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PNSD e linee guida ue

Nuovo Governo e Scuola: da dove ripartire per l’innovazione digitale

Dopo la colpevole stasi del governo giallo-verde occorre ripartire dal Piano Nazionale Scuola Digitale e dalla Linee guida europee sulle competenze digitali. Riuscirà il governo che sta nascendo a riprendere il lavoro e a portare a compimento questa “tardiva” innovazione?

11 Set 2019

Paolo Maria Ferri

Università degli Studi Milano Bicocca


La gestione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR) da parte  del ministro Marco Bussetti, fedelissimo salviniano, e spiace dirlo, del sottosegretario del M5S Salvatore Giuliano, si è rivelata disastrosa per l’innovazione digitale del nostro sistema formativo. Possiamo affermarlo con ancora maggior forza ora che questa esperienza è finita.

Per questo il Governo che verrà dovrà riavviare l’azione riformatrice così al lungo bloccata. Non occorrerà però ripartire da zero: basta, infatti, proseguire sulla strada iniziata in Italia dal Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e coniugarla con quella tracciata dall’Unione Europea che in questi anni si è già dotata di strumenti e metodologie efficaci per sviluppare e monitorare le Competenze digitali di cittadinanza.

Innovazione digitale della scuola: il blocco del PNSD

Già a maggio di quest’anno su Agendadigitale.eu avevamo fatto il punto sulla “gelata” rispetto all’“aumento digitale della scuola” voluta dal governo giallo-verde che per l’innovazione in ambito scolastico ha investito solo 35 milioni di euro contro i più di 450 milioni stanziati del governo Renzi nel triennio 2015, 2016, 2017. Sono stati inoltre bloccati i restanti 550 milioni previsti sull’innovazione per il successivo triennio 2018, 2019, 2020 dalla tanto vituperata legge 107 – La buona scuola. Una legge che è stata voluta da Matteo Renzi e dal ministro Stefania Giannini al MIUR, e portata avanti con coraggio e determinazione dalla ministra Valeria Fedeli, durante il Governo Gentiloni.

In effetti la gestione Bussetti si è caratterizzata per il suo colpevole immobilismo anche in molti altri settori del Ministero, ma dal punto di vista dell’innovazione digitale il governo “sovranista” si è rivelato particolarmente pernicioso, perché ha arrestato un progetto come il PNSD che, sul piano normativo, ha di fatto allineato l’Italia ai paesi più avanzati d’Europa e che cominciava a dare buoni frutti anche nella sua applicazione territoriale.

Il blocco del PNSD ha poi, spesso, fatto scemare l’attenzione e a volte l’entusiasmo che si era diffuso sul tema dell’innovazione digitale nella scuola. In questo modo rischiando di vanificare sia gli effetti della grande progettualità espressa dell’azione del MIUR sia gli sforzi di innovazione di miglia di insegnanti, animatori digitali e dirigenti. Per entrare nel dettaglio non hanno avuto seguito i numerosi progetti finanzianti dei quali citiamo solo i più rilevanti e come si vede, dalla tabella qui sotto, l’elenco è piuttosto lungo:

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  • Azione #3 Connettività ad Internet;
  • Azione #7 Periferie Creative;
  • Azione #7 Laboratori didattici innovativi;
  • Azione #15 Curricoli Digitali;
  • Azioni #24 Biblioteche scolastiche innovative;
  • Azione #7 Atelier Creativi;
  • Azioni #25 e 28 Formazione del Personale;
  • Azione #4 Ambienti digitali;
  • Azione #28 Animatori digitali;
  • Azione #7 Laboratori territoriali;
  • Azione #2 PON WIFI.

