epidemiologia digitale

Ricerca, condividere i dati rispettando la privacy: come fare

La condivisione efficiente dei dati permette di accelerare la ricerca, ma, man mano che gli ospedali diventano sempre più interconnessi, si aprono nuove vulnerabilità che mettono a rischio di esposizione i dati sensibili dei pazienti. Vantaggi evidenti, quindi, ma anche pericoli da affrontare. Ecco come

12 Lug 2021
Marina Rita Carbone

Consulente privacy

ricerca Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

La pandemia da COVID-19 ha messo in luce la necessità, al fine di consentire una maggiore tempestività ed efficacia della ricerca soprattutto nel settore epidemiologico, di una maggiore condivisione dei dati a livello globale, che consenta di rilevare in modo immediato possibili elementi di rischio.

Si pensi, infatti, come, a distanza di solo un anno e mezzo dalle prime segnalazioni di una “nuova malattia” che stava circolando nella città di Wuhan, della quale non si conosceva nulla, la comunità scientifica di ricerca, grazie alla condivisione internazionale dei dati raccolti, ha potuto isolare il virus, conoscerne le modalità di trasmissione e implementare molteplici terapie di risposta e gestione della sintomatologia.

Non solo: in tempi record sono stati anche sviluppati, testati e messi in commercio numerosi vaccini, grazie ai quali combattere il fenomeno delle ospedalizzazioni e l’insorgere di sintomi gravi, preservando il sistema sanitario dal rischio di collasso.

One digital health: un framework armonizzato per raggiungere gli obiettivi di salute globale

Soluzioni condivise per scopi comuni

Le sfide che oggi si rende necessario affrontare a livello globale non riguardano soltanto il COVID-19: si pensi soltanto all’emergenza climatica, alla perdita di biodiversità, alla sicurezza alimentare e a tutta l’attività di prevenzione delle future crisi sanitarie globali. Per poter essere correttamente svolta, tale attività di ricerca richiede necessariamente un approccio interdisciplinare e multisettoriale, al fine di trovare soluzioni comuni e condivise che possano far prosperare l’intera specie anche dopo la pandemia attualmente in corso.

Digital event
Torna il Cybersecurity 360 Summit strategia nazionale di cybersicurezza. Online, 27 ottobre
Sicurezza
Sicurezza dei dati

A tal scopo, il World Economic Forum ha chiesto ai membri del Global Future Council on Scientific Collaboration in che modo la collaborazione scientifica possa trasformarsi e superare gli odierni limiti, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini.

La risposta a tale quesito, per nulla semplice, risiede in molteplici fattori:

  • In primis, occorre che le collaborazioni future trascendano i confini tradizionali del settore, tramite la cooperazione di soggetti appartenenti non solo al mondo accademico, ma anche al settore privato e governativo. In particolare, si rende necessario coordinare l’azione dei legislatori e dei ricercatori, e co-progettare i futuri interventi normativi e le linee-guida affinché siano coerenti con le necessità proprie della ricerca. Problemi globali complessi, in poche parole, richiederanno soluzioni locali, che saranno efficaci soltanto se basate sulle prove raccolte e co-progettate;
  • Anche la fiducia dei cittadini è un fattore essenziale nella buona riuscita dei progetti di ricerca: se le persone, infatti, non si sentono al sicuro, se non si alimenta la loro fiducia ma si accresce il sospetto, i risultati della ricerca possono essere del tutto compromessi, talvolta anche irreversibilmente. Le relazioni di fiducia pubblico-privato costituiscono la base per la digitalizzazione delle società, per la trasformazione digitale e per lo svolgimento della ricerca digitale a partire dai cittadini;
  • È fondamentale, inoltre, che i ricercatori, così come le imprese private e i governi, diano priorità alla privacy ed alla sicurezza dei dati, affinché questi non siano sfruttati, né a scopo di lucro né per altri scopi non etici. Viceversa, si potrebbe assistere a forme di abuso degli stessi;
  • Da ultimo, le ricerche condotte dagli scienziati devono rispecchiare il motto del Consiglio Europeo della ricerca “Aperto al mondo”: poiché le sfide odierne sono globali, il libero scambio delle informazioni diventa la condizione imprescindibile affinché possa prosperare la scienza di “buona qualità”.

