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Telemedicina: arrivano nuovi fondi, ma l’utilizzo ancora arranca



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Con la chiusura del bando dal valore di 750 milioni di euro rivolto alle Regioni, si compone il quadro da un miliardo previsto dal PNRR in materia di telemedicina. Gli italiani hanno grandi aspettative anche in virtù della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale, ma i dati sull’uso effettivo mostrano un forte ritardo

Pubblicato il 9 ott 2023

Thomas Osborn

direttore Area Salute dell’Istituto per la Competitività (I-Com)



telemedicina in Italia

La pandemia da Covid-19 ha determinato una notevole crescita delle soluzioni che prevedono l’introduzione di strumenti digitali all’interno dell’organizzazione e dell’approvvigionamento dei servizi sanitari.

Una crescita, questa, che si ritrova non solo in termini di attenzione politico-istituzionale verso tali nuove frontiere della sanità, ma anche sul piano degli investimenti specificatamente ad essi indirizzate con fondi pubblici e privati e, soprattutto, per quel che riguarda l’interesse – e le aspettative – che la cittadinanza ripone in questa moltitudine di soluzioni capaci di far coesistere e migliorare tanto l’efficienza quanto la prossimità delle prestazioni.

In questo scenario, centrale è lo sviluppo della telemedicina, che viene difatti riconosciuta dal PNRR come innovazione imprescindibile e abilitante per lo sviluppo di nuovi servizi. L’obiettivo nel Piano reso possibile con i fondi europei è quello di potenziare il Servizio Sanitario Nazionale attraverso lo sviluppo della telemedicina e dell’implementazione di soluzioni a sostegno dell’assistenza domiciliare soprattutto rivolta a pazienti con malattie croniche. L’evoluzione del SSN in questo senso passa inevitabilmente anche per una considerevole collaborazione territoriale e una garanzia di uniformità e standard – digitali e fisici – condivisi in tutto il paese, nonché per un ripensamento complessivo dell’assistenza territoriale che tenga conto delle innovazioni digitali, come previsto nel Decreto Ministeriale 77 del 2022.

Con la recente chiusura del bando dal valore di 750 milioni di euro indirizzato alle Regioni, si compone ora il quadro dal valore complessivo di 1 miliardo previsto dalla programmazione del PNRR in materia di telemedicina. Secondo diversi studi la cittadinanza sembra ben predisposta a tali novità, ponendo grandi aspettative sugli effetti che potrebbero arrivare in termini di efficienza e di accessibilità dei sevizi, ma ora restano da sciogliere i nodi legati al rispetto delle tempistiche e alla effettiva garanzia di standard condivisa tra tutti i sistemi regionali che compongono la sanità italiana.

Telemedicina: la Conferenza delle Regioni approva la ripartizione delle risorse PNRR

Uno dei pilastri su cui poggia la Missione 6 del PNRR è dato dalla sua Componente 1 nella quale, sotto il titolo di “Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale”, si dà importanza strategica, oltre che economica e sociale, allo sviluppo della telemedicina come strumento centrale per favorire prossimità ed efficienza nei servizi. In quest’ottica, le ultime settimane hanno segnato un ulteriore e significativo passo in avanti, dopo quello avvenuto lo scorso marzo con l’assegnazione di 250 milioni per la Piattaforma Nazionale di Telemedicina, verso la strutturazione di un sistema di telemedicina in Italia.

Nella giornata del 21 settembre, la Conferenza-Stato-Regioni ha infatti deliberato parere favorevole al decreto che prevede investimenti per 750 milioni di euro con fondi PNRR per i servizi sanitari in Telemedicina per i quali, si legge nella nota della Conferenza, “le Regioni e le Province autonome hanno già adottato dei Piani Operativi che definiscono il proprio fabbisogno di servizi minimi di telemedicina e quindi il numero delle persone da assistere”. L’obiettivo è raggiungere e assistere con l’erogazione di questi servizi un numero pari ad almeno 200 mila pazienti, in linea con il Target M6C1-9 della Missione 6.

