pagamenti digitali

PagoPA, tutti i punti da sistemare per l’obbligo di fine anno

A quattro mesi dall’obbligo per le PA di rendere disponibili tutti i pagamenti attraverso il sistema PagoPA permangono ancora molte criticità. L’impegno degli enti, infatti, non si esaurisce all’implementazione hardware e software: c’è molto da fare sul fronte organizzativa, culturale, di comunicazione. Ecco cosa serve

04 Set 2019
Patrizia Saggini

avvocata, esperta di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione

pagopa

Una scadenza incombe sulla PA italiana: entro il 31 dicembre 2019 tutti i pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni dovranno essere resi disponibili attraverso la piattaforma PagoPA, così come stabilito dall’articolo 65, comma 2, del decreto legislativo 13 dicembre 2017, n. 217, modificato dall’art. 8 comma 4 del D.L. 14/12/2018, n. 135.

Ma, in base ad una recente indagine dell’Osservatorio E-Government del Politecnico di Milano la situazione a livello nazionale presenta molte criticità.

Come tutti i progetti di innovazione tecnologica, la parte hardware e software è importante, ma non esaurisce tutti gli aspetti da analizzare, ed è comunque preponderante la parte organizzativa (interna ed esterna), oltre a quella di comunicazione e culturale.

Cerchiamo di andare per step e fare qualche esempio.

Quali pagamenti dell’ente?

Il primo passo è rilevare quali sono le tipologie di pagamento che incassa l’ente, e soprattutto se sono gestite da un back office verticale o no: nel primo caso si può fare un collegamento automatico con l’intermediario tecnologico scelto, in modo da permettere il pagamento online tramite portale (meglio conosciuto come Mod. 1 Pago PA); nel secondo caso, si potrà utilizzare la piattaforma dell’intermediario per “pubblicare” il pagamento.

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Sempre in questa fase, l’ente dovrà anche decidere quali sono i conti da utilizzare per l’incasso: secondo le indicazioni di Agid dovranno essere date ai cittadini le maggiori opportunità possibili, quindi comprendendo anche i conti postali; va da sé che con le funzionalità aggiuntive che la piattaforma dei pagamenti dovrebbe garantire ai fini della rendicontazione e riconciliazione, potrebbe essere astrattamente possibile incassare tutte le entrate dell’ente in un conto unico.

Nell’ambito di questa verifica, è anche importante capire chi è il soggetto che deve incassare le entrate: nella maggior parte dei casi sarà l’Amministrazione, ma ci sono anche casi frequenti in cui il servizio è stato affidato ad una società esterna, eventualmente in concessione, o ad una società partecipata: anche in entrambi questi casi, stando a quanto previsto dal CAD (all’art. 5), l’incasso delle entrate dovrà essere effettuato attraverso il Nodo dei Pagamenti PagoPA.

Pagamenti in mobilità

Un tema a parte è rappresentato da quei casi in cui l’avviso di pagamento non è emesso né da un sistema automatico e né con l’intervento dell’operatore, ma è emesso fuori dalla sede comunale, ad esempio per strada (ES: una contravvenzione al Codice della Strada, che può richiedere anche la firma dell’interessato): in questi casi occorre utilizzare dei dispositivi mobili, che emettono “scontrini” provvisti di QR code, in modo che la persona possa effettuare immediatamente il pagamento; la condizione essenziale è che il pagamento sia comunicato in tempo reale a PagoPA, così da rendere effettiva la possibilità di saldo immediato.

I canali per effettuare i pagamenti

Uno dei principali benefici dei pagamenti online è la molteplicità dei canali a disposizione: ricordiamo che recentemente si è aggiunto anche Bancomat Pay (quindi con la possibilità di utilizzare il bancomat, per le banche che hanno aderito al circuito), oltre a Pay Pal e Satispay, che si aggiungono ai canali tradizionali come Carta di credito, CBILL, gli Sportelli Lottomatica o SisalPay, ed eventualmente il conto postale.

