Quarta rivoluzione industriale

La finanza per l’Industria 4.0: strumenti e sfide

Innovazioni finanziarie per finanziarie le imprese. Dai bond PMI all’equity crowdfunding, la novità degli ELTIF europei, il dibattito su come l’Industria 4.0 possa essere occasione strutturale di innovazione finanziaria e del rapporto banca-impresa

Pubblicato il 21 Gen 2016

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La finanza per l’Industria 4.0: strumenti e sfide

L’evoluzione del rapporto banca impresa è considerata strategica in tutti i settori, in chiave di stimolo alla crescita, e a maggior regione investe l’Industria 4.0, che secondo alcuni studi rappresenta anche una possibilità strutturale di innovare la finanza per le imprese. La certezza è che per la digitalizzazione della manifattura ci vogliono investimenti.

Fra le stime sulle risorse necessare in Italia per stare al passo con l’Europa sul fronte della Fabbrica 4.0, uno studio di Roland Berger, quantifica 15 miliardi di euro di investimenti in 15 anni. Se da una parte il tessuto produttivo del paese, dal Made in Italy alla manifattura, rappresenta un’opportunità ideale, dall’altra una dimensione d’impresa mediamente ridotta, e un accesso al credito che ancora soffre l’impatto di anni di crisi rendono necessari sforzi sul fronte del finanziamento alle imprese. Gli ultimi anni hanno visto innovazioni anche normative in questo senso, che hanno portato alla nascita di prodotti finanziari pensati per le imprese, e le potenzialità della nuova finanza per l’industria 4.0 sono materia di studio fra gli economisti.

Strumenti finanziari

Le grandi imprese e le aziende quotate in borsa hanno tradizionalmete accesso a un ampio mercato finanziario, che offre tutti gli strumenti necessari a investimenti tecnologici. La Fabbrica 4.0 è una sfida che interessa però l’intero tessuto produttivo italiano, fatto di realtà imprenditoriali che non accedono frequentemente al mercato finanziario. Il dibattito sulla necessità di aprire nuovi canali di finanziamento per l’economia reale, e quindi per le imprese, è acceso da tempo e riguarda la vicino al Fabbrica 4.0.

Ai fronti più tradizionali, per quanto riguarda l’impegno delle istituzioni (miglioramento dell’accesso al credito e del rapporto banca impresa, incentivi fiscali agli investimenti, impiego di fondi e risorse europee), si accompagnano sforzi per favorire un vero e proprio afflusso di capitali finanziari privati, alterativi al canale bancario (che diventa più un intermediario).

I Mini-Bond PMI rappresentano un tentativo di aprire il mercato obbligazionario alle imprese non quotate in borsa: introdotti dai decreti legge 83/2012 e 179/2012, alla fine del 2015 le emissioni sull’ExtraMOT PRO, il mercato dedicato di Borsa Italiana (aperto nel 2013), erano 148, per un controvalore totale superiore a 5,5 miliardi di euro. Si tratta di dimensioni ancora relativamente ridotte, che contribuiscono ad alimentare il dibattito sugli accorgimenti necessari per favorire l’accesso delle imprese non quotate a questi strumenti finanziari. I requisiti per l’accesso al mercato sono relativamente semplici: bilancio pubblicato degli ultimi due esercizi, di cui l’ultimo sottoposto a revisione contabile, documento informativo con alcune informazioni essenziali. No è necessario un vero e proprio prospetto di quotazione. La negoziazioni dei mini BOND è consentita ai soli investitori professionali.

Uno strumento ancor più recente, in questo caso di finanza europea, è rappresentato dagli ELTIF (european lung term investment fund, fondi di investimento europei a lungo termine), pensati per far affluire capitale alle imprese, il cui regolamento è in vigore dal 9 dicembre 2015. Ci sono condizioni particolarmente stringenti per gli investitori, che si impegnano a investire capitale per periodi lunghi, ma anche protezioni adeguate contro i rischi speculativi (finanza derivata utilizzabile solo per coprire gli effettivi rischi). I progetti e le imprese finanziate devono riguardare settori strategici, quindi trasporti, energia, infrastrutture, industria, innovazione. Si tratta di un’opportunità per l’industria 4.0. Bisogna vedere se e come si svilupperà questo nuovo mercato.

