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Tagliare la burocrazia o sarà recessione in Fase 2: ecco come

Gli strumenti digitali nella Fase 2 dell’emergenza coronavirus rappresenteranno la chiave di volta verso la ricostruzione post epidemia: serve in generale una semplificazione dei servizi pubblici, per aiutare imprese e cittadini. Il digitale chiave di volta

11 Mag 2020
Nicola Testa

Presidente U.NA.P.P.A. Unione Nazionale Professionisti Pratiche Amministrative


La Fase 2 dell’emergenza coronavirus, dal 4 maggio a conclusione del lockdown, è l’occasione per pianificare il futuro digitale dell’Italia. I servizi pubblici e gli strumenti telematici a disposizione dei cittadini dovranno essere potenziati per un approccio pro attivo alla ripartenza. L’augurio è che il sostegno al tessuto imprenditoriale sia fornito in tempi rapidi, per far fronte con efficienza alla situazione critica.

Le caratteristiche della Fase 2 e i precedenti

La burocrazia è qui il nemico numero uno della ripartenza. In un’intervista concessa al quotidiano “il Tirreno” il 25 aprile, e ripresa in un comunicato del Ministero degli Interni, il Prefetto di Pistoia, pensiamo a nome dell’amministrazione pubblica italiana, ha precisato che i tre pilastri fondamentali della “Fase 2” saranno “sicurezza dei luoghi di lavoro, semplificazione delle procedure amministrative, legalità”. In particolare, per quel che concerne la semplificazione amministrativa, ha sostenuto che “nella nuova fase arriverà una gran massa di risorse finanziarie per sostenere il sistema produttivo, sia con finanziamenti diretti sia attraverso il credito bancario”.

Perciò i numerosi progetti di intervento, recupero, ammodernamento – così come le pratiche inerenti la concessione di finanziamenti diretti e attraverso il credito bancario, aggiungiamo noi – non dovranno trovare difficoltà, pareri, intoppi burocratici da parte della Pubblica amministrazione che come sappiamo non sempre brilla in velocità. Prima di andare con lo sguardo al tema della semplificazione auspicata infatti, non possiamo non fare un primo breve bilancio dei precedenti provvedimenti che avevano l’indirizzo di ristorare le imprese e i cittadini sul piano finanziario.

Una nostra indagine all’interno del nostro settore abbiamo rilevato che manca l’accelerazione che era d’obbligo in questo momento e con questo non vogliamo criticare ma solo segnalare che abbiamo una grande occasione malgrado la tragedia. Dobbiamo sfruttare questo momento per innovare e rilanciare quello che non siamo stati in grado di fare negli ultimi venticinque anni. Fermandoci all’oggi però non possiamo non segnalare che dei fondi promessi in modo veloce, non si vede la luce, siamo passati dalla burocrazia ministeriale a quella bancaria; dei bonus 600 euro Inps alcuni hanno ricevuto altri no; dei finanziamenti più importanti benché garantiti dallo Stato e comprendiamo che questo è importante, è probabile che non ci siano a tutt’oggi regole e non sappiamo questo è un alibi delle Banche deputate a gestire o della norma che non è stata chiara e categorica. In un momento di “guerra” avremmo atteso decisioni di guerra e cioè tempestive e radicali, questo anche per togliere alibi a chiunque. È poi totalmente mancata la “premialità” sarebbe stata una bella occasione. Credito di imposta ad esempio a chi non ha fermato i pagamenti, magari un piccolo ristorno in percentuale per le imposto degli anni a venire! Pensiamo in moli avrebbero apprezzato.

Non parliamo poi del riavvio previsto per la Fase 2 che è a tutt’oggi pieno di incognite che salvo le grandi organizzazioni che forse sono avvezze a modelli organizzativi predefiniti e con facilità riescono a rimodulare adattamenti, per i piccoli e tutt’ora ignota ogni azione devono porre in essere. Questo facilita la diffidenza, la speculazione e, purtroppo, anche alimenta la sfiducia. Pensiamo ad un piccolo ufficio oltre che alla grande azienda.