Ma è anche vero che non tutti i canali sono adatti a pagare qualsiasi tipo di importo: ci sono casi, infatti, in cui la somma da incassare può essere particolarmente elevata (come ad esempio i diritti urbanistici, o i canoni di concessione): in questi casi non può essere utilizzata la carta di credito (che è appunto soggetta a limiti di spesa), ma deve essere utilizzato un altro strumento: per tutti coloro che hanno il conto online, risulta facile utilizzare CBILL (che permette di effettuare il pagamento direttamente dal proprio home banking); questo vale – ad esempio – anche in tutti i casi in cui il pagamento non è rivolto ad una persona fisica, ma ad una persona giuridica, che deve operare su un conto aziendale, e non personale.

Ancora elevata la diffusione dei pagamenti in contante

Per una buona riuscita del progetto, è necessario avere anche delle informazioni aggiornate sul contesto dei pagamenti.

Purtroppo la moneta elettronica non è molto utilizzato nel nostro Paese: come risulta dal Rapporto Ambrosetti presentato nel 2019, il “Cashless Society Index 2018” relativo all’Italia rimane stabile in sestultima posizione in Europa (23ma su 28 Paesi): il punteggio di 3,5 è superiore solo a quello ottenuto da Ungheria, Croazia, Grecia, Romania e Bulgaria. Ai vertici si confermano, invece, i Paesi del Nord Europa: la Danimarca al primo posto con un punteggio di 8,3 (stabile rispetto alle precedenti edizioni 2016 e 2017), seguita da Svezia (7,6) e Finlandia (7,4).

La velocità di diffusione dei pagamenti elettronici è sì in lieve miglioramento – il punteggio dell’Italia sul CSI 2018 ammonta a 8,4 (rispetto al 7,1 del 2017) – ma è ancora in ritardo rispetto alla media UE-28 pari a 25,4 e con una velocità inadeguata per raggiungere i top performer europei entro il 2025. Alle spalle dell’Italia nel CSS 2018 vi sono solo Bulgaria, Romania, Germania e Cipro.

Scendendo nel contesto regionale, la classifica evidenzia il primato della Lombardia (con un punteggio pari a 7,02), seguita da Valle d’Aosta (6,96) e Veneto (6,54). In coda alla classifica si posizionano quasi tutte le Regioni del Mezzogiorno, fatta eccezione per la Sardegna. In particolare, è la Calabria a chiudere la classifica regionale, con un punteggio di 3,90, preceduta da Puglia (4,08) e Molise (4,27).

La fotografia complessiva mostra quindi un netto divario tra Nord e Sud del Paese nello stato di avanzamento della cashless society.

Quindi – nella progettazione delle azioni per l’attivazione dei pagamenti online, si deve anche tenere conto del contesto di riferimento, ed eventualmente pensare a misure specifiche sul tema della cultura digitale (ne parleremo più avanti).

I dati sulla diffusione delle carte di credito

Continuando sui dati di contesto, sempre più italiani decidono di utilizzare le carte prepagate per i propri acquisti, sia online che nel canale fisico. Il numero delle carte di credito prepagate è infatti triplicato dal 2010 al 2016, raggiungendo l’ammontare di 26.422 carte in circolazione; il nostro Paese detiene il primato in Europa per il tasso di utilizzo delle carte prepagate: il valore e il numero di transazioni ammontano rispettivamente a 20,6 miliardi di Euro e 461,2 milioni nel 2016 (per una media di circa 45 Euro a pagamento).

Il successo delle carte prepagate è attribuibile sia alla grande varietà di offerta sul mercato, sia ad aspetti culturali dei consumatori italiani che preferiscono un’alternativa percepita come più “sicura” rispetto alla tradizionale carta di credito, essendo scollegata da un conto corrente e garantendo così una riduzione del rischio di frode.

