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@e.bollo

Marca da bollo: cos’è, come e quando applicarla (anche digitale)

Attraverso l’Istituto di Pagamento di Infocamere, i cittadini possono pagare e apporre la marca da bollo digitale sui documenti verso la Pubblica Amministrazione: perché è innovativo e come funziona

2 giorni fa

Paolo Ghezzi, direttore generale Infocamere


Come effettuare il pagamento dell’imposta di bollo per le fatture (elettroniche e cartacee) e per i documenti fiscalmente rilevanti. Quali sono le modalità di determinazione e pagamento dell’imposta, nonché gli adempimenti da assolvere in sede di dichiarazione dei redditi

Dopo l’avvio dell’obbligo di fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione, è il momento giusto una guida pratica sullo stato dell’arte riguardante le modalità di assolvimento dell’imposta di bollo sulle fatture cartacee, elettroniche e documenti elettronici rilevanti ai fini fiscali.

La normativa di riferimento è rappresentata dal D.P.R. 642 del 1972, che all’articolo 13, n° 1 della Tariffa Allegato A) dispone quali sono le modalità di assolvimento dell’imposta di bollo su fatture, ricevute, note, conti e simili documenti, e più precisamente:

  1. con l’acquisto, l’applicazione e l’annullamento della marca, ossia, del contrassegno telematico comprato dal tabaccaio,
  2. in modo virtuale, nelle modalità specificate oltre, a seconda che si tratti di documenti cartacei o assimilati, oppure informatici a norma di legge.

Che cosa è una marca da bollo (o imposta di bollo)?

La marca da bollo è un’Imposta sostitutiva all’applicazione dell’IVA, nel caso in cui quest’ultima non sia esigibile.

In particolare, essa va applicata sui consumi indicati nel DPR 642/72 e riguarda generalmente (si veda la tabella che segue per i dettagli):

  • le ricevute o fatture (se esenti da IVA),
  • i conti correnti bancari e postali (nel caso del superamento di determinate soglie)
  • le cambiali,
  • la registrazione dei contratti di locazione
  • gli atti, documenti e registri di cui all’Allegato A del DPR 642/72.

Venendo al tema oggetto dell’articolo, nei casi previsti dalle vigenti normative fiscali e tributarie, si applica l’imposta di bollo quando l’importo totale del documento fiscale supera 77,47 euro.

Tipi di marca da bollo e quando applicarla: documenti (fatture, ricevute, note, conti e simili) che scontano l’imposta di bollo di 2 euro

Generalmente scontano l’imposta di bollo su fatture, ricevute, note, conti e simili documenti, pari a € 2,00, tutte le operazioni fuori campo IVA, escluse o esenti dall’IVA, di importo superiore a € 77,47.

Nella seguente tabella un riassunto delle fattispecie a cui si applica la predetta norma:

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Ambito IVAOperazioniFattispecieSoggetta a imposta di bollo di € 2,00 per importi oltre € 77,47
Operazioni in campo IVA D.P.R. 633/1972ImponibiliImponibile IVA (4%, 10%, 22%)No
Articolo 17: Inversione Contabile “nazionale” (rottami, subappalti edilizia, cessioni di CPU e cellulari)No
Articolo 17-ter: Split Payment (scissione dei pagamenti alla Pubblica Amministrazione)No
Articolo 74: IVA assolta all’origine (editoria, ricariche telefoniche)No
EsentiArticolo 10: prestazioni sanitarie, attività educative e culturali, riscossione di tributi, esercizio di giochi e scommesse, prestazioni di mandato e mediazione, operazioni in oro, immobiliari, finanziarie
Non ImponibiliArticolo 8 a), 8 b), 9; articolo 66 comma 5 D.L. 331/1993: esportazioni di beni dirette ed indirette, servizi internazionali, cessioni di beni intracomunitarie, bollette e documenti doganaliNo
Articolo 8 c) e 8 bis: esportatori abituali e operazioni assimilate a esportazioni
EscluseArticolo 15: spese in nome e per conto, interessi di mora, etc…
Operazioni fuori campo IVA D.P.R. 633/1972Articolo 2,3,4,5,7: operazioni fuori campo IVA (ricevute per prestazioni occasionali, servizi intracomunitari resi, etc…)
Articolo 1 commi 54-89 L. 190/2014 e s.m.: operazioni in franchigia da IVA (regime forfettario)
Articolo 27 commi 1 e 2 D.L. 98/2011 : operazioni non soggette ad IVA (regime di vantaggio – minimi)

