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Gli esempi

Smartphone a Scuola, cinque motivi che lo rendono utile

In Francia sembra che stiano decidendo di proibire l’uso dello smartphone a scuola, anche per i tanti casi di uso distorto e negativo. L’esperienza sul campo insegna però che gli antidoti a questo problema, più efficaci del proibire, possono essere l’esempio e la creatività

15 Dic 2017

Stefania Bassi

Animatrice Digitale Istituto Comprensivo “C.A.Dalla Chiesa”, Roma


Lo smartphone a scuola? Il dibattito è sempre più acceso e ora travalica anche i confini nazionali. Da qualche giorno è stato annunciato che nelle scuole francesi ne verrà proibito l’uso: in Italia invece è confermata l’intenzione di consentirlo e una Commissione di esperti sta lavorando alle linee guida per come e cosa fare, a breve se ne conosceranno i dettagli.

Nel frattempo, come maestra e animatrice digitale, voglio provare ad aggiungere il mio piccolo contributo al dibattito, raccontando nulla di straordinario, ma ciò che quotidianamente accade in una classe di scuola primaria come tante, dove però si utilizza- eccome- il cellulare, anzi un cellulare: il mio. Dal momento in cui suona la campanella, impostata la modalità ad hoc, smette di essere il “mioe di essere “telefono”: diventa il nostro strumento condiviso, da utilizzare per svariate attività a più mani, 52 in tutto, tra le mie e quelle dei bambini.

E ce ne fosse stato mai uno, in questi anni, che abbia provato a curiosare tra i miei dati personali o ad aprire applicazioni non pertinenti: questa condivisione è cominciata presto, tre anni fa, quando, collegando il mio cellulare ad un proiettore, abbiamo allestito una LIM a basso costo, ma ad alto entusiasmo didattico.

Prima di condividere alcuni motivi per i quali sarei molto dispiaciuta se proibissero l’uso dei cellulari in classe , chiarisco che sono di parte: ci sono anche io tra le tante persone che sognano- e lavorano- per una scuola che accolga gli strumenti digitali come opportunità e che colga la sfida di farli utilizzare dagli studenti. Nonostante ciò, credo però ancor più fermamente che a scuola non ci sia app, robot, LIM, computer, tablet o smartphone, che possa essere davvero efficace senza quello che Jovanotti ha cantato come “l’elemento umano della macchina”: in un’epoca sempre più delegata all’automazione digitale, rimane centrale l’insegnante, quello che fa la differenza. Non scrivo nulla di originale se ribadisco quanto sia determinante una formazione continua e di qualità, per rafforzare le competenze digitali degli educatori: nel recentissimo European Framework for the Digital Competence of Educators gli esperti della Commissione Europea ne auspicano e delineano addirittura 22!

Insomma anche il cellulare più smart, rimane né più né meno un oggetto e, come tale, dipende da come lo si vuole, e lo si sa, adoperare. Un coltello non è pericoloso in sé: posso decidere di impugnarlo per ferire qualcuno. Oppure, in base alle mie passioni e competenze, posso decidere di usarlo per scolpire una splendida scultura nel legno o per affettarci gli ingredienti e preparare una ricetta per chi voglio bene.

Di seguito alcuni motivi per i quali mi mancherebbe parecchio il cellulare a scuola (e penso anche ai miei alunni):

Perché il cellulare a scuola può essere… una sala di registrazione

Durante una lezione di inglese di diversi anni fa, ho proposto ad un alunno timido, ma che voleva vincere la timidezza, di registrare con il cellulare la sua voce mentre leggeva un testo: avreste dovuto vedere il suo volto soddisfatto quando, collegando il telefono alle casse, ha sentito la sua voce risuonare forte per l’aula!

Questo episodio mi ha convinto a proseguire e così ho iniziato a registrare le voci degli alunni con costanza e progettualità, condividendo i file audio con i genitori e non solo: su YouTube trovate la Playlist con la nostra versione delle audio storie del libro di testo e su SoudCloud le canzoni che cantiamo in classe. Ricadute sull’apprendimento? Un miglioramento sensibile nella facilità di acquisizione delle strutture linguistiche e della pronuncia: provate ad ascoltare Sofia!

Perché il cellulare a scuola può essere…un set per raccontare storie

La narrazione di storie è un metodo potentissimo per catturare l’attenzione, fissare concetti, motivare l’apprendimento: bastano un paio di semplici app e il cellulare diventa una macchina da presa, con tanto di effetti speciali. Con un telo verde di sfondo si può realizzare un documentario scientifico, come abbiamo fatto in seconda, oppure, con materiali di scarto recuperati dalla spazzatura, girare uno splendido cortometraggio di animazione, come hanno fatto gli alunni con il cellulare della maestra Cristiana Zambon, grande esperta di stopmotion nella didattica.

Con un cellulare, si può poi documentare la didattica, riprendendo e condividendo lo straordinario nascosto in ogni ordinario giorno scolastico. Come quella mattina in cui ho posto un problema ai bambini: come si fa a disegnare una circonferenza perfetta senza utilizzare il compasso?

