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Direttore responsabile Alessandro Longo

Documenti

Parte la fatturazione elettronica b2b, non la PA senza carta

di Barbara Weisz

24 Gen 2017

24 gennaio 2017

Il percorso legislativo infinito della digitalizzazione dei documenti della pubblica amministrazione prosegue senza che ci sia una scadenza valida, mentre la dematerializzazione delle fatture pur fra luci e ombre parte anche fra i privati, e la giustizia inaugura il 2017 con l’avvio del Processo amministrativo non solo telematico ma interamente digitale

In questa fase in cui l’Italia prova ad attuare la promessa digitalizzazione dei documenti PA assistiamo a uno strabismo del legislatore. Da una parte, la fatturazione elettronica è una realtà verso tutte le pubbliche amministrazioni da un anno e mezzo e dal 9 gennaio scorso è a disposizione una piattaforma pubblica per promuoverla anche fra le imprese, che sono incentivate da apposita legge ad adottarla. Pur fra diverse carenze normative e procedurali (a partire dalla complicazione rappresentata dall’entrata in vigore dei nuovi adempimenti trimestrali sullo Spesometro previsti dalla Legge di Stabilità), l’avvio è avvenuto regolarmente (ci sono voluti 8 giorni, dal primo al 9 gennaio, per aggiornare la piattaforma).

Far decollare la PA senza carta, invece, sembra molto più difficile. La definizione di documento informatico è contenuta nella prima versione del CAD, il codice dell’amministrazione digitale, che risale al 2005. Dopo nove anni dalla legge che ne ha tratteggiato caratteristiche, finalità, valore probatorio, caratteristiche di gestione, invio, conservazione, e via dicendo, è arrivato un provvedimento applicativo, il Dpcm 13 novembre 2014, che ha stabilito le regole tecniche necessarie per passare definitivamente alla PA senza carta, e ha previsto 18 mesi di tempo (un anno e mezzo) per l’adeguamento da parte di tutte le pubbliche amministrazioni. Quando stavano per scadere i 18 mesi in questione (il termine era il 12 agosto 2016), è arrivata la proroga, contenuta nel “nuovo CAD”, ovvero nel dlgs 179/2016, che all’articolo 61 prevede un nuovo decreto attuativo, del ministero della Semplificazione e PA. Questo nuovo provvedimento attuativo doveva arrivare entro quattro mesi dal 14 settembre scorso (entrata in vigore della legge che aggiorna il CAD), e invece non è arrivato.

In mancanza del decreto attuativo, in realtà, l’obbligo della dematerializzazione rimane, ma senza più una scadenza per adeguarsi. Il risultato è che 11 anni dopo l’entrata in vigore del CAD, la pubblica amministrazione italiana non è in grado di funzionare digitalmente sul fronte della produzione e gestione di documenti. Il risultato è anche che le (svariate) norme che si sono succedute sono complicate, per cui sono necessari sforzi interpretativi non indifferenti per capire cosa le PA sono tenute a fare e cosa no.

Agendadigitale.eu dedica ampio spazio, con diversi contributi, alla spiegazione dettagliata dell’attuale situazione normativa, alle motivazioni di chi ritiene che sarebbe urgente risolvere velocemente la questione, ai consigli su come recuperare i ritardi. E continuerà a farlo, dando voce anche alle esperienza, che comunque sono numerose, delle PA che invece hanno implementato progetti innovativi di dematerializzazione. Tenendo presente che non è solo una questione di efficienza e di risparmi, ma anche culturale: i documenti digitali sono a portata di tutti, garantiscono trasparenza, migliorano il servizio al cittadino, consentono a cittadini e imprese di interagire con le pubbliche amministrazioni «senza distinzione per Comune o Regione», come si legge nel manifesto di Piacentini, rendono pubblici i dati, rappresentando «un bene comune e una risorsa preziosa per il Paese che, come un giacimento petrolifero, può essere esplorata e minata per estrarre valore».

Nell’attesa della PA senza carta, procedono altre riforme dell’Italia digitale. La fatturazione elettronica, come detto fra luci e ombre, procede rispettando la tabella di marcia. Registriamo che l’Agenzia delle Entrate, in fase di attuazione, sta promuovendo nuove semplificazioni rispetto al tenore letterale delle norme: anche le imprese che non opteranno per la fatturazione elettronica (il termine per l’esercizio dell’opzione è il prossimo 31 marzo), potranno utilizzare il sistema di interscambio SdI. Un modo dunque per stimolare un passaggio, anche graduale, alla fatturazione elettronica fra privati stimolando le imprese ad utilizzarla. Senza l’esercizio dell’opzione, non ci saranno i vantaggi previsti dalla normativa, e bisognerà fare le comunicazioni trimestrali IVA.

Per concludere con una “buona notizia”, registriamo la soddisfazione degli addetti ai lavori per il debutto del PAT, il processo amministrativo telematico, il primo che si può definire interamente digitale. Speriamo che contribuisca a rendere efficiente, e veloce, il sistema giudiziario del paese.

  • piripiri

    Avrei diversi quesiti, ma il principale e’: come faccio a dire ai miei fornitori che “voglio” (se posso dire “voglio”) ricevere le fatture solo in formato elettronico ?
    E chi non è in grado di accontentarmi perché è un piccolo falegname, ad esempio ?
    Grazie.

  • Anonimo

    Siamo alle solite… Si vuole l’efficienza da un sistema pensato per essere farraginoso…
    Primo punto: la PEC è un bubbone nel sistema IT.
    Era largamente sufficiente obbligare all’uso di posta S/MIME, per risolvere le problematiche tecnologiche e le astruse complessità che la PEC ha introdotto.
    Secondo: chi ha pensato i processi di gestione documentale e poi ne ha prodotto la normazione? Non può sfuggire che una PEC genera almeno altri due messaggi di cui uno copia di sé stesso, che rimbalzano tra mittente e destinatario (tralascio il gestore che, spero, non ha interesse al contenuto). E non si può non rilevare che con l’obbligo di protocolloPA per le PEC, ne viene generata un’altra automatica in risposta.
    Per risultato, si hanno:
    – un codice univoco per la prima PEC che sicuramente avrà già essa stessa un protocolloPA e
    – probabilmente un ulteriore protocolloPA per il documento che reca con sé
    e vi si assommerà
    – un altro id univoco per la controPEC del destinatario
    – un ulteriore protocolloPA di questo in ingresso…

    Questa non è efficienza né semplficazione: è un delirio!
    Essendo questo lo spirito con il quale si propone la dematerializzazione, si capisce perché questa stenti a partire (decollare, è un parolone..).

  • FR63

    Buongiorno, non sono riuscito a capire come farà l’impresa che adotta la B2B a rispettare l’emissione della fattura elettronica nei confronti delle persone fisiche private, ossia senza partita IVA. Io mi sono immaginato di inserire nella PEC del cliente (che da privato cittadino non è obbligato ad avere) l’indirizzo PEC dell’impresa emittente la fattura in modo che il documento elettronico passa comunque per il SDI e ritornato al mittente via PEC sarà l’azienda stessa ad avere il “comportamento concludente” di stampare il documento su carta e consegnarlo al cliente privato cittadino che ha di fronte. Può funzionare in questo modo?

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