Le Azioni del PNSD sono 35 e molto di più si sarebbe potuto fare per attuarle. Tuttavia, in questo anno tormentato e tormentoso di governo “del cambiamento”, è calato un plumbeo silenzio sugli stanziamenti ancora da operare per completare la transizione “tardiva” della scuola italiana al digitale. Questo all’interno di un quadro europeo in rapidissima evoluzione e che sta passando, a livello di indirizzo politico e tecnico, dal tema della digitalizzazione della scuola – già realizzata in molti paesi – a quello del miglioramento delle competenze di utilizzo critico e consapevole degli strumenti digitali da parte di insegnanti e studenti. Questo, perché come dimostra, ad esempio, lo sciagurato uso commerciale e politico dei social network in Italia e non solo, le tecnologie sono un potente strumento di apprendimento e informazione solo a condizione che vengano poste le condizioni per mitigare la asimmetria informativa, comunicativa, cognitiva tra chi opera professionalmente con gli strumenti digitali e chi ne fruisce spesso acriticamente.

Promuovere una una cittadinanza digitale critica e consapevole

I media digitali sono potenzialmente molto più democratici dei mass media, per la loro stessa natura interattiva e partecipativa, ma questa è una potenzialità che si può attuare solo attraverso opportune di politiche di diffusione capillare della cultura del digitale e di formazione estese ai più giovani – attraverso la scuola – ma anche a tutta la popolazione adulta.

È necessario e urgentissimo promuovere, cioè, a casa, in famiglia e nelle imprese, una cittadinanza digitale critica e consapevole. Se e quando avremo un nuovo governo – e c’è da augurarsi che questo accada al più presto e che non sia un governo populista e sovranista – una delle sue priorità fondamentali sarà quella di intervenire sul fronte creazione di una vera della cittadinanza digitale attiva e critica. Da questo punto di vista tre sono a nostro avviso le direttrici da percorrere:

  • fare crescere negli studenti a scuola, solide competenze di comprensione e uso consapevole degli strumenti digitali a tutti i livelli di istruzione.
  • Darsi l’obiettivo da qui al 2020 di attuare o completare la formazione degli insegnanti sulla didattica delle competenze digitali;
  • Darsi l’ulteriore e più complesso obiettivo di porre rimedio all’analfabetismo funzionale che affligge il 28% della popolazione italiana (Dati PIAAC/OCDE, 2016), tema di cui non ci occuperemo in questo articolo.

Le linee guida Ue sulle competenze digitali di cittadinanza e nella scuola

Per realizzare questi obiettivi non è affatto necessario partire da zero.

La Commissione europea possiede da tempo un quadro di riferimento e di obiettivi da raggiungere rispetto a queste competenze che si è sviluppato in un Framework condiviso da tutti gli Stati membri e progressivamente aggiornato tra il 2013 e il 2017, il DigiComp. Questo Framework, giunto oggi alla versione 2.1, si articola in cinque aree di competenza digitale (articolare in 21 obiettivi specifici) e in otto livelli valutazione della padronanza di queste competenze.

Le dimensioni da misurare sono le seguenti:

  1. Informazione e data literacy: la capacità di navigare in maniera critica e di sceverare le fonti affidabili e quelle non affidabili (Area di Competenza 1).
  2. Comunicazione e collaborazione: il saper comunicare e collaborare sui media digitali in maniera competente e il conoscere le modalità corrette di interagire on-line (Area di Competenza 2).
  3. Creazione di contenuti digitali: la capacità di programmare, creare, sviluppare e integrare contenuti digitali in maniera efficace e in ottemperanza alle norme sul copyright (Area di Competenza 3);
  4. Sicurezza: il saper tutelare la propria identità digitale, la sicurezza dei propri dati e dei propri dispositivi, oltre che la propria salute fisica (Area di Competenza 4);
  5. Problem solving: la facoltà di identificare i bisogni e le risposte efficaci che la tecnologia può offrire, unita a quella di utilizzare il più possibile in maniera creativa le tecnologie digitali e a quella di identificare i propri gap di competenze (Area di Competenza 5).