I servizi che possono essere finanziati

I servizi che possono essere finanziati con i 750 milioni di euro sono:

  • Televisita, teleconsulto/teleconsulenza e teleassistenza;
  • Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente diabetico;
  • Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente con patologie respiratorie;
  • Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente con patologie cardiologiche;
  • Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente oncologico;
  • Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente neurologico.

All’Agenas la cabina di regia

Un ruolo centrale nell’organizzazione e nel monitoraggio di questo investimento è dato ad Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari. L’Agenzia svolgerà la funzione di cabina di regia e di raccordo con gli enti territoriali, e ad essa è stato destinato un finanziamento specifico di 50 milioni di euro in qualità di soggetto attuatore dell’investimento e di ente di valutazione dei progetti. L’impegno maggiore sarà rivolto alla gestione e ripartizione degli oltre 432 milioni di euro stanziati per le Regioni e le Province autonome e ripartiti tra esse in base al fabbisogno dei servizi minimi di telemedicina, vincolati all’acquisto sulla base delle gare fatte dalle Regioni capofila (Lombardia per servizi minimi di telemedicina e Puglia per postazioni di lavoro) riferite ai fabbisogni.

La Piattaforma Nazionale di Telemedicina

Il Decreto approvato rappresenta il secondo tassello cruciale per gli interventi in ambito di telemedicina e, più in generale, di E-Health, del nostro paese. Si unisce, e dà seguito come descritto nei paragrafi precedenti, alla chiusura della gara per l’affidamento della concessione per la progettazione, realizzazione e gestione dei servizi abilitanti della Piattaforma Nazionale di Telemedicina avvenuta lo scorso marzo. Svolta anche in questo caso da Agenas in qualità di soggetto attuatore, si è conclusa con la firma di un contratto, in linea con l’impostazione delle proposte di Partnership Pubblico Privato, tra l’Agenzia stessa e il Raggruppamento Temporaneo di Impresa (RTI) Engineering Ingegneria Informatica S.p.A. e Almaviva S.p.A.

La Piattaforma Nazionale di Telemedicina, prevista anch’essa dalla Missione 6 del PNRR[1] con un finanziamento di poco meno di 250 milioni, pone l’Italia all’avanguardia rispetto alle altre nazioni europee nell’utilizzo dei fondi del PNRR nel campo E-Health, essendo il nostro paese il primo in Europa ad essersi dotato di una programmazione unificata e nazionale di questo tipo specificatamente per il campo della telemedicina. Nel tentativo di mettere in comunicazione l’Amministrazione Centrale con le Amministrazioni locali, la piattaforma nasce con l’obiettivo di garantire un’implementazione omogenea dei percorsi di telemedicina su tutto il territorio nazionale colmando il divario tra le disparità territoriali, oltre che di migliorare la qualità clinica e l’accessibilità ai servizi sanitari dei pazienti ottimizzando la deospedalizzazione e potenziando la qualità delle cure di prossimità.

Verso la fase attuativa

Con la chiusura del bando indirizzato alle Regioni, le tempistiche del PNRR prevedono ora una fase di progettazione e realizzazione delle necessarie piattaforme digitali specializzate, oltre che di definizione di requisiti, procedurali e informatici, che ogni sistema regionale dovrà rispettare. Secondo il timing del Ministero, si passerà poi alla fase attuativa e di erogazione di tali servizi già a partire dai prossimi mesi: entro la fine del 2023 è previsto il lancio di almeno un progetto per regione (considerando sia i progetti che saranno attuati nella singola regione sia quelli che possono essere sviluppati nell’ambito di consorzi tra Regioni, TARGET M6C1-8), mentre, dal 2024 l’offerta dovrà essere ampliata, con la messa a disposizione delle strutture territoriali di sistemi per ricevere visite on line da casa, controlli dei parametri a distanza e consulti tra più specialisti sulle patologie riportate dai pazienti, fino al raggiungimento, entro il 2025, di almeno 200.000 pazienti assistiti sfruttando strumenti di telemedicina (TARGET M6C1-9).

