Pubblica amministrazione

Pa digitale, fare di più con meno soldi: ecco come

Abbiamo molteplici vie per rendere la PA più moderna, efficiente, efficace e, quindi, meno costosa.Semplificazione e digitalizzazione, a partire dalla fattura elettronica. Dematerializzazione: non solo meno carta, ma anche processi rivisti. Eprocurement e procurement pubblico. Project financing: la Pa assuma il ruolo di facilitatore di processi innovativi

Pubblicato il 09 Set 2013

Roberto Moriondo

Agenzia per l’Italia Digitale

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La Pubblica Amministrazione del nostro Paese è fra le più costose del mondo occidentale. A dirlo, purtroppo, non sono io ma autorevoli ed attendibili fonti nazionali e straniere.

Per anni abbiamo speso senza preoccuparci se questo avrebbe determinato dei benefici reali e potenziali e anche quando abbiamo provato ad investire lo abbiamo fatto senza misurarne gli effetti.

Oggi, per le necessità e forse per fortuna, ridurre la spesa è diventata la parola d’ordine.

La spesa media per il personale e per gli acquisti di beni e servizi per il funzionamento della PA italiana nel periodo 2005/2009 è stata del 16,4% del Pil (pari a 248 miliardi di euro)[1].

Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, le amministrazioni locali (Regioni, Province e Comuni), hanno speso nel 2012 per i “consumi intermedi” – in pratica i beni e servizi che le amministrazioni comprano per svolgere le proprie funzioni – 107 miliardi di euro, il 4% in più rispetto al 2011.

La spending review ha prodotto i suoi primi effetti più incisivi sulla riduzione dei costi degli stipendi, ma la strada è ancora lunga.

La medicina è piuttosto amara, ma la cura è possibile.

E non solo perché le minori risorse a disposizione ci impongono rigore, economicità, efficienza ed efficacia, ma piuttosto perché ci stimolano a trovare soluzioni nuove, ad avere idee, ad essere più creativi.

Il modo più opportuno per ridurre la spesa pubblica non sta nell’intervenire con tagli indiscriminati, ma al contrario nel selezionare azioni e provvedimenti capaci di garantire elevati e misurabili ritorni degli investimenti e una maggiore sostenibilità della spesa pubblica nell’ottica di determinarne un miglioramento qualitativo.

Fare cassa non solo con i tagli dunque, ma soprattutto utilizzando quegli strumenti che abbiamo a disposizione per migliorare le esternalità positive della spesa pubblica amplificandone i risultati possibili.

Se quanto sinora affermato è vero – e io ne sono profondamente convinto – l‘ICT può davvero contribuire a una riduzione della spesa e una maggiore efficienza della gestione delle risorse e dei servizi, occorre solo comprendere se, considerata l’attuale situazione economica e finanziaria, esistono nel breve e medio periodo le reali condizioni e la volontà di fare nuovi investimenti.

La riduzione della spesa genera benefici di cassa di breve periodo, ma non necessariamente aiuta a far sì che vi possano essere dei vantaggi nel lungo termine.

Per fare questo occorre invece essere convinti che l’ICT è un investimento e non un costo e che può essere una formidabile leva strategica per innovare e rilanciare gli investimenti.

Un esempio.

Se la Pubblica Amministrazione italiana utilizzasse quotidianamente le soluzioni offerte dalle tecnologie di comunicazione integrata e collaborativa, come afferma uno studio realizzato da Microsoft Italia in collaborazione con l’Osservatorio ICT PA e Sanità di Netics, il risparmio complessivo arriverebbe fino a 2,9 miliardi di euro all’anno.

“In tempi come quelli che stiamo attraversando, caratterizzati dalla necessità improcrastinabile di razionalizzare la spesa pubblica mantenendo inalterate la quantità e la qualità dei servizi forniti ai cittadini, riteniamo che questa nostra ricerca possa contribuire a fornire esempi di buone pratiche adottabili con rapidità e semplicità – afferma Paolo Colli Franzone, Direttore dell’Osservatorio Netics – Quasi tre miliardi di Euro risparmiabili ogni anno rappresentano un valore decisamente significativo, al netto di ogni altra considerazione circa il miglioramento della qualità del lavoro dei dipendenti pubblici e gli evidenti vantaggi per i cittadini fruitori dei servizi della PA e della Sanità in Italia.”

Il punto di partenza è fare di più con meno.

Abbiamo molteplici strumenti e azioni per cogliere l’opportunità di rendere la PA più moderna, efficiente, efficace e, quindi, meno costosa.

Non semplici strumenti di digitalizzazione della PA, ma risorse strategiche per realizzare la crescita digitale del Paese, del sistema economico e produttivo, dei fattori abilitanti lo sviluppo.

Alcuni “ingredienti” che la PA ha a disposizione per migliorare le proprie performance e diventare un volano di innovazione:

  • Semplificazione e digitalizzazione.
  • Dematerializzazione.
  • Acquisti.
  • Project financing.

Quindi, non solo una ricetta per migliorare la PA al suo interno, ma per rendere la PA un artefice dello sviluppo economico e competitivo del nostro Paese.

Come?

