lo stallo

AI Act, la presidenza ceca prova il compromesso: proposte e nodi da sciogliere

La presidenza ceca affronta quattro questioni prioritarie già individuate a giugno. Gli Stati membri avranno tempo fino al 2 settembre per fornire commenti, a seguito dei quali la presidenza fornirà un nuovo compromesso. Riuscirà a sbloccare l’impasse in Parlamento e agevolare l’iter legislativo del’ AI Act?

27 Lug 2022
Nadia Giusti

Data Protection & Cybersecurity Expert

intelliegenza_artificiale1

La presidenza Ceca del Consiglio d’Europa ha condiviso il testo del primo compromesso sull’ Artificial Intelligence Act (AI Act), proposto dalla Commissione Europea e attualmente al vaglio delle istituzioni europee.

Mentre il Parlamento si appresta a discutere le centinaia di emendamenti proposti dalle diverse coalizioni politiche, riuscirà il documento a facilitare il raggiungimento di un accordo?

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Il compromesso proposto: le quattro questioni prioritarie

Il testo proposto dalla presidenza ceca affronta quattro questioni considerate prioritarie, e già individuate a giugno 2022. Gli Stati membri avranno tempo fino al 2 settembre per fornire commenti, a seguito dei quali la presidenza fornirà un nuovo compromesso.

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Definizioni

Viene introdotta una definizione più limitata di Intelligenza Artificiale, in cui è stato introdotto il concetto di autonomia: infatti, nel compromesso si definisce AI “un sistema progettato per avere un certo livello di autonomia in grado di raggiungere una serie di obiettivi definiti dall’uomo, avvalendosi di tecniche quali il machine learning e l’approccio knowledge-based”. Proprio il machine learning e l’approccio knowledge-based sono stati aggiunti nel preambolo del testo, per distinguere il software AI da quello tradizionale. Inoltre, pur mantenendo i concetti base della definizione concordata con l’Organizzazione per la Cooperazione per lo Sviluppo Economico (OCSE), è stato integrato il concetto di “autonomia” così come richiesto da alcune delegazioni.

Ricordiamo che invece la definizione di AI proposta nell’AI Act, all’ Art. 3-1, era quella di “sistema di intelligenza artificiale” (sistema di IA): un software sviluppato con una o più delle tecniche e degli approcci elencati nell’allegato I, che può, per una determinata serie di obiettivi definiti dall’uomo, generare output quali contenuti, previsioni, raccomandazioni o decisioni che influenzano gli ambienti con cui interagiscono”. Anche l’Allegato I, che conteneva appunto l’elenco dettagliato di approcci e tecniche per lo sviluppo di sistemi di AI è stato eliminato nel testo del compromesso.

L’unica opposizione in questo senso è giunta dai Paesi Bassi, che hanno affermato che la definizione ora non è sufficientemente rappresentativa.

La presidenza ceca ha anche incluso una definizione e obblighi specifici per i sistemi di AI general purpose. Il regolamento sarebbe così di fatto applicabile a tutti questi sistemi, a meno che il produttore del sistema AI non dimostri che non esiste alcun rischio elevato nell’utilizzo.

High-risk systems

Sono molti gli stati membri che temono che il regolamento AI possa coinvolgere anche quei sistemi che in realtà non rappresentano un alto rischio di violazione dei diritti degli individui: ad esempio la Francia da tempo chiede una rivalutazione dei processi riguardanti le infrastrutture critiche.

Per rispondere a queste richieste, la presidenza ceca ha proposto, di ridurre l’elenco dei sistemi considerati “ad alto rischio”, modificando significativamente l’Allegato III, dedicato appunto ad elencare quei sistemi AI considerati ad alto rischio in base all’Art. 6-2: al momento sembra che le categorie relative alla identificazione biometrica, alla protezione dell’ambiente, al controllo dell’inquinamento e ai software che suggeriscono fake news non facciano più parte dell’elenco. Queste eliminazioni, al momento, sembrano essere più una potenziale “merce di scambio” per i negoziati con il Parlamento europeo sulle questioni tuttora aperte e non affrontate dal compromesso.

