LO SCENARIO

Più informatica nell’orientamento scolastico, ecco i progetti in campo

I numeri parlano chiaro: maggiore occupabilità per i diplomati e laureati in discipline tecniche e scientifiche. Eppure l’Italia sembra ignorarlo: nessuna strategia per l’avviamento al lavoro delle nuove generazioni. Un vuoto che solo alcune iniziative isolate tentano di colmare. Vediamo come

08 Mag 2020
Claudio Augusto

Chief Information Officer - IT Manager

scuola

Nonostante l’allarmante digital mismatch, l’Italia non affronta il problema con strategie mirate a orientare le nuove generazioni. Mancano iniziative e misure di sistema sul fronte dell’avviamento al lavoro in grado di riallineare l’offerta alla forte domanda inevasa di competenze digitali. Cosa offre oggi la scuola digitale e le (poche) azioni che si stanno delineando.

Scegliere la scuola per scegliere il lavoro

Affrontando il rilevante tema dell’orientamento scolastico e professionale, in relazione alle conoscenze tecnologiche, è facile porsi la domanda se quanto viene oggi fatto è ulteriormente migliorabile, se è possibile individuare e sperimentare nuove e diverse azioni a sostegno dei processi già in campo, volte a favorire nella persona (lo studente), un miglior auto-orientamento nelle scelte scolastiche e professionali.

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Tipo di scuola e tipo di lavoro possono essere considerate due scelte tra le fondamentali nella vita e prevedono diversi elementi di conoscenza da considerare: propri bisogni, interessi, aspirazioni culturali e professionali, oltre a considerare le opportunità esistenti di formazione e di lavoro nel contesto sociale ed economico attuale.

Studio e lavoro sono anche due realtà decisamente contigue ed affini, ma non sempre questo viene letto ed interpretato correttamente, particolarmente in Italia. Quello che sembra essere migliorabile è la possibilità di affiancare, agli elementi di conoscenza e di opportunità suddetti, l’esperienza di un incontro” con gli aspetti tecnologici contemporanei, che vada a esplorare oltre il semplice uso delle stesse tecnologie, ponendo le tecnologie stesse alla base di una scelta più consapevole nella costruzione di un percorso di studi e di impegno lavorativo.

Transizione scuola-lavoro, i dati italiani

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) nel recente rapporto “Welfare Italia” ha registrato che l’Italia è ultima in Europa per transizione scuola-lavoro. Questo risultato è legato anche alle difficoltà in cui versa la scuola, soprattutto quella tecnica professionale di qualità nella quale il nostro Paese ha disinvestito. Stefano Scarpetta – Direttore per l’impiego, il lavoro e gli affari sociali, OCSE, commenta così sul Messaggero: «Credo che anche in Italia ci sia bisogno di migliorare il sistema scolastico e universitario per aiutare i ragazzi a comprendere quali sono le filiere di studio».

Un articolo di settembre 2019 pubblicato da “Scuola 24”, il quotidiano della Formazione, dell’Università e della Ricerca de “Il sole 24 ore”, indicava che i diplomati degli istituti tecnici risultano occupati al 68%, ma continuano ad esserci pochi iscritti. Un paradosso di casa nostra: la parte della scuola italiana che si occupa dell’istruzione tecnica e professionale sembra produrre dei risultati, ma purtroppo è poco conosciuta da famiglie e studenti.

Anche l’Ocse individua i percorsi formativi “tecnico-pratici” come un passepartout per il lavoro: il 68% dei 25-34enni con una qualifica tecnico-professionale ha un impiego. Un livello occupazionale la cui percentuale è simile a quella dei laureati. E’ così in Italia, anche se negli altri paesi Ocse il tasso di occupazione è superiore per i giovani adulti laureati, per cui, nel nostro Paese, chi ha un diploma tecnico ha le stesse chance di un laureato nel trovare un lavoro.

Un fatto poco pubblicizzato soprattutto nei momenti in cui i giovani fanno la loro scelta della scuola secondaria di secondo grado. Infatti la percentuale di iscritti agli istituti tecnici si conferma al 31% del totale e si scende al 14,4% tra i professionali. Nel succitato articolo si indica, tra i motivi alla base del mancato decollo dell’istruzione tecnica, il carente orientamento in uscita dalle scuole medie.

Il quadro viene completato con l’evidente carenza di diplomati e laureati in discipline tecniche e scientifiche e matematiche rispetto alla domanda di mercato, mentre si riscontra un eccesso di quelli titolati nelle discipline umanistiche e in giurisprudenza.

Cosa si sta facendo per l’orientamento

L’offerta di orientamento nel nostro paese è erogata non solo dalle scuole, ma anche dai centri di orientamento e dal mondo del lavoro stesso. Diversi sono anche gli strumenti utili ad accompagnare i giovani nella transizione scuola-lavoro. Vi sono iniziative già in corso da tempo che hanno l’obiettivo di affiancare i percorsi degli studenti, di ogni livello, per l’orientamento al lavoro.

Progetti di alternanza scuola-lavoro sono presenti con numerose aziende, come anche l’istituzione di accordi di rete tra scuole e imprese, l’utilizzo di modelli di progettazione basati su tirocini in impresa, laboratori didattici, lezioni tecniche gestite da personale delle aziende.

