State of Privacy 22

Tutela dei minori online, firmato il Manifesto di Pietrarsa: principi e obiettivi

Su iniziativa del Garante per la protezione dei dati personali si è tornati a parlare di privacy dei minori durante lo State of Privacy ‘22, giungendo alla realizzazione del Manifesto di Pietrarsa. I sottoscrittori si impegnano a promuovere azioni concrete su tre punti fondamentali: trasparenza, consapevolezza, educazione

26 Set 2022
Marco Martorana

avvocato, studio legale Martorana, Presidente Assodata, DPO Certificato UNI 11697:2017

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La tutela dei minori è un tema di interesse sociale in diversi ambiti da moltissimi anni, anche quando i rischi erano di gran lunga inferiori a quelli odierni.

Oggi, però, con lo sviluppo delle nuove tecnologie e la diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione, l’educazione e la protezione dei più giovani si è tramutata in una missione di primaria importanza e di estrema urgenza, per la quale è necessario uno sforzo collettivo che coinvolga le istituzioni, le famiglie, le scuole e tutta una serie di realtà che hanno il dovere di dare il loro contributo.

Tutela dei minori online, ecco la svolta delle regole

State of Privacy 22: nasce il Manifesto di Pietrarsa

Il tema è stato tra quelli al centro dell’ultima iniziativa lanciata dal Garante – State of Privacy ’22 – le cui attività si sono incentrate sull’incremento della trasparenza, comprensibilità e accessibilità delle informative sul trattamento dei dati personali, sul rafforzamento della consapevolezza delle persone al valore dei loro dati attraverso attività promozionali, campagne di informazione, giochi  a premi e rubriche di attualità, nonché sull’attivazione di percorsi di formazione – anche a distanza – sul valore dei dati personali, rivolti soprattutto ai bambini.
I lavori hanno condotto alla realizzazione del Manifesto di Pietrarsa, un documento di indirizzo che attesta l’impegno degli attori coinvolti a promuovere azioni concrete capaci di produrre risultati effettivi su tre punti fondamentali: trasparenza, consapevolezza e educazione.

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Tra i primi aderenti al Manifesto, dopo la firma del Presidente del Garante Pasquale Stanzione, si contano compagini molto importanti quali la Polizia postale, la Guardia di Finanza, l’Università Roma Tre, Meta, Sky, Mediaset, Google e la Fondazione Telefono Azzurro.

I minori e i rischi quotidiani della digitalizzazione

In un sondaggio pubblicato da EU Kids nel 2020 e realizzato in 19 Paesi grazie alla collaborazione di istituzioni, agenzie di ricerca, bambini e i giovani, è stato rilevato che solo in Italia il 23% dei bambini tra i 9 e gli 11 anni, e il 63% dei preadolescenti tra i 12 e i 14 anni visitano un social network su base quotidiana. La percentuale sale fino al 79% per i ragazzi tra i 15 e i 16 anni. Naturalmente, la pandemia ha accentuato l’utilizzo della comunicazione a distanza, ma questo serve per comprendere come la recente iniziativa del Garante si inserisca in un contesto complicato, dove i minori esposti ai rischi del web sono moltissimi, e le loro interazioni con il mondo digitale sono pressoché quotidiane.

La digitalizzazione porta con sé innumerevoli rischi tanto per gli adulti quanto per i bambini, alcuni sono in comune a tutte le fasce di età, altri sono invece una spada di Damocle principalmente per i più giovani.
In quest’ultimo caso, è peraltro indubbio come la portata dei pericoli assuma connotazioni estremamente preoccupanti sotto vari punti di vista. Infatti, su una platea di soggetti nel pieno del loro percorso di crescita e con una capacità di discernimento che non ha ancora raggiunto il pieno sviluppo, alcuni pericoli possono avere un impatto gravissimo.

