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Direttore responsabile Alessandro Longo

RIFORME COSTITUZIONALI

Ascani (PD): “Che vuol dire se la trasparenza della PA diventa un principio costituzionale”

di Anna Ascani, Partito Democratico

14 Gen 2015

14 gennaio 2015

La proposta di riforma costituzionale in itinere contiene, tra le novità meno citate ma certamente significative, la riformulazione dell’Articolo 97 della Costituzione, il cui incipit sarà questo: “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza dell’amministrazione”.

La trasparenza della Pubblica Amministrazione diventa pertanto esplicitamente un principio costituzionale. Ciò non solo chiama la politica a un impegno particolare, ma corresponsabilizza in maniera peculiare chi presta la propria professionalità nella Pubblica Amministrazione. Non solo i grandi tecnici, che nella nostra epoca sono spesso chiamati a fare un passo avanti nell’impegno pubblico, ma anche la moltitudine di cittadini che lavorano per lo Stato viene così chiamata alla missione di “civil servants”, che troppi casi d’attualità ci mostrano purtroppo negletta. In questo senso, l’Articolo 97 accoglie in Costituzione il principio dell’Accountability, sia come “render conto” da parte dell’amministratore pubblico, sia come “mutual accountability” tra livelli politici, tecnici e cittadini.

L’altro punto chiave, che la riformulazione dell’Articolo 97 introduce implicitamente, è l’adozione degli Open Data per la libera circolazione delle informazioni e per un accesso diretto ai dati delle Pubbliche Amministrazioni. Ci attende un grande lavoro per collezionare, catalogare, uniformare e sintetizzare, rendendo fruibile e foriero di conoscenza il mare magnum dell’informazione sulla Pubblica Amministrazione. Già alcune incoraggianti buone pratiche, che fanno ben sperare, sono in atto.

L’Articolo 97 è volutamente generale nell’indicare la trasparenza, a causa della natura stessa del testo Costituzionale, quale principio costituzionale, senza vincolarla ad alcun modello di diffusione dell’informazione, ma appare naturale pensare alla rete e agli Open Data quali strumenti di oggi e di domani.

  • guittone

    Ho avuto una breve esperienza da dirigente di Ente Pubblico (oltre cinque anni) e vi garantisco che da parte dei sindacati di categoria (Marini era il segretario della “funzione Pubblica” della CISL) ho sempre sentito parlare di Riforma della P.A.. Ma appena si firmava il contratto economico il resto cadeva nel dimenticatoio. Cara Anna ne ho visti passare di dirigenti pubblici111. Tieni presente che se il Codice della P.A. venisse applicato l’80% dei funzionari e dirigenti pubblici sarebbero da prendere a calci….in quel posto. Ma per le prebende sono tutti pronti anche ad accettare di collaborare (sic) con i politici per fare leggi che tornino a loro comodo (chi vuole che abbia scritto le leggi che consentono le “pensioni d’oro” i doppi e i tripli vitalizi. I sindacati hanno difeso anche personaggi a dir poco “deleteri”. Non c’è un dipendente pubblico che abbia la QUALIFICA inferiore a “OTTIMO”. Cosa vuole pretendere. Si è colpito le pensioni dei privati. Ma Lo sai che i P.dipendenti vanno in pensione con l’80% dell’ultimo dtipendio e prima di andare in pensione scivolano sempre verso il grado piu’ alto? Idel i miliatri, Lo sai che il 50% dei dipendenti pubblici rientano nella qualifica di DIRIGENTI? Come fai a gestire tutti questi (anche fannulloni) Poi ci sono i BRAVISSIMI che sopperiscono a tutte le incombenze. Il mio è uno sfogo ma perché conosco i miei “polli”.
    Grazie
    Raffaele Mari

  • Attilio A. Romita

    Io credo che il concetto di “trasparenza della PA” NON deve essere messa nella Costituzione perchè è un principio di base che non si deve nemmeno pensare di mettere in discussione.
    TRASPARENZA vuol dire lavorare correttamente e non rubare, vogliamo scrivere questo concetto nella Costituzione?
    Regole non scritte del vivere civile insieme regole scritte nelle leggi contengono già tutte le regole del gioco e soltanto il pensare di ripeterle a più alto livello fa sembrare che possano essere discusse.
    Forse, proprio nel nome di quelle leggi già scritte, serve erogare le pene già previste.

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