l'esempio

Competence Center MADE di Milano, Taisch: “Così evolve l’Industria 4.0 in Italia”

Con l’obiettivo di aiutare le imprese nella digitalizzazione, sono nati otto Competence Center tra cui il milanese MADE. Mentre tra le sue mura si progettano isole tecnologiche e sistemi di valutazione della maturità digitale è utile riflettere su come il concetto di Industria 4.0 stia evolvendo verso una visione strategica

12 Nov 2019
Marco Taisch

Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano

industry-4.0

Valutazione della maturità digitale e progettazione di isole tecnologiche: fervono i lavori nel milanese MADE, uno degli otto Competence Center selezionati e co-finanzati dal Ministero dello Sviluppo Economico quest’anno. Una realtà in crescita. A novembre 2019 infatti, MADE ha lanciato il suo primo bando rivolto alle aziende che desiderano intraprendere percorsi in ambito 4.0. Il valore del bando è di 1,5 milioni di euro, per ogni progetto sarà finanziato il 50% fino a una spesa di 200.000 euro.

Previsti dal Piano nazionale Industria 4.0 , i centri hanno gli obiettivi di diffondere la conoscenza delle nuove tecnologie e puntare alla formazione 4.0. L’avvio di MADE pone le basi per una riflessione su come si è evoluto il concetto stesso di Industria 4.0 nel settore manifatturiero, dalla trovata di una nuova tecnologia al suo impiego strategico, obiettivo perseguito proprio dai Competence Center.

L’evoluzione del concetto di Industria 4.0 in Italia

Il concetto di Industria 4.0 è stato sin qui affrontato dagli esperti dibattendo prevalentemente degli aspetti tecnologici della Quarta Rivoluzione Industriale. L’aumento più che esponenziale (“more than Moore”) della capacità di calcolo, la dirompente connettività dei sistemi informativi (spinta dall’evoluzione dell’archetipo dell’Internet of Things, IoT), l’interoperabilità dei paradigmi tecnologici, le aumentate potenzialità di virtualizzazione e modellazione sono tutti fattori concorrenti del moderno sviluppo digitale, che aprono al mondo dell’impresa nuovi scenari di adozione dell’information technology sia nella sua accezione più standard (es. connettività di rete) che degli archetipi più avanzati (es. robotica, intelligenza artificiale).

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Tali innovazioni, però, non possono essere più considerate una novità. Il concetto secondo cui il manifatturiero, non solo per aspetti economici, ma anche sociali e culturali, comincia ad essere profondamente influenzato da tutto ciò che è digitale è ormai un dato di fatto.

L’anno zero, o meglio, l’atterraggio sul “pianeta digitale” per il settore industriale è già avvenuto (anche se non tutte le imprese hanno ancora adottato questo modello). È ormai infatti risaputo che grazie al modello tecnologico della Rete Digitale, le imprese di questo inizio secolo hanno potenzialmente a disposizione maggiori risorse, distribuite e collegate, tramite cui aumentare la propria capacità innovativa, contemporaneamente capaci di contenere i costi di sviluppo ed erogazione e di abilitare livelli di servizio alla clientela una volta inimmaginabili (il prodotto personalizzato, al momento giusto, nel luogo giusto).

La vera innovazione oggi non è quindi trovare ed individuare una nuova soluzione tecnologica, ma è quella di comprenderne le dinamiche per un utilizzo e una gestione strategica.

Ciò che risulta quindi ora necessario per il sistema paese è capire le potenzialità di Industria 4.0, quali ne siano gli impatti e le barriere e comprendere quali siano le pratiche necessarie per fornire un disegno e una progettualità al settore manifatturiero.

Il ruolo dei Centri di Competenza

Qui entra in gioco il ruolo dei Centri di Competenza (CC) che, lanciati dal Piano Nazionale Industria 4.0 alla luce dei cambiamenti sul piano socio-economico che la diffusione capillare delle nuove tecnologie prospetta, hanno l’obiettivo di:

  •  diffondere la conoscenza e l’utilizzo delle tecnologie digitali attraverso la comprensione da parte delle aziende e della loro filiere produttiva dei vantaggi offerti;
  • di inserire le stesse all’interno di sistemi di diffusione della conoscenza costituiti da diversi attori (i.e università, centri di ricerca, poli tecnologici, istituzioni e associazioni di rappresentanza);
  • di formare le competenze necessarie a utilizzare le tecnologie digitali con l’ambizione di contribuire a colmare quello skills gap che impedisce oggi alle imprese di trovare sul mercato le figure professionali necessarie (Confindustria ha recentemente pubblicato uno studio in cui parla di circa 250.000 posti di lavoro non coperti nei prossimi 4/5 anni).