I malintenzionati che popolano la rete

Quando si parla dei pericoli della rete, non si può non partire dalla possibilità di incrociare il proprio “cammino” con una platea sempre più nutrita di malintenzionati, un tema diventato più che mai attuale nel corso della pandemia, che ha costretto la maggioranza dei cittadini – minori compresi – ad un uso più frequente delle piattaforme di interazione online.
In questi casi, può capitare che dei soggetti contattino i minori sui vari social network integrando delle specifiche fattispecie di reato pensate per la tutela dei giovanissimi, come l’adescamento di minorenni ex art. 609-undecies c.p., il quale può essere a sua volta commesso mediante sostituzione di persona, illecito sanzionato dall’art. 494 c.p. La combinazione delle due fattispecie conduce a una situazione molto spiacevole in cui un soggetto adulto si finge un coetaneo della vittima utilizzando account con nomi falsi e fotografie altrui al fine di ottenerne la fiducia. Quest’ultima, poi, viene generalmente sfruttata al fine di ricevere contenuti multimediali sessualmente espliciti per uso personale, per rivenderli sul dark web a caro prezzo, o per diffonderli su alcuni di quei gruppi finiti al centro delle cronache negli ultimi anni. In questo caso, si sfocia in altre ipotesi di reato, come la pornografia minorile ex art. 600 ter, c.p.

Contenuti inappropriati ed emulazioni pericolose

Non sono solo gli adescatori a minare la crescita dei più piccoli. In tal senso, un altro tema scottante riguarda la possibilità per i minori di accedere a una moltitudine di contenuti dannosi, che portano con sé anche il pericolo di essere emulati nella vita reale.
Ricordiamo ancora il periodo in cui circolava in rete la Blue Whale Challange, un gioco che consisteva in una serie di “missioni” macabre che terminavano poi col suicidio. Un’attività che ha mietuto diverse vittime tra gli adolescenti di tutto il mondo, perlopiù fragili e in età adolescenziale.
Più di recente, invece, si era diffuso il fenomeno Squid Game, una serie tv coreana trasmessa su Netflix che si caratterizzava per una serie di prove che reinventavano i tradizionali giochi per bambini in chiave estremamente violenta. Anche in questo caso, alcuni minori che riuscivano ad accedere ai contenuti, tendevano ad emularli a scuola, tanto che molti genitori avevano avviato una petizione per cancellare la serie dalla piattaforma di streaming.
A questo si aggiungono le sfide dei c.d. selfie estremi, ossia autoscatti fatti in luoghi pericolosi e diffusi sui social che hanno causato la morte di quasi 400 persone dal 2008 al 2021, soprattutto giovanissimi che emulavano i coetanei.
Ebbene, come è facile dedurre, ci sono molte buone ragioni per alzare il livello di attenzione e inasprire le regole sulla navigazione dei giovanissimi in rete. Occorre capire allora cosa si è fatto, ma soprattutto cosa si sta facendo e si farà per garantire una maggiore protezione dei minori.

La privacy non è un bene minore

A primo impatto, può essere comprensibile pensare che quello per la privacy sia un rischio di gran lunga inferiore rispetto a quelli sopramenzionati. In effetti, si potrebbe dire, una violazione di questo tipo non cause vittime, non soddisfa le ambizioni di un malintenzionato. In realtà, non c’è niente di più sbagliato.
La protezione dei dati personali, infatti, è parte integrante e primaria della tutela dei minori, poiché da questa si può arrivare a tutelare i giovanissimi dai rischi di cui si è brevemente trattato in precedenza. Parafrasando la definizione di cui all’art. 4 del Regolamento UE 2016/679, i dati personali sono quelle informazioni che identificano o rendono identificabile, direttamente o indirettamente, una persona fisica. Ciò significa che essi sono uno strumento essenziale, in quanto la loro conoscenza consente, ad esempio, di contattare un minore ai fini di adescamento o per proporgli un gioco pericoloso. Pertanto, la protezione dei dati dei giovanissimi è assolutamente funzionale alla loro tutela rispetto a tutti gli altri pericoli. In altri termini, impedire che vengano identificati, proteggere la loro immagine ed ostacolare la circolazione delle loro informazioni fa sì che si crei un filtro tra il minore e tutta quella moltitudine di pericoli che la rete nasconde.

Inoltre, da non trascurare è anche l’impatto della circolazione dei loro dati – come l’immagine – sulla psiche, sulla qualità della vita e, non meno importante, sulla dignità. Tema, quest’ultimo, più volte toccato dal Garante in merito alla pubblicazione di foto di minori vittime di reati a fini giornalistici.