Le persone fisiche titolari di rapporti di conto correnti bancario e conto corrente postale, con giacenza superiore ai 5.000 euro, sono soggetti all’obbligo di pagamento dell’imposta di bollo per un importo pari a 34,20 euro che viene riscosso mediante addebito sul conto corrente da parte dell’intermediario finanziario, che in questo caso agisce da sostituto d’imposta. Queste modalità valgono anche nel caso delle persone giuridiche, differendo solo per l’ammontare dell’imposta di bollo che è pari a 100 euro.

Come applicare la marca da bollo su fatture cartacee e ricevute, note, conti e simili documenti

Marca da bollo cartacea – contrassegno telematico

Come ha specificato la Risoluzione 444/E del 2008, l’obbligo di apporre il contrassegno sulle fatture o ricevute è “a carico del soggetto che forma i predetti documenti e, quindi, li consegna o spedisce” (cioè chi emette la fattura). L’emittente può effettuare la rivalsa dell’imposta, cioè addebitare l’importo al cliente/committente, a titolo di spese anticipate in nome e per conto escluse articolo 15 D.P.R. 633/1972.

Cos’è e come funziona il contrassegno telematico

Contrassegno elettronico imposta di bollo

Il contrassegno telematico (più comunemente chiamato marca da bollo) si acquista presso le rivendite di valori bollati (tabaccherie e simili), e per essere considerato regolare quando applicato sul documento, deve riportare una data di emissione uguale o antecedente a quella del documento. Per questo è prassi consigliata di procurarsi per tempo un congruo quantitativo di contrassegni per far fronte all’obbligo, e se del caso, chiedendo alla rivendita la distinta di acquisto dei valori bollati timbrata.

La marca da bollo sulla fattura è a carico del debitore, sebbene per il pagamento dell’imposta e per eventuali sanzioni amministrative sono obbligatamente solidali entrambi le parti, cioè, sia chi emette la fattura e sia chi la riceve senza la corretta applicazione della marca da bollo. Questo significa che se l’emittente non appone il contrassegno, per regolarizzare il documento sarà il cliente/committente a dover pagare l’imposta di bollo, presentando il documento presso l’Agenzia delle Entrate entro 15 giorni dal ricevimento. Solo in questo caso il cliente/committente sarà esente da qualsiasi responsabilità e la sanzione per omesso bollo verrà quindi applicata all’emittente.

Con l’introduzione del contrassegno telematico adesivo (predatato e impossibile da rimuovere senza danneggiarlo) non è più necessario annullare la marca da bollo con un timbro o sigla come avveniva per le vecchie marche da bollo.

Come verificare la validità del contrassegno telematico

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate è disponibile la procedura controllo valori bollati per verificare la validità del contrassegno telematico (con riferimento al numero identificativo e alla data di acquisto del contrassegno telematico).

Imposta di bollo su fatture o documenti cartacei assolta in modo virtuale (digitale)

Ai sensi dell’articolo 15 del D.P.R. 642 del 1972 e di successivi decreti attuativi (decreti 7 giugno 1973, 25 luglio 1975, 31 ottobre 1981, 10 febbraio 1988 e 24 maggio 2012), per determinati documenti e atti, comprese le fatture, l’imposta di bollo può essere assolta in modo virtuale, mediante preventiva domanda di autorizzazione bollata presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate di competenza, indicando il numero stimato degli atti e/o documenti emessi/ricevuti nel corso dell’anno, per i quali si chiede l’autorizzazione all’assolvimento in modo virtuale.

L’autorizzazione, come stabilito dalla Circolare 61 del 1973 e 49 del 1987, in passato veniva rilasciata verificando gli idonei requisiti e solo qualora l’imposta di bollo presuntivamente calcolata fosse superiore a € 2.582,28. Con la Circolare 16/E del 2015 questo limite minimo d’imposta da versare è considerato come superato, tuttavia all’ufficio viene consigliato di verificare:

  • i requisiti di affidabilità e di adeguata capacità economica del richiedente ad assolvere il tributo,
  • l’entità del tributo e la quantità di documenti da “bollare”

Ciò comporta una maggiore discrezionalità nel rilascio da parte degli uffici periferici, che nella prassi hanno introdotto alcuni limiti “informali” al rilascio (ad esempio, un numero minimo di documenti).

