Le smart city per il post Covid: ecco le leve per ripartire | Agenda Digitale

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Le smart city per il post Covid: ecco le leve per ripartire

Sanità all’altezza, infrastrutture mobili capienti, ampia copertura a banda ultralarga, servizi pubblici interamente digitalizzati, elevata capacità di engagement digitale dei cittadini: sono queste le leve su cui agire per accelerare la ripartenza e il ritorno alla “nuova normalità” delle città nella fase 2 appena iniziata

12 Mag 2020
Andrea D’Acunto

Mediterranean Government and Public Sector Leader, EY

Marco Mena

Senior Advisor, EY


Le città italiane non sono tutte pronte allo stesso modo ad affrontare la Fase 2, e per farlo devono saper utilizzare al meglio le leve di cui dispongono: l’intera smart city deve essere “riconvertita” a questo scopo e serviranno piani dettagliati a livello urbano, in cui ogni Comune dovrà fare i conti con la situazione effettiva locale.

Elemento essenziale per capire da quali punti di forza (e debolezza) ogni città può ripartire sarà la resilienza delle infrastrutture, unitamente allo stato dell’arte delle tecnologie digitali.

Per questo, all’indomani della presentazione del decreto per la fase 2 della ripartenza post-Covid, ogni realtà locale si sta interrogando su come attivarsi, in quanto dovrà declinare le regole operative di funzionamento dei servizi sulla realtà effettiva delle città, regole che quindi potranno essere anche molto diverse tra città e città.

Le condizioni delle città e le leve per ripartire

Tenendo conto dell’esperienza della fase di emergenza sanitaria per l’epidemia di Coronavirus, è possibile identificare alcune condizioni che consentono alle città di ripartire e che diventano quindi leve sulle quali agire per accelerare la ripartenza ed il ritorno alla “nuova normalità”.

  • L’organizzazione della risposta sanitaria deve essere all’altezza, sia in termini di posti letto (soprattutto in terapia intensiva, per la cura dei malati gravi), sia di medicina di base, per la sorveglianza epidemiologica, sia ancora di rete di distribuzione dei dispositivi di protezione (rete delle farmacie, ma anche centri di distribuzione nei principali snodi cittadini);
  • Le infrastrutture di mobilità devono essere capienti (in grado comunque, anche in caso di riduzione dei passeggeri, di trasportare un certo numero di cittadini senza eccessivo affollamento nell’afflusso), flessibili (ad es. integrate con bike e car sharing e anche i monopattini, secondo alcuni il mezzo più indicato nella nuova situazione) e organizzate per la logistica urbana, il tutto supportato da servizi di infomobilità, come le app, che ne consentano un più facile e immediato utilizzo; infatti, le infrastrutture di mobilità devono essere ampiamente digitalizzate e sensorizzate, per consentire l’erogazione di servizi avanzati agli utenti, basati sulla personalizzazione, la geolocalizzazione, il real time;
  • La copertura delle infrastrutture di comunicazione a banda ultralarga deve essere ampia, per quanto riguarda sia la rete fissa (possibilmente FTTH), sia la rete mobile. Le reti devono essere performanti in termini di velocità di download ed upload effettive, e non solamente nominali, perché devono essere in grado di reggere il grande aumento di traffico indotto dallo smart working, dalla didattica a distanza, dalla crescita dell’entertainment on-line per le famiglie, ma anche il tracciamento capillare degli individui attraverso le reti mobili. Il 5G è partito da poco (solo 10 città in Italia hanno attualmente attivo il servizio commerciale), ma sicuramente potrà contribuire allo sviluppo di nuovi servizi molto adatti alla fase di ripartenza (dal controllo remoto di apparecchiature alla telemedicina, fino alla connessione su larga scala della sensoristica urbana); il wi-fi pubblico deve essere capillare, le scuole e le amministrazioni devono essere connesse in fibra ottica;
  • Le autorità devono essere capaci di tenere sotto controllo la città attraverso la sensoristica e le centrali di controllo urbano, come il traffico o la sicurezza, elementi indispensabili per monitorare in tempo reale i flussi di spostamento dei cittadini, prevenire le situazioni di congestionamento e regolare tempi e orari di spostamento evitando i picchi degli orari di punta; ma anche per monitorare gli affollamenti e gli assembramenti nei luoghi pubblici, regolare opportunamente l’afflusso ai mezzi pubblici e agli esercizi commerciali;
  • I servizi pubblici devono essere interamente digitalizzati, permettendo così la continuità di erogazione ed evitando l’affollamento agli sportelli; ciò vale anche per molti servizi privati (banche, assicurazioni, ecc.), che possono essere facilmente dematerializzati, mantenendo adeguati livelli di sicurezza con identità digitale, firma elettronica e pagamenti on-line;
  • Le amministrazioni devono mostrare elevata capacità di engagement digitale dei cittadini (in particolare la comunicazione con le app di segnalazione, piattaforme di partecipazione digitale e social network), perché ciò garantisce maggiormente che le app di tracciamento – come l’italiana Immuni – vengano scaricate dalla maggioranza dei cittadini, più abituati ad interagire con la PA attraverso gli strumenti digitali.

