Scuola digitale, che ci resta dopo Renzi: i risultati e i nodi aperti

Il 2016 ha visto l’attivazione di gran parte delle azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale. Alcuni nodi sono ancora del tutto da sciogliere, sulla formazione, sull’accompagnamento delle scuole, sull’utilizzo di strumenti agili per l’attuazione. E il 2017 diventa l’anno decisivo

09 Dic 2016
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Il 2016 è stato per la Scuola (digitale) un anno determinante, perché, seguendo le previsioni del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), molte delle azioni previste sui diversi capitoli (strumenti, competenze e contenuti, formazione, accompagnamento) sono state impostate (a fine ottobre, il 65%), e così anche sono stati affrontati i punti chiave del PNSD. In particolare, l’anno scolastico 2016/17 è stato il primo avviato con i nuovi piani di offerta formativa, in cui si è vista anche l’impronta chiara degli animatori digitali (la cui istituzione è forse l’azione che ha riscosso i maggiori consensi). E il tema della formazione è anche adesso uno dei nodi cruciali e più difficili da affrontare.

Un nuovo indirizzo sulla formazione

A ottobre 2016 è stato approvato anche il Piano Nazionale per la Formazione (PNF) degli insegnanti, che sembra recepire anche diverse delle osservazioni e delle critiche che erano emerse rispetto alla prima fase del piano formativo sul PNSD.

Il piano formativo non ha, infatti, fin qui prodotto in modo omogeneo i risultati auspicati, non soltanto in termini di contenuti e modalità del percorso formativo per docenti, DS e DSGA, ma anche di governo amministrativo. Sul versante della formazione, il rischio che si corre è di una qualità formativa (e di una conseguente preparazione delle scuole) ancora a macchia di leopardo. Per questa ragione si stanno rendendo necessarie delle azioni di riallineamento, anche per il monitoraggio sulla qualità e sull’efficacia del cambiamento. È, però, sempre auspicabile che siano anche previste attività di accompagnamento dei DS e delle scuole che non si limitino a momenti di formazione e verifica, ma che si pongano come supporto al cambiamento. Affermando nuovi schemi e nuovi valori.

Un accompagnamento che consenta un confronto continuo (in presenza e online) e che quindi contribuisca a rendere patrimonio comune lo stesso processo di cambiamento, con un coordinamento e un supporto da parte delle organizzazioni territoriali (USR, Reti) e centrale.

In quest’ottica diventa sempre più importante l’attivazione di community territoriali che permettano di costruire reti di esperienze partendo dai framework di competenza digitale che sono alla base dei corsi (come DIGCOMP, l’e-leadership) e che quindi consentano di rendere omogeneo e allo stesso tempo velocizzare i percorsi di cambiamento, l’attuazione del PNSD, l’innovazione della scuola.

Insieme alle linee guida emanate dall’Autorità di Gestione per la definizione dei corsi formativi, il PNF rappresenta così anche l’evidenza, da parte del Miur, della capacità di ascolto e reazione anche rispetto a problemi di attuazione del PNSD.

La formazione, con il PNF, entra infatti in una dimensione più strutturata e organica, vicina alle reali esigenze espresse del personale scolastico e degli istituti, espresse nei Piani Triennali di Offerta Formativa, e si apre anche alle risorse del territorio, oltre che ponendo in primo piano lo strumenti delle reti di scuole. In più, va nella dimensione della formazione continua anche la previsione di task force permanenti negli Uffici Scolastici Regionali (USR) finalizzate ad accompagnare scuole e reti di scuole nell’attuazione del piano di formazione e per il coordinamento delle iniziative territoriali.

Tra cambiamento culturale e burocrazia

La sfida e l’ambizione del PNSD sono notevoli, perché l’obiettivo dell’innovazione che si vuole realizzare pervade tutte le aree, dalla didattica all’organizzazione dei tempi e degli spazi , dai contenuti alla digitalizzazione dei processi amministrativi e alla trasformazione organizzativa, con cambiamenti significativi sul fronte delle competenze del personale e anche sul loro modo di operare anche nelle relazioni con il territorio e con le altre scuole.