Il competence center milanese MADE

I centri di competenza selezionati dal Ministero dello Sviluppo Economico sono otto e potranno contare per un periodo di tre anni di un co-finanziamento pubblico sia per la parte di avviamento degli stessi sia per il co-finanziamento di progetti di ricerca applicata o trasferimento tecnologico che coinvolgano le imprese. In particolare, MADE, il Competence Center guidato dal Politecnico di Milano, nato ufficialmente a gennaio 2019, è costituito da trentanove imprese, suddivise tra provider tecnologici, società di consulenza e di formazione consulenti, integratori di sistema; completano il partenariato le Università di Bergamo, di Brescia e di Pavia e INAIL.

Il progetto vuole rivolgersi alle PMI come centro di competenza sulla digitalizzazione della fabbrica, della filiera e dell’intero ciclo di vita del prodotto, focalizzandosi quindi sull’idea che tali tecnologie siano alla base dell’integrazione dei processi produttivi: dalla progettazione all’ingegnerizzazione, alla gestione della produzione sino ad arrivare alla consegna del prodotto e alla gestione presso il cliente. Il focus risulta essere quindi verticale sulle tecnologie digitali, ma allo stesso tempo orizzontatale sull’intero ciclo di vita del prodotto. Il centro si configura come una vera e propria piattaforma di risorse a supporto della trasformazione industriale. È un modello a rete con relazioni a livello regionale e nazionale. L’iniziativa ha poi l’ambizione di estendere le relazioni a livello internazionale, cercando di condividere esperienze e know-know di altri paesi, sia a livello universitario che d’impresa.

Dei 10,59 milioni di euro di finanziamento del MISE, ben quattro milioni serviranno a cofinanziare progetti di consulenza e trasferimento tecnologico che permetteranno alle imprese di ridurre del 50% il costo d’investimento. I rimanenti saranno utilizzati per le altre due principali attività di MADE, ovvero i servizi di orientamento e le attività di formazione, che prevedono in tre anni di raggiungere più di 10.000 persone con attività di informazione e divulgazione sulle potenzialità delle tecnologie digitali, erogare più di 40.000 ore‐uomo di formazione, sviluppare più di 390 progetti e 200 assessment digitali coinvolgendo quindi in totale circa 15.000 aziende italiane.

I progetti e le sfide di MADE

Allo stato attuale, i partner di MADE sono impegnati nella progettazione tecnico-scientifica sia della struttura fisica che della offerta dei contenuti e dei servizi che MADE vuole offrire sul mercato. In particolare, sono in fase di progettazione 14 diverse isole tecnologiche attraverso le quali il visitatore potrà capire in maniera concreta e approfondita tutti gli aspetti della manifattura digitale. Sarà possibile ad esempio sperimentare come si possa progettare un prodotto utilizzando tecnologie di realtà aumentata, come sia possibile prevedere i guasti di un impianto intervenendo con politiche di manutenzione predittiva, monitorare le prestazioni di una macchina utensile misurandone al contempo i consumi energetici, utilizzare l’intelligenza artificiale o i big data per ottimizzare il comportamento di una fabbrica, e tanto altro.

In particolare, per quanto riguarda la progettazione dei contenuti e delle modalità con cui MADE vorrà coinvolgere i propri utenti per guidarli nella loro trasformazione digitale verrà utilizzato uno strumento specifico per la valutazione della maturità digitale (il Dreamy 4.0 progettato dal Politecnico di Milano). In questo modo, l’offerta di servizi sarà suddivisa in maniera tale da rispondere alle esigenze di imprese che si trovano a diversi livelli di maturità della comprensione di Industria 4.0. Si va quindi dai servizi di orientamento, dedicati a quelle imprese che sono ancora immature, per poi passare ad attività di formazione (tramite l’approccio della learning factory, ovvero dell’uso esperienziale di impianti reali) per quelle aziende che vogliano imparare ad usare le tecnologie 4.0, fino ad arrivare a quelle imprese più evolute, che intendono implementare il 4.0 trovando nel Competence Center un supporto di conoscenze, know–how, attività di consulenza e di innovazione.

L’ambizione rende questa iniziativa sicuramente sfidante, ma allo stesso tempo siamo convinti che il sistema industriale italiano saprà cogliere tutti i vantaggi e benefici offerti, contribuendo in questo modo a ridurre quel gap di produttività che negli ultimi dieci anni l’Italia ha lasciato sul campo rispetto ai suoi più diretti competitor.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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