In ausilio all’esecuzione di tale ultimo punto vengono in soccorso le nuove tecnologie digitali, che consentono di scambiare informazioni in tempo reale fra i vari gruppi di ricerca collocati nei diversi Stati mondiali. Soluzioni tecniche che, tuttavia, devono sempre rispettare i principi di privacy by design e privacy by default, e garantire la più ampia sicurezza ai dati dei cittadini raccolti, al fine di non pregiudicare quella fondamentale fiducia sulla quale l’interezza della ricerca si fonda.

L’epidemiologia digitale

Un’efficace epidemiologia digitale rappresenta oggi, dunque, non solo un’esigenza comune, ma un’esigenza condivisa. I vantaggi che la stessa può apportare sono evidenti, alla luce del fatto che la sicurezza sanitaria di una nazione è attualmente irrevocabilmente legata alla salute pubblica di ogni altra nazione.

La condivisione delle informazioni è un’esigenza maggiormente sentita nel caso in cui si debbano tutelare determinati gruppi sociali, per i quali non sussistono specifici tracciati record ma che necessitano di assistenza sanitaria specifica e coerente con le proprie necessità fisiche. In tal senso, la condivisione transfrontaliera dei dati, nel pieno rispetto dei principi di privacy-by-design, ma senza il sacrificio di elementi essenziali per la corretta diagnosi e cura dei pazienti, possono permettere il raggiungimento di un’assistenza sanitaria di alto livello per tutti i cittadini.

Come anticipato in premesse, la risposta globale al COVID-19 ha messo in luce la necessità per le nazioni di condividere dati epidemiologici di tutti i tipi e sviluppare forme più efficaci di epidemiologia digitale. Per tale ragione, le singole nazioni stanno cercando di allineare la normativa vigente agli scopi di ricerca, senza ledere il diritto alla riservatezza dei cittadini.

In linea generale, nel 2020 si è assistito ad una proliferazione di linee-guida che cercavano di fornire delle indicazioni operative su un’ampia serie di problemi generali. Tali strumenti normativi, tuttavia, facenti parte della “soft-law”, sono stati spesso criticati in quanto ritenuti eccessivamente generici e poco adattabili all’ampia schiera di fattispecie sostanziali cui i gruppi di ricerca si sono trovati a dover far fronte.

Per tale motivo, taluni esperti ritengono che, per poter rispondere alle esigenze più pressanti del settore, potrebbe essere necessario costituire dei “gruppi di lavoro” in seno ai singoli governi/autorità, composti da ricercatori, data scientist, esperti e componenti delle autorità di controllo, al fine di ampliare il lavoro già introdotto con le linee guida e sviluppare delle soluzioni tecnico-organizzative che permettano di rispettare la privacy dei cittadini.

In poche parole, una sorta di “consorzio internazionale di ricerca e sviluppo”, che potrebbe fornire le migliori risposte alle specifiche domande avanzate dagli stakeholder, evidenziando e proponendo al contempo soluzioni concrete e trasparenti che superino le (apparenti) limitazioni imposte dalle regole vigenti di condivisione e accesso ai dati e dall’eterogeneità della casistica.

Detto “consorzio” avrebbe anche il compito di delineare le best practices che permettano l’utilizzo delle nuove tecnologie nel rispetto del principio di privacy-by-design, adattando la normativa privacy alle necessità proprie dell’epidemiologia digitale intragiurisdizionale e transfrontaliera, con l’obiettivo di migliorare le attuali linee-guida disponibili ed elaborare dei case studies quanto più ampi possibile, anche sulla scorta delle leggi vigenti nei singoli Stati.

Le misure tecniche a garanzia della privacy dettate dalle autorità

Svolte tali premesse, occorre comprendere quali siano le misure tecnico-organizzative che potrebbero permettere una simile condivisione dei dati.

Sebbene sul punto vi sia molta incertezza, oltre a forti differenze normative fra gli Stati, si ritiene che la condivisione dei dati di ricerca a livello globale potrebbe avvenire solo sulla scorta delle seguenti indicazioni, che rappresentano principi tendenzialmente comuni nelle diverse normative nazionali:

  • aggregazione, anonimizzazione o de-identificazione dei dati raccolti prima di procedere alla loro condivisione;
  • disponibilità dei dati raccolti;
  • trasparenza, nei confronti degli interessati, sulla condivisione dei dati;
  • gestione ottimale del consenso e delle sue modalità di raccolta;
  • Applicazione di rigorose misure di sicurezza.

