trasformazione digitale

La sicurezza delle comunità connesse dev’essere “integrata”: ecco come realizzarla

Pianificare la trasformazione di una città in una smart city significa attuare un insieme di strategie intelligenti che possano rendere competitivo ed ecosostenibile il sistema delle infrastrutture urbane. Centrale è la sicurezza, che deve essere integrata e condivisa. Ecco come

25 Mag 2022
Giovanni Cinque

Cespis (CEntro Studi Prevenzione, Investigazione e Sicurezza)

smart mobility

I fenomeni legati al peggioramento della qualità della vita nelle città, all’inquinamento dovuto al traffico e alla costante crescita della richiesta di energia, come del resto l’aumento della popolazione, hanno spinto l’Unione Europea a considerare le smart cities una soluzione ai problemi che coinvolgono il pianeta.

Pianificare la trasformazione di una città in una smart city significa attuare un insieme di strategie intelligenti che possano rendere competitivo ed ecosostenibile il sistema delle infrastrutture urbane.

Seguendo questo criterio, è stata istituita il 1° aprile 2021 l’Agenzia esecutiva europea per il clima, le infrastrutture e l’ambiente (CINEA).

Sulla stessa scia, in Italia, si è costituito il Ministero della Transizione Ecologica, che ha sostituito il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il compito di riscontrare diverse problematiche relative alla tutela dell’ambiente e le necessarie iniziative da intraprendere.

Ma, oltre a realizzare una comunità connessa in tutte le sue diverse sfaccettature, è essenziale anche garantirne la sicurezza in maniera integrata.

Le sei dimensioni della digital transformation

Oggi, in relazione alla digital transformation l’Unione Europea prende in considerazione sei dimensioni:

  • smart people
  • smart governance
  • smart economy
  • smart living
  • smart mobility
  • smart environment

Smart people e Human Smart Cities

Il concetto di smart people implica la valorizzazione del capitale umano attraverso uno stimolo alla crescita professionale, alla creatività, al cosmopolitismo, alla flessibilità e all’apertura mentale. In quest’ottica, realizzare una smart city significa anche sviluppare il senso civico da parte dei cittadini poiché risulta fondamentale essere consapevoli e partecipi alla vita pubblica.

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A tal fine, è necessario creare infrastrutture e servizi dedicati ai cittadini, per una reale partecipazione attiva alla vita di comunità.

In una smart city anche il cittadino deve avere la corretta comprensione dell’evoluzione digitale in atto ed essere in grado di utilizzare la tecnologia di una città intelligente. Il termine smart people comprende soprattutto le competenze tecnologiche dei cittadini con la capacità di lavorare ed utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Per questo è necessario garantire all’individuo l’accesso all’istruzione e alla formazione continua, in moda da scongiurare il digital divide, ovvero la disparità di accesso alle tecnologie informatiche e di comunicazione.

Giova, inoltre, ricordare che il sostegno economico statale è un supporto fondamentale per permettere al cittadino intelligente di evolversi tecnologicamente ed essere in grado di dialogare con la propria comunità in diversi ambiti, gestendo e personalizzando dati, ad esempio attraverso strumenti di analisi e supporti tecnologici basilari, di prendere decisioni, di partecipare attivamente alla vita pubblica collaborando alla creazione di servizi e all’innovazione tecnica e sociale.

In una smart city, la relazione diretta tra cittadini e istituzioni deve essere necessariamente basata sulla fiducia reciproca. Tale fiducia è un elemento fondante in quella che potremmo definire una “Human Smart City” (intesa come città intelligente dal punto di vista delle persone che la popolano), dove i cittadini e le comunità sono gli attori principali dell’intelligenza urbana.

In questo tipo di contesto, i cittadini non hanno l’obbligo di utilizzare le tecnologie che sono state selezionate e acquistate dalle amministrazioni locali, piuttosto essi sono incoraggiati a comporre, creare e co-disegnare i propri servizi utilizzando in maniera semplice le tecnologie disponibili o inventandone delle nuove (ad esempio, decidere di installare un sistema innovativo di videosorveglianza per scoprire i responsabili di una discarica abusiva).

In questo modo, i servizi che vengono utilizzati non sono semplicemente quelli esistenti o messi a disposizione di una determinata comunità, ma i servizi nascono dai bisogni reali delle persone che vivono all’interno della città stessa.

Le “Human Smart Cities “sono, quindi, quelle città in cui i governi si impegnano nel coinvolgimento dei propri cittadini e sono disponibili ad essere coinvolti dai cittadini, cioè capaci di garantire e coordinare i processi di co-progettazione verso l’innovazione socio-digitale in un rapporto paritario, basato sulla reciproca fiducia e collaborazione.