Oltre al ritmo serrato che andrà mantenuto in termini di adempimenti burocratici e organizzativi, in modo tale consentire una trasformazione dei servizi sanitari di tale portata e di tale ramificazione territoriale nel giro di pochi mesi grande attenzione andrà data anche al raggiungimento di un grado sufficiente di omogeneità tra i vari sistemi regionali, oltre che alla necessità di garantire la massima sicurezza dei dati sanitari applicando le direttive dell’Agenzia di Cybersicurezza Nazionale. I nuovi servizi andranno infatti a trattare una grande mole di dati personali, in parte anche altamente riservati, necessari a verificare la corretta erogazione delle prestazioni e che, mediante la piattaforma e in comunicazione con il nuovo fascicolo sanitario elettronico, confluiranno nell’ecosistema nazionale dei dati sanitari in modo da rafforzare l’intera transizione digitale del paese nell’ottica di sfruttare la grande quantità di informazioni raccolte digitalmente per pianificare al meglio la spesa sanitaria e a programmare le cure in una ottica di prevenzione e medicina predittiva.

Da questo punto di vista, fa presagire un buon rispetto delle tempistiche l’impostazione architetturale, coerente con i principi di indipendenza, sicurezza, flessibilità, robustezza, scalabilità, riuso, indicati dall’ Agenzia per l’Italia Digitale, della piattaforma predisposta da Engineering, in Rti con Almaviva. Le due aziende hanno infatti previsto una soluzione interamente in Cloud e impostata per garantire livelli di interoperabilità e integrazione tali da permettere un’armonizzazione tra gli ecosistemi digitali specifici di ogni Regione.

La Telemedicina centrale anche nella riforma dell’assistenza territoriale

Secondo la programmazione del PNRR, il digitale ha un ruolo centrale non solo nello sviluppo di nuovi servizi per pazienti e operatori sanitari, ma anche nella riforma dell’organizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale nel suo insieme. Gli obiettivi della riforma disegnata dal decreto n.77 del 23 maggio 2022 sono di varia natura ma agiscono principalmente in un’ottica di avvicinamento della sanità al domicilio dei cittadini. Il decreto definisce infatti un nuovo modello organizzativo per la rete di assistenza primaria sulla base del rispetto di standard strutturali, tecnologici e organizzativi, molti dei quali prevedono l’introduzione di nuove tecnologie volte ad agevolare continuità ed efficienza mediante nuovi servizi digitali e l’utilizzo dei big data.

Il D.M. 77/2022 rappresenta una grande opportunità e un grande potenziale, ma presenta notevoli sfide per quanto riguarda la fase attuativa, che anche in questo caso è affidata alle regioni, oltre che alle aziende sanitarie e ai comuni, dalla quale dipende il vero cambio di paradigma, immaginato dalla riforma, verso una sanità proattiva. La dimensione temporale assume infatti una grande importanza perché le regioni sono chiamate a completare il nuovo assetto entro il 2026, una timeline che, nonostante l’importante passo avvenuto con lo stanziamento dei 750milioni alle regioni, risulta stretta considerando i gradi di complessità e i tempi di costruzione e riorganizzazione funzionale.