I livelli di valutazione delle competenze sono invece otto per ciascuno dei ventun obiettivi specifici contenuti nelle cinque Aree che abbiamo descritto più sopra. Due livelli di base; due intermedi, due avanzati, fino ai due livelli di alta specializzazione. Il tutto compone un quadro chiaro e ben definito dei passi necessari per raggiungere l’obiettivo di garantire ai cittadini europei una compiuta cittadinanza digitale, cioè il possesso degli strumenti per usufruire a pieno dei vantaggi della digital transformation che è stato riassunto significativamente dagli autori del Framework con la metafora visiva dell’imparare a nuotare.

Ora sulla base della necessità di acquisire livelli sempre più avanzati di competenze digitali per la maggior parte dei cittadini dell’Unione Europea è stato poi progettato e definito nel 2017 un Framework specifico dedicato alla formazione, DigiCompEdu, dove vengono delineate le competenze digitali necessarie per un insegnante. Esse si concentrano sui diversi aspetti di attività professionali degli insegnati e degli educatori che sono raggruppate in sei aree:

1. Impegno professionale: l’utilizzo delle tecnologie digitali per la comunicazione, la collaborazione e il proprio sviluppo professionale (Area 1).

2. Risorse digitali: la capacità di ricercare e selezionare, ma anche di creare e condividere risorse digitali per l’educazione adatte al livello dei propri studenti (Area 2).

3. Insegnamento e apprendimento: l’abilità di gestire e orchestrare l’uso delle tecnologie digitali in classe, ad esempio quella di allestire un Ambiente virtuale per l’apprendimento, o di utilizzare software e tools digitali specifici per specifiche esigenze trasversali o disciplinari (Area 3).

4. Valutazione: la capacità di utilizzare tecnologie e strategie digitali per migliorare i differenti aspetti della valutazione sia sommativa sia di processo (Area 4).

5. Empowerment degli studenti: l’abilità di promuovere tra gli studenti un utilizzo delle tecnologie digitali che permetta di migliorarne l’inclusione, che favorisca la personalizzazione degli apprendimenti e il coinvolgimento attivo nei processi di insegnamento apprendimento e di socializzazione (Area 5).

6. Facilitazione dell’acquisizione di competenze digitali da parte degli studenti: la capacità, cioè, di trasmettere le proprie competenze agli studenti in modo che questi utilizzino gli strumenti digitali in modo produttivo, responsabile e creativo. Si tratta di permettere ai propri allievi di acquisire progressivamente, a scuola, un buon livello di competenze digitali sia nel campo dell’apprendimento sia in quello della cittadinanza digitale. Anche DigCompEdu individua livelli di padronanza con cui verificare le competenze e li mutua dal Framework dell’insegnamento delle lingue, e dunque si tratta di sei livelli: A1, A2, B1, B2, C1 e C2.

La tabella riassuntiva che presentiamo qui sotto sintetizza in forma grafica le sei aree di competenza previste per gli insegnanti e certificabili attraverso il Framework DigiComp.Edu.

È interessante notare come la sesta area delle competenze che devono acquisire gli insegnati (promuovere le competenze digitali degli studenti) coincida quasi integralmente (al posto della parola Safety, si utilizza Responible use) con le sei aree di base delle competenze digitali di cittadinanza per tutti i cittadini europei che abbiamo citato più sopra descrivendo il Framework DigiComp 2.1.

Sulla base di queste direttive europee, che suggeriscono quali competenze digitali privilegiare e come certificarle, e alla luce della vigorosa azione condotta dai Governi Renzi e Gentiloni per implementare il Piano Nazionale Scuola Digitale non è difficile ricavare un serie di consigli per il nuovo Governo giallo-rosso e al nuovo Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che dovrà riavviare l’azione riformatrice così al lungo bloccata dal cosiddetto “governo del cambiamento” dei “populisti” e dei “sovranisti”.