Smart governance

La smart governance, invece, è caratterizzata dalla valorizzazione, all’interno del contesto della città intelligente, del rapporto tra istituzioni e cittadino.

Un ruolo chiave in questo processo è rivestito dalla visione strategica dell’amministrazione “smart” riguardo a come essa vuole svilupparsi, in particolare ponendo al centro la digitalizzazione, con le relative innovazioni tecnologiche, per rendere le procedure amministrative più snelle e agili, per dare risalto ad azioni di sensibilizzazione e rendere partecipe la cittadinanza rispetto ad argomenti pubblicamente rilevanti. Tutto ciò deve avvenire con la garanzia che l’amministrazione locale si occupi dell’integrazione delle soluzioni, attraverso l’insieme delle iniziative, organizzandosi in reti per la condivisione di esperienze e conoscenza.

È necessario precisare che la governance non è esclusivamente riferibile alle azioni dell’amministrazione civica, ma è frutto dei risultati delle interazioni tra tutti gli attori del processo pubblico. Una governance intelligente è lo strumento per concretizzare procedure di governo trasparenti e incoraggiare l’utilizzo degli open data, cioè flussi di dati condivisi e aperti. Ad esempio, è a conoscenza di tutti quanto è accaduto con la programmazione delle vaccinazioni secondo determinate categorie di soggetti.

Smart economy

Nella smart economy si evidenziano gli aspetti caratterizzanti della competitività di una città, su base economica e produttiva. Strumenti utili per perseguire questo obiettivo sono la flessibilità nel lavoro, l’innovazione tecnologica sfruttando anche le tecnologie ICT, la ricerca, la sperimentazione, l’internazionalizzazione. In questa area di analisi, la città deve dare uno stimolo e promuovere opportunamente il sistema, valorizzando le potenziali sinergie tra enti pubblici, imprese private e istituti. Promuovendo e armonizzando le iniziative virtuose s’innalza così il livello tecnologico generale, con la conseguente creazione di un contesto collaborativo come, ad esempio, quello di pubblicare all’interno di una Università anche le richieste di lavoro in un determinato settore pubblico e privato per i laureati in una specifica materia.

Smart living

Per smart living s’intendono tutte quelle azioni del governo della città volte alla garanzia di una vita dei cittadini qualitativamente buona; aspetto, questo, non solo da considerare a livello individuale, ma raggiungibile anche attraverso l’incoraggiamento di una maggiore coesione sociale.

Le tecnologie ICT, inoltre, possono essere usate per valorizzare anche il settore turistico, dando risalto alla storia, all’arte, alla cultura e alle tradizioni di una smart city che senza di esse avrebbero difficoltà a farsi conoscere, apprezzare ed essere attrattive.

Smart mobility

Circa la smart mobility, le tecnologie ICT, i mezzi di trasporto pubblico e la mobilità privata, se adeguatamente combinate, evitano le grandi criticità che la mobilità spesso comporta. Su questo si fonda il principio della smart mobility. Il ridotto impatto ambientale va di pari passo all’efficienza della proposta di pubblico trasporto; un tema cruciale è anche la regolamentazione dell’accesso ai centri storici, con l’obiettivo di fornire ai cittadini una città più vivibile, coordinando gli spostamenti quotidiani dei propri cittadini e gestendo i pendolari dell’hinterland tramite soluzioni avanzate di infomobilità e di mobility management. Per quanto concerne la mobilità privata, forte è la promozione del principio di “impatto zero”.

Smart environment

Il concetto di smart environment, nel quale si persegue l’obiettivo di rendere l’ambiente qualitativamente migliore tramite apposite strategie dell’amministrazione cittadina. In quest’ottica, si possono portare, ad esempio, la limitazione delle emissioni industriali e la riduzione delle emissioni di gas serra. Tutto ciò, grazie alla limitazione del traffico, l’utilizzo attento della raccolta differenziata per diminuire l’ammontare dei rifiuti, le misure per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica e l’amministrazione corretta delle aree a verde.

Come realizzare le sei dimensioni di una smart city

Per realizzare queste 6 dimensioni, è necessario tutelare e garantire la fruibilità dei servizi per la collettività e per il cittadino attraverso i migliori strumenti scientifici e tecnologici disponibili. Ci si riferisce ovviamente all’altra faccia della medaglia, ovvero, quella legata ai rischi per la sicurezza della rete. Se da un lato l’attuale sistema di connettività permette di trasmettere liberamente i dati in tempo reale e diretto, dall’altro comporta la medesima possibilità da parte di hacker malintenzionati di violare l’architettura della rete per finalità illecite.

