Il rapporto

Budget Ict, nessuna ripresa nel 2014

Pesa il digital divide culturale delle imprese, secondo un nuovo studio del Politecnico di Milano. La situazione però migliora rispetto all’ultimo biennio.Il processo di digitalizzazione del business è ormai partito, numeri migliori verranno. Gli investimenti maggiori saranno su Business Intelligence e Big Data Analytics

24 Feb 2014
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Nonostante la crisi, non pare fermarsi l’ondata digitale che sta “invadendo” le nostre vite e le organizzazioni, ma l’innovazione digitale stenta ancora a giocare un ruolo propulsivo per l’agognata ripresa nel nostro Paese; permane una sorta di Digital Divide culturale nelle imprese italiane, che si traduce in un livello di investimento nell’innovazione basata sulle tecnologie digitali che resta troppo basso rispetto a quanto sarebbe necessario per allinearci ai Paesi più virtuosi.

Nel 2013 il budget ICT su fatturato si attesta al 2,5% di cui il 68% destinata a spese correnti e il 32% ad investimenti per nuovi progetti. In particolare il settore Industria mostra un significativo ritardo rispetto agli altri settori, con un rapporto pari al 1,6%, basso anche se confrontato con l’andamento internazio­nale (Dato Gartner 2012: 3,5%). Tenendo conto che tale settore rappresenta quasi il 40% del panorama economi­co italiano, esso incide in maniera rilevante sul ritardo generale.

La Survey realizzata alla fine del 2013 dalla School of Management del Politecnico di Milano su un campione di circa 200 aziende di medio e grandi dimensioni, ha studiato i principali trend di investimento e le principali sfide organizzative che riguarderanno le Direzioni ICT delle imprese italiane per il 2014.

I dati mostrano per il 2014 una stabilità del budget ICT rispetto al 2013: non ancora la ripresa auspicata, dunque, ma una situazione migliore rispetto all’ultimo biennio, in cui numerose Direzioni ICT sono state impegnate in processi di profonda razionalizzazione interna, con significativi tagli negli investimenti.

La pressione esercitata dal top management nei confronti del CIO per la riduzione delle risorse impiegate, con l’obiettivo di fare efficienza, sembra essere giunto ad un limite, forse fisiologico.

Il ruolo dei CIO di qui in avanti non dovrà più essere, dunque, essenzialmente focalizzato su taglio dei costi interni dell’ICT, bensì quello di contribuire a innovare il business per fermare il processo di obsolescenza e la conseguente perdita di competitività delle imprese.

Nel dettaglio, la Survey mostra che i settori Finance, Media-Telco e Servizi dichiarano per il 2014 una leggerissima crescita del budget (intorno a +0,3%), mentre per l’Industria e le Utility si rimane in campo negativo con un calo dichiarato rispettivamente dello 0,3% e dell’1,4%.

Per il 2014 si segnala anche una discreta propensione al ricorso all’outsourcing dei servizi ICT con un 25% di aziende che dichiara un aumento della spesa in outsourcing, contro il 13% che indica invece una diminuzione, con differenti strategie nei diversi settori analizzati. Il dato denuncia la volontà delle imprese di mantenere internamente solo le attività di valore e la necessità di aumentare il raggio d’azione del business spingendo l’acquisizione di competenze specifiche sul mercato o la ricerca di soluzioni di efficienza esterna.

In base alla loro propensione agli investimenti in ICT, le imprese del campione sono state suddivise in quattro cluster:

· ICT Basic: sono imprese che continuano a investire in tecnologia solo lo stretto necessario con basso livello di innovatività. In questo cluster si colloca il 49% delle aziende del Panel, percentuale che sale al 62% per le imprese del settore Industria

· ICT Intensive: sono imprese caratterizzate da una forte enfasi sul miglioramento dell’efficienza nella gestione correnti dell’ICT a fronte di un mantenimento o lieve potenziamento degli investimenti. Qui si colloca il 28% delle aziende del Panel, e il 53% delle imprese del settore Utility&Energy, settore è caratterizzato da notevoli investimenti, produttivi e finanziari, e da una forte attenzione all’innovazione dei servizi, delle modalità di erogazione e delle tecnologie utilizzate.

· ICT Push: sono le imprese dove l’innovazione rappresenta la chiave per il successo, gli investimenti in ICT sono frequenti e importanti. Qui troviamo l’ 11% delle aziende del Panel, il 42% delle Media-Telco.

· ICT Extensive: sono imprese caratterizzate da ingenti spese correnti che assorbono la maggior parte del budget ICT. Il cluster ICT Extensive è poco rappresentato (12%) e senza alcuna connotazione settoriale.

