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LA SCHEDA

Competence center Bologna: big data e manufacturing

C’è anche l’Università Cattolica nel progetto del competence center dell’Università di Bologna, con altri tre atenei dell’Emilia Romagna: meccatronica, automotive, biomedicale, e agrifood gli ambiti di intervento, collaborazione con Cineca, Infn e Cnr

03 Apr 2018

Barbara Weisz


Il progetto di competence center capitanato dall’università di Bologna, mobilita in primis realtà pubbliche della Regione Emilia Romagna: «le altre università, ma soprattutto i laboratori di rete della regione, strutture su cui la Regione ha lungamente investito negli anni passati, anche con i finanziamenti dei fondi strutturali europei», sottolinea Fabio Fava, docente dell’ateneo più antico del mondo del quale è delegato alla Ricerca industriale, cooperazione territoriale e innovazione.

COMPETENCE CENTER INDUSTRY 4.0, I PROGETTI DI TUTTE LE UNIVERSITÀ

I laboratori di rete sono centri di alto livello, che da tempo vedono le università della Regione e le imprese collaborare proficuamente anche su ambiti di interesse Industria 4.0. «Alcuni di questi, ovvero quelli più pertinenti e qualificati rispetto agli standard richiesti dal bando, saranno messi a sistema» con il progetto del competence center. Metteranno a disposizione tecnologie abilitanti su filiere importanti: meccatronica, automotive, biomedicale, agrifood. Tutti settori su cui l’Emilia Romagna esprime eccellenze a livello internazionale. La levatura nazionale e internazionale dell’iniziativa è ulteriormente testimoniata dalle partnership con il Cineca e l’Istituto nazionale di fisica nucleare, INFN (che insieme garantiscono il 70% della capacità del calcolo del paese, sottolinea Fava) e con il Cnr.

Il coordinamento del competence center è dell’università di Bologna, gli altri atenei coinvolti sono Modena – Reggio-Emilia, Ferrara, Parma e l’Università Cattolica.

La flag tecnologica principale saranno i big data, ma non solo. «Le nostre radici saranno sul territorio regionale, fertile, il primo in Italia come velocità di crescita, ma al servizio del tessuto industriale delle piccole e medie aziende nazionali dei settori della meccatronica, dell’automotive, del biomediacle, dell’agrifood». Il competence center deve svolgere funzioni di advisory e guida per le pmi, avviare progetti strategici per i partner, fare progettazione co-finanziata dal Mise, il ministero dello Sviluppo economico, e dall’Unione europea, formazione. Eventualmente, anche avvio di spin off.

Industria 4.0 è per molte aziende già in atto. La priorità, in questa fase di attuazione del piano, secondo Fava è facilitare il salto ulteriore che il paese deve fare verso industria 4.0 coinvolgendo attori di primo livello. La cosa fondamentale è che il livello sia alto. Sul territorio ci sono grandi imprese, che devono fare progetti strategici per diventare ancora più competitive a livello globale. E il sistema delle pmi, a cui bisogna trasferire tecnologie e competenze. I competence center devono coinvolgere tutte queste realtà, il sistema della partnership pubblico-privata garantisce che si possano far bene le attività selezionate. Sul fronte della formazione, il focus è sul fatto che dev’essere indirizzata all’industria, tagliata su specifiche necessità.

Ricordiamo, molto brevemente, che il bando competence center prevede la presentazione di progetti fino al prossimo 30 aprile. Seguirà una fase di valutazione e selezione, poi inizieranno operativamente a funzionare i centri di competenza ad alta specializzazione previsti dal Piano Industria 4.0.

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