Oltre a questo, la presidenza ceca ha proposto di aggiungere un ulteriore livello per valutare il concetto di “alto rischio”, prendendo in considerazione anche il significato e l’immediatezza dell’output del sistema AI durante il processo decisionale: pertanto, l’AI sarà considerato ad alto rischio solo se è immediatamente efficace senza richiedere una revisione umana o se non è semplicemente a corredo della decisione umana. I criteri per poter effettuare questa valutazione saranno forniti dalla Commissione Europea, che dovrà anche provvedere a fornire orientamenti che garantiscano l’uniformità della valutazione.

Governance ed enforcement

Diversi Stati membri avevano manifestato la loro preoccupazione riguardo al fatto che la governance dell’IA Act fosse eccessivamente decentralizzata, poiché “l’applicazione a livello nazionale nel ciberspazio potrebbe avere limitazioni, in particolare a causa di capacità e know-how insufficienti a livello delle autorità nazionali”.

Per rispondere a queste preoccupazioni, il compromesso ceco introduce due diversi aspetti, entrambi nella direzione di rafforzare l’azione dello European Artificial Intelligence Board o Comitato Europeo per l’Intelligenza Artificiale (Art. 56 e seguenti), il cui compito sarà quello di sostenere le autorità nazionali nell’applicazione del regolamento.

Il primo riguarda l’attribuzione al Board della possibilità di fornire l’assistenza necessaria alle autorità di vigilanza, formando adeguatamente il personale delle autorità nazionali e fornendo consulenza alla stessa Commissione Europea in merito alle questioni relative all’ AI. Nel compromesso, la composizione del Board viene modificata per includervi solo i rappresentanti degli Stati membri, e viene introdotto un nuovo requisito che riguarda la costituzione di un sottogruppo permanente costituito da un’ampia gamma di parti interessate, che potrebbero anche essere consultati durante la redazione di specifici atti.

Il secondo, si occupa di introdurre un nuovo articolo, che richiede alla Commissione di designare una o più testing facilities, in grado di fornire, a livello europeo, consulenza tecnica e scientifica al Board o alle autorità di sorveglianza. Nulla vieta, inoltre, sulla base di questo nuovo articolo, che la Commissioni possa istituire un pool di esperti indipendenti (analogamente alla recente iniziativa dell’European Data Protection Board), a supporto delle autorità nazionali.

Sicurezza nazionale

I rappresentanti di paesi come l’Olanda e la Francia si sono espressi da tempo a favore della possibilità di includere un’esenzione per motivi di sicurezza nazionale. Secondo alcuni però, prevedere una simile esenzione, creerebbe un precedente attraverso cui sistemi di Ai che mettono a repentaglio i diritti umani, come i poligrafi che si basano sull’Intelligenza Artificiale per rilevare le bugie sulla base di attributi fisici, potrebbero comunque essere utilizzabili dalle forze di polizia o di frontiera.

Va ricordato che il testo originale riguardante l’esenzione, presente nella proposta di AI Act, era “I sistemi di IA sviluppati o utilizzati esclusivamente per scopi militari dovrebbero essere esclusi dall’ambito di applicazione”; successivamente, è stata approvata una ulteriore esenzione per quanto riguarda “i sistemi di IA sviluppati o utilizzati esclusivamente a fini di sicurezza nazionale”.

Il compromesso proposto cerca di chiarire il significato di “esenzione nel caso di sicurezza nazionale”, dove per attività di sicurezza nazionali si indicano quelle “attività che riguardano la sicurezza militare, della difesa o nazionale, indipendentemente dal tipo di ente che svolge tali attività”. Tale definizione si applicherebbe anche ad appaltatori privati.

Dal testo originale della seconda esenzione, però, sarebbe stata eliminata la parola “esclusivamente”, aspetto che non sarebbe stato ben accolto dalla platea dei parlamentari.

Il dibattito in Europa e lo stallo del Parlamento europeo

I legislatori europei, pur concordando sulla necessità di regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale, sono divisi su molteplici questioni quali il riconoscimento facciale, lo scoring o punteggio sociale, fino alla definizione stessa di IA.

Ciascun gruppo politico del Parlamento europeo ha presentato diverse centinaia di emendamenti, con il risultato che a questo punto il Parlamento deve discutere diverse migliaia di emendamenti.