Aggregare, anonimizzare o deidentificare i dati

In linea generale, la condivisione di dati anonimizzati con gli enti di sanità pubblica o con altre autorità governative è consentita nella maggior parte dei paesi europei. L’EDPS (il Garante Europeo della protezione dei dati) e l’EDPB (Comitato Europeo per la protezione dei dati) hanno indicato espressamente che, fin quando i dati sono resi anonimi e “non consentono di identificare in alcun modo le persone”, esulano dall’applicazione delle norme sulla protezione dei dati.

Come principio guida, le identità degli individui a cui appartengono i dati sanitari, dunque, dovrebbero essere rivelate solo se vi è una causa di giustificazione. Quando l’anonimato degli interessati non può essere garantito, invece, occorre riflettere attentamente sulla possibile applicabilità di eccezioni relative alla tutela della salute pubblica, anche nel caso in cui la condivisione avvenga nei confronti di un ente pubblico.

In concreto, tuttavia, anonimizzare alcuni dati può essere difficile. L’autorità olandese, nelle sue linee-guida, ha fatto riferimento a uno studio, pubblicato su Nature, che ha analizzato i dati sulla mobilità di 1,5 milioni di individui in un periodo di 15 mesi e ha scoperto che quattro punti spazio-temporali sono sufficienti per identificare il 95% degli individui. Gli autori dello studio hanno concluso che i dati sulla posizione “forniscono poco anonimato”.

Si rileva, inoltre, che la crescente disponibilità di grandi quantità di dati (Big Data) renderà quasi impossibile garantire che i dati sanitari siano privati di tutte le informazioni che possono portare all’identificazione del contribuente. Pertanto, al fine di garantire la privacy degli interessati, agli stessi deve essere concesso il pieno controllo sull’estensione, i tempi e le circostanze nelle quali sono condivise e utilizzate le loro informazioni.

Trattamento trasparente e gestione del consenso

Da quanto su esposto si evince la necessità di migliorare anche le modalità tramite le quali si informano i pazienti degli elementi essenziali del trattamento e si raccoglie il loro consenso.

La trasparenza sulle finalità e sulle modalità del trattamento è un elemento chiave che permette, altresì, di consolidare la fiducia dei cittadini, fondamentale per il buon esito della ricerca e per l’accrescimento delle fonti di dati.

Trasparente deve essere anche l’enunciazione delle ipotesi nelle quali si rende necessaria la condivisione dei dati sanitari con le autorità, al fine di non ingenerare nell’interessato un clima di sfiducia verso la ricerca.

Occorre riconoscere, inoltre, che la condivisione dei dati sanitari nell’era digitale non è più limitata alla semplice sfera sanitaria: l’avvento delle nuove tecnologie ha portato all’ingresso di nuovi attori nel settore, tra cui sviluppatori di app, produttori di tecnologie indossabili e piattaforme social, che raccolgono e archiviano quotidianamente dati sanitari (talvolta all’insaputa dell’interessato e senza che lo stesso abbia espresso un consenso informato). D’altronde, spesso l’obbligo di leggere lunghissime privacy policies e condizioni d’uso porta l’interessato a fornire un consenso “viziato” e non garantisce allo stesso un controllo reale sulle informazioni che condivide. Senza contare il fatto che spesso gli accordi in esame confliggono con gli elementi del consenso informato necessari nel settore, con conseguente incompatibilità di tali strumenti digitali con le finalità della ricerca.

Pertanto, affinché l’interessato possa fornire un consenso consapevole, deve essere correttamente e sinteticamente informato sia degli elementi essenziali del trattamento che delle conseguenze che derivano dalla positiva prestazione del consenso (e, in particolare, sull’utilità del dato per la ricerca). In tal senso, nelle regole deontologiche elaborate dal Garante Privacy italiano si afferma addirittura che “Nel manifestare il proprio consenso ad un’indagine medica o epidemiologica, l’interessato è richiesto di dichiarare se vuole conoscere o meno eventuali scoperte inattese che emergano a suo carico durante la ricerca”.