Tale discrezionalità rende di fatto impraticabile la richiesta di autorizzazione per quei soggetti che emettono da qualche decina a poche centinaia di documenti l’anno soggetti ad imposta di bollo, come ad esempio chi applica un regime agevolato non soggetto ad IVA (contribuenti minimi e forfettari).

Ove l’ufficio rilasci l’autorizzazione, sulla fattura (o analogo documento autorizzato) andrà riportata in modo chiaramente leggibile la dicitura “imposta di bollo assolta in modo virtuale ex art. 15 del D.P.R. 642 del 1972“, oltre agli estremi della relativa autorizzazione.

Quando e come applicare la marca da bollo: esempi pratici

Le prestazioni occasionali e la marca da bollo

Sovente capita di ricorrere alle prestazioni di soggetti che rilasciano una ricevuta e non una fattura.

Tali soggetti sono coloro che fanno prestazioni occasionali, esercitando saltuariamente un’attività, per non più di 30 giorni con lo stesso committente, e che emettono ricevute fino all’importo massimo di 5.000 euro.

Per questi soggetti non esiste l’obbligo di apertura della partita Iva, e conseguentemente di emettere fattura, sostituendo quest’ultima con una ricevuta fiscale sulla quale è applicata una marca da bollo nel caso in cui il totale sia superiore a 77,47 euro.

Regime dei Minimi e marca da bollo

Anche i contribuenti rientranti nel regime dei minimi sono soggetti all’obbligo d’inserimento di una marca da bollo su tutte le fatture emesse d’importo maggiore di 77,47 euro.

La corretta dicitura da riportare in fattura è “Imposta da bollo sull’originale. ID XXXXXXXX“. Tale dato è rappresentato dal rifermento del numero del contrassegno telematico applicato sull’originale consegnato al cliente.

Marca da bollo e medici

Anche i professionisti e medici che lavorano in campo sanitario sono soggetti all’obbligo dell’imposta di bollo da € 2,00. Vale la pena ricordare che spetta al debitore, ai sensi dell’articolo 1199 del Codice Civile assolvere nel caso in cui l’imposta non sia stata pagata dal’emittente perché ne ha la responsabilità solidale (Risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 444/E del 18 novembre 2008). Inoltre l’Agenzia delle entrate al riguardo ha precisato che il cliente che riceve la fattura o ricevuta irregolare, deve presentare tale documento entro 15 giorni dal suo ricevimento all’ufficio competente dell’Agenzia delle entrate, pagando il relativo tributo per regolare l’assolvimento dell’obbligazione tributaria, la cui sanzione sarà a carico del solo soggetto emittente.

Modalità di dichiarazione, liquidazione e versamento dell’imposta assolta in modo virtuale

L’Ufficio a seguito dell’autorizzazione liquiderà provvisoriamente l’imposta di bollo in base a quanto dichiarato, con suddivisione dell’importo totale in rate uguali da versare alla fine di ogni bimestre solare, dalla data di autorizzazione fino a fine anno. Ad esempio: richiesta di autorizzazione il 2 febbraio 2016, fatture da emettere nel 2016 stimate 1.250, imposta di bollo su fatture liquidata pari a 2.500 €, 6 rate bimestrali di 417 € a partire dal 29 febbraio 2016.

Entro il 31 gennaio di ogni anno, andrà presentata la Dichiarazione annuale dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale indicando il numero e la tipologia degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, distinti per voce di tariffa, e altri elementi utili. Ad esempio si indicherà nella Tabella A della dichiarazione il codice 25 per fatture, ricevute, note, conti e simili documenti.

La Dichiarazione è la base di calcolo per la liquidazione definitiva a consuntivo dell’imposta di bollo complessivamente dovuta per l’anno di riferimento e per la liquidazione provvisoria dell’anno in corso. L’imposta definitiva a credito o a debito verrà inserita nel versamento della rata bimestrale di febbraio o di aprile.

Il versamento si effettua con modello F24 da aprile 2015 con i codici tributo 2505 per le rate bimestrali, 2506 per l’acconto, 2508 per eventuali interessi, approvati con Circolare 12/E del 2015. Eventuali eccedenze di imposta di bollo virtuale non sono compensabili come crediti.