Lo dico sempre – e da tempo – e mi piace ripeterlo: la Pubblica Amministrazione deve agire nella logica di misurabili ritorni degli investimenti, rinunciare ad ambizioni indipendentiste, considerare strategica la variabile “tempo”, non vergognarsi di copiare, imparare a riusare e federare in maniera intelligente e lungimirante, trarre insegnamento dai propri errori errori, ridurre il time to market dell’innovazione.

Più concretamente.

Fattura elettronica. Con la pubblicazione del decreto[2] che rende obbligatoria la fatturazione elettronica verso la PA, sono stimabili in miliardi di euro i possibili risparmi complessivi ottenibili[3].

Dall’emissione all’invio, sino alla conservazione della fattura, la sola PA potrebbe risparmiare oltre un miliardo di euro l’anno. Se la fatturazione elettronica si diffondesse anche solo nel 20% dei rapporti tra imprese, permetterebbe di conseguire recuperi di efficienza parti a ulteriori 3 miliardi di euro per l’intero Sistema Paese.[4]

Inoltre.

Dematerializzazione. Uno strumento ritenuto ormai fondamentale per conseguire obiettivi di efficienza, qualità e trasparenza.

Non solo meno carta, ma una riprogettazione profonda dei processi, dei flussi documentali e del lavoro, nella condivisione di dati e documenti.

Un esempio.

Con la dematerializzazione della scuola, dall’anno scolastico 2012-2013, le iscrizioni alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado sono avvenute esclusivamente on line utilizzando un’apposita piattaforma predisposta dal Ministero dell’Istruzione.

Anche i registri, le comunicazioni e le pagelle dovranno essere in formato elettronico, pur con la stessa validità di quelle cartacee, e saranno rese disponibili alle famiglie sul web o tramite posta elettronica.

Acquisti, Project Financing, ROI. Non solo razionalizzazione della spesa pubblica, ma nuove forme e opportunità di investimento.

La PA non può essere solo un acquirente di beni e servizi alle condizioni economicamente più vantaggiose ma deve essere finanziatore di programmi e di progetti e deve assumere il ruolo di facilitatore dei processi innovativi attraverso l’adozione di strumenti di semplificazione, di garante dell’accessibilità ai servizi essenziali per la nuova imprenditorialità tecnologica, di acquirente di futuri prodotti e servizi, di sperimentatore di nuovi strumenti finanziari, di creatore di nuovi mercati, di gestore degli interventi di sostegno all’innovazione e di co-innovatore in settori chiave come la sanità, i trasporti, l’energia e la tutela ambientale.

Ancora.

Non solo eProcurement, ma procurement pubblico come leva d’innovazione.

Il mercato elettronico è in funzione ormai da anni. Il Legislatore ha incentivato l’utilizzo dell’eProcurement sia per garantire una maggiore trasparenza e omogeneità nei contratti stipulati dalle diverse pubbliche amministrazioni, sia per contrastare il verificarsi di sprechi di risorse pubbliche da parte di enti poco virtuosi.

Sempre più fondamentale per l’Amministrazione è agire da intelligent purchaser, imparare a comprare per obiettivi, descrivere i propri bisogni e essere in grado di mettere a bando soluzioni a problemi tecnologici, pianificare quali lavori, forniture e servizi acquistare e in che modo, tenendo conto non solo del costo al tempo dell’acquisto, ma anche del ciclo di vita del prodotto o servizio, come stimolo della domanda.

Per concludere.

Nel cammino verso la riduzione della spesa pubblica e dell’efficienza partendo dalle cose fatte – e dal prezioso patrimonio di conoscenza costituito dagli errori che chi innova inevitabilmente commette –, dobbiamo attuare un cambio di prospettiva: non la PA che innova per se stessa ma la PA che ha il dovere di porre attenzione alla competitività del sistema nel suo complesso.

Promuovere l’innovazione sul territorio in termini di processo e di prodotto, garantire elevati standard qualitativi nell’interesse generale dei cittadini e del sistema economico, attraverso nuovi modi per finanziare l’innovazione, razionalizzare la spesa e ottimizzare le procedure di scelta pubblica. Anche attraverso azioni volte a sostenere l’introduzione di prodotti/servizi innovativi sul mercato, riducendo le barriere alla diffusione degli stessi con la messa a disposizione di asset – sia infrastrutturali, sia in termini di servizi e conoscenze – e l’individuazione di aree di innovazione in cui, da un lato, esiste domanda della PA e, dall’altro, un sistema produttivo può portare sul mercato prodotti e servizi innovativi.

Occorre sgombrare il campo dalla confusione che spesso si è fatta tra la digitalizzazione dello Stato e della Pubblica Amministrazione e quella del Paese, del sistema economico e produttivo, degli aspetti legati alla crescita, dei fattori abilitanti lo sviluppo.

Solo così potremmo risalire quella classifica che, a volte, ci imbarazza un po’.

[1] Il dato della CGIA di Mestre, è il frutto di una comparazione tra i livelli di efficienza degli uffici pubblici di Italia, Spagna, Austria e Germania.

[2] Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 3 aprile 2013, n. 55, Regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 1, commi da 209 a 213, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

[3] http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/21543_polimi-da-fattura-elettronica-risparmi-per-3-miliardi.htm

[4] A dirlo è l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano in una sua Ricerca del 2013.

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