Sul fronte dell’equity ovvero degli sforzi per far affluire capitale di rischio (investitori privati che acquistano quote dell’azienda) alle imprese, si segnala anche la novità normativa rappresentata dal Regolamento Consob sull’equity crowdfunding. Si tratta, è bene precisarlo subito, di un modo per finanziare start up, più che di un innovativo veicolo finanziario per digitalizzare un’impresa. In realtà, però, l’Investment Compact (Dl 3/2015) ha introdotto, dopo el strat up innovative, la categoria delle PMI innovative, allargando una serie di benefici e caratteristiche come la possibilità di raccogliere finanziamenti attraverso l’equity crowdfunding. L’equity crowdfunindg prevede l’acquisto, attraverso portali online autorizzati, di quote societarie o altri titoli di partecipazione, con i relativi diritti patrimoniali e amministrativi. Ci sono 18 portali autorizzati dalla Consob alla negoziazioni di questi strumenti di investimento.

Finanza e Industria 4.0, prospettive di innovazione

Come si vede, ci sono nuovi strumenti finanziari pensati per favorire l’afflusso di cpaitali all’industria, così come si continua a lavorare sul fronte del rapporto banca impresa. I due temi, del resto, sono strettamente collegati. Carlo Alberto Carnevale-Maffè, docente di Strategia e Politica Aziendale SDA Bocconi, definisce l’industria 4.0 un’occasione «per rivoluzionare l’intero meccanismo di finanza di filiera delle imprese. Un’occasione strutturale, su cui stiamo lavorando». La Fabbrica 4.0 punta su automazione, big data (grandi archivi di dati, che grazie alla digitalizzazione si generano anche dallo stesso processo produttivo), connettività dell’IoT (internet delle cose, che connette in rete le macchine): tutto questo rende più trasparente il flusso dell’impresa, e offre l’opportunità di un dialogo sistematico e trasparente con la banca, che a disposizione non ha più solo il bilancio, ma può seguire in tempo reale l’andamento delle attività. Significa ridurre notevolmente il rischio sul fattore credito. Con l’industria 4.0, sintetizza Carnevale-Maffè, «l’informazione è parte fondamentale del processo industriale, perchè non deve esser parte anche dei fidi? Perchè non anche nella financial chain?».

Quste nuovo rapporto banca impresa è strettamente legato alla filera. L’industria 4.0 non si limita ad automatizzare il perimetro di una singola azienda, modifica i rapporti fra impresa e impresa, fra committente e processo organizzativo.

La valutazione del rischio

Quello della valutazione del rischio, elemento fondamentale di ogni operazione finanziaria, è un punto particolarmente delicato quando si parla di finanziare l’innovazione. In un’operazione di finanziamento verso un’impreaa di tipo tradizinale (anche per l’acquisto di infrastrutture digitali) il calcolo del rischio segue di volta in volta parametri precisi. Il finanziamento all’innovazione ha in sè caratteristiche particolari, perchè il rischio non può essere valutato con sistemi classici. L’innovazione è caratterizzata dall’incertezza, che non è quantificabile.

Proprio sul rapporto fra innovazione e sistema finanziario però ci sono evidenze empiriche interessanti. Giulaino Iannotta, docente di Finanziamenti d’Impresa all’Università Cattolica di Milano, ricorda come «nelle fasi storiche e nei paesi in cui il sistema finanziario è più efficiente, il tasso di innovazione è maggiore», sia in termini di quantità sia di qualità, nel senso che ci sono più brevetti e di innovazione più radicale. Si rileva quindi «un nesso di causalità fra infrastruttura finanziara e tasso di innovazione». C’è un’unica, rilevante, eccezione, rappresentata dagli anni ’30 del secolo scorso, anni ad alto tasso di innovazione in uno scenario di crisi finanziaria.

Ci sono una serie di variabili istituzionali che hanno impatto sul finanziamento dell’innovazione: il funzionamento del credito, la certezza del diritto, le leggi sul lavoro, sul fallimento, la certezza del diritto. Anche sul fronte del rapporto fra norme del mercato del lavoro e innovazioni ci sono una serie di analisi per cui, ricorda ancora Iannotta, «quando c’è maggiore tutela del lavoro, ad esempio dove è più difficle essere licenziati, l’innovazione è maggiore». Sul fronte della normativa fallimentare, «i sistemi che tollerano più a lungo fallimenti, hanno un tasso di innovazione maggiore.

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