digital divide

La connettività come base di un futuro equo: le sfide politiche, gli effetti sociali

Il digital divide è qualcosa di complesso e critico, sia per il crescente legame del nostro sistema produttivo e sociale dal digitale, sia per le nuove opportunità che è in grado di generare. Accedere alla rete non potrà essere privilegio di pochi. Ma servono scelte politiche lungimiranti. I temi da affrontare con urgenza

19 Lug 2022
Axel Donzelli

membro del comitato scientifico Fondazione Italia Digitale

digital divide digitale

Quello della connettività è un tema troppo spesso approfondito principalmente nei suoi aspetti tecnici, ma si tratta in realtà di un argomento prevalentemente politico, le cui rilevanti implicazioni sociali meriterebbero forse maggiore attenzione da parte dei rappresentanti istituzionali.

Bisogna, infatti, capire che il tema della connettività risiede alla base di ogni futuro digitale e tecnologico, soprattutto di ogni futuro equo. Senza un’infrastruttura di rete avanzata e veloce molte possibilità offerte dall’innovazione non saranno disponibili per intere aree e quindi per milioni di persone solo nel nostro Paese.

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L’accesso a una connessione adeguata a un prezzo accessibile quale diritto

Non a caso, nell’ambito del nuovo Codice delle Comunicazioni elettroniche, Agcom ha avviato il procedimento istruttorio al fine di garantire a tutti i cittadini italiani la larghezza di banda necessaria per la partecipazione sociale ed economica alla società civile.

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Si legge nella delibera che: “Su tutto il territorio nazionale i consumatori hanno diritto ad accedere, a un prezzo accessibile, a un adeguato servizio di accesso a internet a banda larga e a servizi di comunicazione vocale, che siano disponibili, in postazione fissa, da parte di almeno un operatore”.

La configurazione della società contemporanea pone la rete come strumento: di crescita, di accesso all’informazione e alla conoscenza nonché quale condizione essenziale per una piena e attiva cittadinanza. A oggi, è impensabile lavorare, studiare e svolgere attività fondamentali senza un efficiente accesso alla rete o senza le minime competenze necessarie per usufruirne. Affermare l’accesso a una connessione adeguata e a un prezzo accessibile quale diritto è un fattore di non poco conto ed evidenzia l’urgenza di un intervento atto a ridurre le crescenti disuguaglianze sociali nel nostro Paese.

Differenze acuite dagli anni segnati dalla pandemia e dalla recente guerra in atto, anche a causa delle ripercussioni economiche che percepiamo quotidianamente. Alcune delle disuguaglianze odierne e di quelle future passano sicuramente per le possibilità di accesso a una connessione sicura e veloce, per tutti.

Determinare una metodologia adeguata a garantire il servizio universale: le sfide

Proseguendo sul sito dell’Agcom è possibile leggere che: “la definizione del contenuto del servizio universale si rende, inoltre, necessaria affinché l’Autorità possa successivamente determinare la metodologia più efficace ed adeguata a garantire la disponibilità del servizio universale, in tutto il territorio nazionale o in parte di esso, applicando un meccanismo di designazione di una o più imprese fornitrici che sia efficace, obiettivo, trasparente e non discriminatorio”.

Determinare una metodologia adeguata a garantire questo servizio universale, nonché designare una o più imprese fornitrici di tale servizio, è un aspetto cardine del procedimento avviato dall’Autorità che pone questioni di rilievo anche in merito al rapporto tra pubblico e privato. Infatti, è qui che andrà individuato il giusto equilibrio, così come i termini appropriati di servizio per un privato che si porrà quale diretto gestore e fornitore di un bene pubblico, da garantire in maniera trasparente e non discriminatoria all’intera popolazione.

Sono numerosi i progetti avviati con i fondi del PNRR animati dalla medesima finalità, nonché da esigenze di natura economica, e (“Italia a 1 Giga”, “Italia 5G”, “Scuole connesse”, “Strutture sanitarie connesse” e “Isole minori connesse”) che, nonostante alcune serie difficoltà avute nella partecipazione a causa dei bandi realizzati, hanno visto la maggior parte dei fondi già assegnati. In particolare, Italia a 1 Giga ed Italia 5G si rivolgono alle aree a fallimento di mercato con l’obiettivo di uniformare la velocità di un Paese che raramente, anche nell’ambito dell’innovazione, ha saputo far procedere all’unisono tutti i suoi territori.

L’apertura di nuove bande di frequenza

In tale contesto, sarà fondamentale anche prendere posizione e decidere in merito all’apertura di nuove bande di frequenza a supporto di queste tecnologie, ad oggi ancora non disponibili per i settori verticali, tra cui la banda 6GHz e 60GHz (su cui è stata anche avviata una consultazione da parte del Mise).