Come chiarito dalla Circolare 16/E del 2015, questa modalità appena descritta, non si applica alle fatture elettroniche e più in generale ai documenti elettronici rilevanti ai fini fiscali (regolamentate dal Decreto Ministeriale 17 giugno 2014 e di cui si parla più specificamente nella penultima sezione del presente articolo).

Come assolvere l’imposta di bollo su fatture in PDF inviate via mail

La semplice fattura in PDF, anche se elaborata tramite computer ed inviata via mail, quindi non conservata sostitutivamente, non possiede i requisiti stabiliti dal D.M. 17 giugno 2014 per essere considerato un documento informatico rilevante ai fini fiscali, pertanto essa va assimilata ad un documento cartaceo. Quindi devono essere seguite le modalità di assolvimento dell’imposta di bollo in modalità:

  • tradizionale con contrassegno telematico cartaceo,
  • virtuale con autorizzazione preventiva.

Tralasciando la seconda modalità (di cui si è detto sopra), operativamente chi emette il documento soggetto ad imposta di bollo e lo trasmette elettronicamente, deve provvedere a:

  • indicare sulla copia inviata elettronicamente la dicitura “imposta di bollo – numero identificativo” (riportando il medesimo numero della marca da bollo che si andrà ad apporre sul proprio originale) oppure, in modo più esteso “imposta di bollo assolta sull’originale in possesso dell’emittente, con numero identificativo ….” (l’indicazione del numero identificativo non è un requisito essenziale, tuttavia rende facilmente verificabile l’assolvimento dell’imposta di bollo da parte del ricevente),
  • stampare il proprio originale,
  • apporre il contrassegno – marca da bollo cartacea sul proprio originale,
  • conservare in cartaceo l’originale.

Come assolvere l’imposta di bollo su fatture elettroniche e documenti informatici rilevanti ai fini fiscali

Con l’entrata in vigore dell’articolo 6 del Decreto Ministeriale 17 giugno 2014 del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono state modificate le disposizioni relative all’assolvimento dell’imposta di bollo su fatture elettroniche, documenti informatici, libri informatici, registri informatici rilevanti ai fini tributari.

Questo decreto ha introdotto delle novità semplificando la previgente normativa, eliminando assolvimento dell’imposta di bollo mediante calcolo e versamento preventivo con modello F23. Grazie a queste semplificazioni si può pagare l’imposta di bollo con il modello F 24 E i contribuenti che sono tenuti al versamento della predetta imposta possono fare un unico versamento cumulativo entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, In sostanza entro non oltre il 30 aprile di ciascun anno di imposta.

Ma cosa si intende per documenti informatici rilevanti ai fini tributari? Gli articoli 2 e 3 del predetto decreto stabiliscono che, per documento informatico rilevante ai fini tributari, si intende il documento che ha caratteristiche di:

  • immodificabilità
  • integrità
  • autenticità
  • leggibilità
  • utilizza i formati previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale, e dai decreti attuativi, oppure utilizza i formati scelti dal responsabile della conservazione (che ne motiva la scelta nel manuale di conservazione), quali ad esempio: PDF, PDF/A, TIFF, JPG, OpenOffice XML, Open Document Format, XML, TXT, EML, atti a garantire al documento informatico integrità, possibilità di accesso e leggibilità nel tempo,

Inoltre esso viene conservato in modo tale che:

  • sia a norma di legge ai fini della corretta tenuta della contabilità,
  • siano consentite le funzioni di ricerca e di estrazione dagli archivi informatici almeno delle anagrafiche e delle informazioni obbligatorie da riportare sui documenti (es. elementi obbligatori della fattura stabiliti dall’articolo 21 del D.P.R. 633 del 1972),
  • il processo di conservazione termini con l’apposizione di un riferimento temporale opponibile a terzi (marca temporale) sul pacchetto di archiviazione,
  • il processo di conservazione sia chiuso entro il termine di 90 giorni dalla data di scadenza dell’invio della dichiarazione dei redditi.

Un tipico esempio di documento informatico rilevante ai fini tributari è la Fattura Elettronica verso la Pubblica Amministrazione.

Imposta di bollo: come inserirlo nel tracciato telematico della fattura elettronica?