L’emergenza in cui ci troviamo, e la spinta che dovremo essere in grado di produrre al momento della ripartenza, possono rappresentare una straordinaria finestra di opportunità per orientare decisamente il Paese in direzione di quella semplificazione amministrativa che finora è mancata. Molte grandi società di consulenza – come McKinsey, KPMG e Accenture – per le quali la pandemia ha prodotto un nuovo eco-sistema, hanno già sottolineato come la fase post Covid-19 vedrà impegnate le imprese in un’audace opera di reinvenzione del business e in una rapida corsa ad apprendere come nel frattempo è cambiato il mondo. E in questa corsa la Pubblica amministrazione non può rappresentare un ostacolo, ma deve diventare uno dei principali alleati del sistema produttivo.

La necessità di semplificare

Alcuni importanti punti di forza dai quali ripartire già ci sono. Anche se, da un lato, non sono sufficientemente valorizzati, e dall’altro possono essere migliorati per diventare più efficaci di quanto siano ora. Pensiamo, per esempio, al Registro delle imprese: previsto fin dal 1942 nel Codice civile ma istituito soltanto nel 1993, per diventare operativo nel 1995, oggi può essere considerato uno dei migliori pubblici registri per le attività imprenditoriali nel mondo occidentale, potendosi consultare non soltanto allo sportello ma anche on line. Uno strumento dalle enormi potenzialità, che la digitalizzazione forzata alla quale ci ha abituato l’emergenza da coronavirus dovrebbe permetterci in futuro di sfruttare di più.

Lo stesso si può dire per alcune procedure di autorizzazione amministrativa automatizzate, come quelle per l’avvio di attività produttive gestite dai SUAP, quali le SCIA, che sono fra le più avanzate dei paesi europei, soprattutto per aver sostituito un’autocertificazione a un permesso, anche se poi, dal punto di vista pratico, la valenza innovativa di tale soluzione talvolta si disperde nella complessa articolazione della documentazione da fornire. Qui la prima sfida da affrontare, per semplificare e accelerare il sistema delle autorizzazioni amministrative in vista della ripartenza, riguarda l’uniformazione dei portali sul territorio, dato il permanere di diversi sistemi di riferimento, da quello più importante e diffuso, Impresainungiorno di Unioncamere, ai diversi consorzi presenti in Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Umbria e alcune province delle Marche.

Un secondo importante terreno di iniziativa riguarda il procedimento di autorizzazione amministrativa di tipo ordinario, quindi non automatizzato. Una nostra ricerca di marzo 2017, “Suap agile – La semplificazione amministrativa facilitata e lo sviluppo economico dei territori”, evidenziava per questo tipo di procedure l’esistenza di tempi di espletamento molto variabili, che anche se nella maggior parte dei casi restavano entro i termini previsti dalla legge, in alcune situazioni limite, per lo più dovute a pratiche molto complesse e con vizi di carattere formale, si allungavano ben al di la delle scadenze normative, con evidenti conseguenze negative sia per l’amministrazione sia per le imprese coinvolte nel procedimento. Fra i passaggi critici di queste pratiche si evidenziavano le convocazioni delle Conferenze dei servizi, peraltro necessarie a verificare l’esistenza di tutte le condizioni autorizzative richieste per l’avvio delle attività. Ma per una Pubblica amministrazione che implementi efficacemente la pratica dello smart working, familiarizzandosi con l’ambiente delle piattaforme di comunicazione digitale per l’organizzazione di meeting e riunioni, la convocazione delle Conferenze dei servizi dovrebbe risultare agevolata.

L’utilizzo strategico dell’identità digitale

Siamo una realtà molto avanzata anche rispetto al Sistema pubblico di identificazione digitale (SPID) – argomento sul quale nel caso potremo approfondire meglio in un prossimo futuro – fra i primi in Europa come avvenuto per la firma digitale, ma ancora troppo poco diffuso fino ad oggi anche se il coronavirus ha portato molti a tentarne richiesta visto che poteva essere uno tra gli strumenti per accedere in semplicità alle piattaforme come l’Inps per la richiesta dei vari contributi. L’emergenza Coronavirus ha contributo certamente in maniera decisiva ad accrescere il numero delle credenziali erogate: nel solo mese di marzo, secondo dati Agid, ne sono state attivate mediamente 100 mila a settimana, contro le 50 mila mediamente erogate fino allo scorso anno, tuttavia dal tempo in cui abbiamo questa dotazione i numeri sono ancora del tutto insufficienti e purtroppo non possiamo non registrare che ci avviciniamo a questo strumento solo per la necessità del momento. Questo spiega il nostro ritardo su una diffusa utilizzazione di strumenti e servizi, che pur ci sono, ma poco usati. E ciò ha consentito al numero delle identità digitali di passare dai 5 milioni e 900 mila di febbraio agli oltre 6 milioni e 300 mila di marzo quando forse avremmo potute averne molte di più visto che siamo partiti nel Giugno del 2016 e la nostra organizzazione apripista in questa capillare distribuzione.

