L'analisi

Quanto incide la creatività digitale sul mercato del lavoro? Dati ed esperienze

Dall’offerta formativa nazionale ed internazionale agli sbocchi nell’industria culturale e 4.0, viaggio nella galassia della Creatività Digitale: per capire in anticipo l’evoluzione del mercato del lavoro

11 Feb 2021
Giulio Lughi

Consulente in media digitali, già professore nell'Università di Torino

creatività digitale

Il 60% delle persone che nascono oggi farà un lavoro che ancora non esiste. Il digitale sarà sempre più l’infrastruttura portante, l’ecosistema delle attività produttive, ma il cambio di paradigma (economico, sociale e anche mentale) innescato richiede una capacità di visione e di invenzione, oltre gli scenari abituali. In una parola: creatività.

In che modo la Creatività Digitale può incidere concretamente nel mondo del lavoro? Rappresenta effettivamente una chiave per intervenire sullo scenario economico-sociale, tanto più in situazioni di evoluzione critica come quella attuale? Come suggerisce Eliza Easton, dello staff di ricerca di Nesta, guardare le cose dal punto di vista della creatività ci consente oggi forse di capire in anticipo quale sarà l’evoluzione del mercato del lavoro.

Creatività digitale: l’offerta formativa nazionale e internazionale

Se ci sono scuole e università che insegnano la Creatività Digitale, esiste un mercato del lavoro in grado di assorbire diplomati e laureati.

WHITEPAPER
Robot intelligenti: i vantaggi nei progetti di automazione nell'Industry4.0
Industria 4.0
Realtà virtuale

Nel contesto accademico italiano, i percorsi si snodano per lo più all’interno dei campi tradizionali, per cui occorre muoversi trasversalmente fra Informatica, Scienze della comunicazione e corsi DAMS. Più specifica l’offerta di alcuni Master, come il Master in Visual Arts for Digital Age dello IED, o Master Digital Exibit dello IUAV di Venezia, entrambi orientati soprattutto a figure professionali editoriali, espositive e artistiche come architetti, designer, scenografi.

In ambito internazionale, invece, la tendenza è ad ampliare il raggio d’azione al di fuori dell’ambito artistico e culturale: la University of the Arts London, pur chiaramente orientata all’arte, presenta una serie di corsi specifici a forte orientamento tecnologico e professionale: Creative Computing, Animation, Interaction Design, Data Visualization, Virtual Reality e altri. Sempre nel Regno Unito, riscontriamo lo stesso orientamento verso il mondo della produzione alla Salford School of Arts, Media and Creative Technology e all’Institute of Creative Technologies dell’università De Montfort di Leicester.

In Svizzera la University of Applied Sciences and Arts of Southern Switzerland offre un Master of Advanced Studies in Interaction Design, disciplina che rappresenta oggi lo snodo per unificare profili diversi nella progettazione integrata di oggetti, ambienti, reti e servizi avanzati.

E ancora, negli Stati Uniti, l’Institute for Creative Technologies della University of Southern California offre ai suoi laureati la possibilità di applicare le tecniche videoludiche e immersive ad un ampio spettro di settori civili e militari, oltre che nel campo della salute, della formazione, dei servizi al cittadino.

Senza contare naturalmente i corsi di formazione professionale organizzati direttamente dalle grandi software companies, come ad esempio quello sulla Digital Creativity da Adobe Education, dedicato in modo specifico alle professioni dell’immagine.

Sono solo alcuni esempi, scelti tra i più significativi, di un’offerta formativa che si propone sempre più di dare una formazione professionale a 360 gradi ai lavoratori di domani, chiamati a portare un contributo di creatività allo sviluppo della società digitale.

Creatività digitale: quale sbocco nelle industrie ed economie culturali?

Le industrie creative e culturali rappresentano ovviamente il principale sbocco lavorativo per le attività di Creatività Digitale. Si tratta di un settore molto ampio, in cui il digitale acquista sempre maggiore importanza, e che comprende i beni culturali, lo spettacolo dal vivo, la produzione d’arte contemporanea, la fotografia, il cinema, l’industria multimediale, la moda, il design, l’arredo degli gli spazi pubblici urbani, lo sport, e altri.