L’inserimento dei dati relativi all’imposta di bollo nel tracciato della fattura elettronica da inviare al Sistema di Interscambio, è previsto nei seguenti campi del tracciato standard:

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keyboard_arrow_left
2.1.1.6

<DatiBollo>

Blocco dati relativi al bollo
2.1.1.6.1

<BolloVirtuale>

xs:stringBollo assolto ai sensi del decreto MEF 17 giugno 2014 (art. 6)
2.1.1.6.2

<ImportoBollo>

xs:decimalImporto del bollo

Ai fini fiscali va segnalato anche l’assolvimento dell’obbligo di comunicazione relativo alla  conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari di cui all’articolo 5, comma 1, del Decreto Ministeriale 17 giugno 2014 del Ministero dell’Economia e delle Finanze  e relativo all’inserimento nella dichiarazione dei redditi delle informazioni  riguardanti le modalità di  conservazione elettronica della contabilità per i seguenti modelli:

Unico 2015 SC – Va compilato il prospetto “Conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari” (rigo RS104) necessario per comunicare di aver effettuato la conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari nel periodo d’imposta di riferimento. Nel rigo RS104 va indicato il codice 1, qualora il contribuente, nel periodo d’imposta di riferimento, abbia conservato in modalità elettronica, almeno un documento rilevante ai fini tributari ovvero il codice 2, qualora il contribuente non abbia conservato in modalità elettronica alcun documento rilevante ai fini tributari.

Unico 2015 SP – Va compilato il prospetto “Conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari” (rigo RS40) necessario per comunicare di aver effettuato la conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari nel periodo d’imposta di riferimento. Nel rigo RS40 va indicato il codice 1, qualora il contribuente, nel periodo d’imposta di riferimento, abbia conservato in modalità elettronica almeno un documento rilevante ai fini tributari ovvero il codice 2, qualora il contribuente, nel periodo d’imposta di riferimento, non abbia conservato in modalità elettronica alcun documento rilevante ai fini tributari.

Unico 2015 ENC – Va compilato il prospetto “Conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari” (rigo RS83) necessario per comunicare di aver effettuato la conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari nel periodo d’imposta di riferimento. Nel rigo RS83 va indicato il codice 1, qualora il contribuente, nel periodo d’imposta di riferimento, abbia conservato in modalità elettronica almeno un documento rilevante ai fini tributari ovvero il codice 2, qualora il contribuente, nel periodo d’imposta di riferimento, non abbia conservato in modalità elettronica alcun documento rilevante ai fini tributari.

Unico 2015 PF – Va compilato il prospetto “Conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari” (rigo RS140), necessario per comunicare di aver effettuato la conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari nel periodo d’imposta di riferimento. Nel rigo RS140 va indicato il codice 1, qualora il contribuente nel periodo di riferimento, abbia conservato in modalità elettronica almeno un documento rilevante ai fini tributari ovvero il codice 2, qualora il contribuente nel periodo di riferimento, non abbia conservato in modalità elettronica alcun documento rilevante ai fini tributari.

Si ribadisce che, se il documento non ha le caratteristiche appena esposte e non viene conservato a norma di legge, non può essere considerato documento informatico rilevante ai fini tributari, bensì sarà assimilato ad un documento cartaceo, con la conseguenza di non poter assolvere l’imposta di bollo come riportato nel paragrafo qui di seguito.

Come assolvere l’imposta di bollo su fatture elettroniche e documenti informatici rilevanti ai fini tributari

Per i documenti informatici fiscalmente rilevanti (fatture, atti, documenti, registri) emessi o utilizzati durante l’anno l’imposta di bollo è assolta con il versamento diretto in un’unica soluzione, anche con eventuale compensazione di crediti, tramite Modello F24 in modalità esclusivamente telematica, entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio (e cioè entro il 30 aprile dell’anno successivo, o 29 aprile per anni bisestili come il 2016).

Il versamento si effettua con il codice tributo 2501 approvato dalla Circolare 106/E del 2014. Sulle fatture elettroniche soggette ad imposta di bollo va riportata l’annotazione “imposta di bollo assolta ai sensi del D.M. 17 giugno 2014” o in modo più completo “assolvimento dell’imposta di bollo ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del D.M. 17 giugno 2014” così come specificato in data 11 Ottobre 2016 in una risposta che l’Agenzia delle Entrate ha dato ad un quesito ricevuto (http://www.fiscooggi.it/posta/bollo-sulle-fatture-elettroniche).