Un sistema integrato di sicurezza

Per questi motivi, risulterebbe adeguato alle nuove esigenze della comunità connessa, un sistema integrato di sicurezza attraverso il quale si possa gestire e interconnettere tutti i settori pubblici e privati che condividono la gestione di beni e servizi essenziali per i cittadini. Pertanto, sarebbe auspicabile puntare sulla gestione condivisa dei diversi servizi con l’interconnessione su un’unica piattaforma digitale in grado di elaborare le informazioni trasmesse dai sensori per soddisfare, non solo i bisogni dei cittadini, contribuendo a migliorarne la qualità della vita, ma anche le esigenze di controllo e di sicurezza del territorio.

Purtroppo, oggi, si commette ancora il grave errore di seguire un approccio diversificato e parzialmente coordinato con tutti i sistemi. Ciò comporta una ridotta protezione dell’infrastruttura dalle vulnerabilità, e anche se le applicazioni informatiche offrono risposte operative sempre più efficaci, l’approccio prevalente è ancora di tipo settoriale, finalizzato a difendere aree di rischio ben definite. Tutto ciò a scapito di efficaci contromisure e di una mancanza di attività di prevenzione che dovrebbe proteggere e salvaguardare, oltre ai dati, anche la comunità. C’è bisogno, quindi, di una centralizzazione di contromisure, ovvero, di una capacità legata prevalentemente alle pubbliche amministrazioni che si devono assumere la responsabilità di adottare delle misure ben precise per evitare che una smart city, da bene per la comunità, diventi un’arma a doppio taglio. Sotto questo profilo il connubio innovazione e sicurezza è ancora più forte ed è sempre più centrale, in quanto la partita si gioca sulla tutela e la salvaguardia del sistema da attacchi cibernetici e sulla continuità operativa e dello stesso.

In conclusione, per cogliere i benefici e i vantaggi di una comunità sempre più connessa, è di fondamentale importanza mantenere sicuri ed efficienti i sistemi, e per questo è assolutamente necessario un approccio incentrato alla sicurezza integrata.

La sicurezza della comunità connessa

In una comunità connessa, la sicurezza si ottiene garantendo una maggiore attenzione al territorio da parte delle istituzioni pubbliche, delle forze dell’ordine e dei privati, che devono condividere e contribuire a risolvere le situazioni di disagio per la collettività. Sotto questo profilo la legge 18 aprile 2017, n. 48 è nata volutamente con l’obiettivo di coordinare e favorire la collaborazione tra le forze di polizia, la polizia locale e i cittadini soprattutto con l’utilizzo di tecnologie e sistemi di sicurezza sempre più interconnessi e in grado di semplificare la gestione dei dati e lo scambio delle informazioni. Infatti, la previsione normativa è finalizzata a realizzare le seguenti iniziative di sicurezza integrata:

  • scambio informativo tra polizia locale e forze di polizia presenti sul territorio;
  • interconnessione, a livello territoriale, tra le sale operative della polizia locale e quelle delle forze di polizia, e regolamentazione dell’utilizzo in comune di sistemi di sicurezza tecnologica per il controllo delle aree e attività soggette a rischio;
  • aggiornamento professionale integrato per gli operatori.

La normativa tiene conto anche:

  • della necessità di migliorare la qualità della vita e del territorio e favorire l’inclusione sociale e la riqualificazione socioculturale delle aree interessate;
  • reti territoriali di volontari e videosorveglianza;
  • patti per la sicurezza urbana per prevenire e contrastare i fenomeni di criminalità diffusa e predatoria anche con il coinvolgimento, mediante specifici accordi, anche di reti territoriali di volontari nella tutela dell’arredo urbano, delle aree verdi e dei parchi cittadini;
  • i patti per la sicurezza possono, inoltre, favorire l’impiego delle forze di polizia per far fronte ad esigenze straordinarie di controllo del territorio e prevedere l’installazione di sistemi di videosorveglianza.

L’uso di questi strumenti consente un controllo capillare ed efficace delle aree e delle situazioni a rischio, ma è soprattutto il coinvolgimento dei cittadini che diventa un fattore essenziale per addivenire ad un modello di città sicura e virtuosa.

Per questo le comunità devono dotarsi di sistemi informatici e di piattaforme on-line accessibili h24, che permettano alle persone di comunicare qualsiasi problema riscontrato sul territorio, con la possibilità di inviare in tempo reale dati e informazioni utili per l’operatività del sistema di gestione e controllo.

Conclusioni

In questo modo, il cittadino potrà essere realmente parte integrante di un sistema che opera a tutto vantaggio della collettività e della sicurezza. Tali obbiettivi potranno essere raggiunti soltanto se una collettività ha un forte senso di comunità. Infatti, l’integrazione non è solo un segnale del livello di benessere sociale, ma anche strumento di prevenzione di quel sentimento di insicurezza e di disagio collettivo che spesso è alimentato dalla nascita e dal radicamento di fenomeni criminali.

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