Perché il cellulare a scuola può essere…laboratorio di scrittura

Basta un cellulare, magari collegato ad un proiettore, e un account social per partecipare a bellissime esperienze di social reading e social writing. Per chi non avesse ancora fatto questo tipo di esperienza, da non perdere il sito di TwLetteratura, dove la comunità di lettori propone libri da leggere in condivisione: in prima abbiamo partecipato alla lettura di Alice nel Paese delle Meraviglie, e i bambini, dopo quattro anni, si ricordano ancora i tweet ricevuti dal Cappellaio Matto! E per chi invece volesse fare un’esperienza di scrittura poetica, c’è RingraziareVoglio: per partecipare basta proseguire idealmente con un proprio verso di gratitudine, una poesia di J.L.Borges… verso da digitare dal cellulare, naturalmente!

Oltre all’impatto sulle competenze linguistiche, queste esperienze sono un’opportunità unica per sensibilizzare gli alunni all’uso consapevole del cellulare e ad una comunicazione corretta, attenta, non ostile, come ben indicato nel Manifesto di ParoleOstili.

Perché il cellulare a scuola può essere…un laboratorio scientifico

Ci sono colleghi che nella loro pratica didattica sono, a mio parere, delle best practices viventi, per quello che uno smartphone possa riuscire a fare nella didattica delle discipline STEM: Alfonso D’Ambrosio e Mimmo Aprile, ad esempio, trasformano ogni giorno i cellulari dei loro studenti in laboratori tascabili con cui realizzare esperimenti di fisica o sperimentare l’IoT-Internet of Things!

E poi, più semplicemente: per i nostri studenti discalculici, un cellulare potrebbe diventare un agile strumento compensativo, da utilizzare all’occorrenza.

Qualche tempo fa, ho organizzato un laboratorio di fotografia scientifica, nel quale i ragazzi della secondaria hanno scoperto come la telecamera dei loro cellulari, con l’applicazione di un ingranditore da pochi euro, possa far emergere texture e scenari sorprendenti, nascosti nel loro jeans, nella corolla di un fiore o in una goccia d’acqua!

Perché il cellulare a scuola può essere…un antidoto

Le cronache purtroppo ci raccontano di tanti casi di uso distorto e negativo del cellulare a scuola. L’esperienza sul campo mi ha insegnato che gli antidoti a questo problema, più efficaci del proibire, possono essere l’esempio e la creatività.

L’intenzionalità pedagogica, che da tempo mi convince a tenere acceso il cellulare sulla cattedra e ad utilizzarlo nella didattica con i bambini per realizzare le esperienze che ho raccontato sopra, è proprio quella di voler essere d’esempio.

La speranza come educatrice è che i miei alunni, quando riceveranno il loro primo cellulare (dalle mie parti, è diventato “il” regalo della Prima Comunione) vadano a ripescare nella loro memoria emotiva anche solo una delle tante cose che abbiamo combinato insieme -foto, racconti, video, animazioni- e quell’emozione li aiuti a vedere nell’oggetto che hanno in mano, non solo un telefono con cui scattarsi selfie, ma uno strumento potente per esprimere la loro creatività!

E c’è di più. È credenza diffusa quella secondo cui utilizziamo solo il 10% del nostro cervello: ma in questa affermazione non c’è certezza. Quello che è invece è certo, è che la percentuale di sfruttamento delle potenzialità dei nostri smartphone, è davvero bassa: spesso neanche conosciamo tutte le applicazioni che ci sono dentro! Inoltre l’uso che ne facciamo, ragazzi in primis, è solitamente passivo: siamo utenti di ambienti o app già preconfezionate. Sarebbe davvero urgente che a scuola cogliessimo la sfida di rovesciare questa abitudine e far scoprire le potenzialità produttive nascoste dietro lo schermo. Ricordo ancora l’esortazione fatta da Obama, ormai diversi anni fa: – Don’t just play on your phone: program it! Non stupitevi quindi se vi confido che, tra i diversi strumenti acquistati nell’atelier creativo che stiamo allestendo nel mio istituto, ci saranno anche una decina di smartphone per sperimentare, raccontare e programmare!

Il cellulare a scuola può essere…spento

È risaputo: per stare in forma il nostro corpo ha bisogno di una dieta varia, in cui ci sia di tutto, carboidrati, proteine, fibre, zuccheri e anche un po’ di grassi. Penso che per l’apprendimento valga lo stesso principio: cerco di offrire ai miei alunni una “dieta” varia, ricca di stimoli, stili, metodi, strumenti e canali diversi.

Per questo, ci sono giornate in cui il cellulare rimane nella borsa. Per tante ragioni.

Perché non apporterebbe valore aggiunto all’attività che stiamo facendo.

Perché ci dedichiamo ad altro.

Perché abbiamo le mani occupate a disegnare o a costruire.

Perché c’è una verifica da svolgere.

Perché ci potrebbe distrarre.

Perché ce ne andiamo in giardino a fare ginnastica.

Perché abbiamo un libro da leggere insieme.

Proprio l’altro giorno, la mia alunna Martina ha creato scompiglio in classe portando un libro intitolato “Dieci giorni senza schermi? Che sfida!”: la storia di una maestra che propone di spegnere per dieci giorni gli schermi di TV, videogiochi, computer, tablet e telefonini. Devo ammettere che la reazione dei bambini mi ha davvero stupita: in moltissimi hanno proposto -Dai! Facciamolo anche noi!

In effetti… perché non provare?

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