Sensibilizzare alla sicurezza nell’era digitale: il ruolo del Garante

Sul tema della privacy dei minori non mancano le regole dettate nel corso degli anni in base alle diverse esigenze di tutela nei vari settori di interesse, che spaziano dalla cronaca giornalistica ai social media. Da questo punto di vista, non è sempre semplice orientarsi tra le varie fonti, nonostante le norme siano comunque piuttosto chiare.
Ma le regole, si sa, devono inserirsi in un tessuto sociale che prima di applicarle deve riconoscerle nel loro significato, da non intendersi solo come comprensione del testo della disposizione, ma anche delle ragioni che la rendono importante per i destinatari.
A tal proposito, non mancano gli interventi di sensibilizzazione del Garante Privacy, in particolare attraverso comunicati stampa volti a richiamare l’attenzione sull’applicazione delle disposizioni vigenti, e vademecum pensati per chiarire le stesse e incentivare le istituzioni e famiglie ad adottare accorgimenti per educare i minori all’uso della rete e proteggerli dai rischi della stessa.
Al riguardo, si possono menzionare diverse iniziative, come il vademecum sull’utilizzo sicuro degli smart toys, la campagna informativa con Telefono Azzurro in tema di accesso dei minori ai social network e, da ultimo, il vademecum del febbraio 2021, che racchiude consigli per “grandi” e “piccoli” in tema di nuove tecnologie, toccando diverse tematiche come le insidie della rete, il parental control, la pubblicazione di foto di minori online e il ruolo che i genitori possono avere nell’accompagnamento e nell’educazione dei figli rispetto alle nuove tecnologie.

A questi interventi informativi, come anticipato, si sono affiancati diversi comunicati stampa volti a richiamare l’attenzione di diversi attori sociali, in particolare gli organi di informazione.
Nel novembre del 2021, il Garante era intervenuto rivolgendosi ai quotidiani – sia cartacei che online – che avevano diffuso dati e immagini di un bambino vittima di un omicidio, avvenuto in provincia di Viterbo. L’Authority aveva infatti ritenuto di dover “rimproverare” la stampa nazionale, i siti di informazione e i social media, chiedendo loro di rispettare le regole deontologiche e della Carta di Treviso relativamente alle tutele riconosciute ai minori. In particolare, ha ribadito come pur in presenza di fatti di interesse pubblico e connessi al diritto/dovere di informazione, i giornalisti dovrebbero comunque astenersi dal diffondere dati personali e dettagli che rendano il minore identificabile, in particolare foto e immagini, in quanto eccedenti lo stretto necessario ai fini dell’applicazione del diritto di cronaca.  Lo stesso è stato fatto in merito alle tragiche immagini delle piccole vittime del conflitto in Ucraina diffuse, ancora, da diversi organi di stampa. Un tema, questo, che riguarda la tutela della privacy dei minori in funzione di garanzia della loro dignità.
Peraltro, lo ricordiamo, la Carta di Treviso afferma il superiore interesse dei bambini e degli adolescenti, che prevale sul diritto di cronaca.

Conclusioni


A pochissimi giorni dalla sottoscrizione del Manifesto, è difficile dire se si tratti o meno di una vera svolta, ma ci sono comunque una serie di aspetti che fanno ben sperare.

In particolare, tra i firmatari del documento si annoverano diversi attori nel campo della privacy. Si tratta sia di soggetti che partecipano alla lotta contro le condotte illecite aventi ad oggetto anche la privacy dei minori, come la Polizia postale e Telefono Azzurro, ma anche grandi aziende nel campo delle nuove tecnologie come Meta e Google, atenei universitari e giganti del mondo televisivo e mediatico.

Insomma, un Manifesto che unisce realtà molto diverse tra loro. Questo è un indicatore molto importante, che fa pensare ad una sorta di volontà di collaborare da parte di.

Abbiamo avuto modo di vedere, nostro malgrado, come la sola imposizione di regole a pioggia non sia la soluzione. I pericoli per i minori, infatti, non nascono soltanto dalle condotte altrui, ma anche dalle loro. In altri termini, anche il rispetto rigoroso delle disposizioni vigenti da parte delle Big Tech e dei media non sarebbe sufficiente finché gli stessi minori non saranno pienamente consapevoli del valore dei propri dati, dei rischi intriseci della rete e di quali condotte è opportuno tenere.

Pertanto, è un bene aggiornare le regole quando serve e farle rispettare quando vengono commesse violazioni, ma è necessario che al contempo si capisca il significato delle stesse, l’importanza dei diritti tutelati, e come proteggersi.
In questo senso, il Manifesto rappresenta l’assunzione di un grande impegno, con un peso mediatico importante, e ci auguriamo che sia davvero l’inizio di un percorso nuovo e decisivo.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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