L’individuazione di questo settore come strategico rappresenta un tema relativamente recente, la sua “nascita” si può far risalire agli anni Novanta, ma ben radicato nella riflessione strategica internazionale: dal “Libro Verde. Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare” pubblicato dalla Commissione Europea nel 2010 fino ai report annuali della Fondazione Symbola ,“Io sono Cultura”, che esplorano in modo sistematico il complesso rapporto fra digitalizzazione, cultura, creatività e attività produttive. I dati degli ultimi anni evidenziano come il comparto rappresenti un settore molto importante per tutta l’economia: la filiera culturale e creativa nel suo complesso produce oltre 250 miliardi di euro, che rappresentano il 16% del valore nazionale, attivando una forte integrazione con tutto il settore dell’indotto e soprattutto con il turismo, in prima istanza con quello “di nicchia”, ma anche, e in misura quantitativamente maggiore, con quello di massa. Nello specifico, la produzione creativa e culturale si colloca oltre i 90 miliardi di euro, che rappresentano il 6% del PIL, occupando 1,5 milioni di addetti (il 6% del totale) con una crescita costante – per lo meno fino alla pandemia – sia di valore (+3%), sia di occupati (+1,5%).

Il riconoscimento dell’importanza di cultura e creatività per la crescita economica è ormai un dato acquisito, che impronta di sé le politiche territoriali e di sviluppo a tutti i livelli. Parallelamente, va segnalata la sempre maggiore rilevanza che le strategie creative e culturali acquistano nei progetti di finanziamento europei: il nuovo programma Europa Creativa 2021–2027 prevede infatti un sostanzioso aumento dei fondi disponibili che dovrebbero raddoppiare da 1.4 a 2,8 miliardi di euro rispetto al settennio precedente.

In questo scenario, è fondamentale il ruolo della trasformazione digitale, che ha inciso profondamente su tutto il comparto creativo e culturale: le tecnologie digitali hanno infatti modificato completamente il modo in cui gran parte dei lavori creativi sono ideati, prodotti e utilizzati: hanno reso i prodotti culturali più accessibili, hanno messo in crisi i modelli tradizionali di business e il sistema del copyright, hanno modificato alla radice i rapporti fra produttori e consumatori (Tulse, 2013).

In questo senso, sono opportune iniziative ad ampio raggio, saldamente interconnesse con la ricerca accademica da una parte e con le attività produttive dall’altra: in Italia, ad esempio, il Creative Industries Lab del Politecnico di Milano; o, sul piano internazionale, i Digital Creativity Labs di York, struttura operativa e di ricerca con più di un centinaio di partner, che favorisce la sperimentazione e l’applicazione di tecnologie digitali per offrire all’utente nuove dimensioni esperienziali, interagire in maniera innovativa con i fruitori, aprire nuovi mercati, sviluppare strategie di marketing impiegando tecniche ricavate da Intelligenza Artificiale, Data Analytics, User Experience Design, Psicologia, Sociologia e altre competenze fra scienza, arte e discipline umanistiche.

Dalla creative confidence al design thinking: le applicazioni nell’industria 4.0

Se le industrie creative e culturali rappresentano lo sbocco più ovvio e immediato per le professioni della Creatività Digitale, bisogna anche considerare che la sfida della competitività richiede ormai a tutte le imprese un approccio 4.0 (Magone, Mazali, 2018): un approccio contemporaneamente più “umanistico”, in quanto centrato sulla creatività delle persone, e più “tecnologico”, in quanto centrato sul digitale. E questo su diversi piani.

Innanzitutto sul piano interno all’azienda, dove vengono attivate strategie per aumentare la “creative confidence”, la disponibilità cioè del personale ad avere maggiore apertura mentale e a superare le resistenze al cambiamento, soprattutto verso la trasformazione digitale. Ad esempio Elica Corporation, azienda leader nella purificazione dell’aria, è stata tra le prime in Italia a puntare sulla creatività come stimolo al cambiamento, sperimentando progetti di formazione che mettono a contatto artisti e dipendenti per la realizzazione di progetti specifici.

Un altro ambito in cui le aziende puntano sulla creatività è quello degli ambienti fisici di lavoro, a cui viene riservata sempre maggiore attenzione: l’azienda informatica SIAV offre una soluzione di riorganizzazione digitale che mira alla riduzione degli spazi fisici costosi, per un aumento del tempo dedicato alla creatività delle persone, nonché alla velocizzazione e sostenibilità dei processi. Sulla stessa linea, Steelcase and Microsoft collaborano per esplorare in che modo lo spazio fisico di lavoro possa influenzare positivamente le performance creative, rilevando che l’aumento di creatività produttiva dipenda strettamente dall’interrelazione fra comportamenti, atteggiamento mentale, spazi di lavoro e tecnologie. E in particolare è l’utilizzo delle applicazioni mobili in ambito aziendale a modificare completamente i rapporti fra produzione creativa e condizioni materiali di lavoro (Chung e altri, 2015).