Uno degli argomenti più controversi è stata proprio la definizione di AI: i parlamentari di centro-sinistra ne auspicano una definizione ampia, piuttosto che accettare un elenco ristretto di tecniche di intelligenza artificiale, mentre il Partito Popolare Europeo di centrodestra appoggia invece la definizione concordata in sede OCSE. L’organizzazione economica internazionale ha stabilito una serie di raccomandazioni e principi nel 2019 che i deputati sostengono promuoverebbero un accordo internazionale su come costruire un’IA affidabile tra le democrazie, inclusa quella degli Stati Uniti.

Un altro aspetto estremamente controverso riguarda quali pratiche dovranno essere vietate. Gli eurodeputati verdi sostengono la necessità di vietare la categorizzazione biometrica, il riconoscimento delle emozioni e tutto il monitoraggio automatizzato del comportamento umano; pertanto, sarebbero vietati tutti quei software che suggeriscono fake news e contenuti illegali, ma anche quelli usati dalle forze dell’ordine, l’affidabilità creditizia, i processi di assicurazione sanitaria, pagamenti e al recupero crediti. Una parte dei parlamentari sarebbe favorevole anche al divieto totale del riconoscimento biometrico, eliminando le eccezioni dalla proposta di regolamento.

Tra gli emendamenti che sono stati proposti in sede parlamentare, anche quella di un articolo riguardante le applicazioni di intelligenza artificiale nel metaverso, incluso riferimenti alle valute supportate da blockchain e NFT.

Emendamenti discordanti sono stati presentati per quanto riguarda le sanzioni: una parte dei legislatori le vorrebbe ridurre, introducendo fattori come negligenza o cooperazione nella valutazione delle stesse; altri, invece, auspicano un aumento generale delle sanzioni.

A inizio maggio di quest’anno, infine, il Parlamento europeo ha adottato la relazione sull’intelligenza artificiale, proposta dalla Commissione speciale del Parlamento europeo sull’intelligenza artificiale nell’era digitale (AIDA) che stabilisce un elenco di richieste per garantire la posizione dell’UE nell’IA e indica la ricerca come uno dei mezzi chiave per raggiungere tale obiettivo.

Presentation of the priorities of the Czech Presidency

Conclusioni

La Repubblica Ceca, che ha assunto la presidenza del Consiglio d’Europa il 1° luglio 2022, e che la manterrà fino alla fine dell’anno, ha sottoscritto un programma a tre, con la presidenza francese uscente e con la successiva presidenza svedese. Come affermato dallo stesso ministro   dell’Industria e del Commercio Jozef Síkela, la Presidenza si adopererà per portare avanti i negoziati con i deputati al Parlamento europeo e per raggiungere una posizione comune in seno al Consiglio sul regolamento generale sulla sicurezza dei prodotti, sulla legge sull’intelligenza artificiale e sulla trasparenza e sul targeting della pubblicità politica.

Il compromesso proposto dalla commissione Ceca, sebbene affronti solo una piccola parte delle questioni in sospeso, va appunto in questa direzione. Si tratta comunque di un passo importante per cercare di sbloccare la situazione che si è creata in Parlamento e agevolare l’iter legislativo del’ AI Act, il primo importante regolamento sull’IA a livello globale, sebbene la riduzione dell’Allegato III e quindi dei sistemi di AI considerati ad alto rischio, fa pensare che i negoziati siano ancora solo all’inizio, perché la soluzione proposta non potrà essere questa, anche considerando i commenti di EDPB ed EDPS.

Da canto loro, i deputati hanno avvertito da tempo che l’UE deve agire rapidamente per stabilire regole chiare per l’IA se vuole avere voce in capitolo nel futuro della tecnologia.  “Abbiamo l’opportunità di stabilire standard globali”, ha affermato a giugno il relatore del fascicolo del Parlamento, Axel Voss. “Se ci permettiamo di perdere la posizione di leadership, ci rassegniamo allo status di colonie digitali soggiogate ad altre regioni che non condividono i nostri valori”. Le stesse raccomandazioni, del resto, sono state sollevate anche dalla commissione AIDA nella sua relazione.

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