Oggi una recente modifica all’impianto normativo inserisce i cosiddetti “soggetti aggregatori”, cioè amministrazioni pubbliche o enti privati che rendono accessibili i loro servizi attraverso l’utilizzo dello SPID, e questo potrebbe essere una leva per spingere a maggiore diffusione dello strumento e dei servizi ai quali accedere con l’identità digitale che sempre più diventa necessaria in un’epoca di dematerializzazione di processi. Tra l’altro a SPID si aggiunge una funzione di firma anche questa, funzione, che potrebbe ridurre gli strumenti che oggi siamo costretti ad utilizzare.

Ma su questo aspetto utile attendere gli sviluppi tecnologici per comprenderne la vera potenzialità e integrazione. Certo è fuori di dubbio che incentivando, tra l’altro, l’incremento nell’erogazione dei servizi digitali anche da parte di quei fornitori di servizi che finora non avevano ritenuto opportuno attivarsi in tal senso potrebbe essere un ulteriore volano di digitalizzazione e sviluppo di nuove attività e professionalità. Anche se occorre ricordare che nel mese di marzo, in concomitanza con il picco di richieste di credenziali cui abbiamo accennato, non era ancora disponibile una convenzione per il riconoscimento degli enti privati come soggetti aggregatori e questo dimostra ancora una volta di più come la “burocrazia” rallenta i processi innovativi e con essi lo sviluppo e lo diciamo noi che di mestiere gestiamo burocrazia! Proprio i soggetti aggregatori potrebbero risultare decisivi nel rendere disponibile su tutto il territorio nazionale servizi di amministrazioni pubbliche e enti privati accessibili semplicemente attraverso l’identità digitale purché siano definite regole e qualificazioni chiare per tutti gli attori che in questo processo dovranno entrare senza limitare nessuno, ma altrettanto chiaro, aprendo dando garanzie di sicurezza e affidabilità.

I servizi da potenziare

Vi sono poi altre attività che potrebbero essere potenziate, senza dover ricorrere a grossi sforzi o investimenti, anche perché spesso tali attività sono già previste dalla legge, sebbene non siano state mai realizzate. Pensiamo, in particolare, ai servizi anagrafici e quindi al rapporto della Pubblica amministrazione con i cittadini. Qui la digitalizzazione è già da tempo arrivata e ha finora prodotto anche importanti risultati.

Siamo infatti al di sopra della media europea, e davanti a paesi come Francia, Germania e Regno Unito, rispetto alla possibilità di effettuare on line cambi di residenza, registrazione delle nascite, verifiche dello stato di famiglia. Anche se il vero passo in avanti, ancora tutto da compiere, riguarda la capacità delle diverse amministrazioni pubbliche di incrociare i dati a propria disposizione, per snellire e velocizzare la richiesta delle certificazioni e la loro erogazione da parte degli Enti locali. Si tratta, peraltro, di un obbligo, mai espletato anche se già previsto da tempo, grazie alle cosiddette Leggi Bassanini, che fin dai primi anni Novanta prescrivevano alle pubbliche amministrazioni la condivisione delle informazioni anagrafiche fondamentali dei cittadini.