Suggerimenti per il nuovo Governo

Occorrerà riattivare quel virtuoso meccanismo di collaborazione tra Ministero e scuole che ha permesso tra 2016 e 2018 di spingere sull’innovazione digitale e sulla formazione alla cultura tecnologica e scientifica degli insegnanti. E’ necessario, cioè, che venga data piena realizzazione ai presupposti teorici e metodologici del Piano Nazionale Scuola Digitale e che vengano investite tutte le poste di bilancio che sono state individuate dal suo piano attuativo 2015-2020.

Per giungere a questo obiettivo restano ancora ancora molte cose da fare. Le elenchiamo, ancora una volta, correlando le priorità alle Azioni già ben descritte nel PNSD:

  • Connettere a banda larga o ultra-larga tutte le scuole e i plessi delle scuole italiane: un obiettivo di base che, tuttavia, è ancora tutto da realizzare, soprattutto nella scuola dell’infanzia e primaria (Azioni #1, #2, #3 del PNSD).
  • Allestire in tutte le scuole d’Italia, in particolare in quelle dell’Infanzia e primaria, spazi, ambienti e strumenti per l’apprendimento che permettano di sviluppare una didattica laboratoriale “aumentata digitalmente” (Azioni #4, #5, #6, #7 del PNDS).
  • Dotare tutte le scuole italiane di Ambienti digitali per l’apprendimento (LMS, VLE) e promuovere la formazione degli insegnati al loro utilizzo (Azione #29).
  • Promuovere la creazione di contenuti digitali di qualità da parte degli editori e di basi dati certificate di contenuti prodotti dagli insegnati oltre alla creazione in tutti gli ordini di scuole di Biblioteche digitali (Azione #Azione 23 e #24 del PNSD).
  • Riattivare e dare pieno sviluppo al Piano per la formazione in servizio dei docenti 2016-2019 completando la formazione degli insegnanti sulla didattica innovativa e cooperativa abilitata dalle tecnologie (#Azione 25, #26 del PNSD).
  • Attivare una “cabina di regia” che permetta di monitorare in maniera efficace l’attuazione del PNSD e la valutazione della qualità della formazione “aumentata digitalmente” erogata agli e dagli insegnanti attraverso la costituzione dell’Osservatorio per la scuola digitale (Azione #33), del Comitato scientifico (Azione #34) due organismi che pianifichino un monitoraggio efficiente (Azione #35 del PNSD) del lavoro svolto.

Diffondere la cultura digitale

Ma soprattutto è necessario concentrare nuovi investimenti sul tema della educazione digitale di tutti i cittadini, minori e adulti. Occorre, cioè, promuovere anche oltre la scuola iniziative informative e formative che contribuiscano a diffondere la una cultura d’uso del digitale attiva, responsabile e consapevole. E’ necessario, quindi, allineare i programmi e la formazione dei cittadini e degli insegnati delle scuola italiana alle indicazione apprendimento che sono contenute nei documenti dell’Unione Europea sulle competenze digitali DigiComp 2.1 e  DigiCom.Edu  ( Azioni #14, #15, #17, #18 del PNSD ) che abbiamo ampiamente analizzato più sopra.

Questo perché viviamo nell’epoca della post-verità e delle fake news, nell’epoca degli algoritmi che “mietono”, spesso illegalmente, i nostri dati personali e dell’informazione e della disinformazione pianificata attraverso i Social Network. Per questo devono essere introdotte e promosse in ogni modo e anche oltre il PNSD tutte quelle azioni che possano favorire l’acquisizione da parte dei nostri insegnanti, degli studenti, dei genitori, ma anche più in generale di tutti i cittadini della cittadinanza digitale attiva, consapevole e critica. Si tratta di una condizione necessaria per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche nell’epoca della società informazionale dispiegata.

Riuscirà il governo che sta nascendo a riprendere il lavoro e a portare a compimento questa “tardiva” innovazione? Ce lo auguriamo davvero dopo la stagnazione e l’inerzia che sono state il lascito del fallimento del governo giallo-verde.

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