PNRR, l’intelligenza artificiale dov’è? Una dimenticanza pericolosa | Agenda Digitale

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PNRR, l’intelligenza artificiale dov’è? Una dimenticanza pericolosa

L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità e uno strumento per accelerare la crescita digitale dell’Italia con benefici, oltre che il mondo industriale, interessano la società nel suo complesso. Leggendo il PNRR non appare però essere adeguatamente declinata, soprattutto in termini di progetti e risorse

11 Feb 2021
Maria Rosaria Della Porta

research fellow Istituto per la Competitività, I-Com

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) – il programma di investimenti che l’Italia presenta alla Commissione europea nell’ambito del NextGenerationEU per rispondere alla crisi economica causata dalla pandemia – sembra mancare una chiara strategia di come il Paese intenda sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale per ripartire nella fase post-Covid.

Questa assenza di programmaticità e la mancanza di obiettivi precisi che si intendono conseguire rispetto alle risorse allocate rischia di far perdere al Paese un’occasione storica e irripetibile. Speriamo che il nuovo Governo, nel riscrivere il PNRR, ne tenga conto.

L’intelligenza artificiale rappresenta infatti un’opportunità e uno strumento per accelerare la crescita digitale dell’Italia con benefici che, oltre a riguardare il mondo industriale, interessano la società nel suo complesso. Pertanto, risulta, oggi più che mai, fondamentale puntare su questa nuova frontiera tecnologica, che si presenta come leva cruciale per trasformare il Paese.

I fondi per giocare la partita

Per un’Italia post Covid-19 più ecologica, digitale e resiliente sono in arrivo i 210 miliardi di euro del Recovery Fund, che sommati ai fondi europei compresi nel Quadro Finanziario Pluriennale metteranno a disposizione del nostro Paese un ammontare di risorse pari a circa 309 miliardi di euro nel periodo 2021-2029. Praticamente una somma mai vista. Tali ingenti risorse rappresentano pertanto, com’è evidente, un’occasione straordinaria e irripetibile per il rilancio degli investimenti nonché una responsabilità enorme per l’Italia che, oltre a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia da coronavirus, è chiamata a gettare le basi per recuperare il forte ritardo rispetto alle economie più avanzate specie sul fronte digitale, dove si classifica in 25° posizione, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria nel cosiddetto Indice Desi, ossia l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società 2020 della Commissione Europea.

Ed è con queste risorse che dobbiamo giocare anche la partita sull’intelligenza artificiale e sulle altre tecnologie emergenti (cloud, automazione e robotica, cybersecurity e 5G), fattori imprescindibili per migliorare radicalmente la competitività della nostra economia e far sì che l’Italia diventi un Paese più moderno, innovativo e incline al benessere dei suoi cittadini.

Recovery plan, troppo poco su ricerca e istruzione

Dalla ricerca all’impresa: il ruolo dell’intelligenza artificiale per la ripartenza del Paese

L’intelligenza artificiale ha un ruolo cruciale in diversi settori: sanità, istruzione, infrastrutture, logistica, turismo nonché manifattura. È, inoltre, un fattore abilitante anche per la transizione verso la sostenibilità energetica e ambientale.

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Dunque, rientra senza ombra di dubbio tra i principali motori della crescita del Paese ed è per tale motivo che il Recovery Plan tenta (bisogna vedere se ci riesce) di puntare su questa frontiera tecnologica e di rafforzare il sistema italiano della ricerca su IA.