La Creatività Digitale entra poi a pieno titolo sul piano dell’offerta di mercato, in quanto rivolta ad un pubblico sempre più attento ai valori simbolici del prodotto e quindi sensibile, in un’ottica appunto creativa, alle strategie di riformulazione e riposizionamento dei prodotti/servizi tradizionali.

Un esempio classico è MSC Crociere, che nel 2017 ha sviluppato un’esperienza digitale totale sulla nave Meraviglia, definita “la prima smart ship”: utilizzando 16.000 punti di connettività, 700 punti di accesso digitali, 358 schermi informativi e interattivi e 2.244 cabine dotate di tecnologia RFID/NFC, i viaggiatori sono in grado di visualizzare e scegliere i servizi offerti, ricevere informazioni mirate, sperimentare in Realtà Virtuale le escursioni programmate, elaborare un calendario di attività, condividere il proprio diario di viaggio e altro ancora, customizzando così la propria esperienza di viaggio.

L’influsso della Creatività Digitale si manifesta quindi in modalità diverse ma convergenti nel riqualificare le attività produttive nell’industria 4.0: oggi una delle metodologie più sviluppate per procedere in questo senso è il Design Thinking (Bevilacqua, 2020), modello progettuale elaborato inizialmente intorno agli anni 2000 nelle università californiane, che si basa sull’adozione di una visione e di una procedura creative per risolvere problemi complessi.

Senza contare che già viene avanzata l’ipotesi di una fase 5.0 (Ruffinoni, 2020), in cui l’accento si sposterà ancora di più sulla centralità delle persone coinvolte nel processo creativo digitale, tanto più in un’Italia (e in un’Europa) in cui le ricchezze naturali, artistiche e culturali rappresentano un vero e proprio asset da sviluppare sulla base di una progettualità integrata.

Come la Creatività Digitale contribuisce alle Smart Cities and Communities

La tematica delle Smart Cities and Communities rappresenta un campo di applicazione particolarmente stimolante per la Creatività Digitale: nel momento in cui l’innovazione tecnologica ha ormai raggiunto un alto livello di maturazione, è possibile affrontare la sfida creativa per ripensare le città e i suoi rapporti con la cittadinanza, l’ambiente, le persone, un tema su cui si sono concentrati anche i finanziamenti europei. Si tratta di una polarità interconnessa fra cities e communities, fra globale e locale:

Smart Cities a monte, con strutture ben organizzate sul piano sistemico per la progettazione e realizzazione di strutture, servizi, impianti che colgano le opportunità offerte dal digitale per inventare i nuovi format comunicativi con cui la città si presenta al cittadino: dalla sistemazione urbanistica all’arredo urbano, alla progettazione user friendly degli sportelli virtuali, all’utilizzo di modalità creative art based o storytelling based per le procedure informative e di trasmissione della conoscenza;

Smart Communities a valle, nel senso di singoli o gruppi di cittadini liberi di trovare nelle realtà locali la soddisfazione ai propri bisogni e interessi, facendo emegere quelle forme di creatività digitale sommersa che altrimenti restano relegate a livello privato: un patrimonio culturale “tacito” che da tempo viene considerato come risorsa da intercettare per la elaborazione dei processi decisionali pubblici.

La formula ribadisce comunque la centralità dell’infrastruttura digitale, il sistema intelligente (smart) in grado di gestire sia l’ottimizzazione dei servizi dal punto di vista urbanistico-ingegneristico, quindi mobilità, energia, sostenibilità, amministrazione (cities); sia la rete delle comunità sociali che utilizzano i servizi e attivano forme di partecipazione (communities) attente alla qualità della vita.

