «contagio operatori» nel caso questa crisi sia estesa nel tempo o per una successiva evenienza di rischio “indisponibilità dei locali per qualunque ragione”.

Dematerializzazione delle ricette e Fse

La dematerializzazione delle ricette è un progetto ministeriale di cui, insieme al Fascicolo Sanitario Elettronico, si parla ormai da diversi anni. Ciononostante, i limiti presenti all’avvio della ricetta elettronica non sono ancora stati completamente superati. Nella pratica, infatti, il medico prescrittore si collega al Sistema di Accoglienza Centrale o Regionale, compila la ricetta “rossa” in via telematica e la memorizza nel sistema tramite un codice nazionale univoco, cioè il numero di ricetta elettronica (NRE), a cui anche i CUP e le farmacie possono accedere. Ma è proprio nel rapporto con le farmacie che si evidenzia il limite della ricetta dematerializzata: il medico, infatti, stampa un promemoria cartaceo da consegnare all’assistito per il ritiro dei farmaci dal momento che le farmacie ne hanno un’utilità per l’affissione delle fustelle.

L’emergenza attuale ha costretto però prescrittori e farmacisti a rivedere questo modello per ridurre gli spostamenti dei pazienti e limitarli al solo ritiro del farmaco. La soluzione è piuttosto semplice: non si stampa il promemoria! I pazienti possono recarsi a ritirare il farmaco comunicando il NRE e il numero di Tessera Sanitaria (TS) in modo che il farmacista visualizzi la prescrizione del medico. In alcune Regioni tale prassi è facilitata dalla presenza del Fascicolo Sanitario Elettronico che, se correttamente attivato dal cittadino, permette di mostrare il codice a barre della prescrizione contenente sia NRE che TS. La dematerializzazione è anche e soprattutto un lavoro di squadra!

Intelligenza artificiale e big data

Anche le tecnologie più di frontiera come l’intelligenza artificiale (AI) e l’utilizzo dei Big Data possono giocare un ruolo di primo piano nella lotta all’emergenza: possono infatti supportare i sistemi sanitari nelle fasi di prevenzione e diagnosi precoce della malattia. La Cina, primo Paese colpito dall’emergenza, è stato anche il primo ad adottare queste tecnologie: Alibaba, colosso mondiale dell’e-commerce, ha sviluppato ad esempio un nuovo sistema di diagnosi del Covid-19 basato sull’AI che permette di identificare in 20 secondi la specifica polmonite provocata dal virus, tramite scansioni tomografiche computerizzate (TC) con un tasso di accuratezza del 96%.

Questo sistema verrà progressivamente adottato anche a supporto del nostro Sistema Sanitario Nazionale: il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma è il primo ospedale in Europa ad adottare la stessa tecnologia, debitamente adeguata alle esigenze italiane, grazie alla collaborazione con gli ingegneri cinesi della società europea che ha ideato la soluzione. Una volta implementata, la tecnologia sarà messa a disposizione di tutte le strutture in primis laziali e poi nazionali, che potranno condividere in via digitale le immagini delle TC polmonari dei pazienti e l’equipe dell’Imaging Center e della Diagnostica per Immagini del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico fornirà il riscontro strutturato del sistema di intelligenza artificiale. La lettura dei dati concentrata favorirà inoltre l’apprendimento da parte del sistema per una performance sempre più accurata e aiuterà ad avere il quadro dell’evoluzione del contagio in maniera sempre più mirata e tempestiva.

In Italia, quindi, l’intelligenza artificiale sta fornendo un supporto importante per alleviare il peso dell’emergenza sul SSN e quello sopra citato non è l’unico esempio: per limitare i comportamenti rischiosi che possono generarsi a causa della crisi sanitaria, come recarsi al Pronto Soccorso o presso gli ambulatori medici quando si presentano i primi sintomi, il Trentino ha attivato un servizio di chatbot per i suoi cittadini in grado di valutare i loro sintomi e dare eventuali consigli di comportamento. Questo sistema è in grado di dare delle risposte grazie agli algoritmi che, a partire dai criteri clinici (presenza di sintomi respiratori) ed epidemiologici (contatto con persone colpite dal virus o con zone rosse focolai dell’epidemia), permettono di elaborare i consigli giusti.