Istruzione e ricerca

La missione “istruzione e ricerca” del PNRR mira al potenziamento della ricerca di base e delle grandi infrastrutture di ricerca, fondamentali nelle aree di frontiera e per il trasferimento tecnologico, il miglioramento dell’interazione tra mondo della ricerca e mondo produttivo, nonché della propensione all’innovazione delle imprese, soprattutto quelle piccole e medie, e la loro partecipazione a progetti e filiere strategiche. Pertanto, viene finanziata la creazione di 7 centri attivi dedicati alle tecnologie chiave abilitanti. Tra questi rientra il Centro Nazionale per l’intelligenza artificiale, che avrà sede a Torino. Esso funzionerà come una vera e propria struttura di ricerca e trasferimento tecnologico capace di attrarre talenti internazionali e, allo stesso tempo, diventare un punto di riferimento per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Italia, in connessione con le principali tendenze tecnologiche, tra cui 5G, Industria 4.0, Cybersecurity.

Dalla ricerca all’impresa

Inoltre, la componente “Dalla ricerca all’impresa” della missione 4 su istruzione e ricerca, punta sulla creazione di ecosistemi dell’innovazione e campioni territoriali di R&S.

Nello specifico, attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture digitali, con integrazione di intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, materiali avanzati, metodi avanzati di analisi matematica e di intelligenza artificiale applicati al business, si mira al rafforzamento di alcuni “innovation ecosystem” e al sostegno e allo sviluppo di imprese innovative.

Vengono, pure, finanziati i Digital Innovation Hub, incaricati della erogazione alle imprese di servizi tecnologici avanzati e servizi innovativi qualificanti di trasferimento tecnologico e che costituiscono pe le imprese una porta d’accesso al mondo IA.

Sempre per potenziare la ricerca in IA, tra gli interventi previsti dal Recovery Plan rientra l’attivazione nelle scuole superiori di laboratori sulle nuove professioni connesse all’intelligenza artificiale, alla robotica e alla digitalizzazione, anche favorendo la collaborazione fra pubblico e privato mentre in ambito universitario si finanziano iniziative volti a qualificare e ad innovare i percorsi accademici e dei dottorati.

Infrastrutture per una mobilità sostenibile e assistenza sanitaria

Oltre alla ricerca, l’intelligenza artificiale entra in gioco anche in ambiti più applicativi, come quello della logistica. Ad esempio, all’interno della missione “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” e nello specifico nella componente “Intermodalità e logistica integrata”, il piano proposto dal governo prevede la dotazione di sistemi di intelligenza artificiale per la Digitalizzazione dei sistemi logistici del Paese, inclusi aeroporti.

Infine, l’IA può ridisegnare e migliorare l’assistenza sanitaria, offrire nuove opzioni nel trasporto pubblico, nell’istruzione, nella gestione dell’energia e dei rifiuti ed efficientare la PA.

Conclusioni

Leggendo, però, il PNRR non appare essere sufficientemente declinata nel provvedimento governativo, soprattutto in termini di progetti e risorse. Al di là del potenziamento in ambito “ricerca” e dell’Istituzione del Centro Nazionale per l’Intelligenza Artificiale, il Piano del Governo non dettaglia mai precisi progetti in cui si punti sull’IA per ridisegnare il futuro dell’Italia.

Eppure, l’intelligenza artificiale, avrebbe dovuto essere la pietra angolare su cui fondare la ripartenza del Paese, grazie anche alle numerose iniziative contenute nella Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale elaborata dal ministero dello Sviluppo Economico, per consentire all’Italia di massimizzare i benefici e minimizzare i costi derivanti da quello che viene definito come il più importante cambio di paradigma tecnologico dei nostri tempi.

A questo punto si spera che il prossimo varo della strategia corrobori un PNRR che sul punto appare troppo generico.

È vero, peraltro, che il piano per la ripartenza redatto dal governo manca del “come” e degli aspetti più concreti e applicativi a livello generale. Lo stesso commissario europeo agli Affari economici e Monetari, Paolo Gentiloni, ha chiesto chiarezza alle autorità italiane sugli obiettivi e i tempi per l’attuazione del PNRR.

Non è più il momento di indugiare, il nostro Paese non può nuovamente essere tacciato di mancanza di progettualità.

PNRR e digitale: le misure urgenti per rimediare alla vaghezza del Recovery Plan italiano

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