Le principali novità introdotte dalla riforma dell’assistenza territoriale

Fonte: I-Com

Entrando nello specifico delle novità previste dal DM 77, oltre alla macrocategoria di strumenti specificatamente di telemedicina, che include tutti i sistemi e servizi creati ed individuati per fornire prestazioni sanitarie agli assistiti o servizi di consulenza e supporto ad altri professionisti sanitari, l’E-Health è una parte considerevole anche dell’investimento 1.2 (4 miliardi di euro, di cui 280 milioni per le Centrali Operative Territoriali – COT): “Casa come primo luogo di cura e telemedicina”, che pone l’obiettivo della presa in carico domiciliare del 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti. Con i 280 milioni di euro stanziati sulle COT, dovrebbero essere attivate almeno 600 di queste Centrali, con una ripartizione dei subinvestimenti che prevede:

  • 103 milioni di euro da destinare alla realizzazione di almeno 600 COT
  • 42 milioni di euro da destinare all’interconnessione aziendale;
  • 58 milioni di euro ai device a supporto degli operatori e dei pazienti;
  • 50 milioni di euro da destinare alla implementazione di un progetto pilota per i servizi di Intelligenza artificiale a supporto dell’assistenza primaria, per verificare le opportunità e i rischi relativi all’implementazione di tali strumenti all’interno del SSN;
  • 25 milioni di euro da destinare al Potenziamento del Portale della Trasparenza, con la finalità di fornire al cittadino informazioni in ambito sanitario di facile accesso, chiare e univoche, assicurando la necessaria integrazione tra le differenti fonti informative già esistenti, a livello nazionale, regionale e locale.

Aumentano aspettative e attese, ma si arranca sull’utilizzo

Gli strumenti digitali stanno trovando sempre più spazio nella vita delle persone, anche nel campo della salute. Questo è particolarmente vero in diverse parti del mondo, ma anche in Italia dove già prima del Covid erano diffuse app per monitorare lo stile di vita e i parametri vitali (come battito cardiaco, attività e riposo) oppure per non dimenticare i check-up medici o l’assunzione dei farmaci, o per avere informazioni sulle medicine e leggerne i foglietti illustrativi.

L’avvento della pandemia ha poi imposto una forte accelerazione nell’uso di questi strumenti, come dimostrato anche dai dati raccolti da Capterra alla fine della prima ondata Covid: tra coloro che nel 2021 hanno riportato di aver fatto uso della telemedicina, l’86% dice di averla utilizzata per la prima volta proprio durante il Covid-19, con ben il 41% degli intervistati che vi è ricorso per un consulto relativo ai sintomi legati al virus mentre il 59% invece l’ha fatto per ragioni di salute non strettamente vincolate alla pandemia.

Tuttavia, nonostante i notevoli sviluppi, gli strumenti di telemedicina sono ancora lontani dal raggiungere il potenziale di diffusione ed utilizzo che viene previsto con il PNRR. Stando ai dati Statista del 2022, più della metà degli italiani vorrebbe poter effettuare chiamate (video o audio) per un check di salute e poter usufruire di televisite con il medico di famiglia, ma solo il 13% degli italiani effettuano chiamate con il medico per un check e solo il 6% utilizza la televisita con il proprio medico curante. Ancora, risulta che il 48% degli italiani sarebbe interessato ad effettuare un telemonitoraggio dei parametri clinici o una televisita con uno specialista. Questo invece accade effettivamente solo per circa il 2-3% della popolazione.

Tra i principali vantaggi associati al teleconsulto, Capterra rileva la praticità e comodità di ricevere attenzione medica comodamente da casa, evitando di doversi recare in ambulatorio di persona. Sono infatti fra le principali ragioni che hanno spinto gli italiani a servirsi della telemedicina la riduzione dei tempi di attesa per ottenere un appuntamento (52%) e la possibilità di accedere ai referti e alle ricette mediche da qualsiasi dispositivo (48%).