Per i libri e sui registri (art. 16 della tariffa allegata D.P.R. 642 del 1972) informatici, l’imposta di bollo è dovuta ogni 2500 registrazioni o frazioni di esse.

Nella seguente tabella sono riassunte le modalità di assolvimento dell’imposta di bollo, illustrate nel presente articolo:

modalità di assolvimento dell'imposta di bollo per documenti cartacei e documenti elettronici a rilevanza tributaria

Come funziona la marca da bollo digitale e perché è utile

Dal 14 aprile 2017 la marca da bollo per i documenti rilasciati dalle pubbliche amministrazioni è entrata nell’era digitale: i cittadini possono pagarla direttamente online con addebito in conto, carta di debito o prepagata attraverso i servizi di pagamento del Sistema pagoPA. E’ infatti operativo il servizio @e.bollo, sviluppato dall’Agenzia delle Entrate con la collaborazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che consente tramite il Sistema pagoPA di versare l’imposta di bollo con modalità telematiche sulle richieste trasmesse alle PA e relativi atti.

Il primo (e per ora unico) Prestatore di Servizi di Pagamento (PSP) abilitato è l’Istituto di Pagamento del sistema camerale (www.iconto.infocamere.it) tramite cui è possibile acquistare con pochi click la marca da bollo digitale: con carta di credito per tutti gli utenti oppure con addebito diretto per i titolari di conto corrente dell’Istituto di InfoCamere.

Il nuovo servizio è al momento disponibile solo per l’invio di pratiche al SUAP – Sportello Unico per le Attività Produttive – di alcuni comuni della Lombardia e del Veneto tra i circa 750 che si avvalgono della piattaforma del sistema camerale italiano www.impresainungiorno.gov.it. e che sono già accreditati al servizio pagoPA. Per la cronaca, la prima marca da bollo digitale è stata acquistata a Rovigo e applicata all’istanza inviata da un’impresa del settore agroalimentare al SUAP del Comune di Treviso. Successivamente, la possibilità di acquistare le marche online attraverso l’Istituto di Pagamento di InfoCamere verrà progressivamente estesa agli altri SUAP aderenti alla piattaforma camerale e attivi su pagoPA.

Inoltre, l’Istituto di Pagamento InfoCamere sta fornendo supporto a tutte le Pubbliche Amministrazioni nelle fasi di collaudo del processo di abilitazione al servizio @e.bollo.

Efficienza e innovazione. Quando si parla di agenda digitale non si dovrebbe mai dimenticare che, a guidare ogni intervento normativo o realizzazione applicativa, sono questi i riferimenti da tenere fermi all’orizzonte di una Pubblica Amministrazione che punti ad essere moderna. Efficienza sul piano della riduzione di costi e tempi legati all’uso dei propri servizi, innovazione nella capacità di offrire risposte che vanno incontro alle esigenze dei propri utenti, integrando sempre meglio funzioni e procedure nel vissuto quotidiano – ormai sempre più digitale – di cittadini e imprese.

La nascita del nuovo servizio @e.bollo segue questa linea, segnando un nuovo traguardo verso un Paese più a misura di futuro.

La sperimentazione di InfoCamere sulle marche da bollo digitali

La scelta del SUAP come ambito di sperimentazione del nuovo servizio ci è parsa la più naturale e in linea con le attese delle imprese e degli intermediari, professionisti che ogni giorno si interfacciano con la Pubblica Amministrazione per conto dei propri clienti. InfoCamere, per conto del sistema camerale italiano, svolge da tempo il ruolo di intermediario tecnologico per l’accreditamento alla piattaforma PagoPA dei 3.400 Comuni che utilizzano il servizio SUAP offerto dalle Camere di Commercio. Per questi Comuni, InfoCamere gestisce i servizi di front-end, l’interconnessione a pagoPA e può garantire il pagamento da parte degli utenti, tramite il proprio Istituto di Pagamento IConto presso il quale sono registrati ad oggi circa 8.800 titolari di conti di pagamento, in prevalenza professionisti e società di servizi.

