L'app IO non funziona col cashback? Come minare la fiducia nel digitale pubblico | Agenda Digitale

il commento

L’app IO non funziona col cashback? Come minare la fiducia nel digitale pubblico

È risuccesso. Adesso tocca andare in tilt all’app IO, a causa del cashback. Per una serie di motivi. Davvero è onesto dire che era inevitabile succedesse? Un’economia evoluta avrebbe diritto a un digitale pubblica più affidabile. Perché senza fiducia diffusa nel digitale non c’è ripresa

07 Dic 2020
Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu

Ennesimo tilt di un servizio pubblico digitale. Adesso tocca all’app IO, che a causa delle grandi richieste cashback per tutta la giornata del 7 dicembre – e speriamo non anche domani – ha avuto problemi in particolare nel caricamento dei metodi di pagamento (aggiornamento dell’8: problemi anche oggi, risolti solo in serata in gran parte).

Si ripete la storia già vista con il crash del bonus bici e dello spid di poste; di quello di Inps con il bonus 600 euro. E altri che hanno caratterizzato questo periodo in cui l’Italia si è trovata costretta a recuperare in fretta il ritardo sul digitale.

Come gli scolari svogliati che si riducono a studiare all’ultimo per un esame, il rischio di pasticciare è sempre in agguato.

Ma l’aspetto più grave è che ora vediamo il frutto del ritardo digitale non di cittadini o aziende; ma di sistemi pubblici.

Perché App IO non funziona(va)

Nel caso del cashback c’è stata una combinazione di fattori:

  • fino all’ultimo non era sicuro che il cashback partisse (in tempi di pandemia ha senso incoraggiare l’accesso ai negozi fisici?), anche se era probabile lo facesse a dicembre; questo ha forse rallentato l’adeguamento dei sistemi alla novità
  • PagoPa, che gestisce app IO ha atteso la disponibilità del relativo provvedimento MEF per abilitare l’attivazione cashback; quello è stato pubblicato giovedì 4, la funzione cashback è arrivata lunedì. Solo 24 ore prima del debutto della misura. Di qui la ressa di persone che volevano gareggiare già da domani per raggiungere la soglia di 150 euro del primo cashback, quello di dicembre (o “di Natale”, come lo chiamano). Si noti che è arrivata oggi anche la possibilità di associare i bancomat, quindi anche chi aveva già scaricato l’app si è trovato schiacciato nella ressa, se voleva aggiungere questa modalità di pagamento.
  • I problemi seri sono dovuti, riferiscono da PagoPa, dal collegamento con i sistemi delle banche. Le quali evidentemente non hanno trovato utile o conveniente investire in un potenziamento di sistemi ad hoc per sopportare questo picco di utenti.
  • Un po’ come Poste con Spid durante il bonus bici. Cashback del resto non porta loro nessun vantaggio immediato. Per lo stesso motivo non hanno del resto abilitato il cashback sulle loro app di banking, anche se il decreto Mef gliene dava la facoltà. Se l’avessero fatto, ci sarebbero stati meno disagi sull’app io. Gli utenti si sarebbero sparpagliati su varie app e sistemi.

Il collo di bottiglia in particolare è stato l’infrastruttura di Sia, la società che per PagoPA gestisce il collegamento con le banche. A Repubblica il 9 dicembre spiega che non si aspettavano fino a 14mila utenti al secondo, dato che gli italiani amano poco le carte, e hanno dovuto rafforzare l’infrastruttura l’8. Da chiarire se questa inadeguatezza sia dovuta a una scelte (“previsione”) di Sia o di PagoPA che ha contrattualizzato il servizio con Sia e i service level agreement.

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Insomma, IO ha fatto 1 milione di download in 24 ore tra il 7 e l’8 dicembre, ma non è una giustificazione. Perché hanno di fatto ri-creato un click day, come con il bonus bici: se fai un sistema dove ci si può iscrivere solo dal giorno prima; con una gara ad accumulare in 23 giorni 150 euro di rimborso, come fai (PagoPa, banche, Governo/MEF) a non prevedere la ressa?  

“Forse andava rinviato il tutto di qualche giorno. Così da consentire a tutti di attivarsi con calma. Ora invece il danno degli italiani nei confronti del digitale e di quest’app è irreparabile”, dice l’avvocato Eugenio Prosperetti.

E la fiducia nel digitale è il bene più prezioso che dobbiamo coltivare in Italia, sempre agli ultimi posti in Europa nell’uso di servizi internet avanzati. Soprattutto quelli di contatto con la PA. Proprio quelli che l’app IO dovrebbe incoraggiare.

Quale lezione per il futuro

L’aspetto più preoccupante è la ripetizione degli eventi. Ogni volta che c’è una grande misura Paese che passa dal digitale, con una data precisa di avvio, ci sono disservizi più o meno gravi. Evitabili con un migliore coordinamento tecnologico-politico tra i diversi attori coinvolti.

L’altra sfida digitale pubblica che rischia di andare male? Il sistema informativo nazionale per i vaccini covid-19. Sarebbe ben più grave. E ci sono già segnali che non stia andando bene.

Queste ingenuità andranno evitate se davvero vogliamo cominciare pesantemente a migrare la PA su digitale e su APP Io, con il 28 febbraio come data di partenza (a quanto disposto dal decreto semplificazioni).

L’aspetto positivo è che comunque, anche se per tentativi ed errori, sono tutti passi verso un’Italia più digitale. A forza di app e procedure digitali obbligatorie per ottenere soldi, il Paese viene portato a braccio in quell’era che è già presente in altre economie evolute. E che da noi, purtroppo, ha ancora qualche accento di lontano futuro.

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