Rendere i dati disponibili

Negli Stati Uniti, i dati possono essere condivisi o commercializzati se sono de-identificati e anonimi. Tale previsione ha permesso di creare una solida base per la ricerca basata sui dati. Anche piccole quantità di dati, come per la terapia genica CAR-T utilizzata per il cancro, possono aiutare i governi a prendere decisioni sui prezzi e sull’accesso.

Nel frattempo, la Cina si sta muovendo verso l’adozione di un registro nazionale dei dati sanitari: anche se una condizione è estremamente rara — ad esempio, una su 1 milione — la banca dati cinese potrebbe individuare 1.000 potenziali soggetti di ricerca.

In tal senso, in assenza di condivisione, i ricercatori europei potrebbero non avere set di dati abbastanza grandi da condurre il tipo di ricerca che si rende oggi sempre più necessaria.

Tuttavia, la condivisione transfrontaliera dei dati sanitari almeno all’interno dell’UE ha il potenziale per accelerare la ricerca medica, mantenere la promessa di una medicina personalizzata, sbloccare l’innovazione europea nell’assistenza sanitaria basata sull’IA, prevenire la diffusione delle malattie, gestire meglio la salute della popolazione, e consentire la riforma del sistema sanitario.

Per perseguire tale finalità, occorre che l’UE consenta e standardizzi l’accesso ai dati sanitari contenuti nei suoi sistemi sanitari pubblici, e li regolamenti a livello comunitario, sulla scorta dei principi etici e sociali posti a tutela del cittadino.

Con riferimento ai Big Data, è ancor più evidente il valore aggiunto che la condivisione dei dati porterebbe alla ricerca scientifica e alla cura del paziente. Attualmente, infatti, sono in fase di sviluppo numerosi sistemi di intelligenza artificiale che permettono di creare dei “pattern” sulla base delle diagnosi storiche raccolte su larga scala, per individuare il corretto trattamento da applicare al singolo paziente. Con risparmio di costi e vite umane.

L’IA, come noto, è però limitata dai dati messi a sua disposizione. Pertanto, i dati dovrebbero essere resi disponibili in un formato che possa essere facilmente utilizzato da tali sistemi e dovrebbero includere informazioni provenienti da fonti diverse come cartelle cliniche elettroniche, reclami, studi accademici e registri clinici. Il formato interscambiabile dovrebbe includere anche informazioni relative alle diagnosi che possono essere utilizzate per addestrare i sistemi di intelligenza artificiali.

Tuttavia, per garantire la privacy in tale contesto, i dati dei pazienti dovrebbero sempre essere resi anonimi e de-identificati prima dello scambio, per diminuire i rischi connessi al loro utilizzo.

Big data e AI per una Sanità efficiente: la svolta digitale che serve

Proteggere i dati dagli attacchi informatici

La condivisione efficiente dei dati permette di accelerare la ricerca, ma, man mano che gli ospedali diventano sempre più interconnessi e dipendenti dalla rete, si aprono nuove vulnerabilità nei confronti degli attacchi informatici, che mettono pericolosamente a rischio di esposizione i dati sensibili dei pazienti e il contenuto delle loro cartelle cliniche.

L’attacco informatico WannaCry del 2017, che ha costretto i medici a cancellare appuntamenti e interventi chirurgici, mettendo a rischio numerose vite, è stato un primo campanello d’allarme, in quanto ha evidenziato i rischi connessi alla mancata protezione adeguata dei dispositivi medici connessi a internet.

Lo stesso vale per la ricerca: i dati rubati a seguito di un attacco informatico potrebbero essere monetizzati in diversi modi, anche tramite ricatti, spionaggio industriale e furto di identità.

Gli ospedali, pertanto, e i gruppi di ricerca, dovrebbero essere estremamente sensibili a questi rischi.

I team IT ospedalieri devono essere ben addestrati e resi consapevoli dei rischi connessi al trattamento dei dati, al fine di adottare soluzioni tecniche efficaci come la segmentazione della rete, l’applicazione di sistemi di rilevamento delle violazioni e software antiphishing e anti-malware.

Gli sviluppatori IT sanitari e gli utenti dei loro sistemi (ad esempio, gli operatori sanitari) dovrebbero, altresì, condurre periodici test di sicurezza delle loro applicazioni e interfacce per confermare che non ci sono falle o vulnerabilità gravi nei sistemi.

WHITEPAPER
Certificazioni GDPR: tutti i vantaggi per le organizzazioni che vi aderiscono
Legal
Privacy
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati