Covid-19, una strategia digitale europea: quali prospettive | Agenda Digitale

l'analisi

Covid-19, una strategia digitale europea: quali prospettive

Dall’IA al 5G, dalla regolamentazione delle piattaforme web alla cybersecurity: sono alcuni dei pilastri della strategia presentata dalla Commissione Ue a metà febbraio per “plasmare il futuro digitale dell’Europa”. L’emergenza del covid-19 avrà un impatto importante sulle tempistiche e, forse sull’ambizione delle riforme

28 Apr 2020

Mentre la Commissione Europea si sta adoperando per coordinare una risposta comune alla pandemia di Covid-19, i legislatori a Bruxelles sono anche al lavoro per adattare il pilastro digitale della Commissione guidata da Ursula von der Leyen alle nuove circostanze generate dall’emergenza covid-19 e ne adatti le priorità di conseguenza.

Fonti della Commissione riferiscono che non è in discussione il ruolo chiave del digitale tra le priorità per i prossimi cinque anni. Il calendario, tuttavia, potrebbe subire modificazioni. Tempistiche, appunto, che potrebbero influenzarne in maniera decisiva il ritmo ed il registro. Riuscirà il direttore d’orchestra Thierry Breton – Commissario europeo per il Mercato interno – a portare a termine la sinfonia così come composta e pensata ab origine assieme alla Vicepresidente esecutiva per ‘un’Europa pronta per l’era digitale’ Margrethe Vestager?

Fuor di metafora: quali sono le prospettive che si aprono per Bruxelles per far sì che la messa in atto dell’agenda digitale europea tenga conto delle mutate circostanze e delle sfide che incombono sull’Unione e i suoi stati membri?

Vale in primo luogo porre l’accento sul momentaneo – e forse apparente – idillio tra le grandi compagnie tecnologiche e i decisori politici. Lo stesso Commissario Breton in una recente intervista ha, infatti, speso parole di plauso per i big tech, lodando la reazione immediata e le decisioni responsabili che questi hanno adottato in maniera autonoma per fronteggiare l’emergenza. “La crisi senza dubbio accelererà questo tipo di comportamenti”, ha chiosato.

La portata delle risorse messe a disposizione dei cittadini, dei lavoratori e delle istituzioni da parte di compagnie tecnologiche è, senza dubbio, senza precedenti. Non sorprenderà però che al contempo il coronavirus abbia creato l’opportunità per i big tech di portare avanti le loro agende politiche, facendo leva sul ruolo che possono giocare nel fornire mezzi per contrastare la crisi per chiedere deroghe o cambi direzione in dossiers che costituiscono una potenziale minaccia al loro operato.

Lo scenario attuale

Prima di procedere a una disamina delle potenziali modifiche, si tenga a mente che solo lo scorso 19 febbraio, la Commissione ha presentato la sua strategia ‘Shaping Europe’s Digital Future’, corredata da due comunicazioni che delineano gli approcci strategici dell’Unione in materia di dati e intelligenza artificiale (Strategia Europea per i dati e Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale). ‘Comunicazioni’, ergo non vincolanti, ma pur sempre cariche di un’alta valenza politica e chiara e dettagliata nel delineare le priorità e lo scadenzario per tradurre gli indirizzi in policy e legislazione nel prossimo quinquennio.

Di seguito, in maniera schematica, si andranno ad elencare le misure principali previste, e come la pandemia andrà a ripercuotersi su ciascuna delle tre macro-aree della Strategia:

  • Tecnologia al servizio delle persone,
  • Un’economia digitale equa e competitiva,
  • una Società aperta democratica e sostenibile.

La Presidenza del Consiglio, la cui presidenza semestrale è fino a luglio detenuta dalla Croazia, ha presentato il data 1 Aprile le sue conclusioni provvisorie sull’agenda Shaping Europe’s Digital Future.

Fonti di stampa riferiscono che la Presidenza croata abbia invitato la Commissione e gli Stati membri dell’Unione ad analizzare a fondo le esperienze acquisite dalla pandemia Covid-19 così da trarne conclusioni che possano modellare l’implementazione delle presenti e venture politiche europee nel settore digitale. Accento che sarebbe posto su e-health, data sharing, e-Government e connettività.

Tecnologia al servizio delle persone

5G

La linea strategica dell’Unione in materia di connettività 5G era già stata anticipata dalla pubblicazione, alla fine di gennaio, del pacchetto di strumenti comune (Toolbox) contenente misure di supporto e mitigazione, volte ad affrontare in maniera coordinata i rischi legati al 5G. La Strategia prevede un’accelerazione degli investimenti in materia di connettività, facilitata anche da un Action Plan su 5G e 6G e un nuovo Policy Programme sulla Banda Radio, entrambi in agenda per il 2021.

Mentre l’agenda per il 2021 resta immutata, la Commissione ha già provveduto a posticipare le scadenze legate all’implementazione del Toolbox, laddove si richiedeva che gli Stati membri avviassero da subito misure pertinenti e che misure chiave fossero attuate entro il 30 aprile.

La Commissione ha, pertanto, deciso di concedere due settimane ulteriori agli Stati membri, mentre resta ancora prevista per metà giugno la pubblicazione del Rapporto da parte del Gruppo di Cooperazione NIS che raccoglie ufficiali europei e membri delle agenzie di cybersecurity europee e nazionali.

Intelligenza Artificiale

La Commissione è ancora al lavoro per raccogliere input sul Libro Bianco sull’intelligenza artificiale dello scorso 19 febbraio. La strategia della Commissione resta, ufficialmente, immutata, così come l’intenzione di passare misure vincolanti (nella forma di direttiva o regolamento) entro la fine dell’anno sull’uso e lo sviluppo di intelligenza artificiale negli Stati Membri.

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Lobbisti, big tech e associazioni di categoria sono impegnati per far sì che la deadline per le consultazioni, prevista per il 31 maggio, possa essere estesa, con il probabile effetto di produrre uno slittamento nell’elaborazione e approvazione di misure vincolanti.

Il legislatore europeo non sembra, tuttavia, intenzionato a ritornare sulle sue posizioni in merito alla necessità di regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale.

Cybersecurity

In tema di cybersecurity, la revisione della Direttiva NIS e una nuova strategia europea in materia di sicurezza figurano ai primi posti nella lista della Commissione europea e dovrebbero entrambe prendere forma a partire dalla fine dell’anno in corso.

Business as usual, sembra essere il messaggio proveniente dalla Commissione europea e non vi sono indiscrezioni o comunicazioni ufficiali che segnalino un’intenzione di rivedere le tempistiche e le priorità in materia. Le nuove vulnerabilità e la disparità nelle capacità tecniche degli Stati membri potrebbero tuttavia giocare un ruolo non minore nel definire gli ambiti interessati dalla revisione e compresi nella strategia.

Digital Skills

Generalmente non enfatizzate a causa della loro minore rilevanza, per così dire, geopolitica e dato che le competenze in materia di digital skill restano ad appannaggio esclusivo degli Stati membri, vi sono sviluppi interessanti che potrebbero prendere forma anche sull’onda dell’incremento generalizzato nell’uso di tecnologie digitali indotto dalla pandemia. Resta fermo il proposito della Commissione di “investire nelle competenze digitali a beneficio di tutti i cittadini europei”.

La Commissione aveva posto in agenda per i prossimi mesi un Piano d’Azione per l’Educazione Digitale al quale andrebbe ad affiancarsi una Skills Agenda per rafforzare le competenze digitali di tutti i cittadini. Al momento si registrano iniziative a livello della Coalizione per le competenze e le professioni digitali: nei limiti delle sue competenze la Coalizione ha, infatti, avviato iniziative volte ad agire da punto di raccordo e coordinamento tra le iniziative varie iniziative nazionali destinate a studenti, insegnanti, lavoratori e specialisti IT.

Un’economia digitale equa e competitiva

Strategia Europea per i dati

Delineata sempre dalla Comunicazione dello scorso 19 Febbraio, la Commissione prevede(va) adottare una cornice legale per la governance dei dati entro la fine del 2020, seguita forse a un Data Act nel corso del 2021.

Data Act che, ipoteticamente, diverrebbe il pezzo di legislazione manifesto dell’intenzione europea – come ha osservato il Professor Jean-Pierre Darnis – di produrre e conservare i dati in un contesto tanto tecnologico che regolamentare europeo, incentivandone al contempo le filiere produttive.

La crisi potrebbe ulteriormente accelerare le tempistiche della legislazione europea in materia di dati ed influenzarne alcuni aspetti di dettaglio. Le conclusioni della Presidenza croata urgono la Commissione di presentare proposte concrete per far sì che un mercato unico per i dati possa essere creato ‘il prima possibile’.

Legge sui servizi digitali

Il Digital Services Act, potenziale spauracchio delle principali piattaforme, era in agenda per la fine del 2020. La legislazione si proporrebbe di “accrescere la responsabilità delle piattaforme online e chiarire le norme applicabili ai servizi online”. Dalle anticipazioni sulla Legge si può intuire che essa si concentrerà sulla revisione della Direttiva sul Commercio Digitale, datata 2000, che sancisce che gli hosting providers non siano responsabili del contenuto illegale postato dagli utenti, pur dovendolo rimuovere qualora venga segnalato.

Il relatore, l’Europarlamentare maltese Alex Agius Saliba, ha sottolineato come la pandemia abbia (ri)portato alla luce problematicità connesse a fake news e sicurezza dei servizi online, lasciando pertanto intendere che questi campanelli d’allarme potrebbero riflettersi nel design della Legge. Le consultazioni, inizialmente previste per metà marzo, sono rimandate a data da destinarsi. La Commissione Europea e la vicepresidente Vestager hanno, negli ultimi giorni, insistito che la legislazione in materia è ‘più urgente che mai’ dato faciliterebbe la realizzazione di un mercato unico digitale aperto, competitivo ed innovativo: valore aggiunto alle capacità europee di recuperare in tempi celeri dalla crisi.

Con ogni probabilità, tuttavia, la Legge sui Servizi Digitali potrebbe subire dei rallentamenti, sia in fase di creazione che di approvazione, con un eventuale slittamento al 2021.

Strategia industriale europea e revisione politiche di concorrenza

Pilastri del mercato unico digitale, pur interessando tutte i settori dell’economia europea, le politiche industriali e di concorrenza non resteranno immuni agli effetti del coronavirus. La revisione delle politiche di concorrenza, frutto di una riflessione di lungo periodo iniziata già con il caso Siemens-Alstom dello scorso anno, mira a garantire a tutte le imprese in Europa la possibilità di competere su un piano di parità e dovrebbe essere completata entro il 2020.

Nata nel mezzo della crisi coronavirus, la Strategia Industriale Europea, lanciata lo scorso 10 marzo, si propone di “guidare la duplice transizione verso la neutralità climatica e verso la leadership digitale”, mirando a rafforzare la competitività dell’Europa e la sua autonomia strategica in un momento di crescente concorrenza a livello mondiale.

Una società aperta, democratica e sostenibile

Spazio Europeo dei dati sanitari

Previsto dalla Strategia Europea dei Dati dello scorso 19 febbraio, la pandemia potrebbe dare il là ad un’accelerazione sia nelle tempistiche che nei contenuti all’iniziativa. La Commissione si era posta il 2022 come anno in cui ultimare “uno spazio europeo dei dati sanitari per promuovere attività di ricerca, diagnosi e trattamenti mirati”.

Le attuali circostanze hanno fatto sì che da più parti si siano levati appelli per avviare al più presto il dibattito su come assicurare che i dati medici possano essere condivisi in sicurezza e nel rispetto della legislazione in materia di privacy e protezione dei dati personali.

Come ricordato da un recente appello di alcuni europarlamentari, il costo-opportunità in termini di conoscenze, trattamenti e vite umane che potrebbero andare perdute dalla mancata condivisione di dati medici è troppo alto per poter posticipare ulteriormente l’avvio di una seria discussione sul tema.

Disinformazione, interoperabilità e aspetti internazionali

Ampiamente discussi e nella visione strategica dello scorso febbraio e nelle conclusioni provvisorie della Presidenza croata, le tematiche connesse all’interoperabilità tra servizi digitali delle diverse amministrazioni pubbliche (da concretizzarsi in una revisione del Regolamento eIdas, in agenda per fine 2020) nonché il piano europeo per incrementare la resilienza dei sistemi democratici fronteggiando disinformazione e minacce ai processi democratici, potrebbero assumere una maggiore rilevanza ed urgenza nei prossimi mesi.

Se la strategia Shaping Europe’s Digital Future si proponeva di far divenire l’Europa un ‘modello di riferimento per l’economia digitale’ anche sostenendo le economie in via di sviluppo nella digitalizzazione, la crisi coronavirus rappresenta per i nuovi decisori a Bruxelles un battesimo di fuoco.

Non direttamente connessi all’agenda digitale, l’impatto – o meno – dei 15 miliardi di euro del budget esterno dell’Unione Europea riallocati per far fronte all’emergenza sanitaria in paesi terzi (miglioramento dei sistemi sanitari, rafforzamento capacità mediche e di emergenza ecc.) costituirà un indice dell’affidabilità di Bruxelles come partner in progetti umanitari e di cooperazione e sviluppo. L’Agenda digitale, assieme allo sviluppo sostenibile, resta stella polare dell’azione esterna dell’Unione – come ha anche ricordato l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Josep Borrell.

Considerazioni finali

Le raccomandazioni della Commissione Europea pubblicate lo scorso 8 aprile sull’ “uso della tecnologia e dei dati per combattere ed uscire dalla crisi COVID-19” offrono nel preambolo una chiara direzione programmatica per futuri sviluppi. Questa è riassumibile in tre ‘necessità’: sviluppare un approccio comune, tutelare l’integrità del mercato unico e, infine, garantire il più alto livello di protezione per i diritti fondamentali e le libertà individuali (in particolar modo privacy e protezione dei dati personali).

La sinfonia non sembra quindi destinata ad essere né riscritta dai compositori né stravolta nei suoi passaggi principali da parte degli strumentisti. Tuttavia, come visto, nuove priorità rese più attuali dalla crisi in corso potranno trovare maggiore spazio nell’agenda europea e la scansione dei provvedimenti dovrà essere rimodulata per fronteggiare le priorità digitali che stanno emergendo dalla pandemia.

Un’importante considerazione conclusiva riguarda poi la mole di lavoro che le istituzioni europee potranno sostenere nei prossimi mesi. Limitazioni di carattere logistico e procedurale inficeranno innegabilmente sull’agenda. Media europei hanno fatto trapelare a tal proposito le preoccupazioni dell’Ambasciatore tedesco presso l’Unione Europea Michael Clauss in vista della presidenza tedesca dell’Unione che prenderà il via il prossimo luglio. Vi emerge la necessità di una ‘radicale prioritarizzazione e riduzione degli obiettivi’ dovuta sia all’esigenza di concentrare gli sforzi sull’uscita dalla crisi e sulla ricostruzione economica che ne seguirà sia alle distorsioni che le misure di distanziamento sociale imporranno sulle modalità di lavoro interistituzionali.

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