Le scelte strategiche delle città per accelerare la ripartenza

A queste condizioni più “tecnologiche”, se ne aggiungono altre, che sono legate alla governance ed alle scelte che le città devono compiere per indirizzare investimenti e comportamenti:

  • Le amministrazioni cittadine devono scegliere la comunicazione adeguata per influenzare i comportamenti della popolazione, scegliendo i messaggi più appropriati e moltiplicando i canali di comunicazione, privilegiando quelli digitali;
  • Occorre rifocalizzare i fondi nazionali ed europei sugli investimenti riguardanti le infrastrutture e i servizi necessari per ripartire, con l’obiettivo di colmare i gap rispetto agli investimenti fatti in passato e adeguandoli alla strategia di ripartenza della città;
  • Occorre puntare allo snellimento delle decisioni per favorire la collaborazione con i soggetti privati che appaiono in grado di capitalizzare sulle infrastrutture e sviluppare i servizi che vanno potenziati in questa fase (es. sanità e mobilità). Diviene quindi indispensabile la velocità nel mettere a punto le concessioni e lanciare i servizi per la ripartenza.

La resilienza come driver della smart city per l’emergenza e la ripartenza

Secondo la tradizionale visione di EY, una città resiliente è una città capace di reagire in modo proattivo ed efficace alle situazioni di emergenza ed agli eventi esterni (meteorologici, ambientali, ecc.). Ciò è ancora più vero per quanto concerne gli eventi sanitari, come la pandemia di Coronavirus in questo periodo. È quindi importante misurare quanto le città sanno resistere agli stress a cui sono sottoposte in questi frangenti.

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I nuovi dati 2020 dello Smart City Index di EY hanno affrontano specificatamente il tema della resilienza dei 109 capoluoghi italiani di provincia. Si tratta della seconda tappa dello Smart City Index 2020, dopo il report sulla “Sostenibilità” pubblicato nel mese di marzo 2020. Il percorso continuerà sugli altri due driver, che riguarderanno “accessibilità” e “inclusività”.

Attraverso 70 indicatori, dei circa 500 totali, lo Smart City Index 2020 ha misurato il livello di “readiness” delle 109 città, misurando tutte le condizioni e le leve per ripartire sopra descritte.

Le infrastrutture sanitarie come parte integrante della smart city

Una prima lezione che la pandemia di Coronavirus ci ha insegnato è che la sanità è parte integrante della smart city, mentre fino ad ora aveva avuto con essa un rapporto marginale, più in termini di accessibilità che non di resilienza, e legato al livello di digitalizzazione dei servizi sanitari come la prenotazione, il pagamento del ticket, l’ottenimento dei referti in formato digitale e il Fascicolo Sanitario Elettronico. Ora abbiamo compreso perché molte smart cities dell’estremo oriente, a partire da Singapore e dalle città sud-coreane, ponevano la sanità tra i principali ambiti di sviluppo, con estesi progetti di telemedicina, teleassistenza domiciliare, raccolta di dati epidemiologici. L’esperienza della SARS del 2003 aveva indicato loro che una città più smart avrebbe permesso di affrontare i rischi di una nuova pandemia con strumenti più adatti. E infatti le risposte al COVID19 in quelle realtà sono state tra le migliori a cui abbiamo assistito ad oggi.

Per questo motivo nello Smart City Index sono state considerate anche le infrastrutture sanitarie, la capacità di risposta del sistema ospedaliero, con i posti letti totali, ed in particolare quelli in terapia intensiva, la rete dei medici di medicina generale per la sorveglianza epidemiologica, la rete delle farmacie per la distribuzione dei presidi di protezione individuale, oltre che il Fascicolo Sanitario Elettronico per la raccolta dei dati clinici dei cittadini.

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