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Direttore responsabile Alessandro Longo

Smart City Exibition

Database delle PA, il caos che danneggia tutti

di Federico Guerrini

02 Ott 2015

2 ottobre 2015

Vincenzo Patruno (Stati Generali) ci racconta come l’armonizzazione delle banche dati può rendere più efficienti i servizi al cittadino. Necessaria anche un’anagrafe centralizzata

Andare oltre la frammentazione delle informazioni e delle basi dati facenti capo ad enti pubblici e privati per garantire un migliore servizio al cittadino. È questo l’argomento del panel “Identità personale e integrazione delle basi dei dati: garanzie di efficienza ed esigenze di privacy”, che si svolgerà il prossimo 15 ottobre a Bologna, all’interno della manifestazione Smart City Exibition.

A coordinarlo, Vincenzo Patruno, ricercatore ed esperto di open data, membro del gruppo Stati Generali dell’Innovazione – Open Puglia, che dialogherà con la responsabile del settore “Infrastrutture e tecnologie per lo sviluppo della Società dell’Informazione” della Toscana, Laura Castellani, con Maurizio Rasera di Veneto Lavoro, Giuseppe Garofalo dell’Istat, Giusella Dolores Finocchiaro dell’Università di Bologna, Francesco Tortorelli dell’Agid e un manager di Ibm il cui nome è ancora da confermare.

Quello dell’armonizzazione e integrazione della banche dati è un tema molto delicato e un po’ tecnico, la cui rilevanza non è forse immediatamente comprensibile ai non addetti ai lavori, ma che risulta invece fondamentale per garantire la modernizzazione di un apparato statale ancora per certi versi elefantiaco, e legato a meccanismi di circolazione dei dati non più adeguati ai tempi.

Basti pensare al tema del censimento della popolazione residente, finora attuato ogni dieci anni: in tempi in cui le persone si spostano con grande facilità e frequenza tale periodicità sta venendo man mano abbandonata in favore di una rilevazione annuale.

“Ma un’operazione di questo genere –  spiega ad Agenda Digitale lo stesso Patruno – non può prescindere dal fatto di avere un’anagrafe centralizzata“. Già, l’anagrafe unica, altresì detta Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente: un progetto molto complesso e ambizioso – di cui ci siamo occupati più volte su questo sito, che mira ad unificare la gestione delle informazioni anagrafiche al momento gestite da più di 8.100 sistemi comunali diversi, in modo tale da far sì che sia possibile aggiornare in maniera automatica e pressoché immediata i dati demografici (data di nascita, cambio di residenza, decesso) e di altro tipo relativi ai residenti, in maniera tale da evitare inefficienze e sprechi.

“Oggi se una persona è residente in un certo luogo, vuole accedere a un documento – relativo, mettiamo, alla patente – e si reca in un ufficio diverso da quello preposto, l’accesso al dato avverrà necessariamente per replicazione dello stesso – spiega Patruno”.

Il che significa, in sostanze, che lo stesso dato viene gestito e risiede su piattaforme differenti. In questo modo però, entrando in gioco una molteplicità di banche dati, magari create in momenti diversi da vari fornitori, è difficile continuare a mantenere la coerenza interna delle basi dati. Col tempo, si possono creare delle incongruenze che esplodono.

“Un aneddoto, forse un po’ estremo, per illustrare questo concetto, ma che serve ad illustrare chiaramente il problema – prosegue l’esperto – riguarda una persona che conosco, che è stata convocata dall’Asl per effettuare un pap test alla mammella. L’unica problema, è che questa persona era un maschio“.

Non è che oggi manchino sistemi semi-automatici di armonizzazione e aggiornamento dei dati, ma il tutto avviene solitamente ex post, in maniera costosa e con grande dispendio di tempo, dovendo attingere a informazioni disseminate in luoghi diversi e trattate spesso in modo differente.

Ci sono invece parecchie situazioni dove farebbe comodo poter avere a disposizione un dato unico, trattato in maniera centralizzata. Un esempio, già citato, è quello dell’anagrafe unica, e del censimento. Ma ci sono vari altri casi in cui una maggiore integrazione delle banche dati può tradursi in maggiore efficienza per la pubblica amministrazione; accanto a quello più evidente e manifesto della riduzione degli sprechi, c’è un tutto un altro filone che riguarda la raccolta a l’incrocio dei dati per fini di supporto decisionale.

Si pensi, ad esempio, alle rilevazioni che vengono fatte per quel che riguarda il mercato del lavoro, che servono poi a orientare le scelte di politica economica e di welfare degli enti pubblici

“Oggi per fare questo tipo di analisi bisogna attenersi al fatto che bisogna acquisire informazioni da diversi database – spiega Patruno – i dati che entrano in gioco sono quelli dell’Inps, dell’Agenzia per le Entrate, e di altri enti,  ed è un’operazione laboriosa e macchinosa. Non nel senso che è fatta male: chi ne se occupa lo fa al meglio tenendo conto delle condizioni attuali, ma ognuno spesso ha un suo sistema di gestione delle attività, che opera separatamente dagli altri. Il valore dei dati sta invece nel poterli accostare: mettendoli insieme possono emergere delle cose che altrimenti resterebbero invisibili se vengono tratti esclusivamente in modo verticale, all’interno di una nicchia”.

Unificare e armonizzare sempre più i database come, pur fra mille difficoltà, si sta facendo, ha importanti riflessi in materia di privacy. Sia in senso positivo che negativo. Il Garante della Privacy ha più volte sottolineato l’importanza di proteggere la riservatezza dei dati dei cittadini, nel momento in cui questi vengono aggregati e gestiti in maniera centralizzata.

“I problemi ci sono – sottolinea Patruno – ed è bene conoscerli ed agire di conseguenza. D’altra parte, l”armonizzazione e il consolidamento delle banche dati fa anche sì che vi sia un minor numero di presidi da difendere. In questo modo, si evita di disperdere le energie e si concentrano gli sforzi sulle misure che servono davvero,e fra queste rientrano senz’altro tutte quelle relative all’aspetto della sicurezza e della protezione delle infrastrutture di rete”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • mg

    Impossibile che sia stato chiamato per un pap test alla mammella. Tra gli screening previsti ci sono: il Pap Test e la mammografia quest’ultima si è alla mammella. Il Pap test è un test di screening, che si effettua cioè anche in donne sane, senza alcun segno di possibile malattia, per individuare precocemente tumori del collo dell’utero o alterazioni che col passare degli anni potrebbero diventarlo. La sua introduzione ha contribuito significativamente alla riduzione della mortalità per tumore del collo dell’utero (anche detto della cervice uterina) per cui andrebbe eseguito regolarmente, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l’inizio dell’attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età.

    L’esame si effettua nel corso di una normale visita ginecologica, durante la quale si applica lo speculum, uno speciale strumento che dilata leggermente l’apertura vaginale in modo da favorire il prelievo. L’operatore inserisce poi delicatamente una speciale spatola e un bastoncino cotonato che servono a raccogliere piccole quantità di muco rispettivamente dal collo dell’utero e dal canale cervicale. Su questo campione, in laboratorio, si cercheranno le cellule esfoliate dal tessuto, perché siano esaminate con appositi metodi di colorazione e un approfondito esame computerizzato.

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