L’apertura di nuove bande di frequenze può contribuire in maniera significativa all’implementazione e alla diffusione efficiente del 5G e delle reti ibride, come previsto, ad esempio, per il FWA (Fixed Wireless Access). In merito, credo sia opportuno sottolineare che lo scorso 30 maggio è stata disposta da parte di Agcom la chiusura dell’indagine conoscitiva su possibili nuove modalità di utilizzo dello spettro radio al servizio dei settori verticali. Da quanto emerge nella delibera, la banda dei 26 GHz bassa (ovvero quella che copre la porzione dello spettro radio che va dai 24.25 ai 27.5 GHz.) è l’unica a poter essere resa disponibile, nel breve e medio periodo, per l’assegnazione con diritti d’uso individuali.

Per altre frequenze sono attualmente in corso gli studi tecnici preparatori, anche a livello europeo, ma considerata la loro particolare complessità, la durata di tali approfondimenti e studi prevederà un tempo più lungo. Anche per uniformarci con le decisioni europee in merito, sarà importante rendere accessibili e licenziare nel più breve tempo possibile le bande utili per introdurre e implementare strumenti di crescente importanza come le bande ibride.

Connettività, una tematica politica con rilevanti implicazioni sociali

Quello che appare come un argomento tecnico è più che mai un tema prevalentemente politico e meriterebbe forse maggiore attenzione da parte dei rappresentanti politici. A oggi, infatti, sembrerebbe che nessun partito, né schieramento politico, possa intestarsi una particolare attenzione ai temi del digitale, se non per singoli e sparuti individui che nel complesso hanno inciso relativamente nel panorama tecnologico. Si tratta di una tematica con rilevanti implicazioni sociali, significativa in maniera trasversale per il sistema produttivo e centrale nell’ambito dell’innovazione che potrebbe rappresentare un punto di interesse anche per i futuri programmi elettorali. Come precedentemente si ricordava, anche decidere quali criteri siano più utili e appropriati per garantire la corretta gestione di un bene pubblico da parte di un privato è un atto politico, attraverso cui realizzare in concreto la propria visione della società e definire i termini più corretti del rapporto tra impresa privata, cittadino e valorizzazione di un bene pubblico.

Dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che il digital divide rappresenta ogni giorno qualcosa di più complesso e critico, sia per il crescente legame del nostro sistema produttivo e sociale dal digitale, sia per le nuove opportunità che un simile settore è in grado di generare.

Oggi, il digital divide si concretizza in esclusione sociale, limitazioni delle possibilità concrete di lavoro, di studio ma anche di poter essere cittadino del mondo contemporaneo.

Lo sviluppo tecnologico procede con capacità evolutive straordinarie e, fino a oggi, sconosciute. Permettere che la crescita del settore rimanga slegata da una seria politica di sviluppo della connessione veloce in maniera uniforme e omogenea, sia a livello nazionale che a livello globale, potrebbe (uso del condizionale solo per una visione ottimistica della vita!) avere delle profondissime ripercussioni sulla competitività delle nostre imprese e sulle fasce più fragili della popolazione. Ogni settore produttivo è ormai indissolubilmente legato all’economia digitale, certo, con diversi gradi di dipendenza, ma proprio per questo bisognerà agire ed essere attenti a non creare fratture sociali insanabili, accrescere i privilegi derivanti dall’accesso al digitale di pochi e limitare le opportunità economiche. Inoltre, la burocrazia come insieme di servizi elementari per la cittadinanza è ormai integralmente digitalizzata e richiede un accesso sicuro a internet, oltre che competenze adeguate a usufruirne.

Le nuove possibilità del metaverso

L’irrobustimento della connettività non va quindi inteso come un mero veicolo a favore delle imprese ma è un pilastro importante per garantire un equo accesso alle possibilità offerte dalla nostra società, per avere un accesso pieno alla cittadinanza e, non da ultimo, per poter godere delle possibilità che le nuove frontiere dell’innovazione permettono di intravedere all’orizzonte, come potrebbe essere quella del metaverso che richiederà uno sforzo infrastrutturale globale.

Così come è accaduto per internet, il metaverso a oggi promette di impattare in maniera estremamente significativa sul sistema economico mondiale nonché sul modo di interagire tra individui, offrendo nuove possibilità e generando un mercato straordinariamente significativo, in grado di influenzare una grandissima varietà di attori economici e di settori, dalla moda al gaming, dal lavoro alla cultura. Si stima che entro i prossimi dieci anni il metaverso potrebbe raggiungere un miliardo di persone e diventare un mercato digitale del valore di miliardi di dollari.

Ciò potrebbe valere anche per altre e ancora sconosciute tecnologie e accedere a tali mezzi non potrà essere privilegio di pochi. Questo dipenderà anche dalle scelte e dalla lungimiranza che sapremo esprimere nel presente. Credo che anche attraverso questi atti si esprima l’ormai trascurata ambizione a un domani più equo. Garantire una larghezza di banda adeguata, una connettività veloce e sicura è una delle condizioni necessarie affinché il futuro sia di tutti.

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