Non solo: il digitale agisce anche a livello “profondo”, al di sotto delle forme “pubbliche” di utilizzo, in quanto gestisce la raccolta sistematica dei big data e la loro gestione mediante gli algoritmi di Intelligenza Artificiale. L’ambiente urbano si configura quindi come struttura complessa, articolata su diversi livelli codificati ed interagenti fra loro: la digitalizzazione dei dati è ormai la condizione tecnico-scientifica indispensabile su cui si basa tanto la pianificazione urbanistica quanto la gestione dei servizi della pubblica amministrazione, in una prospettiva che richiede necessariamente nuove soluzioni creative per affrontare le problematiche della gestione urbana: come propone ad esempio il Senseable City Lab, diretto da Carlo Ratti presso il MIT, all’avanguardia nella progettazione di modelli di vivibilità urbana in cui sono coinvolti designer, pianificatori, ingegneri, fisici, biologi, ecologi e scienziati sociali. Così come allo stesso Ratti si deve il progetto per una Ciudad Creativa Digital, promosso dal governo messicano a Guadalajara, la riqualificazione di un antico quartiere storico in una prospettiva integrata di tecnologia digitale e creatività ideativa.

Il creativo, da bohémien a umanista-tecnologo imprenditore di se stesso

A quanto risulta dalle statistiche, nel 2019 in Canada il numero degli occupati nella Creatività Digitale è aumentato del 10%. Dal libro bianco “Al lavoro nelle professioni creative: i dati IED” risulta che il tasso di impiego dei diplomati tocca dopo un anno l’86%, e non soltanto nei settori artistici e culturali ma anche nella farmaceutica e nell’ICT; infatti, come emerge nelle conclusioni del report, oggi grazie al digitale la creatività si estende e contamina tutti i settori aziendali, insieme alla sua metodologia dall’applicazione quanto mai trasversale: il Design Thinking.

Dalla ricerca “Creatività e sviluppo locale. Una ricerca empirica sui professionisti della creatività digitale”, per la quale sono stati intervistati oltre 500 professionisti, emergono tre elementi profondamente innovativi rispetto al passato: innanzitutto la centralità della rete, in quanto insieme di relazioni che promuove l’autorganizzazione e l’indipendenza produttiva; in secondo luogo una grande flessibilità, associata all’idea positiva di variazione/cambiamento/esplorazione; infine una accentuata dimensione strategica, la capacità cioè di focalizzare i propri obiettivi in modo non passivo ma “proattivo”.

La figura stessa del “creativo” viene quindi profondamente modificata dal digitale. Durante l’età industriale, la creatività è stata da una parte iperprofessionalizzata, ad esempio nella produzione in serie del design, dall’altra ghettizzata nella figura dell’artista sbandato e bohémien: l’avvento del digitale fa nascere una nuova figura a tutto tondo, un centauro umanista-tecnologo con un nuovo atteggiamento mentale ma anche operativo; con capacità immaginativa ma anche progettuale; con una disposizione emozionale ma anche tecnologica.

Si pensi ai maker, nuovi artigiani a cavallo fra originalità e tecnologia; o al fenomeno dello “user generated content”, che incide sui modi di progettazione e produzione, sui processi di trasmissione culturale, sulle forme più o meno articolate di istituzionalizzazione, sulla visione complessiva del mercato dei media e sui suoi riflessi sociali: una proliferazione di creatività diffusa, interscambiata dal basso sui social ma accettata e promossa anche in ambito aziendale e istituzionale.

Senza voler mitizzare la formula della Creatività Digitale, è indubbio che la galassia di mestieri, comportamenti, iniziative che ad essa si riferisce rappresenta oggi un ambito di estremo interesse proprio per il suo collocarsi in equilibrio instabile, ma fecondo, fra humanities e tecnologia, fra immaginazione e proceduralità, fra arte e scienza.

___________________________________________________________________________________

Bibliografia

Bevilacqua Elisabetta, “Design Thinking, una modalità per fare innovazione”, in “Zerouno”, gennaio 2020.

Chung Sunghun, Lee Kyung Young, Choi Jinho, “Exploring digital creativity in the workplace: The role of enterprise mobile applications on perceived job performance and creativity“, in “Computers in Human Behavior”, Vol. 49, August 2015.

Lughi Giulio, Suppini Alessandra, “Creatività digitale. Liberare il potenziale delle nuove tecnologie”, Franco Angeli, 2015.

Magone Annalisa, Mazali Tatiana, “Il lavoro che serve. Persone nell’industria 4.0, Guerini, 2018.

Ruffinoni Walter, “Italia 5.0”, Mondadori Libri Electa Trade, 2020.

Towse Ruth, “Handbook on the Digital Creative Economy”, Elgar Publishing, 2013.

WEBINAR
25 Ottobre 2022 - 12:00
Tutto quello che devi sapere per sbloccare il potere del Digital Manufacturing
Acquisti/Procurement
Automotive
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articolo 1 di 4