Un valido esempio è quello di Assolombarda che è attiva nel campo dell’orientamento da almeno un ventennio (ad esempio attraverso gli incontri denominati “Orientagiovani”). Questa associazione riunisce gli imprenditori di Milano e di diversi altri comuni ed ha avviato da tempo progetti di alternanza scuola-lavoro con numerose aziende della regione. Un progetto di orientamento è dedicato anche agli alunni della scuola primaria.

Volendo guardare alla tendenza, diamo uno sguardo oltre Oceano, dove sembra si sia già sviluppata la consapevolezza di utilizzare con i bambini la tecnica del “blended learning, apprendimento misto che combina il metodo tradizionale in aula con attività mediate da sistemi digitali. Per Forbes, questo rappresenta il principale trend educativo in atto.

Del resto le nuove tecnologie hanno cambiato in maniera radicale il panorama educativo dei “nativi digitali”. Basti pensare che, secondo una recente indagine dell’American Health Association pubblicata sul portale della Cnn, il 42% dei bambini al di sotto dei nove anni trascorre in media tre ore al giorno davanti allo schermo. Dato che si ripercuote sullo scarso tasso di attenzione in aula dal momento che, secondo una ricerca pubblicata su Usa Today, il 67% dei bambini di fascia di età compresa tra i 6 e i 10 anni fa fatica a concentrarsi. Quindi la tecnologia diventa una risorsa aggiuntiva che si integra nel progetto educativo e formativo quanto una volta era rappresentato dal semplice spazio e dai materiali utilizzati nel gioco scolastico.

Cosa può essere ancora fatto o fatto diversamente

Stabilita l’essenzialità dell’orientamento scolastico/professionale, quale attività di supporto e di facilitazione alla presa di decisione di una persona che si trova a fronteggiare una importante transizione esistenziale, una valida idea è venuta all’Associazione CIO CLUB ITALIA che raggruppa, a distanza di pochi mesi dalla costituzione, già alcune centinaia di validi professionisti del settore ICT che sembrano avere volontà ed impegno di distinguersi e lasciare un segno.

La proposta allo studio è quella di collaborare, nel peculiare contesto sociale dell’ambito locale (l’iniziativa dovrebbe svolgersi in Campania), a creare una contiguità, ovvero ad evitare la separazione tra processo di orientamento scolastico e percorso professionale. L’obiettivo è lo sviluppo di competenze di auto-orientamento affinché i giovani (studenti oggi e futuri lavoratori) possano costruire autonomamente le proprie traiettorie formative e pianificare il proprio inserimento professionale e la propria carriera.

L’azione proposta, del tutto gratuita, sarebbe svolta principalmente mediante “incontri” con le scuole medie e quelle superiori descrivendo gli ambiti delle tecnologie informatiche e le professioni afferenti, raccontate dal punto di vista pratico degli addetti ai lavori: direttori informatici, IT manager, etc. Ulteriore obiettivo, colmare il gap conoscitivo della stragrande maggioranza dei giovani che, pur essendo “nativi digitali”, non sanno usare correttamente Internet e le nuove tecnologie e nutrono la falsa consapevolezza di conoscere le tecnologie solo perché intuitivamente le riescono ad usare.

Il non saper usare non ha a che fare con l’operatività, nel senso di come si usa Facebook, Google, etc, ma piuttosto con il cosa accade quando li uso. Sviluppare ed astrarre, quindi, le differenze tra le operazioni (risultato osservabile e collegato all’azione compiuta) e le meta-operazioni (tutto ciò che non è osservabile e riconducibile all’azione pratica eseguita). I risvolti di questo vuoto cognitivo sono evidenti nei giovani di ogni età vista la mancata protezione della propria identità digitale, lo scarso riguardo della privacy propria e altrui e la poca attenzione alle conseguenze delle proprie azioni. I dati di un rapporto dell’AICA “Il falso mito del nativo digitale di qualche anno fa sembrano, purtroppo, ancora attuali.

Le attività allo studio da parte del CIO CLUB ITALIA

I professionisti dell’Associazione stanno progettando lo sviluppo della doppia dinamica di orientamento scolastico/professionale e di crescita nella conoscenza delle tecnologie informatiche immaginando le seguenti azioni:

  • Incontri – presso le scuole o presso strutture ad alto valore tecnologico tra studenti e CIO, IT Manager etc.
  • App/WebApp – attraverso cui gli studenti possono chiedere consigli ed indirizzi agli esperti del settore informatico relativamente ai propri studi e percorsi di crescita.
  • Webinar – specifici seminari interattivi su Internet rivolti agli studenti in cui, evitando le classiche forme di divulgazione top-down, poco attraenti verso la platea dei giovani, si potrebbe fare divulgazione di quelle conoscenze e competenze il cui risultato nozionistico verrebbe agganciato alla curiosità e al desiderio di capire di un ragazzo.

Guarderemo, si spera presto in futuro, gli sviluppi di questa iniziativa auspicando che possa avere una diffusione nazionale.

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