Più in generale, secondo dati del Politecnico di Milano, le carte (di credito e di debito) sono utilizzate da più dell’80% degli italiani per pagamenti in negozio e online e nel 2017 confermano la crescita a doppia cifra anno su anno dell’ultimo triennio. Lo scontrino medio di 60,5 euro riflette tuttavia un utilizzo delle carte ancora non frequente per le piccole e medie spese quotidiane, che rimangono appannaggio del contante per la maggioranza dei consumatori.

Il restante 15% del transato del mercato dei pagamenti è processato con altri strumenti, come l’addebito in conto corrente, il bonifico bancario, l’assegno e i buoni pasto, che assieme valgono 97 miliardi di euro.

Fonte: Banca d’Italia (2017)

È di tutta evidenza che una buona fetta di italiani non possiede una carta di pagamento, per cui ben vengano i canali di pagamento alternativi, come gli Sportelli presso le tabaccherie, anche se vedremo che ci possono essere problemi per i pagamenti di importo elevato.

Sportelli bancari

L’adesione dei PSP a Pago PA comporta anche l’indicazione ad AGID sui canali di pagamento che la banca intende attivare: tra questi, c’è anche la possibilità di pagare presso i propri Sportelli fisici: il pagamento può essere fatto solitamente dai propri correntisti, in alcuni casi vengono accettati pagamenti anche da persone che hanno il conto presso un’altra banca.

E qui sorgono i primi problemi, dal momento che in alcuni casi gli sportelli bancari non sono ancora preparati a gestire i pagamenti degli avvisi PagoPA, soprattutto nei piccoli Comuni.

Sul sito di AGID è pubblicato l’elenco dei PSP che hanno aderito al Nodo nazionale, ma non è ben chiaro se debbano accettare anche pagamenti agli Sportelli o meno; il tema è rilevante, soprattutto nel caso di pagamenti per somme elevate – per cui non può essere utilizzata la carta di credito – o a carico di persone che non sanno utilizzare il conto online.

POS

Il numero dei terminali POS in Italia ammonta a 2,1 milioni e ha registrato una crescita del +58% rispetto al 2011, ma ancora sono molti gli Sportelli di Pubbliche Amministrazioni (soprattutto Comuni) che non sono dotati di questi terminali.

Fonte: Community Cashless Society 2018 – Ambrosetti

Ricordiamo che in base a precise indicazioni di AGID anche i POS debbono essere collegati con PagoPA, in modo da permettere la chiusura “automatica” del pagamento effettuato con Bancomat, e far rientrare le somme nella rendicontazione fornita dal nodo dei pagamenti.

E i pagamenti tra Amministrazioni?

Inizialmente era chiaro a tutti che PagoPA fosse destinato solo a cittadini ed imprese, ma successivamente si è mostrata l’esigenza di fare in modo che fosse possibile utilizzare questo strumento anche per pagamenti tra PA, soprattutto al fine di agevolare la rendicontazione dei pagamenti effettuati, in modo da evitare controlli manuali.

Dal 1° luglio è operativa una modifica del tracciato di Siope Plus (piattaforma che deve essere obbligatoriamente utilizzata dalle Amministrazioni per effettuare pagamenti), come previsto dalla documentazione pubblicata da AGID.

Esempi di pagamento tra PA possono essere la richiesta di rimborso per le spese di notifica, oppure il pagamento dei contributi per l’iscrizione delle cause presso i Tribunali.

Commissioni

Altro tema “scottante”, soprattutto quando si parla di come incentivare i pagamenti online: come accade per gli esercizi commerciali – in cui la cifra che si paga è onnicomprensiva, e non ha oneri aggiuntivi “evidenti” – così gli utenti vorrebbero che fosse anche per i servizi online, dove invece è previsto il pagamento di una piccola somma a titolo di “commissione” da parte del PSP utilizzato.

Su questo tema è stato pubblicato un recente post del Team Digitale, in cui si spiegano le ragioni; in ogni caso, è utile far presente anche che è allo studio la possibilità per l’Ente di farsi carico delle commissioni, utilizzando un “codice sconto”.