Le aree di investimento

L’ambito di investimento più diffuso per il 2014 è quello della Business Intelligence e dei Big Data Analytics, priorità di investimento per quasi il 40% delle imprese del campione, con punte del 47% nel settore Finance. L’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence ha messo in luce come per due CIO italiani su 3, BI e Analytics siano un fenomeno destinato a cambiare o addirittura rivoluzionare il modo stesso di fare ICT nelle organizzazioni.

La seconda priorità, con percentuali simili, ma con diffusione prevalente nei settori industriali piuttosto che nei servizi, sono i sistemi gestionali ERP, che oltre a diffondersi si arricchiscono sempre più di funzionalità social e accesso Mobile, offrendo grandi possibilità di evoluzione dei sistemi ERP che aumentano la produttività delle persone.

Terza priorità, particolarmente sentita nelle Media&Telco, ma anche nelle aziende del settore Utility&Energy, sono i sistemi di CRM, con particolare riferimento a quelli Multicanale. L’Osservatorio Multicanalità ha stimato come la popolazione multicanale sia ormai vicina ai 40 milioni, e sia una popolazione con buone disponibilità economiche, che spende in media tra il 15 ed il 30% in più rispetto ai consumatori tradizionali.

Quarta priorità di investimento è la Digitalizzazione e dematerializzazione, particolarmente sentita nelle Utility&Energy e nel Finance. Si tratta di investimenti che, come ha da anni ampiamente documentato dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, offre ritorni concreti ed interessanti con tempi di ripagamento spesso inferiori all’anno.

Quinta e sesta priorità sono lo Sviluppo di Mobile App e l’introduzione di Device mobili per il business, trend ampiamente trasversale con 6 imprese su 10 che, secondo l’Osservatorio Mobile Enterprise, hanno introdotto o stanno introducendo Mobile App dedicate al business. Lo stesso osservatorio mette in luce come l’introduzione di Device mobili continui ad essere una priorità con 6 imprese su 10 impegnate a sperimentare qualche forma di policy di BYOD (Bring You Own Device).

Le sfide organizzative

Pur ostacolata e resa meno efficace dalla mancanza di budget, di infrastrutture e di regia, il fenomeno della digitalizzazione diventa sempre più pervasivo e “liquido”, penetrando in ogni processo e spazio di relazione interno ed esterno all’organizzazione. L’impatto sull’organizzazione, i ruoli e le competenze delle Direzioni ICT è assai rilevanti.

In termini di struttura organizzativa, per i prossimi tre anni più di un quarto dei rispondenti alla Survey, prevede un trend di snellimento del Nucleo Operativo delle Direzioni ICT (composto da ruoli tecnici, quali operatori, sistemisti e sviluppatori) a fronte di un aumento significativo nelle unità di governance, Supply Management, Project Management e soprattutto Demand Management, quest’ultima prevista in crescita in ben il 32% delle imprese intervistate.

Pur con le specifiche declinazione per settore, tra i ruoli in maggior crescita spiccano quelli dedicati alla Gestione dell’Innovazione, con il 37% delle risposte, seguiti dai Demand Manager, con il 27%, e gli esperti nella gestione delle soluzioni Mobile e dell’Enterprise Architecture, entrambi al 23%. Si tratta di tutti ruoli chiamati ad affiancare le Line of Business, suggerendo opportunità di innovazione o aiutando ad anticipare possibili vincoli tecnologici dei progetti di trasformazione.

Trasversalmente alla direzione le competenze che assumeranno un ruolo sempre più importante sono quelle di progetto e gestionali e, in modo molto particolare, quelle di Innovation Management riconosciute oggi particolarmente carenti dalla maggior parte dei CIO.

Nonostante il clima complessivo di austerità e incertezza, in conclusione, i CIO percepiscono che il processo di progressiva digitalizzazione del business si sia definitivamente innescato e richieda loro di farsi promotori di quell’evoluzione culturale e organizzativa indispensabile alle imprese per garantirsi un ruolo nel nuovo panorama competitivo. Per questo motivo stanno cercando di dotare le Direzioni ICT dei ruoli e delle competenze indispensabili per accompagnare e gestire i percorsi di innovazione e trasformazione digitale.

I risultati della Survey sono stati oggetto del primo Workshop inaugurale della Digital Business-Innovation Academy, il programma culturale della School of Management del Politecnico di Milano, a cui afferisce il Mip, e in collaborazione con Cefriel, nato per sostenere la crescita della consapevolezza verso le tecnologie e l’innovazione digitale come strumento per la crescita e la competitività delle nostre imprese.

Il Workshop dal titolo “Le priorità 2014 per le Direzioni ICT”, svoltosi il 29 gennaio scorso al Mip, ha visto la partecipazione di oltre 30 CIO e gli interventi di Gianluigi Castelli, Executive Vice President ICT Eni, e di Massimo Milanta, Group Chief Information Officer UniCredit.

I dati completi della Ricerca sono scaricabili dal sito www.osservatori.net.

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