In alcuni casi, anche con il sostegno di campagne informative volte a promuovere la creazione e l’ampio utilizzo di strumenti digitali in sanità non si è raggiunta la diffusione desiderata. Un caso emblematico in questo caso è dato dal Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), uno strumento che stenta a decollare, sebbene sia ormai formalmente presente e disponibile in tutte le regioni italiane. Analizzando gli ultimi dati AdIG emerge in modo plastico il tema dell’omogeneità con cui questi servizi vengono non solo diffusi, ma anche resi accessibili. Difatti, mentre l’effettiva disponibilità dello strumento, catturata all’indicatore di attuazione che rappresenta la media di realizzazione del servizio, sfiori un’attuazione del 100% in quasi in tutte le regioni italiane, incluse quelle del Mezzogiorno, completamente diverso è il quadro sui dati relativi all’utilizzo, che sono ancora estremamente esigui, oltre che fortemente disomogenei tra le regioni.

Fonte: Elaborazione I-Com su dati AgID

I vincoli finanziari, sebbene alleviati dagli investimenti del PNRR e da una spesa complessiva per la sanità digitale che, in Italia, è cresciuta del 7% tra il 2021 e il 2022 raggiungendo quota 1,8 miliardi, e l’ancora debole coordinamento nell’implementazione, rendono infatti i risultati non ancora completamente effettivi, facendo dell’Italia il penultimo paese tra quelli dell’Europa occidentale per maturità digitale dei sistemi sanitari. Questa classifica, stilata da IQVIA nel 2022, vede appaiata al nostro paese la Spagna, con la sola Irlanda a presentare dati peggiori, mentre i dati migliori sono registrati da Danimarca, Svezia e Inghilterra. A pesare sul nostro paese è principalmente lo scarto che permane tra il numero di iniziative che riguardano la stesura di regolamentazioni e l’attività di pianificazione e definizione, in stato molto avanzato in Italia, e il numero di infrastrutture realizzate e ai progetti portati a termine, ancora fortemente sottodimensionate.

Indice di maturità digitale dei sistemi sanitari

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Fonte: IQVIA, 2022

Conclusioni

Oltre al finanziamento, alla strutturazione e all’attivazione di questi sistemi, emerge un tema riguardante l’effettiva accessibilità di tali strumenti e delle opportunità che ne possono derivare. La popolazione italiana, in particolare a seguito della digitalizzazione forzata dovuta al Covid-19 e riguardante molti aspetti della vita privata, sembra infatti molto recettiva rispetto a nuovi sistemi: si rileva la volontà di coglierne i vantaggi in termini di continuità del trattamento e di comunicazione diretta con i propri operatori sanitari, in particolare per il trattamento di patologie minori e di sintomi di lieve entità, oltre che in qualità di strumento che consente di non doversi recare fisicamente in ambulatori, studi medici e ASL, contribuendo così da alleviare anche l’annoso tema dei lunghi tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni.

I nodi da sciogliere riguardano quindi l’effettiva distribuzione omogenea dei servizi lungo tutto il paese, con la costituzione di standard che consentano uniformità e accesso a pari condizioni, oltre che una generale difficoltà che sembra permanere sull’effettiva implementazione di questi sistemi secondo i più alti requisiti di sicurezza ed efficienza. In questo scenario, un supporto considerevole potrebbe arrivare dalle partnership pubblico-privato (PPP) le quali, come dimostrato anche dall’accordo sulla Piattaforma Nazionale di Telemedicina tra Engineering e Almaviva, manifestano un potenziale senza precedenti nell’innovazione digitale in sanità. In un’ottica di complementarità, il settore privato specializzato in soluzioni digitali può infatti fornire un supporto prezioso, collaborando con le istituzioni per sviluppare tali servizi digitali sfruttando le migliori competenze e conoscenze, nel rispetto delle normative sia sanitarie che sulla privacy.

Infine, nel ragionamento circa le novità apportate dalla telemedicina e dall’eHealth, non possono essere omesse le considerevoli opportunità generate per l’intero sistema paese, consentendo ad esso di ammodernare ed efficientare l’organizzazione della propria sanità e aprendosi a investimenti pubblici e privati che potrebbero dare a questo mercato grandi prospettive di crescita.

  1. “PNRR – Missione 6 Componente 1 subinvestimento 1.2.3 Telemedicina”.

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