In questo periodo di emergenza è inoltre emerso anche il grande valore dei Big Data a supporto della prevenzione dei contagi: grazie ad applicazioni che utilizzano i Big Data, il governo cinese ha intensificato il suo sofisticato e criticato sistema di sorveglianza, utilizzato oggi per far rispettare la quarantena ai pazienti infetti e per mappare i movimenti del virus. E anche in questo campo, i maggiori esperti italiani di big data stanno lavorando ad un progetto senza fini di lucro per mettere l’analisi dei database e la geolocalizzazione digitale al servizio del contenimento dell’epidemia.

È stata infatti sviluppata una App scaricabile sui cellulari che permette, in modo assolutamente anonimo, di tracciare in tempo reale i movimenti delle persone positive al coronavirus, di avvertire chi è entrato in contatto con loro ed è quindi a rischio contagio e di individuare sul nascere lo sviluppo di possibili nuovi focolai. La app ha inoltre anche un “diario clinico” in cui i singoli utenti possono registrare in modo anonimo eventuali sintomi. La raccolta di questi dati permette di prevedere se ci sono delle zone in cui si sta diffondendo il contagio e poter quindi intervenire subito con la quarantena e l’isolamento preventivo. I dati non saranno pubblici, ma saranno messi a disposizione della Protezione Civile, per intervenire in tempo reale per prevenire i comportamenti sbagliati o predisporre la risposta sanitaria e della comunità scientifica. Il tutto in compliance con le attuali normative sulla privacy: la app non rivela né i dati anagrafici né il numero di telefono delle persone.

Big tech, iniziative messe in campo

E anche i big della tecnologia stanno mettendo il loro know how a disposizione per far fronte all’emergenza: Google ad esempio sta collaborando con il governo degli Stati Uniti per offrire una piattaforma online che, attraverso un questionario, supporta un programma di screening e di test per alcuni territori della California. Il servizio ha l’obiettivo di individuare eventuali casi non ancora conclamati fra gli anziani o la popolazione più a rischio e in caso di esito positivo provvede ad indirizzarli verso le postazioni mobili o fisse per effettuare il test con il tampone.

Gli esempi citati sono un primo passo verso l’utilizzo di tecnologie innovative come l’intelligenza artificiale e i Big Data che durante questo periodo di emergenza stanno dimostrando le loro grandi potenzialità per il settore sanitario: possono essere infatti un supporto fondamentale per effettuare i primi screening di massa ed evitare quindi di sovraccaricare un sistema già in difficoltà.

Le strategie da adottare prima possibile

Gli esempi illustrati ci dimostrano che non è più possibile né ragionevole rimandare la diffusione del digitale a supporto dei processi clinici, assistenziali, sociali ed amministrativi, perché da questa emergenza il sistema sanitario ne uscirà comunque un po’ acciaccato e sicuramente non più in grado di permettersi altri extra-sforzi per diverso tempo.

Tutto ciò che permette di recuperare efficienza a parità di – o con maggiore – efficacia è indispensabile che venga introdotto da subito attraverso una governance centrale che – senza troppe imposizioni, perché fuori dall’emergenza si spera non servano – sia in grado di supportare e armonizzare le scelte per l’evoluzione del digitale nei sistemi sanitari regionali.

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Solo se saremo in grado di sfruttare la leva del digitale per sostenere la sanità pubblica potremo dire di aver sconfitto l’emergenza: non solo quella del virus ma anche quella dei tagli alla sanità, della carenza di risorse umane e strumentali, della privatizzazione dei servizi. Attingiamo dunque a quelle risorse, capacità e forze che oggi, nell’emergenza, sappiamo di avere e lavoriamo per rendere concreta e accessibile una strada che ormai è delineata e dalla quale non si potrà più tornare indietro.

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