È, in altri termini, un piano che si propone di proiettare la scuola nel pieno della trasformazione digitale della nostra società, ed è quindi, come naturale conseguenza, un piano che deve tener conto di agire in un sistema complesso come la scuola. Per questa ragione, si pone come ambito di intervento per la definizione degli indirizzi e degli interventi (anche in termini di risorse e tempi), ma si realizza capillarmente con le azioni dei singoli docenti, delle singole scuole. È così che accompagnamento e ascolto diventano ingredienti essenziali di questo percorso, anche in un’ottica di progettazione collettiva, dove le prassi si affinano e con il riuso e l’esperienza diventano patrimonio comune, conoscenza condivisa.

Tutto questo si realizza non solo nell’area didattica e di innovazione degli ambienti di apprendimento, dove la condivisione ha un valore enorme per la possibilità di fare emergere prassi che possano diventare riferimento comune (e qui qualche esempio viene dagli “Schoolkit”, lanciati quest’anno sul sito del Pnsd, non ancora però decollati in modo significativo) ma anche, ad esempio, nelle diverse iniziative dell’area formativa, dove è utile trovare rapidamente un bilanciamento tra coordinamento centrale e autonomia progettuale dei poli e degli snodi formativi, così da evitare frammentazioni, ridondanze ma anche contraddizioni tra le attività messe in campo.

In questo senso il cambiamento culturale di dirigenti e docenti è alla base del successo del programma e così, anche, il monitoraggio sistematico dal punto di vista dell’efficacia e della qualità dei risultati. Un programma così complesso e ambizioso ha necessità di basarsi su un quadro chiaro di bilanciamento tra coordinamento centrale e autonomia locale progettuale e attuativa, agevolata da strumenti e processi digitali che superino l’ingolfamento burocratico e mirino a semplificare le azioni specifiche in carico alle scuole. E questo è ancora un quadro in divenire. Probabilmente anche uno dei nodi sul quale è maggiormente importante intervenire, proprio per rendere esplicito che il binomio innovazione-semplificazione è la chiave per superare inefficienze e dispendio di energie. E in questo, diventa utile rivedere la scelta delle azioni avviate attraverso bandi, che in ogni caso diventano impegno burocratico, energivoro. In più, rischiano di rallentare l’attuazione delle azioni stesse e di legare la capacità innovativa delle scuole alla loro capacità amministrativa.

Prospettive e auspici per il 2017: i nodi da sciogliere

Il 2017 si apre così con un sistema chiaramente in movimento e proiettato sul completamento dell’avvio delle azioni del PNSD, oltre che a riorientare quegli interventi che non hanno ancora raggiunto un impatto significativo.

In particolare le attese sono su aree come:

  • l’avvio e il dispiegamento di tutte le azioni del PNSD, che proprio per il suo carattere e la sua strategia richiede l’attuazione organica degli interventi (pensiamo ad esempio alle azioni del capitolo “Accompagnamento”, come il monitoraggio del Piano, e gli interventi specifici sulle reti di scuole);
  • il completamento e l’attuazione delle azioni avviate nel 2016, come ad esempio quelle, molto innovative ma ancora sulla carta, degli atelier creativi;
  • l’attuazione organica del modello che si vede in nuce nel Piano Nazionale della Formazione, con un livello intermedio di supporto e coordinamento sempre più visibile a livello territoriale, con gli Usr e le reti di scuole, per un accompagnamento non solo sul fronte della formazione e della didattica, ma anche su quello, molto importante, e che però oggi si muove a macchia di leopardo, della digitalizzazione amministrativa;
  • l’intervento sull’autonomia e sui contratti, in grado di dar concreta attuazione a principi come quello della formazione obbligatoria, oggi obbligo senza penali e ancora senza strumenti definiti di attuazione, ma anche di rendere possibile una misurazione e una incentivazione del merito.

Il processo di cambiamento è complesso, e perché abbia impatti significativi è necessario che sia profondo e insieme capillare. Per questo ci vuole tempo e però, insieme, l’attuazione pervasiva e tenace di quanto indicato nelle premesse del PNSD: “il Piano è, attraverso le sue azioni, una richiesta di sforzo collettivo” e che quindi, necessariamente e nativamente, richiede una governance che sappia favorire, coltivare, valorizzare questo agire collettivo.

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