L’approccio alla ripartenza post epidemia

A partire dal 4 maggio, seppur a rilento, il nostro Paese dovrebbe ricominciare a marciare. Decisivo sarà il modo in cui ci appresteremo a questa ripartenza. Il mondo delle attività produttive, dal quale dipenderà il nostro benessere futuro, sarà in prima linea. Velocità, efficienza ed efficacia saranno decisive per impedire che l’Italia si avvii verso un declino irreversibile. E la Pubblica amministrazione sarà chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere imprese e cittadini in questo inedito quanto impegnativo ritorno alla normalità. Fra i principi stabiliti dal DPCM del 9 marzo 2020 vi è la necessità di ridurre al minimo l’affluenza delle persone agli sportelli, oltre che la dichiarata volontà di snellire dal punto di vista organizzativo il lavoro delle amministrazioni dello Stato, a tutti i livelli, ricorrendo laddove possibile allo smart working. In questo panorama generale, un’ultima proposta che ci sentiamo di avanzare riguarda un aspetto a nostro avviso fondamentale per delineare una Pubblica amministrazione più agile e veloce, nel segno di quella semplificazione che tutti noi vogliamo e che oggi è quanto mai indispensabile per favorire la ripresa del paese: l’esternalizzazione di alcune attività.

La nostra ricerca sul funzionamento degli Sportelli unici per le Attività produttive del 2017 indicava come fattore decisivo rispetto alla definizione dei tempi di espletamento delle pratiche di autorizzazione amministrativa la qualità – formale e sostanziale – delle pratiche stesse. A quanto ci consta, sempre in base alla nostra ricerca, tale qualità non viene necessariamente assicurata dal funzionario del SUAP che visiona i procedimenti. La legge, peraltro, già oggi prevede giustamente che la responsabilità circa la correttezza delle pratiche presentate sia in capo al privato richiedente e non alla Pubblica amministrazione. Anche se ciò non è di per sé sufficiente a garantire l’ultimazione dei procedimenti in tempi ragionevolmente brevi. Anzi, proprio eventuali imperfezioni e vizi di forma costituiscono la principale ragione dei ritardi nelle procedure e dei respingimenti delle richieste. Nella situazione in cui ci troviamo, dove – come si è detto – la sollecita capacità di re-inventarsi il business e la rapida corsa a comprendere quanto e come le cose sono cambiate a seguito della pandemia, è necessario che i rapporti fra Pubblica amministrazione non subiscano ulteriori intoppi.

L’implementazione delle deleghe

È forse il tempo del pieno riconoscimento della procura digitale oggi rinominata delega? La figura del procuratore digitale, già menzionata in diversi provvedimenti legislativi, è stata recentemente ridefinita da un ordine del giorno presentato in Commissione Affari Costituzionali del Senato, accolto dal Governo. L’implementazione di tale delega permetterebbe di accelerare, rendendolo più efficace, il trasferimento di una serie di servizi amministrativi sui supporti informatici, telematici e digitali già oggi disponibili, contribuendo in maniera decisiva a ridurne i costi, sia per Pubblica amministrazione sia per i cittadini e le imprese. Da un lato, enti locali e altre amministrazioni dello stato potrebbero avvalersi dei vantaggi derivanti dalla procura digitale esternalizzando una serie di attività inerenti la realizzazione dei procedimenti ai procuratori digitali, riservandosi di monitorarne i risultati a valle. E ciò contribuirebbe in maniera determinante ad accorciare i tempi di espletamemto delle procedure.

Dall’altro lato, cittadini e imprese troverebbero nei procuratori digitali un importante supporto per assolvere speditamente richieste e adempimenti nei confronti della Pubblica amministrazione, dall’assolvimento degli adempimenti richiesti per la concessione di finanziamenti diretti o tramite credito bancario all’apertura di nuove attività produttive, così come alla loro eventuale riconversione. Infine, il definitivo riconoscimento della procura digitale, congiuntamente all’esternalizzazione di alcune attività amministrative collegate agli adempimenti burocratici, potrebbero incentivare l’individuazione, il superamento e l’omogeneizzazione di molte norme sulla semplificazione amministrativa che ancora contengono disposizioni in contrasto con prassi ormai consolidate a seguito delle innovazioni introdotte in campo telematico e digitale.

Conclusione

Queste sono alcune nostre semplici proposte, che sottoponiamo al vaglio della discussione pubblica, al fine di declinare compiutamente l’idea per cui la semplificazione amministrativa dovrà rappresentare uno dei pilastri fondamentali della cosiddetta Fase 2. Al legislatore e al governo il compito di cogliere il senso dei nostri suggerimenti e di tradurli in provvedimenti normativi concreti, laddove possibile. Con questa pandemia il nostro paese è gravemente esposto al rischio di un definito e irreversibile declino. Non si può più aspettare.

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