la proposta Lega

“Un ‘modello Genova’ anche per le autostrade digitali”

Le lunghe code degli italiani diretti in Liguria fanno il paio con quelle dei cittadini alle prese con una pubblica amministrazione ancora troppo inchiodata alla carta. Ecco perché anche per il digitale serve un “modello Genova”

13 Lug 2020
Massimiliano Capitanio

Camera dei Deputati, Lega


Quando mancano pochi giorni alla apertura al traffico del nuovo viadotto Genova-San Giorgio, viene da pensare che servirebbe un “modello Genova” anche per le autostrade digitali.

In mancanza di un ministro ad hoc, senza un sottosegretario ma senza nemmeno una commissione parlamentare dedicata, forse il commissariamento sarebbe la soluzione ideale per compiere il miracolo anche in questo settore strategico. I parallelismi, purtroppo, non si fermano qui. Le lunghe e scandalose code degli italiani diretti in Liguria fanno il paio con quelle dei cittadini alle prese con una pubblica amministrazione ancora troppo inchiodata alla carta.

PagoPA e app IO

A chi tira un sospiro di sollievo per il rinvio dell’obbligo del PagoPA al 28 febbraio 2021, come previsto dal Decreto Semplificazioni, andrebbe ricordato che il Politecnico di Milano ha stimato in 25 miliardi (quasi 2 punti di Pil!) il danno arrecato al Paese dalla mancata digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

L’emergenza Covid ha fatto, purtroppo, passare in sordina l’esordio della app “Io”, comodissima porta di accesso a tutti i servizi pubblici locali e nazionali. Al momento sono poco meno di 1,4 milioni gli utenti che hanno scaricato l’app che consente con un clic di pagare tramite smartphone i servizi delle PA, ma anche di ricevere comunicazioni e documenti da tutti i livelli istituzionali, dal Comune alla Regione.

Il discusso “bonus vacanze”, per fare uno dei tanti esempi, può essere richiesto in 30 secondi in questo modo, ma pochi lo sanno.

Digitale e PA: scarsa promozione, poca trasparenza

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Oltre alla scarsa promozione, sui pagamenti digitali pesa la poca trasparenza sulle commissioni, al centro di un dibattito social che ricorda gli scontri tra apocalittici e integrati. Se non è vero che PagoPA sia un servizio a pagamento, dall’altra parte il Governo dovrebbe scendere pesantemente in campo affinché Inps, Poste ma anche le stesse banche abbassino ulteriormente le commissioni (se non lo faranno loro, ci penseranno Paypal e Satispay a fargli cambiare idea, portandosi via i potenziali clienti).

Nel frattempo si spera che siano in tanti i Comuni pronti ad accedere al fondo da 42 milioni di euro messi a disposizione per il potenziamento della qualità dei servizi rivolti a cittadini e imprese, ad esempio attraverso la riorganizzazione in chiave digitale, l’adesione alla piattaforma PagoPA, il potenziamento dello smart working e lo sviluppo delle competenze, dei modelli e dei format per gli acquisti e gli appalti pubblici, anche in ottica di prevenzione e contrasto della corruzione. Con un PagoPA a piene regime, le casse dello Stato risparmierebbero altri 1,4 miliardi ogni anno.

Nel cassetto dei sogni di chi scrive due progetti non certo irrealizzabili: la completa digitalizzazione delle procedure per l’ottenimento o il rinnovo del passaporto (PagoPA sarebbe in grado di intervenire in poco più di un mese se il ministero degli Interni supportasse le Questure con fondi e competenze digitali) e la dematerializzazione della patente. Non è futuro, è pratico buonsenso.

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