Secondo una stima, sono circa 11.000 le pratiche SUAP soggette ogni anno a imposta di bollo nei 750 comuni attivi sulla piattaforma www.impresainungiorno.gov.it e già connessi a pagoPA, con una media di due marche da bollo da 16€ per ogni pratica. Allargando la stima all’intera platea dei 3.400 comuni serviti dalla piattaforma SUAP camerale, si arriva ad un volume complessivo di circa 50.000 pratiche telematiche potenziali all’anno che, sempre con due marche da bollo da 16€ in media per pratica, portano la stima del valore totale di marche da bollo digitali potenzialmente attivabili dai servizi SUAP gestiti dalle Camere di commercio a circa 1,5 mln di euro.

Dai primi riscontri dall’avvio del servizio, abbiamo potuto rilevare una grande attenzione da parte di molte pubbliche amministrazioni verso la nostra sperimentazione. Anche per questo, oltre a rendere possibile l’acquisto della marca digitale per gli adempimenti verso i SUAP su piattaforma camerale, l’Istituto di Pagamento di InfoCamere è pronto a rendere disponibile la propria infrastruttura (in ambiente di collaudo) anche ad PA che volessero attivare il pagamento dei bolli digitali tramite nodo pagoPA. Convinti come siamo che la condivisione delle soluzioni sia la via maestra per avvicinare il traguardo di un Paese più digitale e più moderno.

Come funziona il servizio @e.bollo

L’acquisto della Marca da bollo digitale oggi è possibile esclusivamente sui siti internet delle Pubbliche Amministrazioni che offrono servizi interattivi di dialogo con gli utenti per la richiesta telematica e il rilascio dei documenti elettronici e che hanno aderito al Nodo dei Pagamenti dell’Agenzia per l’Italia Digitale (pagoPA). Successivamente, saranno attivate anche le procedure di pagamento della Marca da bollo digitale per le richieste e per i relativi atti scambiati via posta elettronica tra cittadini e Amministrazioni.

Il processo della fase di acquisto da parte del cittadino della marca da bollo digitale può essere riassunto come segue:

  • il cittadino si collega al sito istituzionale dell’amministrazione presso la quale deve presentare un’istanza o richiedere un atto in bollo, compila i dati richiesti e sceglie – fra quelli che offrono il servizio di vendita della marca da bollo digitale – il PSP con cui effettuare l’operazione;
  • attraverso il portale della PA, invia al PSP prescelto il messaggio di Richiesta di Pagamento Telematico (RPT), contenente le informazioni per la generazione della marca da bollo digitale.
  • con i servizi del Nodo dei Pagamenti-SPC, l’utilizzatore finale viene portato sul sito del PSP sul quale, con gli strumenti messi a disposizione da quest’ultimo, completa l’operazione di acquisto della marca da bollo digitale che viene quindi veicolata verso il sito della PA come allegato della Ricevuta Telematica (RT).

Per lo svolgimento del servizio l’Agenzia delle Entrate si avvale dei prestatori di servizi di pagamento, tramite accordi convenzionali per la vendita al cittadino delle marche da bollo digitali a valle della emissione degli identificativi da parte dell’Agenzia delle Entrate e della “vendita” degli stessi al prestatore stesso.

In sintesi il prestatore di servizi di pagamento acquista dall’Agenzia lotti di marche da bollo che metterà a disposizione, attraverso il nodo pagoPA, ai cittadini che ne fanno richiesta sui siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni. Ad ogni amministrazione è richiesta la verifica dei bolli acquistati tramite nodo.

La marca da bollo digitale in Italia oggi (2018-2019)

A poco più di un anno dall’avvio del servizio @e.bollo, l’Istituto di Pagamento InfoCamere (www.iconto.infocamere.it) è ancora l’unico PSP abilitato alla vendita di marche da bollo digitali attraverso il sistema pagoPA. 

 Oggi, rispetto all’avvio del servizio quando la marca da bollo poteva essere acquistata solo dai titolari di un conto corrente, l’Istituto di Pagamento del Sistema Camerale consente il pagamento della marca anche con carta di credito, novità che rende di fatto il servizio fruibile a tutti i cittadini. 

Inoltre, l’Istituto di Pagamento InfoCamere sta fornendo supporto a tutte le Pubbliche Amministrazioni nelle fasi di collaudo del processo di abilitazione al servizio @e.bollo. 

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