Curare la comunicazione

Un aspetto fondamentale da curare è la comunicazione delle modalità di pagamento al soggetto debitore: dalla fine del 2018 è diventato obbligatorio il nuovo formato di Avviso Pago PA, che semplifica quello precedente ed ottimizza anche la parte eventualmente destinata al pagamento presso gli Uffici Postali.

All’avviso è comunque necessario affiancare sempre una comunicazione individualizzata, per esplicitare e rendere maggiormente evidenti le modalità con cui si può effettuare il pagamento, provando a mettere in luce anche canali alternativi – quindi ancora poco conosciuti – o comunque mettere in rilievo i benefici del pagamento online, soprattutto in termini di velocità e comodità.

Un’occasione per creare cultura digitale

Il pagamento online è anche un’occasione importante per l’Amministrazione di “creare cultura digitale”: è proprio quando si cambia una determinata abitudine ormai consolidata (pagamento con bonifico, piuttosto che con MAV, piuttosto che con bollettino postale “vecchio stile”) che si introduce una variabile che in un primo momento può provocare disorientamento, ma subito dopo può anche fare in modo che si acquistino nuove competenze: utilizzare il conto online, utilizzare lo smartphone, utilizzare nuovi canali.

È vero che non tutti sono disposti a imparare nuove cose, oppure non ne hanno la possibilità; per questo, è necessario che ci siano comunque canali off line, o comunque sportelli dedicati per l’assistenza a queste persone.

Ad esempio, per comprendere l’impatto che la totale eliminazione del contante potrebbe determinare sulle fasce di popolazione non bancarizzata e meno digitalizzata (come gli anziani), la Banca Centrale Svedese (Riskbank) sta conducendo un apposito studio e valutando misure a sostegno della transizione cashless per queste tipologie di utenti (ad esempio, l’apertura gratuita di un conto corrente bancario di appoggio per usare carte di credito o debito per quanti non ne possiedono uno ancora oggi e non potrebbero permettersi di aprirlo).

Riconciliazione e rendicontazione

Su questo tema è già stato scritto da altri colleghi, anche recentemente, ed in effetti è uno dei benefici principali che derivano dall’attivazione dei pagamenti online: cioè, la possibilità di “chiudere” immediatamente e automaticamente la posizione debitoria del soggetto (cittadino o impresa), oltre all’incasso delle somme nell’accertamento e capitolo di competenza, fino ad arrivare all’emissione “automatica” della reversale di incasso.

Effettivi benefici per l’ente

Ovviamente la fase di “start up” dell’attivazione all’interno dell’Ente non comporterà benefici immediati, ma il lavoro di progettazione e dispiegamento presso gli uffici interessati, oltre ovviamente a chi si occupa direttamente di contabilità sarà parecchio consistente.

Ma è altrettanto indubbio che – una volta che il sistema è avviato e a regime – ci dovrebbero essere notevoli risparmi di tempo per gli operatori (dovuti, come detto sopra, dalla “chiusura” automatica delle posizioni debitorie e dall’automatizzazione delle altre operazioni contabili collegate).

Ci possono essere anche benefici “indiretti”, collegati alla diversa gestione dei pagamenti, come ad esempio la possibilità di inviare gli avvisi di pagamento in formato elettronico, eliminando la spedizione postale (solo per i servizi in cui ciò è possibile, come ad esempio i servizi scolastici: in cui al momento dell’iscrizione il genitore deve obbligatoriamente dichiarare il proprio indirizzo mail).

In definitiva, l’attivazione del sistema dei pagamenti online – soprattutto per un ente di medie o grandi dimensioni, ma anche per un Comune piccolo, con risorse limitate – richiede uno sforzo iniziale, in termini di progettazione, coordinamento e dispiegamento, ma alla lunga siamo sicuri che sarà una sfida vinta, che migliorerà sia l’organizzazione interna e sia il rapporto con i propri utenti, cittadini ed imprese.

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